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domenica 30 marzo 2014

Renzie vorrebbe che Frontex subentrasse alle navi italiane di Mare Nostrum nel controllo dei migranti in acque internazionali


Adesso il problema è che ci sono troppe domande di asilo in Italia. Un falso clamoroso.Basta leggere i dati ACNUR sulle domande di asilo in Europa. E sui richiedenti asilo effettivamente accolti.
Non hanno ancora imparato. Le stragi dello scorso anno sembrano già dimenticate, inghiottite anche dalla masticazione lenta di un'opinione pubblica sempre più disinformata ed orientata dal populismo dilagante.
Si preparano le condizioni per altre emergenze ed altre tragedie. Problemi sempre più complessi affidati a burocrati, a speculatori ed a dilettanti allo sbaraglio, come il Presidente del Consiglio che, quando parla di immigrazione, riesce a fare davvero paura.
Avvertite Renzie che a Bruxelles, sui compiti delle missioni Frontex e sul riparto dei richiedenti asilo, i comitati ristretti, come il COREPER, e i vertici delle polizie europee stanno ancora litigando. Si trovano d'accordo solo se ci sono migranti da respingere o da detenere.

" La seconda mossa del governo Renzi si giocherà nel Semestre europeo: far partire finalmente quella missione dell’Unione europea che doveva subentrare a Mare Nostrum. C’era una promessa dell’agenzia Frontex. Subito dopo la strage di Lampedusa anche molti governi del Nord Europa sembravano mossi a compassione. Ma i mesi sono passati e le posizioni sono tornate ad irrigidirsi. Eppure se ci fosse una missione Frontex di «search and rescue», ossia di ricerca e salvataggio, sull’arco che va da Malta alla Spagna, non soltanto il peso economico della missione sarebbe meglio distribuito tra i Paesi membri, ma anche i numeri dell’accoglienza".


http://www.lastampa.it/2014/03/30/italia/cronache/troppe-domande-dasilo-litalia-viaggia-verso-il-collasso-7sXGv5Y7wjJhN14N2Z6SCN/pagina.html

L'eclisse dell'Europa: Italia, Libia ed il controllo delle frontiere


Ed il ministro degli interni Alfano ritorna a parlare di difesa dei confini... adesso ha annunciato che si recherà ad Augusta ( Siracusa), perchè i palazzetti dello sport non possono essere utilizzati come centri di prima accoglienza. Forse anche misure di compensazione per Augusta. Come si è fatto con Lampedusa (forse). Bene,bravo,giusto, adesso vediamo cosa cambia.

The Eclipse of Europe: Italy, Libya, and the Surveillance of Borders



http://www.e-ir.info/2014/03/30/the-eclipse-of-europe-italy-libya-and-the-surveillance-of-borders/

Il mega CARA di Mineo (Catania) cinquanta milioni di euro per un anno di confinamento.


Adesso con gli ultimi trasferimenti gli "ospiti" del Cara di Mineo sono soltanto 3800... ma le attese continuano ad essere lunghissime, ben oltre i tempi stabiliti dalle Direttive dell'Unione Europea in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, come sono state attuate nel nostro ordinamento con il decreto 25 del 2008 ed i successivi decreti. Ed in Parlamento stanno tornando ad occuparsi dell'attuazione delle nuove direttive europee approvate il 26 giugno dello scorso anno.
Dove si mettono una barca di soldi, senza controllo, e dove non si fanno arrivare i soldi promessi, come nel sistema degli SPRAR. I nuovi progetti approvati dal ministero dell'interno sono ancora in una fase di stallo, e dovevano partire entro i primi giorni di aprile, perchè il ministero ha chiarito in una circolare che per adesso non ci sono le coperture finanziarie. Ma gli enti gestori hanno già avviato i progetti, e si è tentato di fare pure una qualche formazione. Alla fine in tanti lavoreranno gratis e quando i soldi arriveranno andranno nelle tasche dei vertici degli enti gestori, magari a progetti chiusi. Mentre a Mineo si continueranno a spendere 130.000 euro al giorno.

http://albasiciliana.wordpress.com/2014/03/28/il-cara-di-mineo-tg2-2014-03-26-edizione-delle-20-30/

La Corte di Cassazione riconosce la giurisdizione italiana in acque internazionali nelle indagini contro gli scafisti


Una cosa è la giurisdizione, altra cosa è la questione di merito circa la colpevolezza dei presunti scafisti o la ricorrenza di navi madre, dalle quali i migranti sarebbero trasbordati su barche più piccole per fare l'ultimo tratto. Navi madre che sono certo esistite, ma che non possono diventare argomento mediatico per convincere gli italiani che le partenze dalla Libia si possono contrastare intensificando il ricorso alle misure meramente repressive ed alla sanzione penale del reato di tratta o di agevolazione dell'ingresso di "clandestini". Perchè in acque internazionali i potenziali richiedenti asilo continuano ad essere considerati tali.
Attendiamo adesso la conferma del teorema delle navi madre, al momento ne sono state individuate solamente tre, ed una è affondata sotto rimorchio, mentre era al traino di una unità militare della missione Mare Nostrum, gli sbarchi, o i salvataggi in mare, dallo scorso mese di marzo ad oggi, sono stati certo più consistenti di quanto non abbiano potuto operare queste navi madre. Riconosciuta la giurisdizione solo i processi potranno fare luce sulle nuove modalità adottate dai trafficanti per fare giungere in Sicilia i migranti in fuga dalla Libia. Adesso però, se i giudici riconoscono che si è verificato un reato di tratta, occorrerebbe fornire protezione alle vittime e non invece lasciarle in stato di abbandono come troppo spesso accade.

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2014/03/28/immigrazione-si-a-indagini-italiane-su-acque-internazionali_3fc7fa34-f0cc-4917-af0f-b218d997e6b4.html


sabato 29 marzo 2014

Il sistema di prima accoglienza in Sicilia collassa anche a Siracusa. La denuncia della Caritas.


Le prefetture ricercano nuove strutture da convenzionare, ma non sono neppure in grado di controllare lo stato e le condizioni di accoglienza in quelle che sono in funzione da un anno, come il centro Umberto I di Siracusa, centro del quale nessuno ha ancora chiarito l'esatta natura giuridica.

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/siracusa/dettaglio/articolo/gdsid/332474/
venerdì 28 marzo 2014

Le immagini della prima accoglienza allo sfascio nelle foto del Centro di Porto Empedocle (Agrigento)



Si tratta di una struttura sulla quale si è spesa una quantità ingente di danaro pubblico, per ristrutturare un capannone che poi alla fine è risultato "non ignifugo". Da qualche mese la struttura è chiusa, e per i migranti in transito da Porto Empedocle si è fatto ricorso persino ad un capannone industriale ancora in esercizio. Ovviamente sono fuggiti quasi tutti il giorno dopo, e nessuno li ha ripresi. Queste foto pubblicate adesso dal giornale "La Stampa" documentano in quali condizioni vengano tenuti i migranti dopo lo sbarco in Sicilia. Rimangono in totale promiscuità anche minori non accompagnati insieme con adulti, a seconda del caso, qualche volte si tollerano fughe di massa, come nei giorni scorsi, altre volte si ordinano inseguimenti con elicotteri e cani poliziotto. Dipende da quello che decide il ministero dell'interno o il questore. Quello che non cambia è lo spreco di danaro pubblico e la mancanza di una prima accoglienza dignitosa.
Adesso una circolare del ministero dell'interno invita i Prefetti a trovare altre strutture di prima accoglienza, magari anche peggio di questa, l'Italia e la Sicilia rimangono ancora caratterizzate da carenze sistematiche nel sistema di accoglienza, un numero sempre maggiore di giudici europei, soprattutto in Germania, continua a sospendere ( giustamente) i trasferimenti Dublino verso il nostro paese. Non è uno stato sicuro per i richiedenti asilo. In questi luoghi si sono verificati e si potrebbero verificare ancora trattamenti inumani o degradanti, vietati dall'art.4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

http://www.lastampa.it/2014/03/28/multimedia/italia/porto-empedocle-il-centro-di-accoglienza-non-ignifugo-chiuso-da-ottobre-BDyXO7GV49bAWOv6G5tu4I/pagina.html

La Circolare del ministero dell'interno n.2204 del 19 marzo 2014, predisposta per affrontare " la grave situazione venutasi a creare in relazione all'intersificarsi degli sbarchi sulle coste e al conseguente crescente numero di stranieri da accogliere in modalità diffusa su tutto il territorio nazionale e ciò in considerazione dell'avvenuta saturazione di tutti i centri governativi e di quelli garantiti da alcuni Enti locali nell'ambito del Sistema SPRAR".
E non trovano i soldi neppure per fare partire i progetti SPRAR per il primo aprile. Davvero un bel "pesce d'aprile".
Comunque i centri Sprar gestiti dai comuni e dagli enti convenzionati NON devono essere usati per fare fronte alle esigenze di prima accoglienza, se così fosse, si bloccherebbe la mobilità dai CARA agli Sprar ed alla prossima emergenza annunciata l'intero sistema di accoglienza imploderebbe.

http://www.immigrazione.biz/circolare.php?id=861
giovedì 27 marzo 2014

Ancora un salvataggio con fotosegnalamento e schedatura in mare. In arrivo ad Augusta (Siracusa) 128 migranti.


Malgrado  il maltempo qualcuno ancora viene fatto partire dalla Libia. E ci potrebbero essere altri barconi in navigazione. Se sono ancora a galla, il Canale di Sicilia è in burrasca.
Quando le persone recuperate in mare sono poche, come in questo caso, c'è tutto il tempo necessario per fotosegnalare e schedare i naufraghi a bordo della nave San Giorgio, che funziona in questo modo come un ufficio di polizia di frontiera. Senza nessuna delle garanzie che spetterebbero ai migranti in base al Regolamento Frontiere Schengen ed alle Direttive dell'Unione Europee, applicate e da applicare in Italia, in materia di protzione internazionale. Ovviamente nessun membro di Praesidium ( OIM, UNHCR, Croce Rossa, Save The Children) si trova sulle navi. Fanno solo un comunicato ogni tanto, quando sono costretti dall'evidenza, o dall'emergenza. Ci si chiede in particolare come proceda la identificazione dei minori stranieri non accompagnati ( a vista?) e dei soggetti vulnerabili, come le vittime di tortura, persone che andrebbero individuate immediatamente per essere inseriti al più presto in circuiti specifici  di accoglienza e protezione. E per questo era prevista la presenza di Praesidium nei luoghi di frontiera. Una volta.
Oggi, su tutto, prevalgono l'esigenza di una prima identificazione, e la ricerca spasmodica dei soliti presunti scafisti, anche attraverso interrogatori che stanno ben fuori dal codice di procedura penale. La tutela dei richiedenti asilo, il superiore interesse del minore e la protezione ( attraverso la pronta individuazione) dei soggetti vulnerabili passano in secondo piano.

http://siracusa.blogsicilia.it/mare-nostrum-soccorso-barcone-sovraccarico-di-migranti/245782/

http://www.siracusanews.it/node/46344


Comitato 3 Ottobre, Governo faccia chiarezza sul mitragliamento della "nave madre" da parte di nave Aliseo


 COMITATO 3 OTTOBRE, GOVERNO CHIARISCA FATTI NAVE ALISEO =

L'ALLORA MINISTRO MAURO ERA A CONOSCENZA SU COME BARCONE FOSSE STATO FERMATO?'

Palermo, 26 mar.- (Adnkronos) - Il Comitato 3 ottobre chiede al
"Governo una chiara ricostruzione dei fatti nonche' la definizione di
direttive che assicurino il pieno rispetto delle norme internazionali
a tutela della sicurezza della vita in mare". "Abbiamo appreso in modo
del tutto incidentale la notizia della sparatoria di Nave Aliseo il 9
novembre scorso contro l'imbarcazione di presunti scafisti disarmati,
inseguita in alto mare - scrive il Comitato 3 ottobre - Il barcone e'
stato fermato a 500 miglia sud est di Capo Passero, secondo il
comunicato della Marina di quel giorno. Inseguito per un giorno intero
oltre Creta e la Libia, andava preso perche' era una operazione di
polizia su mandato della procura antimafia di Catania".

"La efferatezza del crimine dei 16 egiziani in fuga non
giustifica la chiara infrazione delle regole di ingaggio e le
omissioni nel rapporto reso alla stampa dai responsabili
dell'operazione - si legge ancora - Inoltre vorremmo sapere se Mario
Mauro, allora ministro della Difesa, in visita a Lampedusa alle forze
armate impegnate a terra e in mare con Mare Nostrum proprio il 10
novembre, fosse a conoscenza su come il barcone fosse stato fermato".
"Se e' vero come riportano le agenzie che il ministro ha seguito
il blitz, e' possibile sapesse che il barcone in fuga fosse stato
fermato con le raffiche di una mitragliatrice? E' una domanda alla
quale andrebbe data una risposta", chiede il Comitato 3 ottobre.
(Ter/Col/Adnkronos)
26-MAR-14 17:27
mercoledì 26 marzo 2014

Il testo degli accordi conclusi nel 2012 tra Italia e Libia. Ancora respingimenti collettivi per interposta marina. Il lato oscuro di Mare Nostrum.


Confermata la presenza a bordo delle navi della missione militare-umanitaria Mare Nostrum di agenti libici. Ecco i contenuti del processo verbale del 2012, firmato dal ministro dell'interno del tempo, Annamaria Cancellieri, che definisce a livello operativo i rapporti di collaborazione tra Italia e Libia, alla stregua dei Protocolli operativi del 2007, e della catena di comando che questi individuano, nel cui quadro si sono verificate operazioni coordinate dalle autorità militari dei due paesi, che si sono concluse con la "ripresa" da parte delle unità libiche di barconi carichi di migranti fuggiti dalla Libia. Del tutto incerta ma prevedibile, alla luce dei rapporti internazionali sulle condizioni dei migranti abusati in Libia, la sorte di queste persone, donne e minori compresi.

 dal sito
http://www.stranieriinitalia.it/attualita-italia-libia._il_testo_del_nuovo_accordo_sull_immigrazione_15386.html

Siglato dal ministro dell’interno Cancellieri e dal suo omologo Abdulali, richiama le intese strette nell’era Gheddafi, ma parla anche di tutela dei diritti umani. L’espressione" respingimenti" non c’è, sono però previste non meglio specificate "attività in acque internazionali"

Roma – 18 giugno 2012 – Il dato certo è che la collaborazione tra Italia e Libia per fermare i clandestini continua. Bisognerà però adesso vedere se e come, promesse a parte e visti i precedenti,  tutelerà i diritti di migranti e richiedenti asilo.
Lo scorso 3 aprile, il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri ha incontrato a Tripoli il suo omologo  Fawzi Al-Taher Abdulali. Ne è uscito fuori un accordo il cui testo è stato svelato oggi da la Stampa. Già nella premesse richiama inevitabilmente l’era Gheddafi, aggiungendo però un pò di "buone intenzioni".
Le due parti dicono infatti di "tenere presente i precedenti accordi"e "la determinazione della Libia di fondare nuovo Stato basato sulla democrazia e su principi di diritti umani universalmente riconosciuti". Le fonti a cui fare riferimento sarebbero la "Tripoli Declaration firmata dai Primi ministri Monti ed Al Kiib" a gennaio, ma anche la "Convenzione contro la criminalità organizzata transazionale" del 2000 e i relativi "Protocolli aggiuntivi contro il traffico di migranti e la tratta di esseri umani", siglati con il regime del Colonnello.
Il primo punto dell’accordo è dedicato alla formazione. Il Viminale sta già addestrando gli agenti libici, ad esempio sui controlli di polizia di frontiera, l’individuazione di documenti falsi o la guida di motovedette.  Ci saranno anche altri corsi, presso la nostra ambasciata a Tripoli  aprirà un “centro di individuazione di falso documentale” e sempre in territorio libico verrà creato un centro di addestramento nautico.
Si passa poi ai centri di accoglienza libici, più volte oggetto di accuse gravissime da parte delle organizzazioni umanitarie. A Kufra, nel mezzo del deserto e vicino al confine con il Sudan, un nodo importantissimo dei flussi di profughi e migranti, verrà costruito un centro sanitario per il “primo soccorso a favore degli immigrati illegali”. Per il ripristino si altri centri di chiederà il sostegno della Commissione Europea.
Tema spinoso è il monitoraggio dei confini. La Libia si impegna ancora a “rafforzare le proprie frontiere marittime e terrestri”, l’Italia a fornire “mezzi tecnici” e “attrezzature”. Ripartirà il progetto Sah-Med,  per controllare il confine meridionale anche con l’utilizzo di radar e satelliti. L’accordo con Gheddafi prevedeva l’Italia si accollasse al metà dei costi, e che l’altra metà fosse sostenuta dall’Unione europea.
Le due parti concordano poi di “adoperarsi alla programmazione di attività in mare negli ambiti di rispettiva competenza nonché in acque internazionali, secondo quanto previsto dagli accordi bilaterali in materia e in conformità al diritto marittimo internazionale”.  Inoltre, “per le attività di contrasto all’immigrazione illegale e durante la permanenza degli immigrati illegali nei centri di accoglienza” confermano “l’impegno al rispetto dei diritti dell’uomo, tutelati dagli Accordi e dalle Convenzioni internazionali vigenti”.
Di respingimenti non si parla espressamente. Ma cosa sono le “attività” anche in “acque internazionali” previste da accordi bilaterali? E se i richiami al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo possono essere confortanti, non si può dimenticare che c’erano anche nel trattato di amicizia firmato da Berlusconi e Gheddafi e non sono stati certo una garanzia, come dimostra, ad esempio,  la condanna inflitta all'Italia dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.
Cancellieri e Abdulali hanno concordato infine di avviare dei programmi di rientro volontario degli immigrati irregolari, in collaborazione con l’organizzazione Mondiale per le Migrazioni. Verrà infine ripresa la realizzazione di un sistema di gestione per anagrafe civile e sono previsti alcuni organismi di collegamento e nuovi canali di scambio di informazioni tra Italia e Libia.

http://www.stranieriinitalia.it/images/accordolibia18giu2012.pdf

martedì 25 marzo 2014

La Marina spara sugli scafisti. Operazione coordinata dalla procura di Catania. E la "nave madre" va a fondo mentre viene trainata.


Nell’estate del 2013 di fronte alla ripresa degli sbarchi di migranti, spesso profughi di guerra, provenienti non solo dalla Libia, ma soprattutto dall’Egitto, e sembrerebbe, più di recente, anche direttamente dalla Siria, l’ipotesi della esistenza di una o più navi madre è ritornata in auge nelle indagini condotte a Catania e a Siracusa, con ampio rilievo sui mezzi di informazione.Ad agosto dello scorso anno, e nei mesi successivi,iIn diverse dichiarazioni rese alla stampa da rappresentanti delle procure interessate e dei nuclei interforze, in particolare dopo il sequestro di un peschereccio di oltre 30 metri con 15 membri di equipaggio a bordo, tutti arrestati, si è giunti ad affermare che finalmente si era scoperta la “nave madre” che aveva trasportato centinaia di “clandestini” verso le coste siciliane e che si sarebbe inferto un durissimo colpo all’organizzazione criminale che avrebbe lucrato cifre da capogiro sulla fuga dalla guerra civile di alcune miglia di siriani, di palestinesi e di egiziani. In realtà le partenze sono continuate come e più di prima, sia dalle coste egiziane e siriane che dalla Libia. Poi sono venute le stragi del 3 e dell'11 ottobre, e per un poco di navi madre non se ne era più parlato, ma decine di migranti erano stati trattenuti illegittimamente nel Centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa, per deporre contro i presunti scafisti, come è poi avvenuto  nel corso di incidenti probatori che si sono svolti nei mesi scorsi. Poi ancora una pausa negli sbarchi, e quindi, in questo ultimo periodo, con cadenza quindicinale, alcune grosse operazioni di recupero di migranti nelle acque tra la Libia e la Sicilia. Ed altri ne sono arrivati direttamente sulle coste di Pozzallo (Ragusa) ma nessuno ne ha voluto riferire, soltanto gli abitanti di Pozzallo hanno visto uomini con le vesti ancora bagnate aggirarsi di notte per le strade del paese chiedendo un tozzo di pane. Adesso sarebbe la volta buona per fare chiarezza su queste navi-madre. Peccato che quella mitragliata, ripresa nel video diffuso da Repubblica , sia affondata mentre era trainata da una unità militare italiana. Ed il mare non era certo agitato. Le immagini parlano chiaro. Forse perchè era stata colpita sotto la linea di galleggiamento, forse per la velocità con la quale era trainata. Di certo nessuno aveva armi a bordo e nessuno aveva sparato ai mezzi della marina. Con quel barcone sono scomparsi gli unici elementi di prova. Davvero difficile, comunque, immaginare che ben 16 persone, che in precedenza vi si trovavano a bordo, sarebbero tutte "scafisti". La verità sulle navi madre probabilmente sarà andata a fondo per sempre.
Il 2 aprile continua ad Agrigento il processo per la strage dell'11 ottobre tra Lampedusa e Malta, quando morirono centinaia di persone, dopo che le autorità italiane avevano risposto alle prime chiamate di soccorso invitando i migranti a rivolgersi alle autorità maltesi. Ma come al solito sarà a porte chiuse.
La salvaguardia della vita umana in mare viene prima della difesa dei confini e della lotta all'immigrazione "illegale". Lo dice anche il diritto internazionale del mare.



http://ctzen.it/2014/03/25/immigrazione-la-marina-spara-sugli-scafisti-operazione-coordinata-da-procura-di-catania/

http://www.lastampa.it/2014/03/25/multimedia/italia/mitragliate-della-marina-militare-contro-gli-scafisti-HqZUOUzmCryEcXCUmjDP5O/pagina.html

http://www.meltingpot.org/Diritti-sotto-sequestro-Ritorna-la-nave-madre-tra-mito-e.html#.UzHt_UZOVsc

Mitragliate al barcone degli scafisti, la Marina ammette: abbiamo sparato



Sparano e collaborano con la polizia libica che si riprende i migranti per effetto di intese operative basate sui protocolli aggiuntivi alla Convenzione di Palermo del 2000 contro il crimine transnazionale, una convenzione internazionale sottoscritta anche dalla Libia, che dunque, secondo quanto affermato in diverse occasioni dai diversi governi italiani, costituirebbe base giuridica della cooperazione di polizia con quel paese. La finalita' di contrastare l'ingresso irregolare, quell'impegno che Alfano chiama difesa dei confini, che le procure ed i nuclei interforze antimmigrazione attuano, ordinando di bloccare le navi madre, evidentemente anche a mitragliate, ed arrestando decine di presunti scafisti, tra i quali diversi minori, non puo' prevalere sul rispetto dei diritti fondamantali, del diritto a chiedere asilo e del diritto alla vita. Lo ricordano all'Italia anche i giudici della Corte Europea dei diritti dell' uomo,con la sentenza di condanna dell'Italia sul caso Hirsi del 23 febbraio 2012, ma qualcuno, nei palazzi dove si decide, considera quel caso ( relativo ai respngimenti collettivi eseguiti dalla guardia di finanza il 6 maggio del 2009) come un"incidente" isolato e non vede l'ora di riprendere i respingimenti verso la Libia, magari per "interposta guardia costiera", facendo intervenire i libici dopo gli avvistamenti dei barconi, prima che lascino le acque territoriali di quel paese. Le navi della missione Mare Nostrum hanno salvato e continuano a salvare migliaia di persone, ma la presenza di agenti libici a bordo della nave San Giusto dove si fanno le identificazioni conferma che ci si sta preparando ad esercitare anche una funzione di respingimento, non appena la situazione in Libia lo permetterà. Intanto si fa qualche prova generale, come nel caso dei barconi segnalati alle autorità libiche e lasciati all'intervento di militari, o di miliziani, che non garantiscono alcun rispetto della dignità e dei diritti delle persone, se non dei loro stessi corpi.
Sui barconi dei migranti infatti sparano anche i libici, come hanno fatto in occasione della strage dell'11 ottobre 2013.  Una strage frutto dei ritardi degli interventi di soccorso, con un rimpallo di responsabilità tra Italia e Malta, una strage che oggi si vuole dimenticare. Le motovedette alla Libia le abbiamo regalate già nel 2009 ed il personale stiamo continuando a formarlo, con i soldi europei della missione Eubam Libia. La pace in Libia, purtroppo, non l'ha portata nessuno.
http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/10/14/news/cento-bambini-sul-barcone-affondato-i-libici-hanno-sparato-per-colpirci-1.137475 

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/03/25/news/mitragliate_al_barcone_degli_scafisti_la_marina_ammette

http://www.meltingpot.org/L-umanita-di-Mare-Nostrum-Salvataggi-a-colpi-di-mitra.html#.UzIGRIV8BB4 

Quando nel 2010 i libici si allenavano a colpire pescherecci italiani, a bordo agenti italiani della guardia di finanza,ma stavano "sotto coperta", una indagine della procura di Agrigento per "tentato omicidio plurimo" che non si sa dove sia finita... Ed adesso che faranno le Procure competenti ?
Aggiornamento. Era una domanda retorica. Come altre volte in passato, hanno dato copertura all'operazione militare in mare. 

 http://ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/09/13/visualizza_new.html_1783477254.html



 
lunedì 24 marzo 2014

Trapped on Lampedusa. Fanus è arrivata in Svezia. Dopo tre mesi di trattenimento illegittimo nel centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa..


Questa la storia di Fanus, la ragazza eritrea sopravvissuta alla strage del 3 ottobre a Lampedusa e tenuta per tre mesi rinchiusa all'interno del Centro di prima accoglienza e soccorso di Contrada Imbriacola, senza uno straccio di provvedimento, ma solo perchè doveva essere ascoltata in Procura a Palermo per un incidente probatorio ritenuto necessario ai fini della cattura e della condanna dei presunti scafisti.  Dopo la deposizione in tribunale a Palermo lei ed i suoi compagni venivano condotti nel centro di primo soccorso ed accoglienza di  Pozzallo, dove la polizia tentava ancora una volta di prendere le loro impronte digitali. La mattina successiva fuggivano. Una storia che si ripete ancora oggi. Adesso per lei l'incubo è finito, ma lo stesso incubo lo stanno vivendo tanti altri migranti rinchiusi in centri di prima accoglienza che talvolta diventano centri di detenzione informali, e nei quali si è tenuti in un limbo giuridico, in assenza di provvedimenti amministrativi, senza ricevere accoglienza dignitosa e le dovute informazioni di carattere legale. Unica speranza per molti la fuga verso nord.

http://www.theguardian.com/world/2014/mar/22/lampedusa-boat-tragedy-migrants-africa

L'altra faccia dell'operazione Mare Nostrum nel Canale di Sicilia. Obiettivi, costi e modalità operative.


Riceviamo e diffondiamo.
Un articolo che mette in evidenza gli aspetti meno conosciuti della missione militare-umanitaria Mare Nostrum nel Canale di Sicilia, nel quadro delle attività di contrasto dell'immigrazione "illegale" promosse dall'Unione Europea con le missioni FRONTEX ed il sistema di informazione EUROSUR.

http://osservatorioiraq.it/analisimigrando/lampedusa-l%E2%80%99altra-faccia-dell%E2%80%99operazione-mare-nostrum




I poliziotti raccontano. L'operazione militare-umanitaria Mare Nostrum nel Canale di Sicilia vista dall'interno delle navi


Nel racconto dei poliziotti ancora prove sulle procedure di prima identificazione a bordo delle navi della missione Mare Nostrum. Ma le procedure dipendono anche dal numero dei migranti raccolti in mare e dal tempo disponibile, così non tutti vengono fotosegnalati a bordo...

http://www.poliziamoderna.it/articolo.php?cod_art=3397

questa la presentazione ufficiale di alcuni mesi fa

http://www.signoraggio.it/operazione-mare-nostrum-al-via-la-lotta-all-immigrazione-clandestina/

domenica 23 marzo 2014

Accoglienza caos per i minori non accompagnati raccolti nel Palasport di Brucoli (Siracusa)


Ritorna la sindrome dell'invasione, ma le istituzioni fanno di tutto per alimentarla.

Scattano immediatamente le proteste dei cittadini privati del centro sportivo, mentre nessuna garanzia di professionalità degli operatori e totale promiscuità per oltre cento minori ospitati all'interno del Palazzetto dello soprt di Brucoli. Non ci potevano pensare prima a dotarsi di un sistema di prima accoglienza ? Questi sbarchi erano largamente prevedibili, come quelli che verranno in futuro.
Chi decide dove fare scaricare i migranti raccolti dalle navi della missione militare-umanitaria in mare, non sa forse trovare poi una destinazione sicura ed una accoglienza in regola con gli standard imposti dall'Unione Europea?
La verità è che, da una parte, chi scarica i migranti a terra ragiona in chiave puramente militare, mentre le prefetture che gestiscono i sistemi di accoglienza a livello provinciale, come si deve fare se si adotta ancora la legge Puglia del 1995, non sanno mai quanti saranno ad arrivare, e cercano disperatamente strutture senza badare alla loro idoneità strutturale ed al livello degli operatori. Un fiume di denaro sta per essere sprecato senza alcuna garanzia che gli immigrati possano ricevere accoglienza dignitosa e qualche possibilità di integrazione. Per questo continuano a fuggire, a qualunque costo.

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/siracusa/dettaglio/articolo/gdsid/331173/

A Messina ancora aperta la tendopoli nel campo sportivo alle spalle del PalaNebiolo. La magistratura che cosa fa ?


Ancora aperta la tendopol dietro al Palanebiolo a Messina, centro di accoglienza "in transito" per i migranti sbarcati a Siracusa dalle navi della missione Mare Nostrum. Secondo fonti mediche sono stati trovati migranti affetti da gravi patologie, proprio dopo essere passati dalla tendopoli dove i medici non si erano accorti di nulla. Sull'apertura della nuova struttura embra certa la data, da verificare il livello di professionalità degli operatori e la capacità gestionale dell'ente gestore, la solita cooperativa... Certo appare inopportuna la sua ubicazione, in uno dei quartieri più a rischio illegalità di Messina.

http://www.tempostretto.it/news/assistenza-integrata-via-progetto-sprar-perna-tendopoli-forse-caso-mandare-carte-magistratura.html

In Sicilia la prima accoglienza in mano a prefetti e polizia. Quando il caso separa l'umano dal disumano.


Ecco perchè non vogliono che giornalisti ed associazioni non convenzionate entrino in contatto con i profughi raccolti dalle navi militari della missione Mare Nostrum. nei centri di prima accoglienza o si viene di fatto sequestrati, o si può fuggire... dipende dal caso. I migranti che fuggono almeno non possono testimoniare sugli abusi che subiscono. E se cominciassero a raccontare quello che succede sulle navi....
Ma, prima o poi, la verità verrà a galla. In ogni caso l'art. 13 della Costituzione italiana vieta di limitare la libertà personale per oltre 96 ore senza la convalida di un magistrato. Qualsiasi agente istituzionale che violi questa prescrizione può essere perseguito in sede penale e civile. E che non ci vengano a raccontare che limitano solo la libertà di circolazione e non la libertà personale...

La Stampa 23.3.14
“Solo la fortuna può evitare di farti finire in un inferno”
I migranti appena arrivati: “Alcuni centri sono militarizzati, in altri se vuoi scappi”
di Niccolò Zancan
Non ci sono regole, nella grande lotteria degli sbarchi. Se sei Kasha Omade, per esempio, puoi pensare che un dio cattivo ce l’abbia con te. Ma proprio perfido. Un dio che prima ti salva in mezzo al mare, e poi ti rinchiude qui dentro, nel centro di accoglienza di Pozzallo, a 63 chilometri da Siracusa, in Europa, separato da tuo fratello e dai tuoi amici, con i polpastrelli sporchi di inchiostro.
«Cinque poliziotti mi hanno piegato il braccio dietro la schiena. Io non volevo. Ho lottato, ma loro mi hanno costretto con la forza. I primi novanta hanno dato le impronte, gli altri centocinquanta sono riusciti ad andarsene». C’è stata una rivolta? «No, no... A un certo punto, i poliziotti li hanno lasciati andare», dice Kasha. E già gli urlano che deve staccarsi da questo cancello arrugginito. Non può parlare con nessuno. Sul braccialetto da neonato ha il numero 85A: «Per favore, mi presti il telefono? Voglio dire a mia madre che sono vivo». Ma arriva un funzionario della prefettura con la giacca a vento rossa, molto infastidito: «Qui i giornalisti non sono ammessi. Per entrare serve l’accredito. Questo posto non è aperto al pubblico». Capienza ufficiale: 180 posti. Oggi ci sono più di 600 persone accampate, stravolte dal viaggio, buttate sul pavimento.
Fra martedì e giovedì, in Sicilia sono sbarcati 5200 migranti. Un’ondata mai vista, favorita da giorni di tempo sereno e mare calmo. Il centro di prima accoglienza di Lampedusa è in ristrutturazione, i lavori dovrebbero essere ultimati a maggio. Tutta la Sicilia è diventata una specie di Lampedusa diffusa. Le navi della Marina Militare pattugliano il Mediterraneo giorno e notte, salvano vite nell’indifferenza generale. Quando sono cariche di profughi - madri, padri, moltissimi bambini - puntano direttamente le coste siciliane. Pozzallo è solo uno degli attracchi possibili. Se sei Kasha Omade, hai perso. Se sei Abraham Afewerki, la vita ti sorride.
Lui è arrivato mercoledì sera alle 23 a Porto Empedocle. Sulla banchina ci sarebbe un centro di accoglienza, ma la tensostruttura è abbandonata. I vigili del fuoco l’hanno dichiarata inagibile con ottime ragioni, essendo costruita con materiale «altamente infiammabile». Dentro restano: porte sfondate, preghiere scritte sui muri, giocattoli, guanti di lattice, medicinali, pannolini, rosari, materassi accatastati, la copia di un Corano. Nessuno se la sente di dare l’autorizzazione, anche di fronte all’emergenza. Così giovedì notte, volontari, medici, poliziotti e Croce rossa, organizzano l’accoglienza vicino ai silos del sale, al fondo della banchina. I migranti arrivano trasbordati su piccole lance, avanti e indietro. Sono più di cinquecento. Vengono visitati in piedi, ancora intirizziti. Rifocillati in qualche modo. C’è chi si accascia per sfinimento, con la faccia nel sale. Non Abraham Afewerki. Lui, con altri 270 eritrei, resta sveglio. Alle 5 del mattino, approfittando di un momento di stanchezza generale, dice semplicemente così: «Andiamo». Si mettono a camminare in fila indiana, verso la provinciale che sale in direzione Agrigento. Ancora li stanno cercando. Il sindaco Lillo Fioretto: «Faccio un appello al ministro Alfano. Servono misure straordinarie. Noi non ce la facciamo». I 270 eritrei non hanno dato le impronte digitali, non sono stati neppure foto-segnalati. Possono sperare di continuare il viaggio verso il Nord Europa, il loro grande sogno: scappare anche dall’Italia.
Nessuna giustizia governa gli sbarchi. La tua vita è decisa dal buon cuore di un poliziotto o di un volontario. Al porto di Augusta ti prendono le impronte appena sceso, in zona militare. Se ti rifiuti, resti lì e guardi gli altri salire sui pullman con destinazioni lontane. Il Palajonio di Augusta non è più utilizzabile. All’ingresso c’è un gigantesco cartellone scritto in rosso: «Chiuso per disinfestazione». Molti casi di scabbia fra i migranti accampati qui, hanno scatenato una psicosi generale. Sono stati tutti trasferiti altrove. In Sicilia nascono nuove strutture come funghi. Puoi finire al Palasport di Racalmuto, vicino alla casa di Leonardo Sciascia, dove otto blindati della polizia presidiano gli ingressi. Dove per la distribuzione del cibo fai un’ora di coda. Dove puoi riposare su un materasso, piazzato in mezzo al campo da basket. Nessuna speranza di uscire, fino al prossimo trasferimento. Oppure puoi finire nell’ultimo centro nato a Comiso, fra le campagne e la vecchia base militare. «Vista l’emergenza, abbiamo allestito un tendopoli in fretta e furia» dice Nello Lo Monaco, il capo della protezione civile di Ragusa. È a tre chilometri dal centro abitato. Ci sono solo cani randagi, ulivi e mandorli in fiore. Doveva essere un centro regionale di ricerca zootecnica, è diventato probabilmente il più bel centro d’accoglienza per immigrati d’Italia. Certo, mancano ancora i letti. Manca il collegamento con l’acqua potabile. Manca anche la cucina, quindi i pasti arrivano da lontano. Ma sembra un agriturismo. Giovedì sera c’erano 500 persone accampate, oggi ne restano 240. Chi manca all’appello, è semplicemente andato a farsi un giro. E non è più tornato. «Non siamo un carcere - dice Lo Monaco - non possiamo trattenere nessuno». Siriani, eritrei, somali, maliani, gabonesi, tunisini: storie diversissime si mischiano e si perdono nella grande confusione italiana. Qui a Comiso incontriamo un poliziotto pacioso, con una sigaretta elettronica fra i denti: «Non ci stiamo capendo più nulla - dice - non sappiamo quanti sono. Non sappiamo da dove arrivano. Non sappiamo se hanno già dato le impronte o meno. Facciamo quello che si può. Ecco...». Se lo sapesse Kasha Omade, come funziona qui, impazzirebbe di rabbia.
sabato 22 marzo 2014

Malgrado gli annunci di chiusura il CIE di Trapani (Milo) rimane aperto. Dal primo aprile andrà in gestione alla Croce Rossa.


Ormai si era capito, che il Cie di Trapani Milo non sarebbe stato chiuso, dopo la chiusura di sette CIE su dodici in Italia, Trapani rimane uno snodo strategico, al quale il ministero dell'interno non intende rinuciare, anche per la vicinanza con l'aeroporto di Punta Raisi ( Palermo) dal quale continuano ad essere rimpatriati in Tunisia i ragazzi riconosciuti dal console di quel paese.

Ricevo e diffondo un articolo della "Gazzetta trapanese" a firma del giornalista Marco Bova

 http://www.lagazzettatrapanese.it/cie-affaire-2-quando-un-cie-basta-a-creare-gerarchie/

Ancora Siriani in fuga dai centri di prima accoglienza allestiti per fare fronte all'emergenza sbarchi in Sicilia. I minori confinati nei palasport. 180 a Brucoli (Siracusa)


Una emergenza che si ripropone periodicamente e che trova puntualmente impreparate le istituzioni. Adesso anche riattivato l'aeroporto di Comiso per la prima accoglienza e per un ponte aereo verso Milano, dove sarebbero stati trasferiti già 200 migranti. Nessuno ovviamente ne parla, anche perchè la Lega ed i giornali di destra sono pronti a strumentalizzare l'adempimento, da vedere quanto puntuale, dei doveri umanitari da parte dell'Italia, per farne occasione di speculazione elettorale. A farne le spese, come al solito i migranti, costretti alla fuga per ritrovare i loro parenti già arrivati in altri paesi europei che offrono un'accoglienza migliore ,e  per il cattivo funzionamento del Regolamento UE Dublino III, o abbandonati in luoghi del tutto inadeguati, spesso in aperta campagna, senza potere neppure avviare le procedure di asilo, per le quali i tempi rimangono ancora lunghissimi, anche un anno e più. Scandaloso il livello delle informazioni legali e la sommarietà delle procedure di verifica sanitaria. Fuggono per non essere condannati ad un isolamento a tempo indeterminato, senza avere alcuna informazione, mentre altri loro familiari sono in gravi difficoltà, esposti a sequestri ed estorsioni nei paesi di transito. Appena passa la fase visibile degli sbarchi tutto piomba nel dimenticatoio. I minori che non fuggono, come le giovani eritree "riprese" ieri in provincia di Siracusa, sono ospitati persino nei palasport, come nel caso del palazzetto dello sport di Brucoli.

http://ragusa.blogsicilia.it/unex-masseria-nel-ragusano-ospita-i-migranti-sbarcati/244949/

http://palermo.blogsicilia.it/emergenza-immigrazione-nel-canale-di-sicilia-4mila-migranti-soccorsi-in-36-ore/244791/

L'ambasciatore inglese in Libia chiede il rispetto dei diritti dei migranti trattenuti o confinati nei centri di detenzione ed esposti al rischio di deportazione


Ancora documentate le violazioni dei diritti fondamentali in Libia. Come, e forse più che ai tempi di Gheddafi, solo che adesso molti governi non vedono l'ora di concludere accordi di cooperazione pratica di polizia per fermare le partenze dei migranti verso l'Europa. L'esternalizzazione dei controlli di frontiera e la collaborazione tra le diverse forze di polizia con la polizia libica intanto procedono, anche se non si conoscono casi di respingimenti collettivi come quelli effettuati dall'Italia nel 2009 e nel 2010 e poi condannati dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo ( caso Hirsi Jamaa e altri/Italia) il 23 febbraio 2012. Le posizioni dei leghisti e di qualche giornale, anzi del Giornale, sono davvero patetiche e mirano a sfruttare il malcontento degli italiani per aizzarli contro gli ultimi arrivati, anche contro coloro e sono la quasi totalità, che sono titolari di un diritto alla protezione, e dunque NON possono essere respinti o espulsi, in nessun caso. Ma, ci chiediamo, l'ambasciatore italiano a Tripoli perderebbe la parola se parlasse per una volta del rispetto dei diritti umani dei migranti in transito dalla Libia ?

www.libyaherald.com

venerdì 21 marzo 2014

In Sicilia migranti, anche minori in fuga dai centri di accoglienza


Stanno scappando in centinaia da tutti i centri di prima accoglienza, un disastro umanitario mai visto prima . I singoli prefetti non sono in grado di gestire questa situazione ed i trasferimenti verso altre regioni avvengono ancora a rilento.Intervenga almeno l'autorita' garante per i minori e la protezione civile.Che il governo adotti misure urgenti per decreto. E che la Regione Sicilia faccia qualcosa.                                  
 http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/03/20/foto/fuga_ragazzine_pigiama-81484588/1/#1
giovedì 20 marzo 2014

Fuga da Porto Empedocle. Un sistema di prima accoglienza inefficiente che produce solo emarginazione e clandestinità


Queste le immagini della fuga da Porto Empedocle, sotto gli occhi della polizia, dopo che i migranti erano stati stipati in un capannone industriale.
 Ed a Pozzallo non va meglio. Va detto, perchè nessuno lo dice, che i mille migranti già arrivatia Pozzallo, ed altri 250 ne sbarcheranno questa notte, non possono fisicamente entrare nella struttura adibita a Centro di prima accoglienza e soccorso ( un CPSA) che avrebbero dovuto chiuderee  ristrutturare da mesi. Nelle condizioni in cui si trova può garantire un giaciglio per terra a non più di seicento persone. Il triplo della capienza massima autorizzata. I migranti escono in continuazione, qualcuno è già fuggito, proseguendo verso nord, verso la meta del viaggio, e molti chiedono pane ed acqua bussando alle porte delle case dei pozzallesi. Una situazione che è potenzialmente esplosiva, tenendo anche conto della presenza di militanti di Forza Nuova nella zona, elementi che già in passato hanno aizzato la popolazione locale contro i migranti. Ma per la Prefettura di Ragusa il piano di accoglienza nella provincia sta funzionando...

 http://video.repubblica.it/edizione/palermo/porto-empedocle-250-immigrati-in-fuga/159862/158353


La guardia costiera libica si riprende 348 migranti che cercavano di fuggire verso l'Europa. Intanto Il Giornale ( ed il governo libico) rilanciano l'allarme terrorismo.


Adesso si può attendere il plauso della missione EUBAM Libia dell'Unione Europea che ha addestrato tanto bene i guardiacoste libici. Naturalmente nessuna notizia sulla sorte di queste persone, che sono destinate ad altra detenzione ed a subire altri abusi. Il tenore dell'articolo ed i report delle organizzazioni internazionali che descrivono cosa viene inflitto ai migranti ed alle migranti in transito in Libia lasciano adito a pochi dubbi. Ed intanto in Italia si ritorna a rievocare i respingimenti diretti verso la Libia, come ai tempi di Maroni, malgrado la condanna della Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Come se i respingimenti collettivi in acque internazionali costituissero un deterrente rispetto alla minaccia terroristica periodicamente rilanciata dai servizi e puntualmente riferita dai giornali di destra. Non ci è risparmiato neppure un attacco alla missione navale Mare nostrum perchè salverebbe troppe persone e dunque creerebbe troppe aspettative. Comunque l'allarme terrorismo adesso torna utile anche al governo di Tripoli, sempre più incapace di controllare la Cirenaica ed il Fezzan a sud.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/cos-litalia-fa-fare-affari-alle-milizie-islamiste-i-pericoli-1003158.html?mobile_detect=false

 http://www.libyaherald.com/2014/03/20/libya-calls-for-international-help-to-fight-terrorism/#axzz2wW9pyPQr


 Coastguard rescues 348 migrants
By Taziz Hasairi.
Tripoli, 20 March 2014:
In two separate operations, Tripoli’s Naval Coastguard yesterday rescued 348 migrants trying to reach the shores of Europe.
“One of the vessels was an old wooden boat that had 266 people in it,” Navy spokesperson Ayoub Gassem told the Libya Herald. Amongst the passengers, there were 60 women and nine children on board, he said.
The vessel was captured of the coast of Garabulli, some 30 kilometres east of Tripoli, Ghassem said. Most of the migrants of board were from Eritrea, and the captain was Tunisian.
In a separate operation, a second boat was rescued off the coast of Tajoura, on the outskirts of Tripoli. This was a Zodiac-type inflatable vessel carrying 82 men, which had sprung a leak, Gaseem said.
With the dinghy about to sink, the Navy had to transfer all the migrants onto their own vessel. They were sub-Saharan Africans, Ghassem said, mainly from Somalia, Sudan and Egypt.
He added that both vessels were heading for Europe.


Altri duemila migranti in arrvo in Sicilia. L'OIM chiede l'apertura di canali umanitari dalla Libia. Anche Save The Children protesta. Finalmente. Adesso vogliamo risposte.

I trasferimenti in altre regioni italiani procedono a rilento e sono stati programmati solo dopo che l'emergenza era scoppiata. Manca ancora un piano nazionale di prima accoglienza. Disorganizzazione totale in Sicilia. Ancora utilizzati i centri di Pozzallo e di Porto Empedocle che avrebbero dovuto restare chiusi per ristrutturazioni. Si sono persi mesi fondamentali durante l'inverno e adesso si corre il rischio di utilizzare i posti dei centri SPRAR gestiti dai comuni per la prima accoglienza. Per non parlare della situazione esplosiva del mega Cara di Mineo che sta arrivando quasi a 5000 presenze. 

L’OIM ROMA: SONO OLTRE 4.000 LE PERSONE CHE STANNO SBARCANDO IN QUESTE ORE SULLE COSTE SICILIANE
  
19 marzo 2013 - “I migranti che in queste ore stanno sbarcando sulle coste siciliane, compresa Lampedusa, potrebbero essere oltre 4.000. Le imbarcazioni provengono dalla Libia ed è la prima volta che si assiste a un'ondata di arrivi cosi consistente e concentrata in poche ore”, è quanto afferma oggi José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo, a commento dell’alto numero di arrivi via mare che sta interessando da ieri la Sicilia”.

oimbs.png“I team dell’OIM presenti sull’isola nell’ambito del progetto Praesidium*”, sottolinea Oropeza, “sono al lavoro insieme ai colleghi dell’UNHCR e di Save the Children presso i punti di sbarco di Augusta, Pozzallo e Porto Empedocle per fornire assistenza e informazioni legali ai migranti che man mano giungono sulla terraferma. I paesi di origine sono vari: Eritrea, Nigeria, Siria, Mali, Gambia, Guinea Bissau, Senegal. Molti anche i gruppi familiari, con tante donne e bambini a seguito, che in alcuni casi sono stati divisi durante le operazioni di salvataggio e che adesso le organizzazioni cercheranno di riunire insieme alle forze dell’ordine.”

Rispetto ai primi tre mesi del 2013, quando furono registrati circa 500 arrivi, quest'anno il numero di sbarchi si è moltiplicato: nel 2014 sono infatti 5.475 le persone giunte via mare in Italia, escludendo gli arrivi di questi giorni. Dall'inizio dell'operazione Mare Nostrum, nell'ottobre 2013, 10.134 migranti e richiedenti asilo sono stati salvati dalla Marina Militare Italiana.

“Quello che sta succedendo dimostra come sia importante che le attività di salvataggio di Mare Nostrum continuino, ma allo stesso tempo pone la questione di come evitare che così tante persone rischino la vita in mare. Una di queste soluzioni potrebbe essere la possibilità di accesso - tramite i consolati europei - alla procedura di asilo direttamente nei paesi di primo asilo o di transito, o anche la creazione di Centri “stazioni migratorie” situati lungo i principali itinerari seguiti in Africa dai migranti, dove poter fornire consulenza sulle possibilità di immigrazione legale verso l’Europa e altri paesi di destinazione, per contribuire a scoraggiare – almeno in parte - i viaggi della speranza.”

“Occorre anche mettere a punto”, conclude Oropeza,  “un sistema di accoglienza che riesca ad affrontare queste improvvise situazioni di  emergenza, un piano di contingenza che possa essere modulato sul numero degli arrivi e possa garantire un’assistenza adeguata a tutte le persone che continueranno a sbarcare: l'attuale instabilita' politica libica fa infatti temere un ulteriore aumento di arrivi anche nelle prossime settimane.”

http://www.italy.iom.int/index.php?option=com_content&task=view&id=292&Itemid=90

Anche Save The Children protesta

www.savethechildren.it


Emergenza ed abbandono per strada a Pozzallo (Ragusa), tendopoli al porto di Augusta e maxifuga di 200 migranti dal centro lager ( di transito) di Porto Empedocle


 Hanno riaperto persono il centro lager di Porto Empedocle, una tensostruttura all'interno della zona doganale del porto che avevano dovuto chiudere lo scorso anno dopo le nostre denunce. E ovunque in Sicilia fioriscono tendopoli improvvisate. Solo pochi finora i trasferimenti via aereo in altre regioni italiane. Non sono ancora pronte le nuove strutture SPRAR, gestite dai comuni, strutture che comunque non dovrebbero servire per la prima accoglienza. Inspiegabilmente  chiuso il centro di prima accoglienza e soccorso di Lampedusa, che in questa fase critica, con un ponte aereo, potrebbe decongestionare l'intera Sicilia.
Emergenza a Pozzallo eppure la Prefettura di Ragusa parla di un piano "provinciale" di accoglienza... Dobbiamo allertare ancora una volta tutti i possibili referenti politici ed amministrativi. Chi puo' decidere insomma deve essere chiamato in causa. L" omerta' delle associazioni convenzionate che cogestiscono un sistema gia' allo sfascio in partenza di stagione deve finire. E le procure dovrebbero ripristinare le condizioni di legalita' all' interno del sistema di accoglienza piuttosto di perseguire soltanto scafisti. Se le denunce dello scorso anno avessero avuto seguito questa notte non ci satebbero stati centinaia di profughi a Pozzallo , che entravano ed uscivano da quello che avrebbe dovuto essere un centro di prima accoglienza per 200 persone massimo e ne doveva contenere cinque volte tanto. Gli enti gestori non risecono neppure a garantire il rifornimento di cibo. Molti di coloro che bussavano alle porte dei pozzallesi chiedevano soltanto pane ed acqua. Questa notte è stato aperto loro, ma le promesse della Prefettura di Ragusa, che la popolazione non avrebbe risentito degli arrivi di massa, è stata smentita. La situazione a Pozzallo e' gravissima e potrebbe degenerare in qualsiasi momento. Occorre trasferire subito i migranti sbarcati dalle navi di Mare Nostrum in altre regioni italiane. Dal centro di Porto Empedocle intanto ne sono fuggiti 200 solo questa notte. E sulle navi della missione Mare Nostrum ci sono già altri 1500 migranti che attendono di essere sbarcati. Fate qualcosa, tutti possono fare qualcosa, questa situazione non è più tollerabile.

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/2014/03/negli-ultimi-giorni-arrivate-duemila-persone-serve-un-piano-strutturale-per-laccoglienza/ 

Avvocati siciliani a libro paga dei trafficanti di esseri umani ?


Certo in questi casi sarebbe meglio fare chiarezza con nomi e fatti precisi, piuttosto che gettare fango su una categoria che comunque cerca di difendere i migranti contro abusi di ogni genere. Comunque, in provincia di Siracusa non mancano precedenti di avvocati che svolgevano in mala fede il proprio incarico, magari spacciandosi per avvocati senza neppure esserlo, molti potevano controllare e nessuno lo faceva. Vicende che hanno avuto anche risalto giudiziario che denotavano larghe fasce di collusione che non sono mai state chiarite del tutto. Quando una fotocopia, male artefatta,  di un ricorso contro un diniego di asilo, mai depositato, bastava per ottenere dalla questura  il rilascio di un permesso di soggiorno, tanto per ricordare.

http://catania.blogsicilia.it/i-basisti-dallegitto-pagavano-gli-avvocati-ai-migranti-sbarcati-in-italia/244216/
mercoledì 19 marzo 2014

Un cadavere tra i migranti soccorsi dalle navi di Mare Nostrum, emergono i dettagli operativi della missione militare-umanitaria


Conflitti tra la Guardia costiera e le navi della missione Mare Nostrum ?  Certo questa volta non li hanno potuti identificare tutti in mare prima dello sbarco, come stanno facendo con quelli recuperati dalla nave San Giusto, centro di identificazione galleggiante. Mantenendo chiuso lo sbarco a Lampedusa, si sono dovuti inventare Pozzallo come destinazione alternativa rispetto ad Augusta. Immaginiamo cosa sarà questa notte con 1000 persone ed oltre una struttura che appariva già al collasso con 400 persone. Il piano di accoglienza secondo altre fonti giornalistiche ( TV 2 News) sarebbe stato predisposto dalla Prefettura di Ragusa. In queste condizioni può davvero succedere di tutto. Occorrerebbe  un piano regionale ed un trasferimento immediato verso strutture di vera accoglienza in tutte le regioni italiane, ma si continua ad utilizzare la Sicilia come contenitore di vite a perdere, nella consapevolezza poi che comunque molti fuggiranno verso i paesi dell'Europa centrale e settentrionale.

dall'articolo a firma di Mauro Seminara

" La Guardia Costiera è stata chiamata all’intervento su altri barconi, uno dei quali, con 268 persone a bordo, aveva eluso la sorveglianza di Mare Nostrum ed era giunto fino a circa dieci miglia nautiche ad est di Lampedusa. Altre motovedette dei soccorritori dipendenti dal Ministero dei Trasporti sono state impiegate per effettuare il servizio taxi dal punto di soccorso fino alla costa sud della Sicilia dove si sono dirette anche le stracolme navi militari. Destinazione Pozzallo quindi anche per la fregata Euro e per il pattugliatore Cigala Fulgosi. Dovranno attendere l’arrivo su terraferma i migranti ancora a bordo di Nave San Giusto, l’anfibia della flotta che funge da centrale operativa della missione e a bordo della quale i migranti vengono anche preidentificati dalla polizia scientifica e dalla task force del Ministero degli Interni. Assenti invece dal centro di prima accoglienza galleggiante gli operatori delle organizzazioni umanitarie che dovrebbero fornire ai migranti le immediate informazioni sul diritto d’asilo in particolar modo".

"La procedura di soccorso attuata rischia di essere in netto contrasto con le direttive previste dal trattato di Dublino secondo il quale i migranti hanno diritto di chiedere protezione al paese che li soccorre, o in cui giungono, entro le prime 24 ore. Di fatto, una nave militare italiana in acque internazionali è territorio italiano ma a bordo non ci sono le organizzazioni umanitarie del progetto Praesidium finanziato dal Ministero degli Interni".

Aggiungo, a titolo personale, magari non proprio entro 24 ore e non per effetto della Convenzione di Dublino, ma certo entro qualche giorno,come previsto dalle direttive dell'Unione Europea in materia di procedure e di accoglienza, dunque appena si manifesta la volontà di chiedere asilo, e non dopo settimane o dopo avere ricevuto un provvedimento di respingimento da parte del questore.


http://www.linksicilia.it/2014/03/un-altro-cadavere-tra-i-migranti-soccorsi-oltre-duemila-in-48-ore-lampedusa-fuori-servizio/

Mille migranti salvati da Mare Nostrum in procinto di essere sbarcati nel porto di Pozzallo. Altri verso Porto Empedocle.


E li chiamano ancora "clandestini".
Piano piano viene a galla la reale destinazione delle navi della missione Mare Nostrum, che nei giorni scorsi ha recuperato in mare oltre 2100 migranti provenieti dalla Libia. Adesso la stampa locale indica la destinazione che assieme ad Augusta (Siracusa) sarà data alle navi che evidentemente non possono scaricare un numero così elevato di persone in un solo porto.
Rimane il dubbio sui passaggi successivi che saranno inflitti a persone già duramente provate. Il centro di prima accoglienza e soccorso di Pozzallo doveva chiudere per ristrutturazione e probabilmente adesso resterà ancora aperto, teatro di altri abusi ed omissioni come in passato. E la magistratura continuerà ad indagare a senso unico, solo alla caccia di qualche scafista, senza vedere quello che succede all'interno di un centro di prima accoglienza e soccorso che di fatto funziona spesso come centro nel quale i migranti rimangono confinati per mesi. Secondo le ultime notizie date da RAI Regione altri migranti sarebbero sbarcati a Porto Empedocle (Agrigento) dove esiste una tensostruttura che lo scorso anno è stata chiusa per le scandalose condizioni di "accoglienza" che offriva. Adesso riproveranno ad aprirla, poi passeranno agli stadi ed alle tendopoli.

http://www.radiortm.it/2014/03/19/pozzallo-in-arrivo-circa-mille-clandestini-subsahariani/

Un morto ed un ferito grave a bordo di uno dei barconi socorsi ieri da Mare Nostrum. La stampa torna ad occuparsi di migranti.


Perchè i giornalisti non vanno a vedere cosa siccederà ad Augusta ( Siracusa) nei prossimi giorni? O in altre province siciliane nelle quali i migranti saranno trasferiti ed abbandonati nei centri di accoglienza gestiti dalle prefetture in base alla legge Puglia del 1995. Come nella tendopoli allestita nel campo sportivo del Palanebiolo a Messina.
Ci si accorge dei nuovi arrivi di migranti raccolti dalle navi militari della missione Mare Nostrum, solo dopo che qualcuno di lascia la pelle. Per esalazioni di carburante...dicono.
Ed intanto ad Augusta, con qualche centinaio di posti a disposizione, per terra, in un palasport, ci si prepara all'arrivo di oltre duemila migranti. Del tutto incerta la loro successiva destinazione.
Oltre all'immigrato morto sembra che ci sia anche un ferito grave. Speriamo che i soccorsi siano tempestivi. E che l'accoglienza non sia ancora negazione di dignità e diritti.

 http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/03/19/news/immigrati_un_cadavere_su_barcone_soccorso_in_canale_sicilia-81363142/?ref=HREC1-11

http://www.siracusanews.it/node/46123

Aumenta ancora il numero delle persone raccolte in mare negli ultimi due giorni. Ed adesso dove li porteranno ?


Non 1000 o 1500  ma 2128 persone soccorse a sud di Lampedusa,in acque internazionali ma vicino alle acque libiche, in soli due giorni. Alcuni avvistamenti effettuati anche con i droni.
Malgrado i finanziamenti annunciati dal governo il sistema di accoglienza, anzi i diversi sistemi di accoglienza che spesso si sovrappongono, centri informali ex legge Puglia, Cara e Sprar sono ancora sottodimensionato.
Entro il 31 marzo i progetti Sprar dei comuni, finanziati per un triennio con diversi milioni di euro, dovrebbero essere avviati ma in alcune città come Palermo tutto sembra fermo, ed in mano ad i soliti noti.
 Comunque le persone partono ancora dalle coste libiche, malgrado la situazione assai critica che si registra in quei territori. Vengono fatti partire evidentemente a grandi gruppi, una strategia precisa, altro che navi madre...
 Qualcuno si e' illuso che con gli arresti di qualche scafista e con gli accordi con Libia, Tunisia ed Egitto si potessero bloccare le partenze. E sono tutti potenziali richiedenti asilo che non possono essere respinti. In aumento le donne ed i minori non accompagnati.

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/siracusa/dettaglio/articolo/gdsid/330100/ 




A Cipro detenzione illegale di richiedenti asilo. Anche questa è Europa. Le sbarre della fortezza.


Anche a Cipro, paese che sarebbe obbligato a rispettare le normative dell'Unione Europea in materia di protezione internazionale si pratica la detenzione arbitraria dei richiedenti asilo. Del resto non stupisce, ormai avviene in molti paesi europei, dalla Grecia all'Italia, dalla Bulgaria alla Slovenia.
E tra poco potrebbe essere applicata una nuova direttiva che amplia i casi di detenzione amministrativa dei richiedenti asilo. Le prassi di polizia anticipano già l'inasprimento delle leggi.

http://www.amnesty.fr/Presse/Communiques-de-presse/Chypre-Detention-abusive-de-migrants-et-de-demandeurs-asile-en-violation-du-droit-europeen-11185

Dopo l'accordo di partenariato con l'Unione Europea la Tunisia riprende ad espellere profughi


Ecco i primi passi del governo tunisino dopo l'accordo di partenariato di mobilità con l'Unione Europea. Espulsioni di persone che avrebbero diritto al riconoscimento dello status di rifugiati. Ma in Tunisia non esiste ancora una legge che riconosca effettivamente il diritto alla protezione internazionale e sembra che si stia violando pure la Costituzione che pure prevede il diritto di asilo.

http://lecourrierdelatlas.com/680219032014Expulsion-imminente-de-deux-refugies-en-violation-du-droit-tunisien-et-international.html
martedì 18 marzo 2014

Si aggrava la situazione di emergenza nel Canale di Sicilia e i vertici della Marina lanciano l'allarme terrorismo


Oltre 1200 i migranti salvati oggi a sud di Lampedusa, ed ancora tanti barconi da raggiungere. Pure in presenza di questi fatti qualcuno è ancora convinto che inasprendo gli strumenti repressivi si potrà ridurre il numero degli arrivi. E contrastare addirittura il terrorismo che, come è noto, si infiltra tra i migranti irregolari che vengono salvati in acque internazionali... Un teorema che negli anni ha ricevuto molte smentite ma che evidentemente fa comodo, anche per trovare nuovi finanziamenti.
Persino la Nato ammette che il pattugliamento delle navi della missione "umanitaria" Mare Nostrum ha una valenza strategica, di controllo del Mediterraneo centrale, in un momento in cui in Libia si riaccende il conflitto esterno.
Intanto unità militari d'assalto ( i Navy Seal) della marina statunitense sono già intervenuti per fare rientrare in Libia una petroliera, battente bandiera nordcoreana, che era partita da un porto della Cirenaica con un carico di petrolio venduto dai gruppi autonomisti che con le loro milizie controllano porti e terminal petroliferi in quella regione. E questo potrebbe essere solo il prologo per altri interventi armati a terra, magari per garantire al governo centrale di Tripoli il controllo delle frontiere e dei porti. I droni evidentemente non bastano.

Morta e sepolta la richiesta di aprire corridoi umanitari dalla Libia. Le persone, inclusi donne e minori, sempre più numerosi, devono rischiare la vita per chiedere asilo in Europa, anzi in Italia, perchè con le preidentificazioni a bordo delle navi di Mare Nostrum saranno "condannati" a rimanere per anni in Italia in condizioni di accoglienza disastrose. Lo impone, con poche eccezioni, il Regolamento Dublino III che il nostro governo, alla vigilia del semestre di presidenza dell'Unione Europa e in campagna elettorale per le prossime elezioni, naturalmente, non chiede neppure di modificare o di sospendere.

http://livesicilia.it/2014/03/18/emergenza-nel-canale-di-sicilia-migranti-in-pericolo-mille-gia-salvati_460577/

Protesta nel CIE di Trapani Milo. L'ente gestore, il consorzio Oasi, getta la spugna. Difficoltà economiche o rescissione della convenzione da parte della Prefettura ?


Ed adesso, lo terranno ancora aperto per quanto tempo ? Il CIE di Milo doveva essere chiuso da un mese, come aveva anticipato il Prefetto a gennaio. Evidentemente al ministero dell'interno non ci vogliono rinunciare, il centro serve soprattutto per richiedenti asilo sbarcati dalle navi di Mare Nostrum, che piuttosto che ricevere accoglienza, al momento dello sbarco ad Augusta, dopo le operazioni di preidentificazione svolte in mare, trovano già pronto un decreto di respingimento da parte del questore di Siracusa, questo soprattutto se sono egiziani, gambiani o tunisini.

  http://www.autistici.org/macerie/?p=30242

Accoglienza in amministrazione controllata. Quando ci si sporca le mani.


Connecting People chiede l'amministrazione controllata presso il Tribunale di Trapani. Una delle più grosse holding dell'accoglienza in Italia avrebbe difficoltà finanziarie ? Ma non stanno arrivando i finanziamenti dal ministero e dall'Unione Europea ? O ci sono ritardi da parte delle prefetture ?  Altre volte abbiamo visto cooperative e consorzi sciogliersi al momento più conveniente e riapparire come l'Araba Fenice quando c'era da spartirsi qualcosa. Stiamo a vedere, intanto la situazione dei centri di accoglienza e dei centri di identificazione ed espulsione sta peggiorando anche se nessuno ne parla più. Forse proprio per questo.

http://quotidianodibari.it/articoli/primo-piano/la-rivolta-dei-lavoratori-nel-cie-mentre-la-prefet/#.UyitRIV8BB5

Centinaia di migranti raccolti a sud di Lampedusa e trasbordati da una nave all'altra


Dopo il salvataggio trasbordi continui fino alla nave "commissariato di polizia" San Giusto. Nessuna informazione indipendente. Tutto avviene nell'hangar delle navi militari. Le immagini parlano chiaro.
Nessun diritto di difesa. Nessuna protezione immediata per i soggetti più vulnerabili, come le donne ed i minori non accompagnati  Nessuna possibilita' di accesso immediato alla procedura di asilo ma filtri e selezioni continue da parte della polizia. E non comunicano neppure dove li sbarcheranno. Qualcuno trovera' gia' pronto il provvedimento di respingimento adottato da qualche questore sulla base delle preidentificazioni eseguite a bordo delle navi militari.   Bene i salvataggi molto a sud di Lampedusa.Tutto il resto anticipa la violazione dei diritti fondamentali e la privazione della loro stessa dignita' , che subiranno non appena saranno sbarcati a terra.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-18/tredici-barconi-canale-sicilia-soccorsi-1200-migranti-214336.shtml?uuid=ABVN4z3

  http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/agrigento/dettaglio/articolo/gdsid/329843

Le immagini sono di archivio, le prassi per adesso sono queste, confermate da testimoni diretti : trasbordi continui ed identificazioni con prelievo delle impronte digitali a bordo della nave San Giusto, capo squadra della missione Mare Nostrum.

http://www.siracusanews.it/node/45927

Arresti di egiziani in tutta Italia. Avrebbero fatto parte degli equipaggi delle "navi madre" ed agevolato il passaggio dei profughi verso altri paesi europei.


Le procure di Catania e Siracusa ed il Nucleo antimmigrazione di Siracusa segnano un punto a loro favore con l'arresto, in diverse regioni italiane, di numerosi egiziani, colpevoli di avere imbarcato verso l'Italia centinaia di profughi, tra i quali molti siriani, e di avere poi facilitato il loro passaggio verso altri paesi europei. Tra gli arrestati anche due minori e per intero quindici componenti di un peschereccio ritenuto "nave madre" perchè sorpreso a trainarne un altro più piccolo carico di migranti. Vedremo quanto l'impianto accusatorio reggerà nel successivo corso del processo. E se gli arrivi in Sicilia sono diminuiti per effetto delle azioni di contrasto di quella che si efinisce ancora come immigrazione clandestina, o piuttosto per le mutate condizioni di vivibilità e transito nei paesi come l'Egitto e la Libia dai quali passavano i potenziali richiedenti asilo diretti verso l'Europa. Paesi dai quali oggi è sempre più difficile partire senza essere massacrati nei centri di detenzione o senza essere feriti, stuprati o uccisi ad un qualsiasi chek-point. Ma di questo non parla più nessuno. L'opinione pubblica ormai è sedata, e le pochi voci che richiamano alla realtà vengono isolate.Fanno più effetto notizie come questa.

http://www.siracusanews.it/node/46051

http://ctzen.it/2014/03/18/immigrazione-sgominata-banda-di-egiziani-agenzia-viaggi-organizzava-sbarchi-e-fughe/


Partenariato di mobilità UE-Tunisia. La esternalizzazione dei controlli di frontiera procede a tappe forzate


Un documento della rete MIGREUROP sul recentissimo accordo tra l'Unione Europea e la Tunisia.
Vedremo quanti giovani tunisini potranno entrare in Europa con visti agevolati. Di certo aumenterà il numero dei tunisini espulsi o respinti in patria, e forse si potrebbe aprire la strada anche per la riammissione in Tunisia di cittadini di paesi terzi che si siano imbarcati da quel paese per raggiungere uno stato europeo. Neppure una parola sui diritti dei rifugiati confinati nel campo di Sousha.

http://www.migreurop.org/article2491.html?lang=fr

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-208_it.htm

I profughi siriani costretti a nuove rotte per eludere il blocco in Egitto ed in Libia. Sette migranti siriani annegano a Lesvos.


Altra pagina vergognosa della quale si sono resi colpevoli stati europei che ambiscono a fare parte dell'Unione Europea. Come si trasformano i richiedenti asilo in migranti "illegali". Croazia e Serbia restino fuori. Se questa è Europa...

http://www.ansamed.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2014/03/17/Siria-decine-profughi-fermati-Croazia-Serbia_10245413.html

Ed intanto altri siriani muoiono nel tentativo di raggiungere la Grecia dalla Turchia. Le frontiere assassine dell'Unione Europea e l'inerzia degli organismi decisionali, alla vigilia delle elezioni europee, allunheranno ancora la lista delle vittime. Nessuna risposta alla richiesta di aprire canali umanitari per evitare il ricorso ai trafficanti. E l'Unione Europea si sta affrettando a concludere un partenariato di mobilità anche con la Turchia allo scopo di inasprire i controlli di fontiera e di velocizzare le procedure di riammissione, in cambio di una manciata di visti di ingresso, verso l'area Schengen, per i propri cittadini.

http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2014/03/18/news/grecia_sette_migranti_morti_tra_loro_due_bambini-81303002/

La marina militare USA interviene per bloccare la petroliera nordcoreana fuggita dalla Libia con il petrolio venduto dalle milizie armate che controllano la Cirenaica. Ed intanto due gravissimi attentati a Bengasi confermano l'anarchia che regna nel paese.


Ancora una volta gli Stati Uniti nel tentativo di fare ordine, ancora un intervento di "polizia internazionale" non si sa su quali basi giuridiche, ma ormai il diritto internazionale è dettato dai più forti. Nei giorni scorsi avevamo raccontato di questa petroliera con bandiera nordcoreana che aveva caricato greggio in un porto controllato dai separatisti della Cirenaica, bande paramilitari che controllano buona parte della Libia nordorientale. Adesso l'epilogo, o forse un passaggio della storia che ancora appare assai lontana da una conclusione. Su questo carico vietato si è giocato il posto il capo del governo libico Zeidan, uomo di fiducia degli occidentali, che a pochi giorni dal vertice di Roma sulla Libia del 6 marzo scorso, dopo essere stato dimissionato dall'assemblea costituente libica, e sostituito con il ministro degli esteri, è fuggito prima a Malta e poi in Germania, avendo anche un passaporto tedesco. Questo intervento degli americani prelude ad un intervento a terra che potrebbe portare di nuovo alla guerra civile. Cosa non si fa per il controllo dei pozzi petroliferi. Intanto nessuno si interessa delle decine di migliaia di migranti che rimangono intrappolati nell'inferno libico, in centri di detenzione che sono diventati luoghi di estorsione e di abusi quotidiani.

ansa.it

http://www.ansamed.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2014/03/17/Libia-Navy-Seal-prendono-controllo-petroliera-ribelle_10246791.html

Per saperne di più e per capire qualcosa occorre leggere la stampa libica, la petroliera sta facendo ritorno in Libia sotto controllo americano... la telenovela continua... ennesimo favore fatto al governo di Tripoli. Le conseguenze di questo intervento non si sono fatte attendere...

libyaherald.com

A Bengasi  in un attentato, uccise undici reclute, tra quei militari che dovrebbero essere addestrati dagli Stati Uniti e dalla missione EUBAM dell'Unione Europea per riportare sotto il controllo di Tripoli le frontiere ed i territori che non rispondono più al governo centrale.

libyaherald.

E non è finita, ancora un attentato mortale a Bengasi, dove ogni giorno vengono uccisi militari inviati dal governo centrale di Tripoli

http://www.libyaherald.com/2014/03/17/second-deadly-benghazi-car-blast/#axzz2wGQvDVeS
domenica 16 marzo 2014

Frontiere meridionali, migrazioni e asilo, tra controlli e nuove opportunità. Una sfida per l'Europa.



Frontiere meridionali, migrazioni e asilo tra controlli e nuove opportunità. Una sfida per l'Europa.

 

Introduzione.

L’aumento costante della circolazione dei migranti nel mondo, persone che vengono inquadrate spesso come “flussi migratori”, rimette in discussione il sistema dei controlli di frontiera, in un continuo conflitto tra la potestà degli stati di prevenire, sorvegliare e punire i tentativi di ingresso irregolare ed il rispetto dei diritti fondamentali della persona. Nessuno stato infatti ammette il principio della libertà di circolazione, e le frontiere rappresentano una delle residue manifestazioni della sovranità nazionale.

Di fronte al fenomeno delle migrazioni, e più di recente alla crescita dei potenziali richiedenti asilo (sempre che arrivino in Europa), si è fatto ampio ricorso alle politiche sicuritarie basate sulla logica dell’emergenza e sull'inasprimento dei controlli di frontiera. Diverse formazioni politiche, in Italia e nel resto d'Europa, hanno costruito la propria affermazione sulla base di campagne che proponevano all’opinione pubblica l’immagine distorta e distorcente dello straniero come “clandestino” e criminale, se non come potenziale terrorista. Le politiche che ne sono seguite, basate spesso su una costante falsificazione dei dati empirici e sulla mera propaganda ideologica, sono state caratterizzate da un crescente scarto tra le scelte legislative maturate in ambito nazionale, e più recentemente sovranazionale, e le prassi applicate dalle autorità, di polizia con il susseguirsi di una serie di fallimenti, rispetto agli obiettivi proposti, che hanno alimentato ulteriore allarme sociale e continuano a comportare costi umani sempre più elevati.

Il mutamento costante del quadro normativo di riferimento, e la frammentazione dei processi decisionali nell’ambito dell’Unione Europea, fino alle sedi di comitato ( come il COREPER) e di agenzie, o addirittura missioni, indipendenti ( come FRONTEX , EUROSUR ed EUBAM) rendono sempre più difficile la ricostruzione di una logica complessiva di intervento, e persino lì elaborazione di un quadro analitico, anche per i mutamenti repentini dei rapporti con i paesi definiti di emigrazione o di transito.

Di certo, la esternalizzazione dei controlli di frontiera e, conseguentemente, del diritto di asilo, nel tentativo di rendere più difficili le partenze in modo da contrastare l’ingresso nel territorio degli stati appartenenti all’Unione Europea, appare un processo ancora in corso, in continua oscillazione tra la dimensione dei rapporti bilaterali tra gli stati geograficamente più vicini e la prospettiva di accordi multilaterali, o tra l’Unione europea ed i singoli paesi terzi.  Meno visibile e caratterizzato da accordi internazionali quantomeno “fluttuanti”, se non da “protocolli operativi”, è il profilo dei rapporti tra i diversi paesi nelle attività di contrasto nelle acque internazionali di quella che si definisce come “migrazione illegale”, anche se è composta in prevalenza da potenziali richiedenti asilo.

 Rimangono dunque del tutto opache e rimesse sostanzialmente alla discrezionalità delle autorità di polizia le procedure di respingimento o di rimpatrio forzato, anche queste oggetto di accordi bilaterali o, più raramente, definite in base ad accordi tra l’Unione Europea, o agenzie come Frontex, ed i paesi terzi.

Mentre di fronte ad ogni “emergenza sbarchi” si afferma che l’immigrazione e l’asilo sono questioni di natura “europea”, o sovranazionale, ed in tal senso vanno anche i trattati e le convenzioni internazionali, si procede nel frattempo alla costruzione di una vasta rete di rapporti bilaterali nell’ambito dei quali ciascun paese cerca di spuntare il massimo vantaggio non solo nella direzione del controllo dei movimenti delle persone ma soprattutto nelle relazioni politiche e commerciali, nell’ambito delle quali la mobilità della forza lavoro e la questione dei richiedenti asilo vengono avvertite come variabili dipendenti, continuamente modificabili, in base alle esigenze del mercato e non certo in base al doveroso rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Una nuova politica europea in materia di immigrazione e d asilo non può prescindere da una netta discontinuità nei sistemi di controllo che sono destinati ad operare al di fuori delle frontiere dei singoli stati, ed in particolare degli accordi bilaterali o multilaterali stipulati soprattutto al fine di impedire i movimenti migratori irregolari. Occorre rivedere innanzitutto il sistema dei visti, che rappresenta uno degli aspetti più importante della esternalizzazione dei controlli di frontiera, e sempre al centro degli accordi, bilaterali o multilaterali, anche se poi la sua concreta attuazione ha dimostrato fallimenti evidenti. In questa direzione stanno andando gli ultimi accordi di partenariato sottoscritti tra l’Unione Europea con il Marocco, prima, con la Tunisia e con la Turchia, successivamente. In cambio di facilitazioni nel rilascio di visti di ingresso per i migranti economici, si ottiene un maggiore coinvolgimento dei paesi di origine nella riammissione delle persone che hanno raggiunto irregolarmente l’Europa, anche se sono cittadini di paesi terzi, quelli che vengono generalmente definiti come "clandestini", un termine che esprime disprezzo ed esclusione.  
Per una inversione di tendenza nelle politiche europee in materia di immigrazione ed asilo occorre recuperare consapevolezza della stretta correlazione dei controlli esterni e di quelli interni, tema sul quale si gioca la distinzione tra le politiche del lavoro e quelle della sicurezza.
Si dovranno riconsiderare tutti gli accordi, formali ed informali, volti a coinvolgere i paesi di transito e di provenienza nelle strategie di contrasto dell’immigrazione irregolare, accordi stipulati prima dai singoli stati, e poi in tempi più recenti, dall’Unione Europea.
Per accordi intendiamo non solo quelli stipulati dai governi con l’approvazione delle istituzioni parlamentari, ma anche tutti quei processi decisionali, fino ai memoriali d’intesa ed ai processi verbali, che hanno scandito nel corso degli anni le diverse fasi della collaborazione tra stati nel contrasto dell’immigrazione “clandestina” o “illegale”.

La conclusione di accordi bilaterali o multilaterali relativi ai movimenti migratori, e soprattutto la loro piena esecuzione, presuppone una relativa stabilità nelle aree geografiche interessate, ed è ampiamente dimostrata la stretta connessione tra le guerre civili (prima nei Balcani, poi in altri stati, dallo Sri Lanka alla Somalia, passando per l’Irak e l’Afghanistan, fino al più recente conflitto siriano, e poi il confuso processo delle primavere arabe, ancora lungi dall’essere concluso) ed il periodico incremento delle partenze, dei transiti o delle soste nei paesi più prossimi alle aree di crisi, e quindi dell’arrivo nei paesi di destinazione.

Di fronte all’espandersi di queste situazioni di conflitto, con un costante aggravamento delle violazioni delle persone, in particolare dei soggetti più vulnerabili come donne e minori, le definizioni e gli istituti legati all’asilo previsto da diverse Costituzioni nazionali e dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sono andate in crisi di fronte alla crescente esigenza di controllo delle frontiere e di contrasto di quella che si continua a definire come immigrazione illegale. In ogni caso, la stretta commistione tra richiedenti asilo e migranti economici in quelli che vengono definiti come “flussi misti” ha determinato un clima di generale sfiducia anche nei confronti dei potenziali richiedenti asilo, restringendo in numerose occasioni persino il diritto di accesso al territorio, per effetto di operazioni di respingimento, anche a caratttere collettivo, pure quando nella più recente evoluzione degli accordi bilaterali di riammissione si riaffermava il principio di non refoulement. Fenomeno che ha riguardato anche i rapporti di riammissione tra alcuni paesi europei, come si può verificare nel caso dei respingimenti collettivi praticati dalle autorità italiane verso la Grecia in base ad un accordo bilaterale del 1999 che prevede “procedure semplificate” ai fini della riammissione.

Le successive riforme delle procedure di asilo, sulle quali l’Unione Europea ha cercato di incidere con una serie di Direttive e Regolamenti, da ultimo nel giugno del 2013, sulla condizione di accesso al territorio e di accoglienza di chi fuggiva da conflitti e persecuzioni, hanno contribuito alla successiva restrizione di questo canale di ingresso,  con la creazione di canali paralleli di ingresso, come quelli consentiti per la protezione umanitaria o per la protezione temporanea, che hanno accentuato la precarietà delle condizioni di vita di queste persone.

Più recentemente si è cercato di esternalizzare nei paesi di transito, come la Tunisia, con l’esperienza disastrosa del campo di Sousha ( Choucha), anche le procedure di asilo, senza però raggiungere risultati soddisfacenti per la ritrosia dei principali paesi europei ad accogliere numeri significativi di persone alle quali era possibile riconoscere uno status di rifugiato nei paesi di transito. Paesi nei quali peraltro si registrava un numero assai alto di dinieghi e condizioni pessime di accoglienza, dal momento che in quei paesi si applicavano solo le regole della Convenzione di Ginevra del 1951, e non le regole più ampie introdotte dalle Direttive dell’Unione Europee e dalle normative nazionali in materia di protezione umanitaria e temporanea. Adesso con la Tunisia l'Unione Europea ha firmato un accordo di partenariato che non sembra garantire nè il rispetto dei diritti fondamentali dei potenziali richiedenti asilo che ancora si trovano in quel paese, nè un sostanziale incremento del numero dei lavoratori tunisini che potranno godere di un visto di ingresso per entrare legalmente in un qualsiasi stato europeo. E sulla circolazione dei lavoratori migranti si registra già una forte polemica ed una stretta da parte di alcuni stati con riferimento ai cittadini appartenenti all'Unione Europea e non mancano proposte che tendono a limitare persino i principi di libertà affermati dal Regolamento e dal Codice frontiere Schengen, posizioni che vanno duramente contrastate con una battaglia per la cittadinanza europea di residenza.

L’assenza di una politica comunitaria unitaria in materia di immigrazione ed asilo, a partire dall’impossibilità di individuare una procedura unica e criteri generalmente condivisi per la distribuzione dei richiedenti asilo, ha ridotto nel frattempo la “solidarietà europea” ad una mera questione contabile per il finanziamento dell’agenzia FRONTEX e per il funzionamento del sistema Dublino, nella distribuzione dei richiedenti asilo e dei titolari di uno status di protezione sussidiaria tra i diversi Paesi dell’Unione europea. La maggior parte delle persone che riuscivano a raggiungere l’Europa non vi entrava da sud, o clandestinamente, ma si avvaleva del sistema dei visti brevi (unificati) Schengen che rilasciati da un qualunque Paese dell’Unione garantivano, e garantiscono ancora oggi, la libera circolazione per tre mesi in tutti gli stati appartenenti all’UE.
Sembra dunque fallito il sistema di controllo delle frontiere esterne delineato tra il 1985 e il 1990 dagli accordi di Schengen e di Dublino, come è confermato dalla crescita esponenziale dei cd. “overstayers”, migranti irregolari che sono entrati con un visto breve Schengen (VIS) e dalla riduzione dei soggetti che accedono alla procedura di asilo alle frontiere europee, anche per i comportamenti abusivi di Paesi come la Grecia o Malta che non sono apparsi particolarmente inclini a collaborare nello ambito di una gestione congiunta delle richieste di asilo. Non è stata neppure approvata la proposta di direttiva del 2001 che prevedeva la possibilità di canali di ingresso legale per ricerca di lavoro.

A livello europeo si è raggiunto soltanto un accordo di facciata sulle misure repressive che dovrebbero arginare i movimenti secondari dei migranti irregolari come il Regolamento 2004/2007/CE istitutivo dell’Agenzia per il controllo delle frontiere esterne (FRONTEX), ma, senza canali di ingresso legali, le politiche di sbarramento delle frontiere aumentano il tasso delle partenze degli immigrati irregolari e dunque il profitto dei trafficanti oltre ad arricchire i datori di lavoro che sfruttano i migranti costretti all’ingresso clandestino. E questo disastro umano viene propagandato come un “successo storico” anche se sono soltanto 80-90.000 all’anno i migranti che riescono ad attraversare il Mediterraneo giungendo in Europa, mentre sono diverse centinaia di migliaia coloro che attraversano clandestinamente le frontiere terrestri, o giungono negli aeroporti internazionali, oppure ancora si trattengono nel territorio europeo dopo la scadenza del visto breve ( tre mesi) previsto dal Codice delle Frontiere Schengen. Le successive scelte dell'Unione Europea con la creazione del sistema di condivisione dei dati EUROSUR e con le missioni di addestramento e monitoraggio affidate all'agenzia EUBAM hanno confermato una politica estera dell'Unione Europea basata sul rafforzamento degli apparati repressivi, anche di quelli operanti in paesi di transito che non garantivano il minimo rispetto dei diritti fondamentali della persona.



     Il ruolo di Frontex nella scacchiera degli accordi bilaterali e multilaterali

L'agenzia per il controllo delle frontiere esterne denominata Frontex costituisce lo snodo essenziale delle politiche di "lotta all'immigrazione clandestina", se non di vero e proprio blocco dei movimenti migratori, anche se con modalità di intervento assai diversificate a seconda dei rapporti che intercorrono tra i Paesi frontalieri dei tre grandi settori del Mediterraneo (occidentale, centrale e orientale). L'intensificazione dei controlli di frontiera si è tradotta così nella esternalizzazione del diritto di asilo, o nella cancellazione sostanziale di questo diritto, come si è verificato anche nell'ambito dei rapporti tra Italia e Libia. L'effetto deterrente costituito dallo schieramento nel Mediterraneo di unità militari, finanziato dall'Unione Europea, non ha comunque arrestato i movimenti migratori clandestini, ma ne ha reso più pericolosi gli itinerari, anche per il ricorso ad imbarcazione sempre più piccole per sfuggire ai controlli dei radar e degli aerei ricognitori. Se è diminuito il numero degli immigrati transitati attraverso la Libia ed il Marocco verso l'Italia e la Spagna, è aumentato il numero delle partenze dalla Mauritania, dal Senegal, persino dalla Guinea Conakry, di migranti diretti verso la Spagna, e dall'Algeria, dalla Tunisia, dalla Turchia, attraverso la Grecia, e Cipro, di migranti diretti in Italia, non solo verso la Sicilia, ma anche verso la Sardegna, e di nuovo verso la Puglia e la Calabria. Secondo l’art. 5 del Protocollo aggiuntivo del 2007, “qualora si raggiungessero accordi con FRONTEX per considerare l’impegno bilaterale italo-libico nell’ambito dell’azione di contrasto dell’immigrazione clandestina d’interesse di tutta l’Unione Europea, saranno in quella sede definiti i necessari accordi per il successivo finanziamento delle operazioni di pattugliamento marittimo condotte congiuntamente dall’Italia e dalla Gran Giamahiria.

Mentre nel Mediterraneo centrale si è puntato soprattutto sugli accordi bilaterali, accompagnati da protocolli operativi concordati tra le forze di polizia, che hanno permesso all’Italia respingimenti collettivi in Libia, e non solo, come quelli sanzionati dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo il 23 febbraio 2012, nel Mediterraneo occidentale ed in Atlantico nel 2007, in Grecia a partire dal 2011, si è registrato l’intervento massiccio delle unità militari delle missioni Frontex, che hanno eseguito anche respingimenti collettivi veri e propri, al punto che una recente sentenza della corte di giustizia del Lussemburgo impone al Consiglio ed al parlamento di riconsiderare entro breve tempo, sei mesi, le linee operative adottate nel 2010, con criteri eccessivamente elastici che lasciavano troppo spazio alla discrezionalità degli stati e delle forze di polizia.
La prospettiva dei nuovi accordi bilaterali, come i Protocolli operativi del 2007 e il Trattato di amicizia del 2008 tra Italia e Libia, va ben oltre la semplice riammissione dei clandestini e comprende aspetti operativi di collaborazione finalizzata al respingimento in mare e di supporto logistico alle operazioni di blocco dell’immigrazione clandestina nei paesi di transito (dalla fornitura di mezzi militari al finanziamento dei campi di detenzione amministrativa e dei successivi accompagnamenti forzati). Gli interventi basati sulla cooperazione bilaterale dei Paesi rivieraschi vengono così riproposti come la “soluzione finale” per bloccare i flussi misti, di migranti economici e potenziali richiedenti asilo che tentano di raggiungere le coste siciliane, all’interno di nuove scelte di politica estera che tendono alla “esternalizzazione” dei controlli di frontiera.

Alla fine di marzo del 2010, il Parlamento europeo ha varato le linee-guida per la ricerca, il soccorso e lo sbarco degli immigrati in pericolo in mare, con una serie di disposizioni che pur non avendo un carattere strettamente vincolante, riguardano l’Agenzia per le frontiere FRONTEX, prevista dal regolamento 2007/2004/CE. Non si è modificato dunque il regolamento istitutivo dell’Agenzia, ma a causa del suo tenore estremamente generico è stato possibile integrarne la portata con delle “linee guida”. Non sembra che la scelta adottata porterà a prassi più sicure nei confronti di coloro che tentano la traversata per mare verso l’Europa e notevoli dubbi in tal senso erano stati sollevati anche dal Comitato LIBE che aveva suggerito al Parlamento la bocciatura della proposta della Commissione. Sembra in sostanza che la discrezionalità delle forze di polizia e dei governi nelle operazioni di respingimento in mare resterà assai elevata e dunque permarranno le ragioni dei ritardi che nel tempo hanno prodotto processi penali a carico di coloro che intervenivano in azioni di salvataggio ed un aumento consistente delle vittime per la sistematica omissione di soccorso in acque internazionali, omissione preordinata che l’assenza di regole vincolanti in qualche modo agevola e copre.

Lo sbarco delle persone intercettate o soccorse dovrà essere operato in conformità del diritto internazionale e degli eventuali accordi bilaterali applicabili tra gli Stati membri e i Paesi terzi. Il Parlamento europeo ha ribadito, inoltre, la necessità di un maggiore controllo parlamentare sulle attività dell’Agenzia FRONTEX, anche alla luce delle critiche formulate da talune ONG sulle procedure utilizzate nei confronti dei migranti.

Nella maggior parte dei casi le operazioni marittime coordinate da FRONTEX diventano operazioni di ricerca e salvataggio. FRONTEX tuttavia non diventa un’agenzia SAR (ricerca e soccorso); il suo compito è contribuire all’attuazione delle norme sui controlli di frontiera. In pratica, il fatto che diventino di ricerca e salvataggio sottrae tali operazioni all’ambito di applicazione del coordinamento di FRONTEX e del diritto comunitario. L’obbligo di prestare soccorso in mare e le competenze delle autorità SAR sono disciplinati dal diritto internazionale, che però gli Stati membri interpretano e applicano in modo eterogeneo. 

Di fronte ai ritardi ed alle esitazioni della "Task force" istituita nel novembre 2013 dalla Commissione dell'Unione Europea per rivedere le regole operative delle missioni Frontex occorre garantire da subito il rispetto di tale obbligo internazionale e l' applicazione del regime SAR. Bisogna stabilire il principio della cooperazione tra frontex con le autorità SAR nazionali già prima dell’inizio dell’operazionedi salvataggio, specificando inoltre quale autorità SAR debba essere contattata di volta in volta, qualora l’autorità responsabile non risponda, in modo che tutte le unità partecipanti alle missioni Frontex contattino la stessa autorità SAR. Occorre poi adottare una regola rigida con sanzioni esemplari per garantire il rispetto dell'obbligo internazionale di sbarco in un luogo sicuro (place of safety) che non è necessariamente il porto più vicino, dove i diritti umani dei naufraghi, seppure in sicurezza dal punto di vista del salvataggio in mare, potrebbero essere ancora a rischio.

Un’altra divergenza tra gli Stati membri riguarda l’identificazione della situazione che impone l’assistenza: per alcuni Stati membri la nave deve essere sul punto di affondare, per altri è sufficiente che la nave non sia idonea alla navigazione; per alcuni Stati membri è necessario che le persone a bordo chiedano assistenza, per altri no. La proposta si basa sul regime SAR e prevede che, allorché sorgano dubbi sulla sicurezza di una nave o sull’incolumità di una persona a bordo, debbano essere contattate le autorità SAR cui vanno trasmesse tutte le informazioni necessarie per stabilire se sussista una situazione SAR.

Determinare il luogo in cui dovrebbero essere condotte le persone soccorse è cosa difficile ritenuta il punto debole del regime SAR.  Le modifiche del 2004 fanno obbligo a tutti gli Stati di cooperare per risolvere le situazioni SAR; con la loro cooperazione, lo Stato competente per la regione SAR deve decidere dove trasferire le persone soccorse. Uno Stato membro ( Malta) non ha accettato tali modifiche. L’aspetto controverso era il luogo in cui le persone soccorse devono essere sbarcate nel caso in cui lo Stato competente per la regione SAR venga meno ai suoi obblighi al riguardo. Alcuni Stati membri sono riluttanti a partecipare alle operazioni perché temono di essere poi costretti a trasferire le persone soccorse nei loro territori. Occorre fissare regole rigide ed inderogabili, non soggette ad alcuna negoziazione che potrebbe fare perdere tempo prezioso per i soccorsi e risolvere tali situazioni specificando che, qualora lo sbarco in un paese terzo non sia possibile, esso ha luogo nello Stato membro che ospita l’operazione. 

Dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 il Consiglio e la Commissione dell'Unione Europea avevano avvertito la necessità di una nuova politica in materia di immigrazione ed asilo e di nuove regole vincolanti per le missioni di Frontex , ma, a distanza di quasi sei mesi, si può dire che nulla è cambiato e che l'Unione Europea procede in ordine sparso, tentando di stipulare accordi di partenariato e di mobilità in modo da ottenere dai paesi di transito e di origine un maggior numero di riammissioni di loro cittadini irregolari ed una intensificazione dei controlli di frontiera in cambio di un certo numero di visti di ingresso per lavoro ( generalmente qualificato) e di altre facilitazioni economiche sul terreno degli scambi commerciali e del trasferimento di tecnologie. Una politica che rimane ancora quella della "condizionalità migratoria", inaugurata da Sarkozy nl 2008, che ha anteposto la chiusura delle frontiere al rispetto dei diritti umani della paersona migrante e della sua stessa vita. Una politica che ha comportato di fatto il blocco di qualsiasi effettiva possibilità òegale di ingresso per ricerca di lavoro e che ha trasformato i potenziali richiedenti asilo in "migranti illegali" da respingere o da detenere, ma comunque da considerare come irregolari fino a quando non veniva offerta loro la possibilità di presentare una richiesta di asilo



  Ipotesi ricostruttive e proposte concrete

Gli accordi di riammissione con i Paesi nord-africani sono basati sul presupposto che questi paesi, ad eccezione della Libia, hanno aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Quando poi si va a considerare la dimensione effettiva del diritto di asilo in questi stati si verifica come il diritto di asilo venga riconosciuti in poche centinaia di casi. Non si può ritenere sufficiente l’adesione formale alla Convenzione di Ginevra, se poi i singoli stati si comportano in modo da violare i principi essenziali di quella convenzione, e neppure consentono il tempestivo intervento dei funzionari dell’ACNUR. In questo quadro, può costituire la premessa per gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona il coinvolgimento nelle pattuglie FRONTEX di unità navali di Paesi che non rispettano i diritti dei richiedenti asilo, come Malta, la Tunisia e la Libia. 

Non si dovranno più verificare espulsioni o respingimenti verso paesi che non garantiscono i diritti fondamentali della persona umana, a partire dal diritto di asilo. Ci sembra che su questo almeno le nuove linee guida adottate dal Parlamento Europeo nel 2013 esprimano una posizione di salvaguardia che non potrà essere ignorata dalle autorità nazionali. Piuttosto che finanziare campi di detenzione amministrativa nei paesi di transito, strutture che diventano luoghi di abusi e di traffici di ogni tipo, occorre istituire, in questi stessi paesi, veri e propri centri di accoglienza per i richiedenti asilo, ma solo a condizione che siano gestiti da organizzazioni umanitarie indipendenti. Bisogna anche estendere l’istituto dell’asilo extraterritoriale, dare quindi la possibilità effettiva, e non solo sulla carta, di presentare una richiesta di asilo nei Paesi di transito e di garantire un rigoroso rispetto del principio di non refoulement previsto dalla Convenzione di Ginevra anche tra i paesi di transito ed i paesi di origine.

Deve essere riconsiderata dai Parlamenti nazionali e dagli organi dell'Unione Europea la materia degli accordi di riammissione, sia perché in contrasto con le normative internazionali e interne in materia di protezione dei diritti fondamentali della persona migrante, sia perché le azioni di polizia attuate sulla base di tali accordi sono sottratte ad ogni effettivo controllo giurisdizionale. Gli accordi bilaterali o multilaterali già stipulati con i paesi di transito e di provenienza vanno revocati o comunque rinegoziati, ed eventuali accordi futuri, comunque discussi e approvati dalle assemblee parlamentari, dovranno essere strettamente conformi alle norme internazionali e costituzionali sulla tutela dei diritti fondamentali della persona, a partire dalla Carta di Nizza, che vieta le espulsioni collettive, e dalla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo, che prevede, in caso di violazione, mezzi immediati di ricorso davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

Di fronte alle crescenti difficoltà che incontrano i potenziali richiedenti asilo nei Paesi del Nord Africa, e della situazione di grave incertezza nella quale in Libia rischiano di finire stritolati migliaia di uomini, donne, minori, se di provenienza subsahariana, occorre rinnovare con la maggiore energia possibile la richiesta per l’apertura di canali di evacuazione umanitaria, non soltanto verso la Tunisia e l’Egitto, come in qualche modo OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) sta tentando di garantire, ma verso tutti quei Paesi europei che hanno dislocato davanti alle coste libiche decine di unità militari che non fanno niente per salvare la vita dei profughi ancora presenti in Libia. Occorre salvare subito i profughi in mare su imbarcazioni che non garantiscono la navigazione in condizioni di sicurezza. Non basta la semplice scorta. Non si può attendere di ritardare i soccorsi fino all’ultimo, in modo che le loro carrette affondino in alto mare, in acque internazionali, magari durante le consuete dispute tra Italia e Malta sulla competenza a condurre azioni di salvataggio, o peggio ancora quando sono già in vista della salvezza, sugli scogli di Pantelleria e Lampedusa.
Si dovrebbero attrezzare anzi veri e propri centri di pronta accoglienza ai confini della Tunisia e dell’Egitto per fare ripartire verso l’Europa, nella legalità, con operazioni di reinsediamento (resettlement) tutti i potenziali richiedenti asilo, come somali, sudanesi, eritrei, etiopi, ivoriani e di altre nazionalità. Ma questa non può che essere una risposta parziale.
È sempre più urgente aprire la possibilità di ingresso legale per lavoro, anche stagionale. E su questo andrebbero sviluppati accordi bilaterali o multilaterali. Anche in tempi di crisi il problema della concorrenza con i lavoratori autoctoni non si risolve inasprendo le pene con decreti d'urgenza e producendo nuova clandestinità, ma aumentando le tutele per tutti e la legalità dei meccanismi di reclutamento. Si nota già oggi, peraltro, un calo degli ingressi di lavoratori immigrati in Italia, proprio a fronte del ritardo del paese ad uscire da una crisi che altri stati dell’Unione Europea hanno già lasciato alle spalle.
Occorre rivedere radicalmente il Regolamento Dublino, recentemente modificato, che continua a mantenere tutte le criticità già evidenziate in passato, comporta un allungamento abnorme dei tempi e non impedisce certo i successivi trasferimenti da uno stato all'altro all'interno dell'Unione Europea. 
Occorre aprire al più presto corridoi umanitari, anche attraverso il rilascio di visti Schengen da parte delle diverse ambasciate dei paesi europei, in modo da ridurre, se non elidere, i rischi delle traversate sulle carrette del mare, ed anche per porre fine agli abusi che i migranti in transito subiscono , ad esempio in Egitto, nel Sinai, ed in Libia, nel silenzio della comunità internazionale.
In tutti i paesi europei dovrebbe essere garantito e monitorato il funzionamento di sistemi di prima e seconda accoglienza nazionali che riducano la dispersione dei migranti che richiedono una qualche forma di protezione, dispersione che assunme contorni sempre più inquietanti quando si tratta di soggetti vulnerabili, di vittime della tratta, di donne e di minori non accompagnati.
Sono queste soluzioni che potrebbero trasformare lo stato di emergenza permanente in materia di immigrazione e asilo in Italia ed in Europa, una situazione che comporta gravi violazioni dei diritti fondamentali delle persone, in una possibile politica di accoglienza ed integrazione, che permetterebbe di affrontare anche il problema dell’immigrazione irregolare, riducendone innanzitutto l'entità,  in modo più efficace e al contempo più rispettoso dei diritti umani.

Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro