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sabato 31 maggio 2014

Che fine ha fatto il rimorchiatore Asso venticinque ? Dirottato su Augusta, "per problemi organizzativi".


Le prime notizie nella mattinata del 31 maggio davano in rotta verso Pozzallo, con un ingente carico di profughi, il rinorchiatore Asso Venticinque, normalmente a servizio della piattaforma petrolifera di Bouri Field a 75 miglia dalle coste libiche. Lo stesso rimorchiatore che aveva prestato i primi soccorsi ai naufraghi della tragedia del 12 maggio. 

 Si apprende oggi primo giugno dal Giornale di Sicilia che

" Arriverà ad Augusta, nel Siracusano, il rimorchiatore Asso 25 che ieri aveva soccorso 1.300 migranti nel Canale di Sicilia. La destinazione iniziale era quella del porto di Pozzallo, nel Ragusano, ma la destinazione finale è stata cambiata per problemi organizzativi"
Certo 1300 persone, per oltre un giorno a bordo di un rimorchiatore, dopo un viaggio nel quale hanno rischiato di morire, saranno in condizioni fisiche e psicologiche assai difficili. Speriamo che a terra trovino tutta l'accoglienza e l'assistenza di cui hanno bisogno.

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/349081/

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/05/31/immigrazione-3.300-in-arrivo-in-sicilia_6ff5a26f-a30b-4795-8cd0-387d43fe7dcc.html

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/ragusa/dettaglio/articolo/gdsid/349049/

http://www.marinetraffic.com/it/ais/details/ships/



Nel marasma dei salvataggi un barcone arriva direttamente nel porto di Pozzallo. Gli scafisti confessano e vengono arrestati.


Oltre 3300 migranri salvati in poche ore, qualche barcone filtra attraverso l'operazione Mare Nostrum e si presenta questa mattina davati alle coste di Pozzallo (Ragusa). Il comandante dichiara di essere stato "ombreggiato" da una motovedetta maltese, nelle acque ricadenti nella zona SAR ( ricerca e soccorso) di Malta. Meglio così, se i maltesi li avessero bloccati, sarebbero rimasti a Malta per mesi in una condizione di detenzione amministrativa a tempo indeterminato. Questa volta il peschereccio era più grosso, c'era un comandante che si è subito dichiarato, chiarendo che gli altri costituivano il suo equipaggio. Circostanze di cui il giudice penale non potrà non tenere conto. Del resto questi barconi sono l'unica possibilità di fuga dall'inferno in Egitto ed in Libia, e se l'Europa non apre corridoi umanitari le organizzazioni criminali si avvantaggeranno della incapacità dei politici a risolvere questa questione, su questo si specula, il bisogno di fuga è indotto dalla situazione nei paesi di transito e dalla mancanza di vie legali di accesso in Europa.

Un esodo che si doveva attendere, dopo giorni di pausa degli sbarchi, mentre in Egitto e Libia aumentano la pressione sui migranti in transito, definiti tutti "illegali" comprese donne e bambini. Ed adesso dove trasferiranno questi migranti ? Si pensa ancora di affrontare la prima accoglienza con la circolare governativa del 20 marzo 2014 che stabilisce il 30 giugno prossimo come scadenza degli interventi di prima accoglienza affidati alle prefetture con i CAS ( centri di accoglienza straordinaria) in convenzione con i privati ?

http://www.radiortm.it/2014/06/01/la-polizia-giudiziaria-arresta-5-scafisti-tunisini-responsabili-dello-sbarco-di-205-migranti-lorganizzazione-ha-incassato-350-000-dollari-per-il-viaggio-verso-litalia/

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/ragusa/dettaglio/articolo/gdsid/349238/

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/05/31/immigrati-giunti-pozzallo-migranti-bordo-peschereccio_IPaHcbsUPgNA0BUdeAfCPK.html

http://www.lastampa.it/2014/05/31/

http://www.nanopress.it/cronaca/2014/05/31/nuovo-sbarco-di-migranti-a-lampedusa-pozzallo-e-porto-empedocle-2800-persone-tratte-in-salvo/14157/




Dopo una breve pausa riprendono gli arrivi di massa dalla Libia e dall'Egitto. Italia impreparata ed Europa assente.


Oltre 3300 persone in arrivo in diversi porti della Sicilia. Come ampiamente prevedibile, non appena in Libia si riaprono le strade ed ai chek-point non si spara più, riprendono le partenze dei profughi intrappolati in quel paese, tutti potenziali richiedenti asilo, con numerose donne e bambini, soprattutto siriani. Gli ultimi salvataggi sono avvenuti nei pressi delle piattaforme petrolifere offshore di Bouri Field, dove il 12 maggio si inabissò una imbarcazione con numerosi migranti che risultano ancora dispersi. Tra gli altri mezzi che hanno operato nell'azione SAR ( ricerca e salvataggio) è intervenuto il rimorchiatore di servizio a quelle piattaforme, ma i soccorsi sono stati più rapidi che in passato, ed anche se diversi migranti sono finiti in mare, non sembra che ci siano state altre vittime. Questa volta le navi di Mare Nostrum hanno operato più  asud , come hanno fatto per tutto l'inverno, ma 70-80 miglia dalle coste libiche è intervenuto il rimorchiatore ASSO Venticinque. Una posizione da presidiare per garantire maggiori possibilità di sopravvivenza a chi è costretto a fuggire dalla Libia per le persecuzioni quotidiane a cui è sottoposto. Non lo scrive nessuno, ma tutte le donne e la maggior parte dei minori che sono raccolti in mare subiscono in Libia abusi quotidiani, lo raccontano in tanti quando si riesce a costruire un rapporto di fiducia, lontano dagli interrogatori di polizia che purtroppo continuano ad avvenire anche a bordo delle navi, e chiunque parla di blocco delle partenze si rende complice di stupri ed uccisioni.

Si parte anche dall'Egitto, dopo che il governo militare al potere ha intensificato la sua azione repressiva nei confronti dei migranti in transito in quel paese. Spesso partono uomini soli e lasciano indietro le loro famiglie, oppure donne e bambini, e lasciano indietro i loro uomini, padri e mariti, le organizzazioni criminali hanno così una garanzia in più per farsi pagare il passaggio, di fatto un riscatto, dopo un vero e proprio sequestro di persona. Ma in Italia tutto questo non viene fatto emergere ed è solo caccia allo scafista, spesso un migrante come gli altri, che non ha nessun collegamento con l'organizzazione criminale che lo ha reclutato tra gli altri migranti, con la promessa di un passaggio gratuito con qualche migliaio di euro come ricompensa. Dai processi, celebrati generalmente con rito abbreviato, non si riesce neppure ad apprendere il numero esatto dei dispersi durante le stragi. Le testimonianze dei migranti che non servono per la incriminazione degli scafisti vengono accantonate o ritenute poco credibili, soprattutto quando potrebbero fare emergere ritardi negli interventi o "cooperazione pratica" con autorità militari di altri paesi. Questa volta probabilmente, con un numero così elevato di profughi da soccorrere, le navi militari non avranno potuto funzionare come uffici di polizia e numerosi interventi di soccorso sono stati operati da navi commerciali, come il rimorchiatore Asso Venticinque che arriverà nel porto di Pozzallo (Ragusa) oggi pomeriggio..

Intanto l'Europa si prepara al Consiglio Europeo di Bruxelles del 25-26 giugno prossimi senza avere una sola proposta concreta per dare accoglienza condivisa tra i diversi paesi a queste persone, costrette perciò alla clandestinità anche dopo lo sbarco in Sicilia. Gli unici punti sui quali in Europa si raggiungono intese sono sui rimpatri forzati e sui respingimenti da affidare alle unità di Frontex, magari in accordo con paesi che, come la Turchia e la Libia non rispettano i diritti umani. Nessuna disponibilità a livello europeo sull'apertura di corridoi umanitari dai paesi di transito per riconoscere finalmente il diritto ad un accesso protetto, in condizioni di legalità, a quanti fuggono da guerre, persecuzioni e dittature. Anzi altri accordi UE con paesi come la Turchia ed il Marocco per intensificare il contrasto di quella che chiamano ancora come "immigrazione illegale".

 Mentre Grillo stringe accordi con le destre europee che vorrebbero sbattere la porta in faccia anche a queste persone, cancellando l'art. 10 della Costituzione italiana che prevede il diritto di asilo e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, l'Italia è assolutamente impreparata ad affrontare questo nuovo esodo e il governo ha fissato al 30 giugno la fine dei finanziamenti stanziati per i centri di accoglienza straordinaria che al momento accolgono in condizioni vergognose oltre 20.000 persone.
Il potenziamento annunciato del sistema SPRAR fino a 20.000 posti, non sarà che una goccia nel mare, perchè questo sistema di seconda accoglienza è ingolfato già adesso, anche a fronte dei ritardi che determinano le questure e le prefetture, e per i minori alcuni tribunali minorili, che impiegano tempi molto più lunghi di quelli previsti dalla legge per emettere i provvedimenti di loro competenza e dare autonomia e libertà di circolazione ai migranti. Le Commissioni territoriali competenti ad esaminare le domande di asilo non sono state ancora potenziate come era stato promesso a gennaio, e, malgrado lavorino al massimo delle loro possibilità, non riescono ad esitare in tempi brevi le decisioni sulle richieste di protezione internazionale.

Abbiamo chiesto da mesi una revisione sostanziale del Regolamento Dublino III e l'apertura di canali umanitari dai paesi di transito, senza nessuna risposta concreta da parte delle istituzioni italiane ed europee. In questa situazione si devono attivare tutti coloro che possono dare un contributo con l'assistenza e l'accompagnamento volontario dei migranti, interponendosi tra loro e le istituzioni che li confinano e li costringono a nuove clandestinità, contrastando gli innumerevoli tentativi di speculazione alimentati dallo stato di abbandono in cui vengono lasciati. Sarà un compito immane, in assenza di qualunque programmazione degli interventi pubblici, che considerano le persone come numeri o come pacchi da spedire da un luogo all'altro, ma in questo momento non rimane altro da fare.

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2014/05/31/immigrazione-3.300-in-arrivo-in-sicilia_25859b0f-0be1-4498-9a55-02cd782cc141.html

http://agrigento.blogsicilia.it/in-arrivo-a-porto-empedocle-837-migranti-salvati-nel-canale-di-sicilia/257696/

 http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/sbarchi-migranti-lampedusa-31-maggio-2014.html

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/05/31/news/





giovedì 29 maggio 2014

La montagna partorisce il topolino. La Task Force dell'Unione Europea, creata dalla Commissione dopo le stragi di ottobre, propone un documento.


Altri obiettivi falliti da parte dell'Unione Europea. Solo contrasto e sanzioni penali. Di quella che definiscono immigrazione illegale, salvare vite umane non è una priorità. Ma le task force non mancano. Come quella nominata dalla Commissione dell'Unione Europea su Frontex dopo le stragi di ottobre nel Canale di Sicilia.
Continua il balletto di responsabilità tra Commissione e Consiglio dell'Unione Europea, mentre il nuovo Palamento Europeo sarà pieno di razzisti e di nazisti, sempre più difficile l'individuazione di regole certe per salvaguardare la vita, la dignità ed i diritti dei migranti che vi transitano.


http://ec.europa.eu/dgs/home

http://www.europeaninstitute.org/February-2014/illegal-immigration-and-the-eu-action-on-the-horizon-221.html

http://www.whenyoudontexist.eu/a-missed-opportunity-why-is-the-eu-migration-task-force-failing-to-meet-its-objective-to-save-lives-news/

http://91.194.202.11/homepage/showfocus?focusName=migration-top-priority-on-the-agenda-of-the-justice-and-home-affairs-council&lang=se

http://www.euractiv.it/it/news/sociale/9205-immigrazione-novita-frontex-gozi-manca-l-ue.html

Questa l'ultima Comunicazione di pochi giorni prima della scadenza elettorale

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/

ed intanto per Frontex si bandisce il posto per un nuovo Direttore Generale

http://ansa.it/europa/notizie/rubriche/giustizia/2014/06/16/immigrazionecercasi-candidati-per-direttore-agenzia-frontex_a0b8221e-151c-4f2d-8d0e-7fbbc8fff199.html


Una denuncia da Catania. Identificazioni, indagini e scafisti Quanto vale la dignità e la sicurezza delle persone ?


Purtroppo succede da tempo. Prima succedeva a Lampedusa, dove dal 3 ottobre 2013 ai primi giorni di gennaio 2014 hanno trattenuto illegittimamente decine si siriani ed eritrei reduci delle stragi di ottobre, per lo svolgimento degli incidenti probatori, ora succede anche a Catania e Siracusa, con modalità che lasciano ancora più perplessi. 
La settimana prossima ne parlero' al Convegno che giorno 6 si svolgera' ad Augusta. Ci metto la faccia e mi assumero' le responsabilita' conseguenti. 
Troppi tacciono e non dicono quelli che succede sulle navi e dopo lo sbarco. E' una questione di dignita' da riconoscere a queste persone. Ed anche di capire quali sono i mezzi giusti per contrastare tutta la illegalita' che fiorisce attorno al proibizionismo delle migrazioni ed alla mancanza di canali umanitari. 
Canali umanitari che vanno aperti anche in Europa per superare le storture del regolamento Dublino III ed i ritardi di chi dovrebbe garantirne l'appicazione.

Ricevo da Nawal Siryahorra ed inoltro

" In Sicilia si stanno verificando molti casi strani....
Arresto di Siriani per giorni e giorni con la scusante ''testimone contro scafista''.
Altra logica a-normale :: "testimoniate o prendiamo a tutti le impronte".
Molte persone hanno lasciato le loro famiglie in Egitto o in Libia e una testimonianza forzata potrebbe significare ritorsioni contro le famiglie lasciate dietro.
Un'altra anomalia:: dopo la testimonianza vengono prese le impronte e tramite ''interpreti - questurini" viene comunicato ai rifugiati che queste impronte non saranno un ostacolo per il proseguimento del secondo viaggio della speranza verso il nord Europa. 

Denuncio pubblicamente la militarizzazione del lavoro dei mediatori culturali e degli interpreti che fanno firmare documenti scritti in italiano con un contenuto diverso rispetto al vero significato".

http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/56991/locandina%20seminario.pdf 

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/05/30/immigrati-naufragio-ottobre-comune-lampedusa-parte-civile-nel-processo_uc7b7etA9sax3pehZ8c5hJ.html 

Con la strage del 12 maggio, nei pressi delle piattaforme offshore di Bouri Field, è naufragata anche la verità. Adesso i funerali ufficiali.


Funerali comunicati con largo anticipo, la scorsa settimana, dopo le proteste per il ritardo, ma orario e luogo tenuti coperti fino all'ultimo. Autorita' e migranti ben selezionati. Nessun possibile elemento di disturbo da fuori. Solo il comunicato della rete antirazzista catanese. Ma dal video emergono tante contraddizioni ed il carattere ufficiale e selettivo della cerimonia.

Le testimonianze dei superstiti smentiscono le tesi della Procura. Perche' hanno trasferito subito in Sardegna la maggior parte dei testimoni, in particolare quelli che smentiscono le tesi della Procura?

Fuori da Catania non si e' saputo niente. Molti avrebbero voluto partecipare. Stanno nascondendo il naufragio del 12 maggio, avvenuto a vista delle piattaforme petrolifere offshore Eni di Bouri Fie...ld a 75 miglia dalle coste libiche. Un naufragio dalla dinamica ancora oscura anche perche' le testimonianze dei superstiti smentiscono la ricostruzione della Procura di Catania, a partire dal numero dei dispersi. Cosa e' successo veramente il 12 maggio nei pressi del campo petrolifero di Bouri Field? I fondali in quel luogo non sono profondi, circa cento metri, la posizione del barcone affondato e' certa e potrebbero essere chiamati a testimoniare gli equipaggi dei rimorchiatori che hanno prestato i primi soccorsi. Se solo si volesse indagare sino in fondo. In tutti i sensi.

  http://catania.blogsicilia.it/fratelli-senza-un-nome-catania-piange-con-i-migranti/257083/

 In riferimento ai funerali delle 17 vittime del naufragio del 12 maggio scorso (qui il video), avvenuto questa mattina, la Rete Antirazzista Catanese afferma:
“Il Comune di Catania, dopo 2 settimane e vari tentennamenti, ha deciso di seppellire le salme nel cimitero cittadino ; le 17 bare erano tutte senza identità, nonostante siano state riconosciute 3 persone decedute. Non riusciamo a capire l’urgenza di trasferire in Sardegna e Toscana, in meno di 24 ore, la maggioranza dei superstiti al naufragio, vanificando così non solo le identificazioni, ma l’accertamento delle responsabilità del naufragio. Le versioni sono alquanto discordanti sui tempi d’affondamento del barcone, sui tempi dei soccorsi e sulla quantità delle vittime. Da mesi l’operazione Mare Nostrum si è alquanto ritirata dal pattugliamento nei pressi delle acque territoriali libiche (il governo italiano, oltre ad istruire militari libici, che rapporti mantiene con le istituzioni libiche, dopo aver contribuito con i bombardamenti partiti da Trapani-Birgi e da Sigonella ad esportarvi la “democrazia”?)
Il sindaco Bianco ha fatto sfoggio di retorica parlando di “coscienza seppellita” e di “ridare dignità”, ma i rappresentanti istituzionali, a livello locale, regionale, nazionale con quale dignità parlano, quando dalla strage del 3 ottobre a Lampedusa nulla si è fatto per modificare vergognose legislazioni liberticide che tante tragedie e vittime innocenti hanno causato ed invece hanno ingrassato le mafie mediterranee.
Sono le politiche governative ed europee le principali responsabili: se si fosse riconosciuta la protezione umanitaria di 1 anno a tutti/e coloro che fuggono dalle guerre (come è avvenuto per gli irakeni ed afghani ), in poche settimane migliaia di richiedenti asilo avrebbero potuto ricongiungersi ai propri familiari in altri paesi europei. In base all’ottusa applicazione della convenzione di Dublino, i/le richiedenti asilo, una volta iniziata la procedura in Italia, devono attendere oltre un anno per vedere esaminata la propria richiesta e nel megaCara di Mineo a migliaia vengono parcheggiati a tempo indefinito.
L’anno scorso numerose associazioni antirazziste, dopo il naufragio del 10 agosto e la morte di 6 migranti nella Plaia di Catania, lanciarono la campagna nazionale per il diritto d’asilo europeo, per iniziare la procedura nel luogo dello sbarco e concluderla nel paese europeo prescelto; se il diritto d’asilo europeo ed i canali umanitari fossero stati riconosciuti, tante tragedie (fra cui proprio il naufragio del 12 maggio) sarebbero state evitate.
Facciamo appello alla società civile ed ai media a sottoscrivere l’appello per il diritto d’asilo europeo

http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-fino-all.html#.U4XLmyhn0is )

ed a sostenere le iniziative che le associazioni antirazziste siciliane, che hanno promosso la Carta di Lampedusa stanno costruendo.

http://www.lacartadilampedusa.org/doku.php?id=italiano 

Mai più naufragi- Diritto d’Asilo Europeo per non morire!”


martedì 27 maggio 2014

La posizione del governo italiano in materia di controlli di frontiera e immigrazione. Da Mare Nostrum a FRONTEX.


Si nota l'uso scorretto dei dati. Il confronto tra i primi mesi del 2013 ed i primi mesi del 2014, senza richiamare dati degli anni precedenti, che dimostrerebbero come l'aumento sia più modesto, anche se consistente. Per non parlare del richiamo alla missione Frontex, ignorando che l'intero budget annuale di Frontex, per tutte le frontiere europee, aeree, navali e terrestri, è inferiore a quanto costa all'Italia, per un anno, l'operazione Mare Nostrum. In ogni caso le linee operative sulla distribuzione tra i diversi stati dei migranti raccolte da navi impegnate in operazioni Frontex non sono state ancora approvate definitivamente.

Dai resoconti parlamentari...
"Il 16 aprile 2014 il Ministro dell'interno ha svolto un'informativa urgente, sull'ingente incremento del flusso di migranti e sulle misure da adottare per farvi fronte. Il Ministro ha evidenziato che l’azione di Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, costituirà un tema centrale nel semestre di Presidenza europea dell’Italia (luglio-dicembre 2014). L’intenzione è quella di fare in modo che Frontex assuma la regia ed il coordinamento non solo delle attività di pattugliamento del Mediterraneo, ma anche delle attività di cooperazione operativa con i Paesi di origine e di transito dei flussi. Il Ministro ha ricordato come, a seguito dell'eccezionale ondata migratoria legata alla Primavera araba, sono state approntate misure che hanno ampliato la capacità dell’Italia di fare fronte complessivamente al fenomeno. In particolare, il dispositivo di sorveglianza delle frontiere e di soccorso a mare per il controllo dei flussi che interessano il canale di Sicilia è costituito dall'operazione "Mare nostrum", decisa nel 2013 in via d'urgenza dal Governo italiano in seguito ai naufragi di Lampedusa. L'attuazione di Mare Nostrum comporta una spesa di oltre 9 milioni di euro al mese ed il Ministro ha sottolineato come sia necessario che l'Unione europea si faccia carico in maniera più decisa della questione migratoria, sia ampliando e rafforzando il ruolo di Frontex, sia intervenendo affinché si assuma un impegno più diretto nelle operazioni gestite dall'Agenzia europea volte al controllo della frontiera marittima".

http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=41176

http://www.camera.it/leg17/465?area=10&tema=65&Immigrazione

lunedì 26 maggio 2014

La Libia rimpatria verso i paesi di origine, migranti a rischio di carcere e torture. E l'Italia addestra i militari libici.


Questa si chiama esternalizzazione dei controlli di frontiera. Nel 2005 questi rimpatri erano finanziati dal governo Berlusconi, poi vennero i protocolli Amato e gli accordi tra Berlusconi e Gheddafi, quindi le intese con la Cancellieri, ed oggi chi paga alla Libia i milioni di euro che ha chiesto per arrestare e deportare i migranti in transito ?

http://www.famigliacristiana.it/articolo/libia-rimpatri-che-significherebbero-la-morte.aspx
sabato 24 maggio 2014

Arrivati a Pozzallo i profughi soccorsi da Mare Nostrum in acque internazionali. Primi trasferimenti nei centri di accoglienza e manette in vista per gli scafisti. Che fine ha fatto il progetto Praesidium ?


Anche oggi uno sbarco a Pozzallo dalle navi di Mare Nostrum. Centinaia di migranti salvati in acque internazionali nella zona SAR che sarebbe di competenza di Malta, dopo ore di chiamate di soccorso, un salvataggio perfettamente riuscito. Tra gli altri ci sarebbero,sembra, anche alcuni dei profughi siriani già arrestati dalla polizia egiziana ad Alessandria d'Egitto, donne e bambini rimessi in libertà, mentre gli uomini sono ancora trattenuti in carcere o sono stati espulsi in Turchia. I profughi sono stati trasferiti nel centro di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) di Pozzallo ed in un centro di accoglienza straordinaria (CAS) ubicato in aperta campagna vicino Comiso. Due strutture del tutto inadeguate ad accogliere persone reduci da un calvario terribile.

Adesso anche a Pozzallo ci saranno gli arresti degli immancabili scafisti.
Per avere percorso una rotta tanto lunga e difficile, da Alessandria d'Egitto, oltre quattro giorni di navigazione con il mare che peggiorava sempre più, saranno stati anche veri marinai, sono momenti nei quali è sempre più difficile dimenticare che si tratta di traghettatori che hanno commesso un reato, ma che hanno anche contribuito a portare in salvo centinaia di persone, mentre nessuno muove un dito per l'apertura di corridoi umanitari che potrebbe evitare tragedie annunciate con morti e dispersi, e sottrarre magari alle organizzazioni dei trafficanti la merce umana sulla quale si arricchiscono.

Di certo con un mezzo capace di navigare per centinaia di miglia, un grosso peschereccio pontato, difficile pensare che abbiano affidato in quelle condizioni il timone ad un migrante.
Andrebbero anche chiarite le diverse responsbilità, sul piano penale, dei comandanti di queste imbarcazioni e degli equipaggi, spesso altri disgraziati comunque costretti ad obbedire ad ordini o migranti che si pagano con la loro collaborazione il passaggio verso la salvezza in Europa.

Alla fine un'altra tragedia evitata per un soffio.
Per gli egiziani si profilano altri rimpatri lampo. Espulsioni collettive vetate dal quarto protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, sulle quali ha protestato anche Praesidium ( OIM, UNHCR, Save The Children, Coroce Rossa) ma che continuano implacabili anche ai danni di minori. Se ne è parlato anche a gennaio in Parlamento, ma il governo Renzi ha difeso gli accordi bilaterali stipulati con Egitto e Tunisia. Quelli firmati da Maroni, per intenderci.
Ed i rimpatri collettivi in Egitto e in Tunisia continuano, camuffati da decine di provvedimenti di respingimento fotocopia, senza che nessuno possa fare valere una richiesta di protezione internazionale, legami familiari o semplicemente la minore età, che in Egitto arriva fino ai 21 anni. Per non parlare della mancata tutela delle vittime di tratta, della sommarietà delle procedure per l'attribuzione dell'età e dell'assenza di contatti con avvocati indipendenti ed organizzazioni umanitarie.

http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/05/06/alessandria-degitto-impedire-i-rimpatri/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-in-arrivo-a-Pozzallo-435-persone-soccorse-dalla-Marina-Militare-c0dc27fd-49a6-4a77-b177-dbed311a6317.html

http://ragusa.blogsicilia.it/scafista-tradito-da-bimbo-che-piange-e-minori-mandati-in-italia-a-lavorare/256390/

http://www.nuovosud.it/cronaca-ragusa/pozzallo-arrivati-al-porto-435-migranti-264-sono-bambini-11900

http://www.radiortm.it/2014/05/23/pozzallo-arrestato-uno-scafista-tunisino-che-per-riposare-durante-la-traversata-ordinava-ad-alcuni-migranti-di-prendere-il-timone-e-seguire-la-rotta-sul-navigatore/

Gli arresti dei presunti scafisti

http://youtu.be/WoRG50Ox4Yg

Che fine hanno fatto gli operatori della missione Praesidium che dovevano prestare assistenza agli sbarchi ? Il governo ignora la convenzione firmata dal ministero dell'interno con OIM, Save The Children ed UNHCR. E lo dimostra in Parlamento.

 Senato della Repubblica – 590 – XVII Legislatura
16 GENNAIO 2014
RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI FASCICOLO 27

DELLA VEDOVA. - Ai Ministri dell'interno e degli affari este-ri. - Premesso che:
l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e Save the Children - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'interno - hanno dichiarato che dall'inizio dell'anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpa-triati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le organizza-zioni umanitarie, che svolgono un'importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione, tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Secondo le convenzioni che tali organismi hanno stipu-lato con il Ministero dell'interno, essi hanno il compito di assistere i migran-ti che sbarcano sulle coste italiane per garantire il rispetto dei loro diritti e delle procedure di accoglienza;
l'impossibilità, per la maggior parte delle associazioni e delle or-ganizzazioni non governative, di accedere alle aree portuali e aeroportuali in cui i migranti potrebbero essere presenti nonché ai centri di identificazione e di espulsione è stata criticata anche da François Crépeau, Special Rappor-teur delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, al termine della sua missione in Italia, nell'ottobre 2012, e sembrerebbe riguardare esclusiva-mente i cittadini di nazionalità tunisina ed egiziana, per i quali risulta che vi siano degli specifici accordi di riammissione che, tuttavia, non sono pubbli-ci;
in data 7 maggio 2012, sono arrivati a Cariati (provincia di Co-senza) 70 migranti egiziani e, come già accaduto più volte, agli esponenti delle organizzazioni è stato consentito di parlare soltanto con i minori iden-tificati come tali dalle forze dell'ordine, e solo dopo l'intervento del Garante
regionale per i diritti dei minori, mentre gli altri migranti sono stati rimpa-triati senza poter incontrare alcuno dei rappresentanti; il 30 aprile 2013, per diverse ore, alle organizzazioni è stata negata la possibilità di entrare in con-tatto con i 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non ac-compagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell'Interno, avevano chiesto di incontrare i migranti a con-clusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell'ordine e prima che fossero adottati provvedimenti lesivi nei loro confronti, come eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano: solo dopo l'ingresso delle organizzazioni sul luogo di sbarco, 5 cittadini egiziani cristiani copti hanno potuto presentare richiesta di asilo;in questi mesi, l'UNHCR, l'OIM e Save the Children hanno più volte ribadito che - pur comprendendo la necessità che lo Stato eserciti il le-gittimo controllo delle frontiere nell'ambito di flussi migratori misti ed effet-tui i dovuti accertamenti - il rispetto delle esigenze di ordine pubblico non può compromettere la tutela effettiva dei diritti di tutti i migranti, a prescin-dere dal loro Paese di origine,
si chiede di sapere:
per quale motivo sia impedito alle organizzazioni di cui in pre-messa di entrare in contatto con i migranti e come mai le esigenze di effet-tuare indagini vengano sollevate soltanto quando gli sbarchi riguardano cit-tadini di nazionalità egiziana e tunisina e non, ad esempio, eritrea, somala e nigeriana;
quale sia il contenuto degli accordi di riammissione stipulati con il Governo tunisino ed egiziano e quali siano le procedure poste in essere per l'identificazione della nazionalità dei migranti;
quali misure di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire all'UNHCR, all'OIM e a Save the Children di svolgere pienamente, ed in linea con il proprio mandato e le rispettive convenzioni stipulate con il Ministero dell'interno, le attività di tutela nei confronti di tutti i migranti che sbarcano sulle coste italiane, indipendentemente dalla loro nazionalità e prima che nei loro confronti vengano adottati provvedimenti lesivi come il rimpatrio forzato.
(4-00316)
(5 giugno 2013)
RISPOSTA. - Il primo sbarco menzionato risale al 29 aprile 2013, quando a largo delle coste siracusane è stato intercettato un peschereccio con a bordo 78 cittadini egiziani. Sono state immediatamente prestate le prime cure mediche e poi, alle operazioni di soccorso, sono seguite quelle di identificazione giudiziaria, oltre ai colloqui con rappresentanti dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) e dell’organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).
L’attività info-investigativa ha consentito di identificare 49 uomini adulti e 29 minori. Nei confronti di questi ultimi, prima di procedere all’affidamento ai competenti enti locali, sono stati effettuati gli esami an-tropometrici necessari a dissipare ogni incertezza sulla loro minore età. In relazione ai maggiorenni, 5 sono stati condotti presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), 32 sono stati rimpatriati, 3 scafisti sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e 9 testi-moni sono stati messi a disposizione della Procura di Siracusa.
Il secondo sbarco citato è avvenuto nella tarda serata del 6 maggio 2013, quando a largo delle coste di Cariati (Cosenza) è stato intercettato un peschereccio con a bordo 70 cittadini stranieri. Anche in questo caso, nell’immediatezza dell’evento sono state prestate le prime cure mediche e, alle operazioni di soccorso, sono seguite le procedure dl identificazione.
In particolare, sono stati identificati 51 maggiorenni e 19 minori. Questi ultimi sono stati affidati al sindaco di Cariati e, il giorno successivo, hanno incontrato i rappresentanti dell’OIM e di "Save the children". Tra i maggiorenni, 5 hanno chiesto la protezione internazionale e, pertanto, sono stati condotti in un Cara: 2 di loro erano di cittadinanza egiziana, uno siria-na, uno mauritana e uno yemenita; inoltre, un cittadino egiziano è stato ricoverato perché bisognoso di cure mediche, mentre gli altri 45, sempre di nazionalità egiziana, sono stati rimpatriati.
In entrambe le circostanze hanno trovato applicazione le intese operative stipulate dall’Italia con l’Egitto, secondo cui il primo riscontro i-dentificativo viene effettuato sul luogo di sbarco o di rintraccio, attraverso l’intervento di interpreti e mediatori culturali particolarmente qualificati, che prestano ausilio al personale della polizia italiana, in conformità alla norma-tiva vigente. Nei casi in questione, il Questore competente per territorio ha emesso un motivato provvedimento di respingimento dall’Italia nei confron-ti di ciascun cittadino egiziano, ai sensi dell’articolo 10, comma 2, del no-vellato decreto legislativo n. 286 del 1998. Infatti, i suddetti cittadini egizia-ni erano tutti privi di passaporto, si erano resi responsabili del reato di in-gresso illegale sul territorio nazionale, e nessuno di loro aveva presentato domanda di asilo, né aveva espresso la volontà di accedere a qualsiasi altra forma di protezione internazionale.
Più in generale, le intese in materia di riammissione dei cittadini rintracciati in posizione irregolare, stipulate nell’ambito delle relazioni bila-terali con i Paesi di origine dei migranti che giungono in Italia, sono finalizzate alla cooperazione nella gestione dei flussi migratori. In particolare, l’accordo di riammissione con l’Egitto, in vigore dal 25 aprile 2008, prevede che i due Paesi non possano arrecare pregiudizio ai diritti, agli obblighi e alle responsabilità derivanti dal diritto internazionale.
Con la Tunisia, invece, si applicano le misure operative concorda-te dai rispettivi ministri dell’interno nel processo verbale del 5 aprile 2011, che prevedono procedure semplificate di identificazione dei cittadini tunisini sbarcati illegalmente sulle coste nazionali e programmi di rimpatrio set-timanale. I rimpatri si svolgono per gruppi di 30 persone (identificate come cittadini tunisini direttamente dalle autorità italiane, presso le località di sbarco) tramite due voli charter a settimana. Nel giorno programmato per il rimpatrio, un funzionario consolare tunisino ratifica l’identificazione e, con-testualmente, emette il necessario lasciapassare. Tali circostanze non con-sentono di trattenere i tunisini sbarcati nei centri di identificazione ed espulsione, in quanto la normativa nazionale, conforme alla direttiva 2008/115/CE, prevede il ricorso a tale misura solo laddove si renda necessario superare eventuali ostacoli all’esecuzione immediata dell’allontanamento.
Tutto ciò premesso, si ribadisce che l’attività identificativa svolta nell’immediatezza degli sbarchi avviene sempre in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti e della dignità degli stranieri che entrano nel nostro Paese; peraltro, tale attività è svolta con l’ausilio di interpreti e di mediatori culturali qualificati, che comunicano prontamente al personale della Questu-ra eventuali esigenze di protezione rappresentate dagli immigrati stessi. Pertanto, nessuno straniero viene allontanato dall’Italia qualora paventi il timore di essere perseguitato in caso di rimpatrio; inoltre, gli accertamenti di polizia giudiziaria consentono di identificare le vittime di tratta, i minori e le persone vulnerabili, che secondo la legge italiana sono inespellibili. Al termine delle attività info-investigative, dunque, i minori non accompagnati sono avviati ai percorsi di assistenza previsti dalla normativa vigente.
Infine, le attività svolte dalle competenti Questure sono finalizzate a contrastare le organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani e, nel contempo, a salvaguardare i diritti degli stranieri, soprattutto se richiedenti asilo o appartenenti a categorie vulnerabili. Tali attività sono sempre improntate al rispetto della normativa vigente, che prevede che l’attività in-formativa in favore dei richiedenti asilo, come quella svolta tramite il progetto "Praesidium", sia prestata dopo che lo straniero abbia richiesto di essere protetto.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno
MANZIONE
(14 gennaio 2014)

 Il sottosegretario non sa neppure di cosa parla. Nella Convenzione di Praesidium con il Ministero dell'interno è chiaramente scritto che le attività degli operatori vengono svolti ai valichi di frontiera e dunque agli sbarchi in favore di tutti i migranti, anche dal momento che la polizia per formalizzare una richiesta di asilo decide  quando e come, anche dopo tre mesi, ed impedisce sistematicamente a una parte di migranti, come tunisini ed egiziani, la stessa presentazione della domanda in violazione del decreto legislativo 25 del 2008 e della Direttiva dell'Unione Europea sulle procedure, che impongono alla polizia di formalizzare qualunque richiesta di asilo, comunque manifestata, anche a gesti, e di dare accesso a tutti i migranti alle organizzazioni convenzionate come quelle del progetto Praesidium.

http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/28_2014/2014_04_07_scheda_progettuale_PRAESIDIUM_IX_2014.pdf




Un salvataggio in acque maltesi andato a buon fine. I profughi siriani detenuti ad Alessandria d'Egitto in arrivo a Pozzallo



Ricevo da Nawal Siryahorra e diffondo. Credo che oggi ci sia il tempo per riflettere su quello che è accaduto, in mare, tra l'Egitto, Malta e la Sicilia, mentre infuriava la baraonda di questa campagna elettorale.
Le persone soccorse ieri sono , in parte, le stesse per le quali ad aprile era stato chiesto un corridoio umanitario dall'Egitto, che nessuno ha concesso.
Questi i rischi che hanno corso dopo essere stati liberati dal centro di detenzione nel quale erano rinchiuse ad Alessandria d'Egitto. Questa volta è andata bene.
Ma è già successo in passato che un ritardo di poche ore costasse la vita a centinaia di persone e potrebbe succedere ancora in futuro. Non sempre i miracoli si ripetono. E la rotta che passa per le acque maltesi ( non territoriali ma ricadenti nella zona SAR- ricerca e salvataggio- che sulla carta sarebbe di competenza di Malta) è lunga e pericolosa.
Una rotta che adesso i profughi siriani sono costretti a percorrere per non passare dalla Libia dove hanno la certezza di essere arrestati ed abusati.
Occorre aprire corridoi umanitari per non costringere queste persone ad affrontare questi rischi.
E c'è qualcuno che vorrebbe bloccare queste imbarcazioni per riportarle ai porti di partenza o ritirare le navi che ancora riescono ad operare interventi di salvataggio. Per fare morire tutti in mare, così almeno gli altri imparano... pensa qualcuno.
Onore a tutti coloro che si sono prodigati per questo intervento di salvataggio da qualunque parte si trovino.

Scrive oggi Nawal Siryahorra
Vi racconto il lieto fine:
Stanno tutti bene e sono 435 persone e tra questi 265 sono bambini e 56 aon donne.
Oggi sbarcheranno a pozzallo.
Missione compiuta!


Diario di accoglienza..
caro diario... oggi e' il 23 05 14....
alle 8.30 mi ha chiamata la guardia costiera perche' non capiva quel che delle persone urlavano dalla altra parte del telefono...
alle 8.45 mi hanno messa in una chiamata di gruppo ... una delle piu' terribili che io abbia mai vissuto...
allora ragazzi al volo voglio la vostra posizione...
si ecco scriviiiiiiiiiiiiii :. 3408275...........poi scrivi 1926454..
quanti sieteeeeeeee per favore di a tutti di fare silenzio e non parlarmi di altro rispondi alle mie domandeeeeee e bastaaaaa mn chaaan allah...(Per Dio)
da dove siete usciti e che giorno...
Da alessandria ... quattro giorni fa... e siamo 500 persone su u8na sola imbarcazione.
lo scafista ci ha lasciati in acque internazionali ed ha spento il motore ed e' scappato...
le senti le voci dei bambini siamo famiglie....
ok....
per favore ascolta le mie parole e non mi parlare sopra...
tu hai un salvagente?
si... ce l'ho ..
ok
allora tieni tu il telefono turaya e usa della plastica chiudi bene il telefono.... questo telefono e' la vostra salvezza insieme alle nostre preghiere..
ya allaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah
che succede???
l'imbarcazione si stava per capovolgere ia allaaaaaaaaaaah le onde sono alte...
Traduco al comandante della guardia costiera:: le onde sono alte e i motori sono spenti si potrebbe capovolgere l'imbarcazione...
si signorina vediamo di provvedere... ma le dico gia' che queste persone sono a 250 miglia dalla Sicilia...
cercheremo qualche petroliera nei dintorni o altro... vediamo... ok
ad un certo punto dico.. ragazzi tranquilli io sono nawall.... sono un attivista....
nooooooooooooooooooooooo sei tu nawal tu sei il nostro angelo... nawal ti conosciamo eravamo in carcere in Egitto ad al montazah....
Nawal sono abu Ahmaaaad ero ad al Rashid....
Per favore... per favore siamo nelle mani di Allah e nelle vostre mani...
Le mie lacrime.... il silenzio...... vi amo....
amare persone prima di conoscerle... lacrimare prima di abbracciarli... sentirsi amati prima di incrociare gli sguardi....
Alle 13 circa vengono raggiunti dalla Foscari e la guardia costiera mi comunica che forse verranno consegnati a malta perche' erano piu' vicini a malta....
ma stiamo aspettando cosa decide il ministero...



CHIEDIAMO ANCORA VERITA' E GIUSTIZIA PER LE VITTIME ED I DISPERSI DELLA STRAGE DELL'11 OTTOBRE 2013, SULLA STESSA ROTTA DI QUELLA SEGUITA DAI PROFUGHI SALVATI OGGI. PERCHE' QUESTE STRAGI NON SI RIPETANO PIU'.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/07/

In un comunicato della Marina si legge che il salvataggio di ieri si è reso necessario perchè sul barcone non avevano salvagente e dotazioni di sicurezza . Oltre che per il sovraffollamento e la presenza di bambini.  E se li avessro avuti, o fossero stati di meno, che avrebbero fatto, stavano a guardare...? 
 Non ci credo.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-in-arrivo-a-Pozzallo-435-persone-soccorse-dalla-Marina-Militare-c0dc27fd-49a6-4a77-b177-dbed311a6317.html 





venerdì 23 maggio 2014

Salvataggi di bambini, trattenimento a bordo delle navi di Mare Nostrum e arresti di presunti scafisti ad Augusta (Siracusa).


Questa volta non mancano i dettagli, come è certo che i migranti soccorsi il 19 maggio scorso a sud di Capo Passero in Sicilia, sono stati sbarcati ad Augusta (Siracusa) dopo tre giorni di trattenimento e indagini a bordo delle navi, trattenimento che ha riguardato anche i bambini con le loro mamme che si trovavano a bordo del barcone in avaria, Tra i 9 arrestati anche un profugo siriano. Anche in questo caso, dopo il clamore delle manette che scattano allo sbarco ci sarà da seguire quali saranno gli ulteriori sviluppi processuali. Intanto non si hanno più notizie dell'esito e dello stesso svolgimento degli incidenti probatori relativi ai procdimenti a carico dei presuti scafisti imputati per omicidio dopo la targedia del 12 maggio scorso, nei pressi della piattaforma ENI di Bouri Field, nè si ha notizia di ricerche dei dispersi che secondo alcune testimonianze sarebbero affondate con il barcone sul quale si trovavano. Come non si ha alcuna notizia degli incidenti probatori che avrebbero dovuto riguardare i quattro testimoni a favore dei presunti scafisti, testimoni immediatamente trasferiti in Sardegna, a differenza dei testi di accusa che sono rimasti in Sicilia.

http://www.siracusanews.it/node/48106
giovedì 22 maggio 2014

Un grido disperato dai lager libici. Gli immigrati denunciano di essere stati ripresi da libici e italiani mentre tentavano di raggiungere la Sicilia


Nuove testimonianze di migranti trattenuti nei centri di detenzione in Libia confermano la ripresa della collaborazione tra le autorità libiche e quelle italiane ed il "push-back" ( respingimento) cogestito dai due paesi, con il blocco di centinaia di persone dirette in Italia, persone che sono state poi rinchiuse in lager nei quali vengono quotidianamente picchiati ed abusati.

Qualcuno dica se sono ripresi i respingimenti verso la Libia magari in collaborazione con le autorità libiche, dopo la fine dei "corsi di istruzione" alla guardia costiera di quel paese, sotto l'egida dell'operazione "civile" europea denominata EUBAM Libia. La denuncia di questi uomini in un centro di detenzione in Libia è chiarissima. Gli italiani sono sicuramente coinvolti. E vorremmo anche sapere dove sono finite le centinaia di persone raccolte dai rimorchiatori di servizio nei pressi delle piattaforme offshore ENI di Bouri Field ? Sono stati riconsegnati ai libici ? I comandanti dei rimorchiatori devono essere chiamati a rispondere, al loro posto i dirigenti ENI, altrimenti sarà complicità con uno stato che non applica neppure la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e tratta come schiavi i lavoratori migranti di cui ha bisogno.



NON SI VUOLE FARE SAPERE QUELLO CHE STA SUCCEDENDO DAVVERO IN LIBIA.

E' SCATTATA LA CENSURA MILITARE ?
 QUANTO RIMANE DELLA LIBERTA' D'INFORMAZIONE IN LIBIA?
CHI STA APPOGGIANDO IL NUOVO REGIME MILITARE GUIDATO DA UN GENERALE CHE E' STATO VENTI ANNI IN AMERICA ?  CHE RUOLO HA L'ITALIA ?
QUALI SONO I NUOVI ACCORDI CHE SI STANNO NEGOZIANDO TRA ENI, FINMECCANICA E NUOVE AUTORITA' LIBICHE ?

E SOPRATTUTTO COSA STA SUCCEDENDO ALLE MIGLIAIA DI MIGRANTI OSTAGGIO DELLE BANDE ARMATE LIBICHE NEI CENTRI DI DETENZIONE ?

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/libya-video/10788069/Refugees-plead-for-help-through-bars-of-Libya-detention-camp.html

Mare Nostrum arretra di nuovo verso la Sicilia e trattiene i naufraghi a bordo per oltre due giorni.


Tra qualche ora, finalmente, arriveranno nel porto di Augusta i naufraghi salvati l'altro ieri nelle acque a sud di Capo Passero. In realtà per un percorso che si poteva compiere in sei ore si sono impiegati due giorni. A bordo delle navi militari sono state avviate attività di indagine, di preidentificazione e di screening sanitario.
Rimane da chiedersi se in tutto questo tempo le navi militari non potevano sbarcare i profughi a terra, anche considerando che ci sono più di cento bambini, e ritornare ad operare a sud di Lampedusa, una zona che questa notte sarà probabilmente sguarnita. Il traffico commerciale e le attività dei pescherecci in questa zona è intensissimo, ma sembra ormai che i mezzi non militari non vedano più i barconi carichi di migranti.
Questa notte il mare è calmo, ma se non si attrezza un dispositivo di pronto intervento a sud di Lampedusa, come era stato fatto nei mesi invernali con risultati ottimi, neppure un barcone, per quanto risulta, era affondato, al primo incidente serio, alla prima avaria, o alla prima burrasca, riprenderà la conta dei morti.
Riportare le navi di Mare Nostrum vicino alle piattaforme del campo petrolifero offshore di Bouri Field sarebbe importante anche per avviare ricerche serie sul relitto dell'imbarcazione naufragata il 12 maggio, che secondo alcune testimonianze potrebbe contenere ancora i cadaveri di dispersi.
In ogni caso, piuttosto che delegittimare le testimonianze scomode, sarebbe comunque doveroso tentare di recuperare il relitto dell'imbarcazione affondata a bordo della quale si tovavano 17 persone, tra cui anche bambini, che sono morti per annegamento. Solo con il recupero del relitto si potrà sapere finalmente come sono andate davvero le cose.
Intanto la settimana prossima si svolgeranno finalmente a Catania i funerali interreligiosi delle vittime del 12 maggio, e dovrebbero proseguire gli incidenti probatori con l'audizione dei testi a discarico dei presunti "scafisti", testi che nel frattempo erano stati trasferiti in Sardegna.

http://asiloineuropa.blogspot.it/2014/05/cose-mare-nostrum-quanto-costa-come.html

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/05/22/immigrazione-ad-augusta-navi-con-bimbi_0813cd9c-ed85-42ab-a376-14dd5579fc45.html

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/2014/05/100-bambini-dalla-siria-oggi-arrivi-basta-slogan-servono-cambiamenti-reali/

http://www.cataniaoggi.com/migranti-prossima-settimana-i-funerali-rito-multireligioso/
mercoledì 21 maggio 2014

Mare Nostrum si riposiziona più a sud. Ripresi i salvataggi nel Canale di Sicilia. 400 migranti subsahariani in salvo.


Dopo le ultime stragi, ed il recupero di due barconi carichi di donne e bambini, in prevalenza siriani, poco a sud di capo Passero, dunque tra Malta e la Sicilia, probabilmente provenienti dall'Egitto, i mezzi militari di Mare Nostrum intervengono più a sud e nave San Giorgio nel Canale di Sicilia, salva oltre 400 persone, in gran parte subsahariani, provenienti dalla Libia. E ieri sera altri mezzi militari erano operativi attorno alle piattaforme petrolifere offshore di Bouri Field. Forse sono cominciate le ricerche dei dispersi della strage del 12 maggio quando un barcone si inabissò, dopo essersi spezzato in due, proprio a poche miglia da Bouri Field. Quei corpi vanno recuperati, come si è fatto con i corpi delle vittime della strage del 3 ottobre davanti alle coste di Lampedusa.

https://twitter.com/ItalianNavy/status

http://siracusa.blogsicilia.it/mare-nostrum-soccorsi-altri-400-migranti-nel-canale-di-sicilia/255497/

http://ilmanifesto.it/la-fuga-solitaria-dei-profughi-bambini/

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/05/21/news/nessun_funerale_per_i_17,_249_i_dispersi

http://ragusa.blogsicilia.it/ancora-sbarchi-in-sicilia-a-pozzallo-460-migranti/255770/


martedì 20 maggio 2014

L'altra verità sulla strage del 12 maggio. Occorre riprendere le ricerche dei dispersi nella zona delle piattaforme di Bouri Field


Occorre anche riportare più a sud, dove sono state per tutto l'inverno, le navi militari della missione Mare Nostrum e coinvolgere maggiormente il corpo della guardia costiera che fa base a Lampedusa, utilizzando i gommoni semirigidi che garantiscono salvataggi più rapidi e sicuri di quelli che abbiamo visto ieri a sud di Capo Passero  con l'uso delle scialuppe in dotazione alle navi da guerra.
Occorre fare chiarezza sull'esatta dinamica di questa strage, prima che nello stesso luogo se ne verifichino altre, e magari i giornalisti potrebbero ricordare di non riportare nomi e di sfumare i volti dei potenziali richiedenti asilo.
I servizi segreti eritrei sono attivissimi in Italia ed avranno già preso nota delle generalità di questi due superstiti. Se hanno altri parenti ancora in Eritrea, soprattutto fratelli e sorelle, potrebbero ricevere danno per la pubblicità data ai loro volti ed ai loro nomi. E' già successo che qualche richiedente asilo eritreo dovesse rinunciare alla sua richiesta di protezione per ritornare in patria dopo minacce e violenze rivolte ai suoi familiari dalla polizia eritrea.Il governo italiano dovrebbe smettere di legittimare un governo che costringe i suoi giovani a fuggire ed a rischiare la vita per non subire trattamenti inumani o degradanti, come quelli che caratterizzano il servizio militare a tempo indeterminato, al quale sono costretti nel loro paese.

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/superstite-dell-ultima-strage-di-migranti-in-300-sul-barcone-senza-salvagente/166547/165035


Il ritiro di Mare Nostrum a sud di Capo Passero. Evitata per miracolo una ennesima strage. Si conclude oggi l'intervento di salvataggio iniziato ieri.


Ancora una prova che la zona operativa di Mare Nostrum è stata modificata ed adesso non si estende più fino ai confini delle acque territoriali libiche dove le nostre navi avevano salvato migliaia di vite durante tutto l'inverno. Questa volta è stato davvero un miracolo, una delle due imbarcazione era in avaria ed a traino dell'altra. I sopravvissuti hanno dovuto resistere quasi due giorni dopo i primi allarmi. Dovranno essere liberi di raccontare subito quello che è successo veramente, se l'imbarcazione in avaria si fosse capovolta in quelle condizioni di mare avremmo avuto altre centinaia di morti, uomini, donne, bambini, in prevalenza siriani.  A bordo oltre cento bimbi.

Si può andare avanti così ? Fino alla prossima tragedia annunciata ? Il salvataggio è avvenuto a sud di Capo Passero, la punta più meridionale della Sicilia, se aspettavano ancora forse arrivavano anche da soli, o forse annegavano tutti senza lasciare tracce, come non hanno lasciato tracce i dispersi della strage del 12 maggio, vicino alla piattaforma di Bouri Field, una tragedia che si è voluta oscurare subito, non sappiamo neppure che fine hanno fatto i cadaveri recuperati in mare e quando si potranno svolgere i funerali. Di certo ci sono solo le denunce per il reato di immigrazione clandestina.

Occorre riposizionare più a sud le navi di Mare Nostrum, anticipare e non ritardare dunque gli interventi di salvataggio, ormai con la situazione in Libia molte partenze avvengono dall'Egitto, e continuare a chiedere l'apertura di canali umanitari l'unica strada per contrastare efficacemente il traffico e per salvare vite umane. Una strada segnalata da tempo ma che non si vuole seguire. Chi è responsabile di questa mancata risposta sarà responsabile per tutte le vite che si perderanno ancora in mare o nei centri di detenzione dei paesi di transito dove i profughi sono considerati soltanto come migranti illegali, come merce da scambiare.

http://www.lastampa.it/2014/05/21/italia/cronache/lodissea-dei-bambini-sul-barcone-alla-deriva-Xh4yZjJsnJk3Pmh14Mh2BP/pagina.html

http://ilmanifesto.it/la-fuga-solitaria-dei-profughi-bambini/

http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2014/05/21

http://www.gds.it/gds/multimedia/cronaca/gdsid/345963/

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/345941/

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/05/20/immigrazione-marina-militare-soccorre-due-imbarcazioni_9d6fdabc-ef18-4c67-a9a9-f7ee65d554d0.html

http://www.siracusanews.it/node/47976
lunedì 19 maggio 2014

Due stragi parallele, prima di Mare Nostrum e dopo, 11 ottobre 2013 e 12 maggio 2014, tra le acque libiche e maltesi, cosa è successo veramente ?


Davvero due stragi parallele, non solo per il luogo, le stesse acque al limite della zona SAR ( ricerca e salvataggio) libica con quella maltese, ma anche perchè le circostanze del naufragio, degli interventi di soccorso e lo stesso numero dei dispersi non sono mai stati chiariti. Gli scafisti sono stati scoperti immediatamente, ma, dopo le prime deposizioni, una coltre di silenzio è calata sulla dinamica dei naufragi e soprattutto sui tempi e sulle modalità di intervento delle autorità militari italiane. Prima e dopo Mare Nostrum. Di certo il 12 maggio scorso il primo intervento di salvataggio è stato compiuto da un rimorchiatore di servizio alle piattaforme petrolifere ENI di Bouri Field, su questo concordano tutte le fonti, quindi sappiamo dove si è inabissato il barcone, basta andare a cercare, con i fondali di quella zona e le attrezzature di cui dispone l'ENI per le trivellazioni in mare aperto non sarà difficile fare chiarezza sulla dinamica dell'affondamento e sull'esatto  numero delle vittime. All'inizio sulla base delle prime testimonianze si era parlato di oltre 200 dispersi, poi sono state diffuse ipotesi più rassicuranti, come se non ci fossero più i dispersi. Occorre fare chiarezza sul numero dei dispersi e sui tempi degli interventi di soccorso.E sul ruolo di Eubam Libia, la missione dell'Unione Europea in Libia per formare gli agenti di frontiera in quel paese. Da che parte stanno adesso ?
Perchè queste stragi non si ripetano occorre che i soccorsi siano portati nel più breve tempo possibile, perchè il mare spesso perde la pazienza. Oggi è stato indulgente, e dopo 24 ore dai primi allarmi due imbarcazioni provenienti dalla Libia, forse dall'Egitto, sono state raggiunte e soccorse. Piuù di 400 migranti, in gran parte siriani, dovrebbero raggiungere domani i porti siciliani.
Prepariamoci ad accoglierli con il rispetto dovuto per la tragedia dalla quale sono fuggiti, magari senza riceverli con una denuncia per il reato di immigrazione "clandestina".
Si ripropone sempre più pressante, a fronte della nuova situazione in Libia, la richiesta di corridoi umanitari, anche direttamente dall'Egitto, o dal Sudan o da altri paesi come l'Algeria ed il Marocco, perchè l'attraversamento della Libia è diventato un rischio mortale.

http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/05/12/1064321-libia-barcone-migranti.shtml

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/cronaca/2014/12-maggio-2014/ancora-strage-migranti-affonda-barcone-libia-lampedusa-223209905852.shtml


Over 200 die after shooting by Libyan vessel and delay in rescue
11.10.2013 / 22:52 / Central Mediterranean
On the 11 October 2013, a boat carrying over 400 people sank after being shot by a Libyan vessel. Despite the rescue operation led by Maltese and Italian assets that saved 212 people, it is believed that more than 200 people have died. In the weeks that have followed, detailed testimonies by several survivors and the research of investigative journalist Fabrizio Gatti (Espresso) has revealed that there was a serious delay in the organisation of the rescue, without which the passengers could have been saved. Further elements of technical evidence we have analysed such as automated vessel-tracking data (AIS) and distress warnings sent by the Italian and Maltese rescue agencies prove these allegations, which have been further confirmed by official responses to Espresso. The following reconstruction of the events is based on the above sources. It will be continuously updated as new evidence is released.

Around 22.00 on 10 October 2013: a large group mostly composed of refugees fleeing Syria are transported by a rubber boat in groups of 10 people to a large fishing boat anchored outside the port of Zuwarah (Libya). When Dr. Jammo, one of the passengers, asked K., the trafficker from Zuwarah, how many people were onboard he answered: “you are about 260 adults, and about 100 children.” Dr Jammo however believes that there were more than 350 adults and 150 children onboard (see video interview). While the exact number of passengers is not known, several other survivors have claimed that there were more than 400 people on board, which may be considered as the baseline.

Around 1.00 on 11 October 2013: the large fishing boat leaves the port Zuwarah.

Around 3.00: A Libyan vessel flying the Berber flag (Berber militias control the city of Zuwarah) demands that the passengers come back to the port but remain outside of it. On board, four to seven men, wearing what appear to be civilian clothes and armed with Kalashnikovs. A., a Tunisian national who is navigating the boat, uses the satellite phone to call the organizer of the trip, K. of Zuwarah, and receives the order to proceed. The armed men shoot rounds of bullets in the air to scare the passengers and then aim towards the drivers’ cabin. Some refugees raise their children in the air, begging them not to shoot. The patrol boat has a powerful spotlight focussed on the vessel and the scene is clearly visible. But the shots continue at least twenty times in the course of the night. Several people are wounded (3-4). Shots are also fired against the hull and near the engine section of the boat, causing water to progressively enter. While the identity of the Libyan vessel is still unknown, these events are consistently described by the survivors. One of them demonstrated to us wounds due to bullets.

Around 6.00: at dawn, the boat with the Berber flag returns to Libya. The migrants’ boat continues heading towards Lampedusa. The mounting water is contained by using the only functioning water pump, the second pump having already broken.

Around 10.00: A., the “captain”, is informed by some passengers in the bottom section of the vessel that a lot of water is entering the boat. After checking the situation, he asks who speaks English and who knows the Italian number for emergencies at sea. Mohanad Jammo, a prominent Syrian medical doctor aged 40, steps forward. On his mobile phone, he has the number to call in case of emergency at sea because before departing he made a screenshot of it from a Facebook post’s comments on “Al kompis”, a Swedish based Arabic news site.

11.00 – 13.00: Mohanad Jammo calls the Italian number. He describes the call in the following way: “I got in touch with the Italian telephone number before 11 o’clock in the morning. A women answered, first speaking Italian then English: “Give me your exact position”, she said. So I gave her our position. I said: “Please, we are on a boat in the middle of the sea, we’re all Syrians, many of us are doctors, we are in a dangerous situation, the boat is going to fall down because water is coming in. We’re going towards death, there are more than one-hundred children with us. Please, please, help us, please” (see video interview).

While the call at 11.00 has not been confirmed by MRCC Rome, in its letter to Espresso, it has acknowledged that it received a first call at 12.26 and a second at 12.39. The last call occurs at 12.56. Dr. Jammo has also described several calls. He says he called back about 90 minutes after his first call (around 12:30). He recalls the communication in the following way: “I called her back, she said: “OK, OK, OK”. I understood they were coming to us.” However, since nothing was happening, he called again. “The woman put me on hold and the phone was picked up by a man. He said: “Look, you’re in an area due to the Maltese forces, not to us. You have to call the Maltese Navy”. I begged him: “Please, we are dying!” He replied: “Please call the Maltese forces now. I’ll give you the number. 00356…” (see video interview).

MRCC Rome has further confirmed to the Espresso that despite the vessel being located closer to the Italian island of Lampedusa than Malta (70 nm or 130 km from Lampedusa and 124 nm or 230 km from Malta, see map), because the vessel is located in the Maltese Search and Rescue zone, AFM Malta was handed over the coordination of the rescue at 13.00. MRCC Rome claims to have provided the identity of the closest assets to the vessel in distress at the time, including the Italian naval ship ITS Libra and two commercial ships the Stadt Bremerhaven and the Tyrusland, respectively 25 and 70 miles away.

13.34: After checking the position of the vessel with Thuraya, the satellite phone provider, MRCC Rome sends out a message concerning the vessel in distress through the SafetyNET international safety service and as a Hydrolant Navigational Warning to all vessels in the Central Mediterranean, informing them of the vessel’s distress and position (See Hydrolant). The warning states:

EASTERN MEDITERRANEAN SEA. VESSEL, 250 PERSONS ON BOARD, REQUESTING ASSISTANCE IN 34-20-18N 012-42-05E. VESSELS IN VICINITY REQUESTED TO KEEP A SHARP LOOKOUT, ASSIST IF POSSIBLE. REPORTS TO MRCC ROME

At 13.34, MRCC Rome, AFM Malta, and all vessels in the Central Mediterranean are thus informed of the distress of the passengers and of their position. The analysis of AIS (Automated Identification System) data by Don Ferguson, Geospatial Analyst at West Virginia University and GISCorps volunteer, shows the movements of several vessels in vicinity. The AIS data which provides the position of large commercial vessels as well as some state operated vessels indicates that at this time there are several coast guard boats in operation off the coast of Lampedusa. The AIS data also shows several commercial ships that came less than 50 km from the vessel (see AIS analysis). Finally, in the letter to Espresso, Italian authorities confirmed the Italian naval ship ITS Libra was located around 27 nm (48 km) from the vessel in distress at this time. None of these vessels directs itself towards the position of the migrants in distress until after the boat capsizes at around 17.00. AFM has not released the position of its assets at the time (in particular the P 61 that was sent to operate the rescue) and they are not accounted for by the AIS data.

13.00-15.00: At first the passengers do not want Dr Jammo to call AFM Malta, because they want to go to Italy. However, as of 13.00 and up to 15.00 Dr Jammo calls AFM several times. After the call to Malta, Dr Jammo also calls K., the trafficker in Zuwarah, to put more credit on the satellite phone. Around 15:00, Dr. Jammo calls Malta again and is told that the position has been identified and that rescue will arrive in 45 minutes (see video interview). The vessel continues to take in water.

Around 16.00: According to a press statement of the AFM, the AFM aircraft B 200 detects the migrants at about 4 PM. Dr Jammo calls again and is told that rescue will arrive in another hour and ten minutes. The 2nd water pump stops working and water rises rapidly. Dr Jammo calls again AFM Malta and begs the crew of the aircraft to send down life jackets and inflatable boats to begin as soon as possible the evacuation of the boat (see video interview).

Around 17.00: According to Dr Jammo, around 17.00, the vessel sinks rapidly. Part of the passengers do not manage to exit the boat, since they are located in the small cabins on the deck.

17.07: According to the MRCC Rome’s letter to Espresso, MRCC Rome is contacted by AFM Malta and informed of the wreck and the many people at sea. The support of Italian means is requested and the message is passed to Lampedusa. At 17.14 the Italian naval ship ITS Libra is directed to the location of distress. It is located 10 nm or 18 km away. The AFM plane launches two large sacs filled with life jackets and an inflatable dinghy. It is soon joined by the helicopter sent from the ITS Libra.

17.49: The AIS data shows the CP 302 coast guard speedboat leaves from Lampedusa, followed by CP 301. They are followed by two vessels of the Italian Customs Police (not accounted for by AIS data.)

17.51: According to the press statement of AFM Malta, the AFM patrol boat P 61 reaches the location and starts the rescue.

Around 18.00: The ITS Libra arrives on location

18.15: The AIS data shows that two large Italian fishing vessels, the Famavia and Chiaraluna are heading towards the location of distress.

18:26: A second Hydrolant warning is sent out to the area. It provides the coordinates of the capsized vessel (34-28N, 012-41E), also indicated on the map released by AFM (see AFM map). It places the vessel 61.4 nm or 111 km from Lampedusa and 118 nm or 218 km from Malta.

20:18 - 20.30: The AIS data shows CP 302 arriving, followed by CP 301.

During the rescue operation, AFM Malta rescues 147 people, while Italian assets 65, often separating families in the process. 26 bodies are recovered. Considering that 212 people were saved and that there were more than 400 people on board, it is believed at least 200 have died.

According to the above reconstruction, the incident has been initially caused by the Libyan vessel that shot onto the migrants’ boat and caused it to take in water. Subsequently, the delay in the rescue following the distress call led to the failure to prevent the loss of over 200 lives. While the first 1st call at 11.00 has not been confirmed by MRCC Rome, considering the first confirmed call at 12.26, coast guard vessels from Lampedusa could have been on location as of 15.00, at least 2 hours before the boat sunk. Several other commercial vessels as well as the military ship ITS Libra could have assisted in the rescue and the latter could have covered the 27nm of distance from the migrants’ boat in less than 1:30 hour considering a speed of 20kn.

In its email response to the Espresso dated 11 November 2013, MRCC Rome justifies the lack of deployment of Italian assets by claiming that it was AFM Malta’s responsibility to demand it since it assumed to coordination of the rescue. AFM has not responded to these allegations.
Last update: 18:42 Nov 29, 2013



Messina. No alle tendopoli si ai progetti SPRAR. Per una accoglienza diversa. Rispettare i capitolati di appalto.


Occorre anche individuare strutture dignitose di prima accoglienza e controllare che non ci siano sprechi ed abusi, compito che toccherebbe innanzitutto alla prefettura. La circolare del Ministero dell'interno del 20 marzo scorso, e lo Schema tipo di capitolato di appalto per centri per stranieri del 2008, chiariscono cosa occorre e quali servizi debbano essere offerti nei centri di prima accoglienza, oggi definiti CAS, centri di accoglienza straordinaria, nei CARA e nei centri Sprar. Talvolta manca anche il mediatore culturale-linguistico, per non parlare della consulenza legale e dell'attività di accmpagnamento in questura. Risultato, frustrazione, emarginazione ed allontanamenti. Intanto rallentano gli arrivi a causa del mare agitato,  eforse anche a causa del conflitto interno in Libia... Non aumentano i centri di accoglienza, ma il numero dei poliziotti, si preparano all'estate...

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/ragusa/dettaglio/articolo/gdsid/345604/

http://www.tempostretto.it/news/accoglienza-migranti-tendopoli-s-progetti-sprar-parte-petizione-v-quartiere.html

http://www.meltingpot.org/Circolare-Ministero-dell-Interno-n-9276-20-marzo-2014.html#.U3nlm0aKBsc

http://www.meltingpot.org/Circolare-del-Ministero-dell-Interno-n-14100-127-del-9.html#.U3nlvEaKBsc

http://www.meltingpot.org/Comunicazione-Servizio-Centrale-per-il-SPRAR-del-7-maggio.html#.U3nl4EaKBsc

http://www.prefettura.it/FILES/docs/1174/0145_capit_interno.pdf


Politiche d’immagine e contrasto dell’immigrazione”illegale”. Cosa si nasconde dietro la caccia agli scafisti.





In memoria di  Mouhamed Ahmed Mokhar, presunto "scafista", suicidatosi lo scorso anno nel carcere di Caltanissetta .

Politiche d’immagine e contrasto dell’immigrazione”illegale”. Cosa si nasconde dietro la caccia agli scafisti.



Le politiche dell’Unione Europea e le operazioni contro l’immigrazione irregolare alle frontiere sono generalmente presentate, sui pochi media che ancora trattano queste materie, come un necessario compromesso tra l’esigenza di salvaguardare la sicurezza e dunque i confini europei, e il rispetto dei diritti umani dei migranti, a partire dal diritto alla vita fino al diritto di chiedere asilo, un diritto fondamentale riconosciuto nelle Costituzioni e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Gli arresti dei sospetti scafisti, spesso subito dopo lo sbarco a terra, si accompagnano alla conta dei sopravvissuti ed in questi ultimi mesi hanno costituito la legittimazione sicuritaria dell’operazione militare-umanitaria Mare Nostrum, che ha permesso il salvataggio di migliaia di migranti e, fino al mese di aprile 2014, ha impedito quelle tragedie tra le coste libiche e quelle siciliane, che avevano costellato tutto il 2013 e che sono immediatamente riprese non appena le navi sono state posizionate più a nord dell’isola di Lampedusa. Con le statistiche sul numero degli scafisti arrestati il ministro dell’interno Alfano ha difeso in parlamento la funzione di difesa delle frontiere pure attribuita alla missione, oltre ai compiti di ricerca e di salvataggio dei naufraghi, che alcune parti politiche hanno contestato ad evidenti fini elettorali. Complessivamente, dall'inizio dell'Operazione Mare Nostrum, il 13 ottobre 2013, gli scafisti consegnati alla Giustizia sono stati in totale oltre 200, di cui 137 direttamente dal personale della Marina Militare. E’ bene ricordare in proposito che su alcune navi dell’ Operazione Mare Nostrum sono stati imbarcati funzionari di polizia del ministero dell’interno con compiti di prima identificazione dei migranti subito dopo il salvataggio in mare.  In totale, dall’inizio dell’operazione nel mese di ottobre dello scorso anno sono stati 43.422 i migranti portati finora in salvo, e fino al 30 aprile 2014 non si erano più verificate stragi in mare. Nelle ultime settimane si sono invece verificate diverse tragedie, con decine di morti, davanti alle coste libiche e nel Canale di Sicilia. Piuttosto che notizie sulla dinamica di capovolgimenti ed annegamenti si diffondono subito le immagini dei presunti scafisti, seguite quindi dalla cronaca delle prime fasi processuali, mentre la dinamica degli eventi che si sono verificati in acque internazionali se ne va a fondo con le imbarcazioni che, dopo il trasbordo dei naufraghi, generalmente sono affondate proprio dai militari che intervengono in soccorso. Una pratica antica, che in passato ha portato anche alla condanna in Cassazione di un carabiniere che aveva imbarcato e “trattenuto” i motori a bordo del mezzo militare sul quale era imbarcato, cedendoli in un secondo momento al titolare di un rimessaggio nautico. Affondare i mezzi dei trafficanti è ritenuto infatti l’unico modo per impedire che quegli stessi mezzi vengano ripresi dagli scafisti e riutilizzati in altre traversate. Come si era verificato proprio lo scorso 11 maggio con una imbarcazione gemella di quella affondata nei pressi della piattaforma petrolifera ENI di Bouri Field, a 75 miglia dalle coste libiche. Una imbarcazione che era stata ripresa dai trafficanti dopo un intervento di salvataggio delle unità di Mare Nostrum, che è stata immediatamente riutilizzata per un altro viaggio, conclusosi con un salvataggio, nella stessa giornata in cui si consumava la strage vicino alla piattaforma ENI sulla rotta tra la Libia e Lampedusa.

Sui giornali si alternano così i numeri delle persone raccolte in mare, come se cadessero dal cielo, senza alcun riferimento a quanto hanno subito nei paesi di transito, se non nelle loro patrie, in preda a guerre civili e dittature, e quindi i nomi dei presunti scafisti, la loro nazionalità, talvolta anche la fotografia. Come se le partenze fossero state una libera scelta di persone che, in fondo, sarebbero proprio andate a cercarsela. Come se in Libia, da mesi, ormai le condizioni dei migranti, cristiani e musulmani, lavoratori e profughi, non fossero tanto tremende da costringere tutti alla fuga.  E come se gli scafisti fossero tutti organici alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico dei migranti in Libia ed in altri paesi africani. Neanche un cenno alla circostanza che si tratta di partenze forzate, come numerosi testimoni hanno riferito, al punto che si è infierito anche con i bastoni su chi ha rifiutato, o solo esitato, di imbarcarsi. Così come è noto, da tempo, che molti scafisti sono scelti tra gli stessi migranti tra coloro che sono in grado di condurre una imbarcazione, magari senza pagare per la traversata.

Sono sempre più rare invece le notizie sulla sorte dei processi che vengono poi effettivamente celebrati a carico delle persone che sono state indicate, magari  a bordo delle navi militari, come “scafisti”, come se i processi si fossero già celebrati a livello mediatico con la condanna anticipata delle persone indicate dagli altri migranti come timonieri o aiutanti, come riferiscono i titoli dei giornali. In alcuni casi si tratta anche di equipaggi di scafisti numerosi, fino a 15 persone, addirittura intere famiglie, e non mancano tra loro i minori. 
Dietro questi processi lampo che si celebrano sulle prime pagine dei giornali, prima che nelle aule giudiziarie, rimangono sullo sfondo questioni giuridiche assai complesse. Nel 2011 la Corte di Cassazione ha sollevato una questione di legittimità costituzionale delle norme che prevedono obbligatoriamente la custodia cautelare in carcere di tutti coloro che sono sospettati di essere scafisti, una norma contenuta nel pacchetto sicurezza del 2009, fortemente voluta dalla Lega Nord e da Maroni allora ministro dell’interno.  Questa norma è stata ritenuta di dubbia legittimità costituzionale, perché persino i giudici della Corte hanno ritenuto che gli scafisti non hanno tutti lo stesso ruolo e vi sono anche gli scafisti occasionali ( non organici ad una organizzazione ma reclutati tra gli stessi migranti prima della partenza). Questa sentenza della Corte di Cassazione arrivava dopo un'indagine condotta dalla polizia giudiziaria e la decisione del Tribunale della libertà di Roma, che nel 2010 aveva confermato la custodia cautelare in carcere di quattro scafisti egiziani che avevano sbarcato dei clandestini sulle spiagge nei pressi di Latina. La Cassazione, in quella occasione, ha annullato le precedenti decisioni dei giudici di merito e ha rinviato gli atti alla Corte costituzionale rilevando come fosse “non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12 comma 4-bis, essendo stato sottoposto il delitto di atti diretti a procurare illegalmente a stranieri l'ingresso nel territorio dello Stato - delitto che, pure nelle ipotesi aggravate, può essere compiuto anche occasionalmente, con condotte individuali che possono presentare forti differenze, e al di fuori di una struttura criminale organizzata - al medesimo regime dei delitti compiuti nell'ambito di un'organizzazione di tipo mafioso”. La questione processuale successivamente è stata superata, rimane però la importante considerazione che gli scafisti e le loro responsabilità non sono tutti uguali e non possono essere liquidati con giudizi sommari.
Si deve anche considerare che, se la legge punisce l’agevolazione dell’ingresso “illegale”, si deve verificare se si può considerare illegale l’ingresso per ragioni di soccorso nei casi in cui si verifichi per persone che, dopo essere state raccolte in acque internazionali, hanno fatto ingresso e si trovano in territorio italiano, come a bordo delle navi militari dopo un intervento di salvataggio in alto mare. Persone in favore delle quali, non appena entrate nel territorio dello stato, scatta un divieto di espulsione corrispondente al divieto di refoulement o ai divieti di espulsione sanciti dall’art. 19 del Testo Unico sull’immigrazione. E nel caso del salvataggio in acque internazionali si pone una delicata questione di giurisdizione che non si può certo risolvere nel giro di qualche ora o con una motivazione superficiale.

Nel settembre 2010, la Corte di Cassazione ha annullato, per difetto di giurisdizione, una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Reggio Calabria, che aveva condannato a otto anni di reclusione due turchi colpevoli di aver procurato l'ingresso illegale di 63 clandestini. La Cassazione ha sostenuto che la condotta contestata agli imputati turchi è stata consumata in aree sottratte alla giurisdizione italiana e che, pertanto, bisognava annullare la sentenza di condanna della Corte d'appello di Reggio Calabria. Anche questa rimane una questione aperta, si possono prospettare soluzioni contrastanti, è nella dialettica del processo penale, ma questo problema aperto consiglierebbe almeno una maggiore cautela nell’affermazione della responsabilità penale da parte dei mezzi di informazione. Con buona pace della presunzione di non colpevolezza che in questo tipo di processi sembra quasi capovolta, anche a fronte della genericità della previsione sanzionatoria, l’art. 12 del T.U. 286 del 1998, ai limiti della violazione della riserva di legge.

Ma non tutti gli imputati per il reato di agevolazione dell’immigrazione irregolare, i cd. scafisti, riescono ad avere il tempo per fare valere i diritti di difesa fino ai gradi più alti della giurisdizione. A ridosso delle prime fasi di indagine, con il trasferimento dai centri di accoglienza, o direttamente dalle navi al carcere, non sono mancati episodi tragici sui quali nessuno ha fatto ancora chiarezza, sepolti nell’oblio della nostra burocrazia.

Lo scorso anno, dopo qualche settimana dall’arresto, avvenuto il 19 agosto, si è ucciso nel carcere di Caltanissetta il presunto scafista Mouhamed Ahmed Mokhar, di 24 anni, arrestato dalla Squadra Mobile di Ragusa nel CPSA di Pozzallo. L’immigrato è stato successivamente trovato dalla Polizia Penitenziaria nella sua cella, con un cappio al collo. Il giovane era accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della morte di due uomini che sarebbero caduti in mare senza ricevere alcun soccorso, con l’aggravante di aver messo a rischio la vita di oltre 100 migranti, su un gommone in pessime condizioni rimasto in avaria in alto mare. Anche in questo caso erano risultate decisive le testimonianze raccolte tra i migranti che si trovavano a bordo del barcone.

In altri casi invece i processi le condanne si basano su una serie di riscontri oggettivi, come ad esempio precedenti espulsioni dopo condanne per agevolazione di ingresso di clandestini, e colpiscono persone che risultano effettivamente avere svolto da tempo ed in modo organico la funzione di scafista all’interno di una organizzazione criminale basata nei paesi di partenza o di transito. Persone già identificate e condannate, ma espulse per effetto delle norme che consentono la commutazione della pena o di parte della pena con l’espulsione e l’accompagnamento forzato in frontiera. Una previsione che sembra favorire proprioi veri scafisti, che si avvalgono di riti abbreviati per la riduzione della pena.

Di certo non mancano le condanne, e in molti casi sono basate su prove inattaccabili. Il 2 aprile 2014, dopo un processo con rito abbreviato, il Tribunale di Palermo in composizione monocratica ha condannato a 13 anni e 4 mesi di carcere e 4 milioni di multa Attour Abdalmenem, palestinese, per associazione a delinquere e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ritenuto scafista di una imbarcazione che era affondata nelle acque del Canale di Sicilia nel mese di ottobre dello scorso anno. In quel caso erano stati proprio alcuni dei sopravvissuti alla strage, trattenuti nel centro di Lampedusa, che lo avevano riconosciuto quando era arrivato sulla stessa isola a seguito di un altro sbarco. Come riferito dalla stampa, tutti i testimoni  dichiaravano  che per partire verso le coste italiane si erano rivolti a un mediatore “che era a capo di un organizzazione in Libia il quale aveva il controllo del traffico di clandestini avvalendosi di uomini libici armati di fucili e mitragliatori”.

Alle notizie di alcune condanne seguono anche altre notizie, di segno contrario, che danno conto di assoluzioni, soprattutto quando le ipotesi di reato contestate consistono nel reato di tratta o in altri reati, come l’associazione per delinquere, l’omicidio o la violenza, perpetrati a danno dei migranti.

Il 12 febbraio 2012 la Prima Sezione della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Palermo nei confronti di un cittadino eritreo, Rosom Abraham di anni  52. L’imputato era stato accusato e poi condannato dal Tribunale di Agrigento Sezione a due anni di reclusione con l’accusa di avere guidato un’ imbarcazione con a bordo 62 migranti fino alle coste di Lampedusa. I fatti si sarebbero svolti nell’agosto del 2008. Per questa accusa l’imputato aveva scontato quasi un anno di custodia cautelare in carcere, nonostante si fosse sempre proclamato innocente. Alla condanna di primo grado era seguita nel 2011 quella della Corte di Appello che aveva confermato la sentenza dei giudici del Tribunale di Agrigento.Dopo quasi quattro anni di processi la Corte di Cassazione ha accolto le tesi difensive che evidenziavano la mancanza di riscontri alle dichiarazioni dei testimoni sentiti nel corso delle indagini preliminari, testimonianze utilizzate dai Giudici, malgrado l’opposizione del difensore, al fine di condannare l’imputato nei due precedenti gradi di giudizio.

Nel mese di marzo del 2013 due “presunti scafisti” erano stati assolti per insufficienza di prove, con la loro immediata scarcerazione ed espulsione dal territorio italiano entro trenta giorni. dopo un anno di carcerazione preventiva passato fra gli istituti penitenziari di Lucera e Trani.  Rasel Farouk 22 anni e Raza Mosarf 27 anni, entrambi del Bangladesh erano accusati di aver organizzato l’ingresso nel territorio italiano di circa mille "clandestini" provenienti dal Nord Africa e di averli fatti sbarcare nel porto di Pozzallo il 30 maggio del 2011.  Dagli atti del processo è emerso che il viaggio era stato organizzato da trafficanti libici ai quali ciascun migrante avrebbe dato circa 1.800 dinari, l’equivalente di mille euro. E che Farouk e Mosarf, erano due migranti tra gli altri ,che avevano pagato in questo modo, con oltre un anno di carcere, il loro viaggio verso le coste siciliane.

Il 18 ottobre 2013 è stato assolto Hichem Ben Chalbi, tunisino, di 21 anni per un anno rinchiuso nel carcere di Agrigento. Era stato individuato come uno degli scafisti del barcone naufragato a settembre del 2012 vicino l'isolotto di Lampione, settanta le vittime di quel viaggio naufragato a dodici miglia da Lampedusa, e tra loro ancora una volta donne e bambine, quella volta quasi tutti nordafricani. Erano sei le testimonianze dei superstiti che individuavano in questo tunisino 21enne il motorista di quell'imbarcazione, quattro in modo incerto, due in modo deciso. Ma, come sempre accade in questi casi, i due testimoni principali dell'accusa non si erano presentati in aula a confermare le loro dichiarazioni che, per altro, erano state assunte subito dopo il naufragio senza la presenza di un difensore. Dunque inutilizzabili. Nei suoi confronti il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 15 anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, ma il giudice lo assolveva. Ed adesso potrebbe persino chiedere allo Stato italiano i danni per ingiusta detenzione.

Un numero consistente di testimoni ottiene intanto un permesso di soggiorno per la collaborazione prestata nelle indagini, in alcuni casi un permesso di soggiorno per protezione sociale, ex articolo 18 del testo unico 286 del 1998 in materia di immigrazione, in altri casi per “motivi umanitari” ai sensi dell’art. 5.6 dello stesso testo unico, una norma che consente alle questure una elevata discrezionalità nel rilascio di questo titolo di soggiorno. In ogni caso chi collabora con le indagini ed assume la qualità di testimone non corre rischi di subire un respingimento differito, anche se si profila generalmente un periodo di attesa, fino a tre mesi nel caso dei migranti trattenuti nel CPSA di Lampedusa dal 3 ottobre 2013 al 7 gennaio 2014, prima di potere partecipare all’incidente probatorio che rende utilizzabile la testimonianza nel corso del successivo processo, anche in caso di allontanamento, che spesso corrisponde alla definitiva irreperibilità.

In qualche caso sorge il dubbio che la testimonianza possa essere utilizzata per acquisire più rapidamente un permesso di soggiorno, nella convinzione magari che in questo modo ci si possa sottrarre all’estenuante attesa ( oltre un anno e mezzo) che caratterizza in Italia le procedure amministrative per il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. Oppure anche in casi nei quali non si avrebbe nessuna possibilità di ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale e si rischia il respingimento con accompagnamento forzato in frontiera.


Non si tratta di una ipotesi meramente teorica. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno dell’11 ottobre 2013, la prima sezione collegiale del Tribunale di Bari ha assolto «per non aver commesso il fatto» cinque cittadini di nazionalità egiziana, immediatamente scarcerati e subito raggiunti da decreto di espulsione (accompagnati quindi nel Cie), accusati di essere tra gli scafisti che il 16 luglio 2012 organizzarono e realizzarono il trasporto di 127 connazionali a bordo di un motopeschereccio bloccato dalla Polizia di frontiere al largo di Bari. Gli imputati, di età compresa fra 28 e 38 anni, furono arrestati dopo lo sbarco perché identificati da alcuni connazionali. In aula, tuttavia, gli stessi accusatori, hanno dichiarato di aver collaborato all'identificazione soltanto per ottenere un permesso di soggiorno. Dei 127 migranti, dopo lo sbarco, infatti, 8 furono arrestati (tre di loro processati con rito abbreviato e condannati nei mesi scorsi), 4 portati al Cie (Centro Identificazione ed Espulsione) ma ben presto trasferiti in un Cara (Centro di Accoglienza per richiedenti Asilo) come richiedenti lo stato di protezione sussidiaria perché avevano collaborato, i restanti 115 immediatamente rimpatriati per effetto degli accordi di riammissione che consentono rimpatri “con procedure semplificate” verso l’Egitto. Gli stessi imputati, con l’assistenza del loro difensore, hanno dichiarato di essere «semplici passeggeri», «di aver pagato 5mila euro a persone diverse conosciute come dedite al trasporto di migranti» e di essere rimasti in mare per oltre 10 giorni, mentre i veri scafisti avevano abbandonato il peschereccio una volta in acque territoriali. Stesso epilogo ha avuto un altro processo per un precedente sbarco di migranti egiziani del 19 novembre 2011. Anche in quel caso 8 presunti scafisti egiziani furono assolti perchè, secondo il giudice «le dichiarazioni etero-accusatorie rese dalle persone offese alla polizia giudiziaria (come in questo caso, ndr) sono state certamente condizionate dalla prospettiva fatta loro di poter facilmente ottenere il permesso di soggiorno, a condizione di una immediata collaborazione».

Se è del tutto normale che i procedimenti penali si possano concludere con la condanna o con l’assoluzione degli imputati, sempre che questi siano stati informati correttamente dei fatti contestati ed abbiano potuto esercitare effettivamente i diritti di difesa, oltre che di conoscenza a mezzo di un interprete degli atti rivolti nei loro confronti,viene a chiedersi a cosa possa giovare questa utilizzazione mediatica delle accuse rivolte ai presunti scafisti e quanto incida sull’attendibilità dei testimoni, e dunque sulla reale possibilità di smantellare le organizzazioni criminali, la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno e dunque uno status legale, altrimenti impossibile da raggiungere.

Per un effettivo contrasto delle organizzazioni criminali che lucrano sulla domanda di passaggio di molti migranti, ormai in prevalenza richiedenti asilo, ai quali l’Unione Europea e l’Italia impediscono qualunque possibilità di ingresso legale attraverso canali umanitari e visti agevolati, sarebbe infatti importante colpire gli snodi strategici delle organizzazioni nei diversi paesi nei quali operano, e coloro che a tali snodi siano direttamente collegati. Si può dubitare che gli arresti di scafisti sin qui effettuati, ed i procedimenti penali che ne sono scaturiti, abbiano avuto questo risultato, considerando l’aumento esponenziale, e sembra ad oggi inarrestabile, delle partenze dai paesi di transito come la Libia e l’Egitto. Le organizzazioni criminali che hanno base nei paesi di transito non sembrano affatto scalfite dalle condanne degli scafisti in Italia, come è confermato dall’aumento esponenziale degli sbarchi in questi ultimi mesi. Il mantenimento delle condizioni di sostanziale sbarramento delle frontiere europee, anche nei confronti dei potenziali richiedenti asilo, alimenta continuamente una domanda di salvezza che solo gli scafisti sembrano in grado di offrire.

Sempre più spesso gli scafisti arrestati appartengono alla stessa nazionalità dei migranti che sono trasportati. Oppure sono arrestate le persone che sono riprese al timone o vicino al timoniere. Nel mese di maggio di quest’anno, a Catania, è stato arrestato uno scafista individuato anche per il possesso di un telefono satellitare, Omar Bah 28 anni, cittadino del Gambia. Secondo l’accusa, avrebbe pilotato il barcone soccorso dalla fregata della Marina militare “Scirocco”, che ha poi sbarcato 76 persone di origine sub sahariana, a Catania. Altri due degli immigrati sbarcati a Pozzallo (Ragusa), nello stesso periodo, sono stati arrestati dalla polizia con l’accusa di essere gli scafisti del gruppo. Sono stati individuati in base alle immagini riprese con il telefonino, durante la traversata, da un ragazzo di nazionalità siriana.

Anche dopo l’ultima strage del 12 maggio 2014 abbiamo assistito al consueto corollario di scafisti arrestati dopo gli interrogatori effettuati a bordo delle navi militari che li conducevano nel porto di Catania. Quattro scafisti di nazionalità magrebina, un tunisino e un marocchino sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Catania. Sono indiziati del reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, omicidio plurimo e naufragio ''Dalle prime indagini -si legge in una nota- è emerso che i responsabili della tragedia avrebbero causato un'avaria all'imbarcazione su cui viaggiavano oltre 200 migranti, causando il naufragio e il decesso di 17 persone, comprese due bambine e alcune donne”.

Nei giorni precedenti la strategia di contrasto ai trafficanti di esseri umani portata avanti dall'operazione Mare Nostrum ''ha condotto all'arresto da parte della Squadra Mobile di Palermo di altri due scafisti di nazionalità egiziana, in relazione allo sbarco di migranti effettuato dal pattugliatore Sirio della Marina Militare lo scorso 2 maggio a Palermo''. Ne ha dato notizia la Marina militare. Per i due uomini l'accusa è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. ''Entrambi avevano cercato di nascondersi tra i clandestini ma, in base ai racconti dei migranti, è emerso che erano proprio i due ad aver pilotato il barcone durante la traversata”.

 Il 17 maggio, il Gip di Catania, ha convalidato i fermi dei due presunti scafisti indagati per il naufragio di lunedì 12 maggio. Sono il tunisino Haj Hammouda Radouan e il marocchino Hamid Bouchab, entrambi di 23 anni, ai quali la Procura di Catania ha contestato il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, il naufragio e l'omicidio volontario plurimo. Nei loro confronti, il Gip ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare che ne dispone la permanenza in carcere.
Il Giudice per le indagini preliminari, inoltre, ha accolto la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla procura fissandolo per martedì 20 maggio.  Intanto il legale dell'indagato marocchino ha presentato al Gip e al Pubblico ministero  un'istanza di incidente probatorio per ascoltare quattro connazionali del suo assistito che potrebbero scagionarlo dalle accuse contestate dalla Procura. Su questa richiesta il Gip non si è ancora pronunciato. 

Quanto sta succedendo in queste ultime settimane impone di considerare lo stato di necessità nel quale avvengono le ultime partenze dalla Libia, vere e proprie fughe, nelle quali i presunti scafisti sono scelti ed istruiti spesso tra gli stessi migranti, e risultano della loro stessa nazionalità, ad esempio gambiani o nigeriani.

Soltanto l’apertura di canali legali di ingresso, tanto per i potenziali richiedenti asilo che per la più ridotta componente di migranti cd. economici ( ammesso che tale distinzione sia ancora oggi possibile), e la immediata creazione di possibilità di ingresso protetto nella legalità, possono salvaguardare il diritto degli stati alla sicurezza ed i diritti fondamentali delle persone migranti, a partire dal diritto alla vita. Una revisione del Regolamento Dublino 604 del 26 giugno 2013, potrebbe restituire serenità ai richiedenti asilo che intendono trasferirsi in altri paesi e consentire una maggiore genuinità e consistenza delle denunce. Attraverso la possibilità concreta di un ingresso protetto e garantito in Europa, sempre che nei paesi di transito si ristabiliscono autorità legali di controllo e un sistema di garanzie dei diritti fondamentali e di libertà delle persone, cittadini o migranti che siano, sarà possibile assestare veri colpi alle organizzazioni transnazionali che gestiscono l’immigrazione irregolare, nascondendosi spesso dietro le crisi politiche ed i conflitti interni. Dovrebbe fare riflettere il deterioramento della situazione interna in Libia e l’aumento esponenziale degli sbarchi di profughi ( perché di questo si tratta) provenienti da quel paese, riscontrato nei primi mesi del 2014. Senza la possibilità di rogatorie all'estero e senza la collaborazione dei paesi di transito nelle indagini contro le organizzazioni criminali che vi sono stabilmente insediate non c'è prospettiva alcuna di porre fine al traffico di esseri umani favorito dalla mancanza di canali legali di ingresso in Europa.

Il rafforzamento delle misure di contrasto, la esternalizzazione dei controlli e dello stesso diritto di asilo, invece, non possono che tradursi in un immediato vantaggio per le organizzazioni che lucrano sulla mobilità richiesta dalle persone che fuggono da guerre e dittature. Una mobilità che può essere ricondotta a canali legali, con un efficace contrasto delle organizzazioni criminali, solo con l’abbandono delle politiche proibizionistiche in materia di immigrazione e di protezione internazionale, oltre che con un ruolo effettivo di mediazione dell’Europa nelle aree di crisi che si stanno incendiando ai suoi confini.


Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro