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martedì 30 settembre 2014

Amnesty International chiede conto all'Italia ed a Malta del naufragio dell'11 ottobre 2013 a sud di Lampedusa



Una notizia che sui media italiani non avrà molto spazio. Amnesty International da Londra chiede conto al governo italiano ed al governo maltese del comportamento tenuto dalle navi militari dei due paesi in occasione del naufragio di una imbarcazione carica di migranti, a sud di Lampedusa, l'11 ottobre del 2013, pochi giorni dopo la strage di Lampedusa. Una strage nascosta, morirono 270 persone, con tanti cadaveri dispersi in mare, intere famiglie, molti i bambini, una strage tenuta nascosta perchè si addensavano pesanti dubbi sull'operato delle navi militari e maltesi, giusto una settimana prima dell'avvio dell'operazione militare-umanitaria Mare Nostrum.

http://www.maltatoday.com.mt/news/national/44382/italy_malta_at_fault_over_lampedusa_shipwreck_that_killed_200

 "It is reasonable to question whether Italy and Malta acted promptly and with all available resources to save the refugees and migrants and whether a delay in going to their rescue contributed to the shipwreck," Amnesty International said in its report noted. MaltaToday has filed a Freedom of Information request on the details of the rescue mission that has been refused by the AFM and is under review by the Information and Data Protection Commissioner. Amnesty said the migrants, whose boat was taking on water after being shot at by a Libyan vessel, were rescued at least 5-6 hours after their first emergency call. They appealed to Italy first, but were told they had to call Malta because of their location. Once alerted, Maltese authorities were said to have been slow in assuming charge of operations, and not to have involved passing cargo ships, while an Italian navy vessel allegedly sailed towards the wreck at less than full speed, leaving first rescue duties to Malta.

http://www.independent.com.mt/articles/2014-09-30/news/lampedusa-tragedy-amnesty-questions

Tuesday, 30 September 2014, 12:52
by Duncan Barry
Amnesty International today questioned whether Malta and Italy acted swiftly to save migrants which had ended up drowning after their boat took in water off Lampedusa on 11 October last year. 270 migrants had perished as a result of the shipwreck.
In a detailed report issued today, Amnesty International said that the Libyan vessel shooting at the refugee and migrants’ boat was definitely one of the causes of the shipwreck, but added that it is reasonable to question whether Italy and Malta acted promptly and with all available resources in a bid to save the occupants from drowning and whether a delay in going to their rescue was another cause of the tragedy.
“Both Italy and Malta had claimed that they acted in full compliance with their obligations under the 1979 SAR Convention. However, prima facie, at the very least the following possible breaches of SAR obligations emerge: the failure of the captain of the Libra to direct herself a full speed towards the boat requesting assistance, as required by the SOLAS Convention; the failure of the Italian authorities to order her to do so, as required by UNCLOS; and the failure of the Maltese authorities to provide assistance to the boat after officially having taken charge of the case, as required by SAR Convention, by ensuring coordination and cooperation with other states, namely Italy,” an section of the report carrying a sub title ‘Lack of accountability’, read.
The report also includes documented excerpts of survivors of the tragedy.
One survivor by the name of Mohammed Kazkji, 22 from Syria and who is an electrical engineering student, is quoted saying that “I cannot look into the sea. I lost my friend Yahea, maybe I lost my soul and my mind in the sea; I hate the sea, I cannot look at it.”
This report comes after this newsroom had published a series of articles after the tragedy, including that documentation that the Armed Forces of Malta said substantiates its sequence of events during the 11 October migrant tragedy off Lampedusa remained unpublished.
This newsroom had also reported how several documents, maps and eyewitness accounts convincingly suggested that the Maltese government took what was the riskiest of the six choices it had available on 11 October.

Una tragedia rimossa , anche dopo i reportage e le denunce di Fabrizio Gatti

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2013/11/28/news/lampedusa-il-naufragio-e-la-nave-italiana-cosi-abbiamo-lasciato-annegare-268-persone-1.143230

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/07/news/la-verita-sul-naufragio-di-lampedusa-quella-strage-si-poteva-evitare-1.140363

"Tre chiamate di soccorso via satellite ignorate. Due ore di attesa in mare. Per poi scoprire che l’Italia non aveva mobilitato nessun aereo, nessuna nave della Marina, nessuna vedetta della Guardia costiera. Anzi, dopo due ore, la centrale operativa italiana ha detto ai profughi alla deriva a 100 chilometri da Lampedusa che avrebbero dovuto telefonare loro a Malta, lontana almeno 230 chilometri. Due ore perse: dalle 11 alle 13 di venerdì 11 ottobre. Se gli italiani si fossero mobilitati subito o avessero immediatamente passato l’allarme ai colleghi alla Valletta, la strage non ci sarebbe stata"

http://gatti.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/10/30/i-bimbi-che-leuropa-ha-dato-in-pasto-ai-pesci/

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/11/11/news/ecco-la-mappa-che-conferma-le-accuse-1.140560

Questo il video diffuso da Corriere TV pochi giorni fa, alla vigilia della pubblicazione del rapporto di Amnesty International, si riferisce alla strage dell'11 ottobre, ma la cronaca giornalistica lo riferisce di sfuggita, un video privo di contesto, forse era troppo difficile dare conto della catena di comando che decideva gli interventi in mare, con tutto il merito ed il rispetto per gli uomini e le donne che hanno salvato vite umane. Chi ha messo il comandante Catia ed i suoi uomini nella terribile condizione di dovere "scegliere" ? Una domanda che potrà avere risposta solo dalle indagini della magistratura.

http://www.corriere.it/inchieste/scelta-catia-naufraghi-salvare/4213bf52-4356-11e4-9734-3f5cd619d2f5.shtml









lunedì 29 settembre 2014

Nuove procedure di identificazione ed accertamento forzato dell'età dei minori. La svolta di Alfano, lo chiede l'Europa. Quali garanzie di difesa ?

Questa la recente circolare ministeriale in materia di identificazioni, una circolare con la quale si incide su diritti fondamentali della persona. Anche da un punto di vista giuridico ci sarebbe molto da osservare. Sembra che le nuove disposizioni non contengano garanzie specifiche in favore dei minori e di altri soggetti vulnerabili.


L'Europa scopre, o finge si scoprire soltanto adesso, che oltre 50.000 migranti sbarcati in Italia nel corso del 2014 hanno già lasciato il nostro paese, in molti casi senza avere subito il prelievo delle impronte digitali, e dunque sono nelle condizioni di fare richiesta di asilo nei paesi di destinazione senza sottostare alle regole rigide del Regolamento Dublino.







(ANSA) - ROMA, 27 SET - Foto e impronte digitali agli stranieri che arrivano in Italia via mare. L'indicazione è stata ribadita dal Viminale con una circolare a prefetti e questori. Il sindacato di polizia Silp-Cgil mette però in evidenza "le rilevanti problematiche relative alle procedure da seguire nella gestione dei gruppi, più o meno numerosi, di immigrati che giornalmente giungono sulle coste italiane". Secondo il segretario del sindacato Daniele Tissone, "la scelta di d...istribuire gli immigrati in diverse località nazionali sta infatti determinando tra il personale interessato all'accoglienza, al trasporto e alla custodia un generale stato di confusione per l'assenza di un'informazione compiuta sullo stato dei soggetti, anche sotto il profilo sanitario alla quale va sommata l'assenza di un formale ed univoco protocollo operativo che disciplini in modo chiaro procedure da seguire, tempi, screening sanitari e soggetti preposti, da quando lo straniero entra sul territorio nazionale e, a seguire, in tutte le fase successive". Per Tissone, "alla luce della nuova disposizione, risulta difficile anche comprendere, per gli operatori degli Uffici di Polizia territoriali, destinatari di gruppi di migranti, se questi siano stati già sottoposti a rilievi foto segnaletici sulla navi militari o subito lo sbarco, onde evitare ripetizioni di accertamenti tecnici".

Già prima dell'insediamento effettivo della nuova Commissario, con il Commissario all'immigrazione, il greco Avramopoulos già ministro degli esteri e della difesa, fautore della costruzione del muro dell'Evros e dei respingimenti collettivi in Turchia, il governo italiano si adegua. E spera che adesso arrivino le risorse per le operazioni Triton, denominate anche come Frontex Plus, in modo da economizzare sui costi della missione militare-umanitaria Mare nostrum. Non si può prevedere ancora con quali conseguenze, in acque internazionali manderanno forse navi commerciali, o si avvarranno della marina egiziana, come sta già avvenendo in queste ore, altre stragi in vista.  Di certo, queste nuove pratiche di identificazione forzata, senza garanzie nelle fasi, spesso concitate della prima accoglienza, comporta la condanna definitiva, per molti migranti, a restare ingabbiati in Italia, dove il sistema di accoglienza, già al collasso, potrebbe esplodere definitivamente.

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/469104/Stretta-del-governo-schedati-tutti-i-rifugiati-Ora-l-accoglienza-scoppiera

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Migranti-schedati-un-ordine-.aspx

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite aveva  fissato pochi mesi fa le procedure che si dovrebbero seguire, ma che non vengono rispettate, nella maggior parte dei casi, proprio dagli agenti istituzionali tenuti ad osservarle. Basta con le identificazioni forzate, con l'esame radiografico del polso senza il consenso dell'interessato e del tutore, basta con il capovolgimento della presunzione di minore età e  con l'immissione di dati delle preidentificazioni dei minori nel sistema EURODAC prima della nomina del tutore e della eventuale richiesta di asilo, comunque da garantire l'assenza di rappresentanti diplomatici dei paesi di provenienza, ad esempio l'Egitto. basta con l'assenza sistematica di mediatori culturali e di consulenti psicologi durante la fase della prima identificazione dopo lo sbarco, spesso in uffici di polizia fino a tarda sera, mentre le comunità di accoglienza attendono l'arrivo dei minori. Occorre una figura neutrale che assicuri il rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali nelle fasi della prima accoglienza ed identificazione.

Ecco le prescrizioni dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, per la identificazione dei minori stranieri non accompagnati

http://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/53a164330b80eeaac7000149/accertamento.pdf

La circolare che si riporta qui sotto non è mai stata revocata, dunque dovrebbe essere ancora osservata.

Ministero dell'Interno, Circolare 9 luglio 2007
Prot. n. 17272/7 Roma,
AI SIGG. PREFETTI
LORO SEDI
AI SIGG. COMMISSARI DEL GOVERNO NELLE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO BOLZANO
AL SIG. PRESIDENTE DELLA REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA
AOSTA
AI SIGG. QUESTORI
LORO SEDI
OGGETTO: Identificazione di migranti minorenni.
La vigente legislazione in materia di immigrazione prevede l'inespellibilità di alcune categorie di soggetti, tra cui i migranti minorenni, ai quali l'ordinamento, anche in esecuzione delle prescrizioni contenute nelle convenzioni internazionali in materia di tutela dei diritti dell'infanzia, riserva un trattamento di particolare favore in considerazione della vulnerabilità della loro condizione.
I migranti minorenni, infatti, sia che vengano rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale sia che siano giunti in Italia attraverso canali regolari, rientrano in una delle categorie protette previste dall'art. 19 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni per le quali è sancito il divieto di espulsione che può essere derogato esclusivamente per motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato.
L'esigenza di accertare le generalità degli immigrati, inclusi i minorenni, sprovvisti di documenti, assume, quindi, particolare rilevanza atteso che, se il minore è erroneamente identificato come maggiorenne, possono essere adottati provvedimenti gravemente lesivi dei suoi diritti, quali l'espulsione, il respingimento o il trattenimento in un Centro di permanenza temporanea o di identificazione.
Pertanto, nei casi in cui vi sia incertezza sulla minore età, è necessario far ricorso a tutti gli accertamenti, comunque individuati dalla legislazione in materia, per determinare la minore età, facendo ricorso, in via prioritaria, a strutture sanitarie pubbliche dotate di reparti pediatrici.
Tuttavia, poiché, come è evidenziato dalla prassi, tali accertamenti non forniscono, di regola, risultati esatti, limitandosi ad indicare la fascia d'età compatibile con i risultati ottenuti, può accadere che il margine di errore comprenda al suo interno sia la minore che la maggiore età.
Al riguardo, il Comitato sui diritti dell'infanzia delFUnicef, neh'affermare, al punto 31 del Commento Generale n. 6 del 3.6.2005 alla Convenzione di New York sui diritti dell'infanzia del 1989, l'importanza prioritaria della valutazione dell'età del minore in modo scientifico, sicuro e rispettoso dell'età, del sesso, dell'integrità fisica e della dignità del minore, raccomanda, nei casi incerti, di "accordare comunque alla persona il beneficio del dubbio, trattandola come se fosse un bambino".
Peraltro, in materia di accertamento dell'età del minore, l'art. 8, comma 2, del D.P.R. 22.9.1988, n. 448, recante "Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni", fìssa il principio di presunzione della minore età, stabilendo che "qualora, anche dopo la perizia, permangono dubbi sull'età del minore, questa è presunta ad ogni effetto".
Il predetto principio, fondato sul dovere di garantire al minore la più ampia tutela dei diritti, si ritiene possa trovare applicazione in via analogica anche in materia di immigrazione, ogni volta in cui sia necessario procedere all'accertamento della minore età. Pertanto, la minore età deve essere presunta qualora la perizia di accertamento indichi un margine di errore.
Si soggiunge, infine, che fintantoché non siano disponibili i risultati degli accertamenti in argomento, all'immigrato dovranno essere comunque applicate le disposizioni relative alla protezione dei minori.
Nel sottolineare la particolare rilevanza della questione, si invitano le SS.LL., nell'ambito delle rispettive competenze, a dare alla presente circolare la più ampia diffusione ai dipendenti uffici.
IL MINISTRO

La giurisprudenza smantella l'attendibilità dell'accertamento dell'età atraverso l'esame radiografico del polso, accertamento invasivo che non può essere imposto contro la volontà del minore , e del tutore ove nominato, e che comunque non si può eseguire ricorrendo alla forza.

http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2014/09/due-recenti-sentenze-del-giudice-di.html#more

La presunzione di minore età in caso di dubbio e del resto già legge, e non può essere soggetta a valutazioni discrezionali da parte della pubblica amministrazione, almeno nel caso di minori non accompagnati vittime di tratta, vittime che vanno identificati prima possibile, e dunque senza ritardi dopo lo sbarco.


                                  Decreto legislativo n.24/ 2014     
Art. 4

  Minori non accompagnati vittime di tratta

1. I minori non accompagnati vittime di tratta devono essere adeguatamente informati sui loro diritti, incluso l'eventuale accesso alla procedura di determinazione della protezione internazionale. 
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono definiti i meccanismi attraverso i quali, nei casi in cui sussistano fondati dubbi sulla minore età della vittima e
l'età non sia accertabile da documenti identificativi, nel rispetto del superiore interesse del minore, si procede alla determinazione dell'età dei minori non accompagnati vittime di tratta anche attraverso una procedura multidisciplinare di determinazione dell'età, condotta da personale specializzato e secondo procedure appropriate che tengano conto anche delle specificità relative all'origine etnica e culturale del minore, nonché, se del caso, all'identificazione dei minori mediante il coinvolgimento delle autorità diplomatiche. Nelle more della determinazione dell'età e dell'identificazione, al fine dell'accesso immediato all'assistenza, al sostegno e alla protezione, la vittima di tratta è considerata minore. Per la medesima finalità la minore età dello straniero è, altresì, presunta nel caso in cui la procedura multidisciplinare svolta non consenta di stabilire con certezza l'età dello stesso.


domenica 28 settembre 2014

Chiamata di soccorso da profughi siriani in alto mare, tra la Grecia e la Sicilia. Le rotte di fuga si spostano più a nord, da Egitto e Libia è sempre più pericoloso partire. Un'altra imbarcazione potrebbe essere "soccorsa" dagli egiziani. E poi che ne faranno ?


Il bollettino meteo della Marina Militare prevede per le prossime ore burrasca forza 7-8 da Nord sui mari Egeo, ed a sud di Creta. E tempo abbastanza brutto anche sullo Ionio meridionale, dove probabilmente si trova l'imbarcazione dalla quale è partita l'ultima chiamata di soccorso.

Ricevo da Nawal Siryahorra e diffondo:
 
Sos dal mare.
Piu' di 400 persone sono state abbandonate dallo scafista e quindi 3 tre giorni queste persone navigano senza meta...
2 bambini hanno perso i sensi.
Chiamata con la guardia costiera h 08:10


Dalle coordinate fornite dai profughi durante la telefonata dovrebbero essere a metà strada tra la Grecia e la Sicilia, su una rotta molto più a nord di quelle seguite in precedenza, potrebbero essere partiti addirittura dalla Turchia.
 Di certo per trovarsi in quella posizione non sono partiti nè dalla Libia, nè dall'Egitto. Sembra che dalla fine della mattinata questa imbarcazione sia seguita a distanza da una nave commerciale e successivamente da altri mezzi militari e stia facendo rotta verso Crotone.

http://www.gazzettadelsud.it/news//110221/Barcone-con-500-a-bordo-.html

 (ANSA) - CATANZARO, 28 SET - Un barcone con circa 500 persone a bordo è stato individuato al largo della Calabria. Una chiamata di soccorso è giunta alla centrale della Guardia costiera di Roma tramite un telefono satellitare. Sono immediatamente scattate le verifiche e la centrale operativa ha inviato un Atr 42 per individuare il barcone, localizzato a circa 80 miglia dalla Calabria. Sul posto due motovedette partite da Crotone e Roccella Jonica, che ora stanno intervenendo. Il mare è forza 5.

Non si può escludere che, oggi, o nei prossimi giorni, ci possano essere altre imbarcazioni sulla stessa rotta, considerando la quantità di persone, siriani e palestinesi soprattutto, che dalla Siria sono fuggite in Turchia, o che l'Egitto ha respinto verso la Turchia in quest'ultimo paese. I mezzi della Guardia Costiera sono ancora impegnati in operazioni SAR ( Ricerca e soccorso). 

http://www.vesselfinder.com/it/vessels/CP321-IMO-0-MMSI-247330400

 Occorre una azione sinergica a livello internazionale perche' Malta non avra' mezzi da inviare tanto lontano e la Grecia ha gia' dimostrato come manda a morire le persone quando non puo' respingerle. 

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/grecia-la-guardia-costiera-respinge-una-barca-provocando-la-morte-di-alcune-persone-unhcr-chiede-spiegazioni/ 

http://tempsreel.nouvelobs.com/monde/20140505.OBS6118/grece-au-moins-18-morts-dans-un-naufrage-de-migrants.html 

A Malta si manifesta contro i migranti definiti "illegali" anche quando sono richiedenti asilo.

http://www.independent.com.mt/articles/2014-09-28/news/no-more-illegal-immigrants-protesters-at-valletta-6762201088/ 

Anche su Cipro non si puo' contare molto, e probabilmente, dopo l'ultimo soccorso operato nei pressi del porto di Limassol, sta già facendo i conti con persone che non hanno nessuna intenzione di restare bloccate in quell'isola o di essere rispedite indietro. 



http://www.bellinghamherald.com/2014/09/27/3882342_syrian-refugees-see-future-in.html?rh=1 

La questione dei profughi salvati a Limassol da una nave commerciale e "gentilmente" invitati dalla polizia a sbarcare in territorio cipriota, sembra ancora aperta. Incerta la destinazione dei profughi che sarebbero ancora trattenuti in un commissariato di polizia. Davvero campioni di accoglienza.

http://www.todayszaman.com/world_greek-cyprus-police-empty-ship-of-holdout-migrants_359975.html

Piuttosto che vaneggiare sui controlli di Frontex Plus e di Triton da arretrate e limitare alle acque territoriali italiane occorre andare a salvare queste persone. Dopo gli arresti di siriani, intere famiglie in Egitto, e dopo gli orrori che raccontano i profughi che arrivano dalla Libia, i migranti, siriani e palestinesi soprattutto, sono trasportati da imbarcazioni che viaggiano molto più a nord che in passato, lontane dalle coste africane.


La comunita' internazionale, le navi Nato presenti nell'area ed invisibili ai sistemi di rilevamento del traffico marino, HANNO L'OBBLIGO GIURIDICO E MORALE DI ANDARE A SALVARE QUESTE PERSONE. 


http://www.channel4.com/news/gaza-migration-middle-east-italy-sicily-europe-video 

Le Nazioni Unite chiedono più efficacia negli interventi di soccorso in mare e gli stati europei ignorano gli appelli e si rinchiudono a difesa delle proprie frontiere, più importanti della vita umana.

http://www.independent.com.mt/articles/2014-09-28/news/un-human-rights-council-urges-new-push-to-stem-migrant-sea-deaths-6753878016/ 

Dal Gambia giunge una richiesta di una indagine sullo "speronamento" che ha portato all'annegamento di 300 persone,  a sud est di Malta, qualche settimana fa 

http://www.independent.com.mt/articles/2014-09-28/news/gambia-calls-for-un-inquiry-into-deliberate-migrant-shipwrecks-6753746944/

 Chi, a livello europeo o in Italia, scarica su singoli paesi come Malta e Cipro, il salvataggio di queste persone e' colpevole non solo di omissione di soccorso ma di omicidio intenzionale. Occorre organizzare al più presto, al di là della missione Triton di Frontex, un sistema di minitoraggio e salvataggio in acque internazionale con l'eslcusivo scopo di salvare le vite umane e di sbarcare i profughi in quei luoghi che impone il diritto internazionale come "place of safety". Il porto sicuro non è necessariamente il porto più vicino. Porto sicuro è il porto nel quale non si rischiano respingimenti collettivi, si può essere informati sui propri diritti e ricevere tutela legale effettiva, avere accesso alla procedura di asilo ed avere ragionevoli probabilità di avere accolta la propria domanda senza restare per mesi segregati in centri di detenzione. Come ha stabilito la Corte Europea di diritti dell'Uomo, la Grecia non è un "place of safety" per qualunque naufrago, e lo stesso vale per Cipro, come sta emergendo dopo lo sbarco forzato a Limassol dei naufraghi soccorsi al limite delle acque territoriali di quel paese. Comunque sta cambiando tutto molto rapidamente e le vecchie mappe sono superate.

http://geograficamente.wordpress.com/2014/08/31/frontex-plus-nel-mediterraneo-per-i-profughi-e-immigrati-al-posto-di-mare-nostrum-ma-non-sono-due-cose-diverse-da-soccorso-in-mare-a-controllo-delle-frontiere-la-necessita-di-creare-un/

Dall'Africa e dalla Libia in particolare, continuano a partire comunque migranti provenienti dal'area subsahariana, come il Gambia e dal Corno d'Africa, dunque anche dall'Eritrea, paesi con i quali sembra che il governo italiano voglia intavolare trattative... magari per respingere o fare tornare "volontariamente" qualcuno che è riuscito ad arrivare in Italia. Molte famiglie sono sottoposte a ricatti, nei paesi di origine in cui le dittature comandano nell'indifferenza dei paesi "democratici".

Gli accordi bilaterali non vanno rilanciati per rimpatriare chi fugge da guerre e dittature, ma per salvaguardare i diritti umani di chi è stato costretto ad una partenza forzata, ha subito abusi tremendi durante il passaggio nei paesi di transito, e non può essere condannato a una deportazione.
giovedì 25 settembre 2014

Si rischia l'ennesima strage al largo di Cipro, dopo l'allarme interviene una nave da crociera cipriota che salva trecento persone. Non si aprono corridoi umanitari e continuano gli equivoci su Frontex Plus e su Triton




 Qui le navi di Mare Nostrum non possono proprio arrivare, e si ricorre ancora una volta a navi commerciali, su ordine delle autorità marittime greche e cipriote, il mare è agitato, speriamo davvero che possano e sappiano salvare tutti. Il problema è la mancanza di canali umanitari e di una operazione di alvataggio europea che copra anche la rotta da Alessandria d'Egitto e dalle coste siriane e libanesi, a Malta e verso la Sicilia. E vogliono ritirare le navi delle future missioni Frontex alle acque territoriali italiane, mentre Alfano continua a dire che la missione TRITON di Frontex sostituirà la missione militare umanitaria italiana. Per la Commissione, e molti governi invece Mare Nostrum e in genere le operazioni di salvataggio sono "fattori di attrazione" rispetto ai migranti, missioni dunque da bloccare al più presto. Cosa racconteranno ai parenti delle vittime dei naufragi, dopo che avranno ritirato le missioni di soccorso ai limiti delle acque territoriali italiane ed alla zona contigua ( 24 miglia dalla costa)?

 Per la  Marina militare: non è Mare nostrum a far crescere i "flussi" verso l'Italia

Audizione in Commissione Diritti umani al Senato. Parla il capo di stato maggiore De Giorgi: il bilancio dei primi dieci mesi dell’operazione parla di 141.891 naufraghi assistiti, 298 scafisti arrestati e 384 operazioni di soccorso messe in atto. “Gli arrivi erano iniziati a crescere prima della strage del 3 ottobre per la situazione in Siria, Eritrea e Libia” 

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/468911/Marina-militare-non-e-Mare-nostrum-a-far-crescere-i-flussi-verso-l-Italia

 Su queste divergenze tra i politici, in Italia ed in Europa, ed i vertici militari, si giocano migliaia di vite, i responsabili non riusciranno ad ingannare oltre l'opinione pubblica.

Le navi commerciali e da crociera non sono la soluzione perchè non hanno i mezzi per intervenire in operazioni SAR ( Ricerca e soccorso) con la stessa efficacia di elicotteri, guardia costiera e unità militari. E anche perchè le decisioni di soccorso da parte delle centrali operative possono tardare oltre il tempo limite nel quale si trovano naufraghi e non cadaveri che galleggiano. Altro che TRITON, occorre un ccordinamento permanente tra le autorità di salvataggio dei paesi dell'Unione Europea più interessati dagli arrivi e dai transiti dei profughi, dunque Cipro, Grecia, Malta, Italia. Non si può perdere nenanche un attimo dopo le chiamate di soccorso, e le imbarcazioni andrebbero soccorse prima possibile, anche davanti alle coste egiziane e siriane, se occorre. Tutto il resto non è deterrenza, è colpevole abbandono della vita umana in mare.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-vertice-Alfano-malmstroem-Europa-piu-forte-nel-Mediterraneo-Frontex-plus-sostituisce-Mare-Nostrum-7db35c62-3b67-4d6e-afcb-e5ccddee5e6e.html

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/468751/Immigrati-verso-l-accordo-su-Triton-Intervista-al-direttore-di-Frontex

http://www.euractiv.it/it/news/sociale/9961-immigrazione-1-novembre-avvio-triton-frontex.html

(ANSA) - NICOSIA, 25 SET - Un'operazione di soccorso è stata lanciata stamani dalle autorità cipriote al largo della località di Pafos, sulla costa meridionale dell'isola, dopo che la Guardia costiera ha raccolto un segnale di Sos lanciato da un'imbarcazione in avaria con a bordo circa 300 migranti provenienti dalla Siria. Lo riferiscono i media locali citando un portavoce del ministero della Difesa, secondo cui a bordo del battello vi sarebbero numerose donne e bambini. Sempre secondo i media locali, due motoscafi della polizia cipriota appoggiati da elicotteri si stanno dirigendo verso il tratto di mare in cui è stata indicata la posizione dell'imbarcazione in difficoltà. Alle operazioni di soccorso si sta unendo anche una nave da crociera di passaggio nella zona.

  Da quanto emerge da Marine Traffic Control sembra ch oggi, al largo di Cipro, stia intervenendo questa nave da crociera...

https://www.marinetraffic.com/it/ais/details/ships/209167000/vessel:SALAMIS_FILOXENIA

PER QUESTA VOLTA SEMBRA CHE SIANO STATE SALVATE 300 PERSONE,.

 (ANSA) - NICOSIA, 25 SET - Sfiorata per un soffio una tragedia del mare nel Mediterraneo, stavolta a poco meno di 100 km dalla costa meridionale di Cipro: circa 300 migranti, quasi certamente in fuga dalla guerra nella vicina Siria, che andavano alla deriva da stamani su un vecchio peschereccio sono stati tratti tutti in salvo dall'equipaggio di una nave da cro...ciera cipriota inviata in loro soccorso. Lo ha riferito la radio locale citando un portavoce del ministero della Difesa. Nonostante il mare molto agitato a causa del forte vento, che ha reso difficili le operazioni di avvicinamento al natante in difficoltà, i migranti sono stati presi a bordo della nave Salamis Filoxenia, una delle unità della Salamis Cruise Lines, messa subito a disposizione stamani dalla compagnia di navigazione dopo che la Capitaneria di Porto di Limassol alle 06:25 locali (le 05:25 in Italia) aveva ricevuto una richiesta di soccorso. Come ha precisato l'Ad della compagnia, Kikis Vassiliou, il capitano della nave, che stava rientrando da un viaggio nelle isole greche ed era diretta al porto di Limassol, ha ricevuto istruzioni di cambiare rotta e dirigersi verso il barcone in difficoltà. "E' stata un'operazione (di soccorso) abbastanza difficile, ma tutti i passeggeri del natante sono adesso in salvo", ha confermato Vassiliou. La Salamis Filoxenia è attesa per stasera intorno alle 21:00 locali (le 20:00 in Italia) nel porto di Limassol dove personale sanitario è già in attesa per prendersi cura dei migranti che saranno quindi trasferiti in un centro accoglienza allestito in tutta fretta nelle caserme della Guardia Nazionale nella località di Kokkinotrimithia, alla periferia della capitale Nicosia.

MA ADESSO A CIPRO CHE SARA' DI LORO ? 

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/469004/Immigrati-l-Ue-da-il-via-all-operazione-Triton-il-Viminale-lancia-Mos-Maiorum 

(ANSA-AFP) - LIMASSOL, 26 SET - I circa 280 rifugiati, in gran parte siriani, salvati al largo di Cipro, sono scesi a terra nel porto di Limassol. Lo ha detto il vice direttore della protezione civile. I rifugiati si erano inizialmente rifiutati di scendere dalla nave da crociera che li aveva tratti in salvo chiedendo di essere portati in Italia. "Sono scesi dalla nave - ha precisato Marinos Papadopulos - a partire della 5.00, tutto si è svolto nella calma". Erano partiti per raggiungere la Sicilia i circa 350 migranti siriani - 293 adulti e 52 bambini - soccorsi ieri al largo di Cipro da una nave da crociera che li ha sbarcati nel porto di Limassol. Lo hanno detto alcuni di loro ad una troupe della radiotelevisione statale CyBC salita a bordo nella nave Salamis Filoxenia che li ha portato in salvo. Alcuni dei migranti hanno raccontato di aver pagato per il passaggio fino alle coste siciliane 3.000 dollari per bambino e molto di più per adulto. Ieri mattina, dopo che il mare grosso aveva messo in difficoltà il vecchio peschereccio sul quale viaggiavano, il capitano dell'imbarcazione è saltato su un motoscafo abbandonandoli alla loro sorte. 

DEVE INTERVENIRE l'UNHCR, l'OIM E LA CROCE ROSSA. SONO ARRIVATI IN UN PAESE MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA E VANNO RITRASFERITI VERSO ALTRI STATI UE PIU' GRANDI. 

https://au.news.yahoo.com/thewest/world/a/25111879/ 

Dal primo novembre dunque partiranno nuove operazioni Frontex nel Mediterraneo centrale. Non importano i nomi. Importa come si comportano e si comporteranno gli agenti delle missioni Frontex, quali saranno le regole di ingaggio, dove e quando sbarcheranno i profughi, queste le critiche dell'Ufficio del Mediatore dell'Unione Europea:

http://frontex.europa.eu/operations/roles-and-responsibilities 

http://frontex.europa.eu/news/frontex-code-of-conduct-for-return-operations-published-x1a0c0

http://www.statewatch.org/news/2012/jun/eu-frontex-ombudsman-annexes.pdf

http://frontex.europa.eu/assets/About_Frontex/Governance_documents/Annual_report/2013/General_Report_EN.pdf 

CONFERMA ULTERIORE CHE FRONTEX PLUS NON SOSTITUIRA' MARE NOSTRUM. VERSO UNA ECATOMBE IN MARE. ANZI, DIREI GENOCIDIO.

http://www.agenzia.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/468749/Il-direttore-di-Frontex-con-Mare-nostrum-piu-arrivi-credo-che-l-Italia-la-chiudera

VIGLIACCHI, NON SANNO PIU' COSA INVENTARE, GIOCANO CON I NOMI DELLE OPERAZIONI PER CONFONDERE L'OPINIONE PUBBLICA E NASCONDERE LE RESPONSABILITA'.

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/469004/Immigrati-l-Ue-da-il-via-all-operazione-Triton-il-Viminale-lancia-Mos-Maiorum 








Chi è il nuovo Commissario UE all'immigrazione, l'ex ministro della difesa greco Avramopoulos. Per lui i profughi sono migranti illegali da respingere.




ΔΗΜΟΣΙΟΓΡΑΦΟΣ: It is clear that, along with Italy, Greece and Bulgaria have become the major guardians of EU borders. I refer to a problem that Greece faces for several years now, while Bulgaria discovered it in a dramatic way the past two years: illegal immigration. Did you exchange views and experiences on this matter in the light of Bulgaria’s intention to build a fence to its borders with Turkey, something that Greece has done already?
D. AVRAMOPOULOS: It is true that we discussed this issue. It is also true that during the past years in Greece we have faced a big problem due to the vast flow of illegal immigrants.
The way this issue has emerged is well-known. In fact recently, due to the developments in Syria, the situation has worsened. We had to take measures. A part of these measures has already yielded fruits. The wall at the northern part of Evros has yielded fruits. The entry of illegal immigrants in Greece by this side has almost been eliminated. Yet the problem has not been resolved since, as you know, Greece has sea borders which also are Europe’s borders.
This is why Frontex has been developed.
Despite all these measures, the problem still exists because it is not possible to control the entire width of our maritime borderline. We decided to cooperate with the Minister, on the basis of the experience we have acquired and, without any intention to interfere to Bulgaria’s internal affairs of course, I believe that the measures taken by Bulgaria are towards the right direction.
At this point, I would like to stress out three points.
The first one has to do with the protection of European borders. We have already developed initiatives and, in the framework of the Greek presidency of the European Union from January 1st, we will discuss with our European partners this issue as well, and we will cooperate with Bulgaria on it.
The second has to do with the consolidation of an environment of social stability within our countries; mostly as far as the part of illegal immigration, that caused problems such as the ones I earlier described, are concerned.
The third has to do with a more practical and efficient policy to withhold this flow. Allow me to say that neighbouring countries, through which these flows pass, should be more cooperative with us.
We understand both the human and the social side of this problem, yet we have to protect our societies and borders. This is not a task for the Ministry of National Defence, we cooperate with the apposite Ministries, but this issue has preoccupied us because one of its extensions relates to our national security.
Behind all these flows, there might be hiding and developing nests that reproduce violence and, I do not hesitate to say, sometimes also terrorism.
Α. NAYDENOV: You are right saying that the problem of immigrants and the measures taken by the two countries are among the issues we discussed and I underlined it in my introduction.
However, let me clarify that Bulgaria did not recognize this problem now. It is now that we face the repercussions of the increase of the immigrant flow towards Bulgaria. Each day, 100 to 200 immigrants enter the country. Last month, 3,500 have entered.
We realise the merely humanitarian issues related to the immigration problem, and this is something we agreed upon with Mr. Avramopoulos. We understand our responsibilities as parties of various international agreements and as countries–members to organisations, with the responsibility to give refuge and the appropriate circumstances for settlement to reception facilities for people who were forced to leave their countries.
At the same time, we comprehend our responsibility towards our citizens, as well as our country’s security in general. The latest measures we adopted, as part of a plan with 7 goals and 33 initiatives, are towards this direction.
The key notion of this plan is to reduce the flow of illegal immigrants into the country. We are not content by the fact that we have to build a fence to our borders so as to constrain entrance. In this case I have to say that we are not delighted with the idea of assigning this to the Bulgarian army. However, they are installations that will withhold illegal immigration and direct it towards official border crossing points.
Moreover, parallel to the efforts of the Bulgarian authorities for speeding up the procedures of documentation processing and installation of immigrants, we adopt measures for the return of those citizens who do not fulfil the clauses for the concession of H&C grounds status, and immigrant status, and this is a part of our responsibilities: on one hand Greece, as part of the Schengen agreement, on whose territory the Frontex force is deployed, and on the other hand Bulgaria, which is not part of the Schengen agreement, even though it fulfils all criteria and makes all efforts to comport as a country that realises its responsibilities.


http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219



 Da "Cronache di ordinario razzismo"
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/



UE: Avramopoulos Commissario europeo su Immigrazione e Affari interni. Le perplessità delle associazioni

Dimitris Avramopoulos è il nuovo Commissario europeo con delega a Immigrazione e Affari Interni. Scelto dal neopresidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker, la sua nomina desta molti dubbi tra ong, associazioni e commentatori.
Diplomatico greco ed esponente del partito conservatore Nea Demokratia, Avramopoulos è stato per otto anni sindaco di Atene, oltre a ricoprire il ruolo di ministro della Difesa nel governo conservatore di Samara. Nei precedenti esecutivi è stato titolare di Esteri, Turismo, Salute.
Molti ricordano la fotografia che lo immortala, a fine 2013, nella regione del fiume Evros, al confine con la Turchia, in posa mentre punta un mitra verso l’orizzonte. Un gesto decisamente contestabile, ancora di più per il territorio in cui ebbe luogo: la zona è una delle frontiere più delicate d’Europa, sia per via delle relazioni con la Turchia, sia per il passaggio di molti migranti. Proprio per ostacolare questi ultimi, l’allora governo Papandreou fece costruire una barriera di filo spinato: una “vergogna” secondo le associazioni per i diritti umani. La ex commissaria agli affari interni Cecilia Malmstrom si rifiutò di concedere i finanziamenti UE per la sua costruzione; il suo successore Avramopoulos invece elogiò l’iniziativa del governo greco, sottolineando la necessità di “proteggere la nostra società e i nostri confini dall’immigrazione irregolare”.
Il concetto di “protezione dei confini e della cultura” deve essere particolarmente caro a Avramopoulos: “Tu di dove sei? Macedone? E allora perché non parli greco?” aveva risposto, pochi mesi prima della visita nella zona di confine, a un giornalista che gli chiedeva di esprimere la propria posizione sulla disputa relativa al nome della Repubblica balcanica (così la Grecia definisce la Macedonia, non riconoscendole il nome, con cui il paese ellenico designa una sua regione nel nord del Paese). Non esattamente una risposta dialogante.
Forse sempre il concetto di “protezione dei confini” è alla base dei chilometri di ringhiere che Avramopoulos fece costruire ad Atene durante il suo primo mandato, dal 1994 al 1998.
La scelta di un ex ministro della Difesa – e di Avramopoulos in particolare – per governare affari interni e questione migratoria, sembra una dichiarazione di intenti circa la posizione assunta dalla nuova presidenza della Commissione europea in merito all’immigrazione. Nella lettera di incarico inviata da Junker a Avramopoulos, non viene fatto alcun riferimento all’opportunità di applicare la Direttiva Europea sulla Protezione Temporanea (2001/55/CE), prevedendo la possibilità di offrire una tutela immediata alle persone sfollate quando vi è il rischio che il sistema di asilo non possa far fronte in maniera soddisfacente all’intensificarsi degli arrivi. Una misura quanto mai necessaria visto lo scenario internazionale, che tuttavia non viene mai menzionato nella lettera di inizio mandato. Così come non viene ipotizzata alcuna riforma del regolamento Dublino III, e nemmeno l’apertura, in collaborazione con le Nazioni Unite, di canali di ingresso per le persone bisognose di protezione internazionale. Dal presidente della Commissione nessun accenno alle stragi, numerose e terribili, che continuano a verificarsi nel Mar Mediterraneo. Del resto, stando alle parole di Junker il compito del Commissario sarebbe quello di “aiutare l’Europa a far fronte alle carenze di competenze e attrarre i talenti di cui ha bisogno“. Gli obiettivi strategici che Junker affida a Avramopoulos sono il contrasto dell’immigrazione irregolare, il controllo delle frontiere esterne tramite il rafforzamento di Frontex e delle guardie costiere, e il consolidamento della cooperazione con i paesi terzi, incentrata sulla lotta al terrorismo e sugli accordi di riammissione: nessun accenno alla necessità di interrompere la collaborazione con i paesi che non garantiscono la tutela dei diritti umani.
Proprio la Grecia è stata condannata più volte dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per il trattamento riservato ai migranti, in aperta violazione di alcuni articoli della Convenzione europea sui diritti dell’uomo; inoltre, diverse associazioni e ong hanno denunciato le pratiche discriminatorie e profondamente lesive messe in atto dal paese ellenico nei confronti dei migranti e dei richiedenti protezione internazionale.
L’Unione Europea si trincera sempre di più: se c’era bisogno di un ulteriore segnale, è arrivato.




mercoledì 24 settembre 2014

I centri di identificazione ed espulsione (CIE) sono costosi e non si possono umanizzare. La Commissione Diritti umani del Senato e la Campagna Lasciatecientrare denunciano una situazione contraria ai diritti ed alla dignità delle persone. Forte tensione anche nei CARA.


I Cie non sono strutture che si possono umanizzare, vanno aboliti, oltre che costosi ed inutili violano la dignità ed i diritti fondamemtali delle persone trattenute, e ci finiscono pure molti richiedenti asilo. Si tratta soprattutto di egiziani esposti al rischio di rimpatri collettivi, con provvedimenti che nel giro di un fine settimana non danno neppure la possibilità di esercitare effettivamente i diritti di difesa o di fare valere una richiesta di asilo. Anche la situazione nei CARA è esplosiva , per effetto della carenza di posti e per la lunghezza delle procedure per il riconoscimento della protezione umanitaria.

 Riceviamo dal Senatore Luigi Manconi Presidente della Commissione Diritti umani del Senato

La Commissione Diritti umani del Senato approva Rapporto sui CIE: negata dignità e diritti delle persone

La Commissione, dopo aver visitato nei mesi scorsi i centri di Bari, Roma, Gradisca d'Isonzo, Trapani e Torino esprime un giudizio estremamente severo: sono emerse numerose carenze riguardo alle funzioni che essi dovrebbero svolgere, e ciò in ragione di rilevanti insufficienze strutturali, nonché di modalità di esecuzione del trattenimento gravemente al di sotto degli standard di tutela della dignità e dei diritti delle persone trattenute.
La Commissione propone oggi al Governo una serie di interventi sulle procedure che regolano il sistema di trattenimento, identificazione ed espulsione con l'obiettivo di rendere il ricorso al trattenimento una misura estrema, del tutto residuale e finalizzata esclusivamente al rimpatrio, di ridurre al minimo i tempi di permanenza in quelle strutture e di assicurare alle persone sottoposte al trattenimento il rispetto delle garanzie previste dalle norme nazionali e internazionali.


Questo il Report della Campagna LasciateCientrare dopo la visita nel CIE e nel Cara di Pian del Lago a Caltanissetta.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia  



CAMPAGNA LASCIATECIENTRARE
REPORT VISITA PIAN DEL LAGO 19 SETTEMBRE 2014

Caltanisetta, Pian del Lago - 19 settembre 2014 Al nostro ingresso al centro governativo di contrada Pian del Lago, troviamo ad attenderci per accompagnarci nella nostra visita, i rappresentanti di Questura e di Prefettura e la direttrice del centro, dipendente dellente gestore Auxilium.
Il centro governativo è formato da una parte più piccola costituita da blocchi di cemento ed una grande area costituita da container. Dietro queste strutture, doppiamente recintato con sbarre altissime, si erge il Cie presidiato da polizia e esercito.
Davanti al cancello si trovano le aree amministrative: l'ufficio dove la PS sottopone agli esami fotodattiloscopici i migranti e la cosiddetta medicheria.
Nella zona antistante il Cara si riunisce la commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. In media i tempi di attesa per la data dell'audizione che ci vengono comunicati dal rappresentante della Questura sono 8 mesi, sempre che il richiedente non risulti già foto-segnalato in altro Stato. In questo caso passano altri due/ sei mesi per gli accertamenti necessari in base al regolamento Dublino (ovvero verificare se il richiedente deve essere rinviato nel primo stato che lo ha identificato).
La direttrice del centro ci comunica che gli ospiti attualmente ospitati nel CARA sono in totale circa 570, rispettivamente: 360 nella zona più grande, 116 nel CDI , mentre quelli trattenuti nel CIE sono 92.
La nostra visita inizia dal blocco più piccolo del Cara, costituito da edifici in muratura. In ciascuno di essi vi sono quattro stanzoni con sei letti (attaccati luno allaltro) che consistono in blocchi di cemento su cui sono disposti dei materassi. Ciascuno di questi edifici dove vivono gli ospiti, è dotato da 4 docce e 6 wc ( per un totale di 48 persone).
Sia le stanze che i bagni sono visibilmente stati puliti in occasione della nostra visita (visita annunciata e poi rimandata dalla prefettura a questa data, da settimane) ciononostante sono atavicamente sporchi e puzzolenti.
Al nostro arrivo, i richiedenti asilo sono in parte raccolti in preghiera per terra, in uno spazio aperto antistante la cosiddetta area mensa, anchessa adibita entro una delle strutture in muratura, allestita con tavoli e sedie, i quali a prima vista sembrano evidentemente insufficienti per il numero di "ospiti"; ma un funzionario ci spiega che "mangiano a turno e si alzano tardissimo la mattina".
La direttrice del centro, dipendente di Auxilium, ente gestore di Cie e Cara, è l'unica a rispondere schietta e preparata alle nostre domande. Ci spiega che ai profughi viene consegnata una chiavetta che viene ricaricata con 2,50 euro al giorno utilizzabile solo all'interno del Cara per acquistare bevande, sigarette o schede telefoniche. 
Ai richiedenti asilo non vengono mai dati contanti ne' altra forma di denaro spendibile fuori dal Cara. Cosi nelle ore diurne, quando possono uscire dalla struttura e andare in città non possono ne' comprare un biglietto del bus ne' sedersi a un bar a bere un caffè', possono solo vagare senza meta precisa.
Peraltro per arrivare in città, poiché la zona non è neppure servita dal servizio di trasporto pubblico, occorre percorrere 6 km a piedi in una pericolosissima strada trafficata e priva di marciapiedi e illuminazione.  La settimana scorsa un profugo pakistano è stato investito accidentalmente (attualmente e' ricoverato in coma presso l'ospedale di Caltanisetta).
Gli orari di entrata e uscita dal centro sono dalle ore 10 del mattino alle ore 20, con una certa flessibilità per lorario del rientro, durante il periodo estivo.
Proseguiamo la nostra visita e facciamo ingresso nella zona più grande del centro, quella allestita con i35 container 35 per un numero di 8-10 letti ciascuno, secondo quanto comunicateci. Qui i numeri faticano a tornare, infatti nellunico container che abbiamo visitato, i letti (brandine grezze disposte a castello) erano ben 18 di cui 16 dotati di materassi e lenzuola, e quindi visibilmente utilizzati al momento della nostra visita. Se il medesimo numero di letti utilizzati fosse, come ci è stato poi comunicato, so stesso anche nei restanti 34 container, gli ospiti presenti in questa parte di campo risulterebbero essere ben 560, solo in questa parte di CARA.
Vale a questo proposito ricordare che la capienza delle diverse aree del centro governativo di Pian del Lago è rispettivamente: 360 e 96 nelle due aree adibite a CARA e 96 nel CIE.
Qualche settimana fa erano presenti anche donne e oggi nella visita incontriamo diversi minori.
Anche in questa parte del Cara l'area mensa contiene tavoli e sedie decisamente insufficiente rispetto al numero elevatissimo di presenze.
Chiediamo a quel punto informazioni sui servizi di assistenza alla persona garantiti agli ospiti del centro e sullo staff specializzato predisposto. Apprendiamo che i mediatori e interpreti sono in totale 8 persone,i quali sono impiegati sia al cara che al cie e dunque si devono occupare di oltre 550 stranieri (in un regime di capienza ordinaria). Mentre gli operatori delegati ad assicurare la consulenza legale agli ospiti del CARA sono 4, dei quali nessuno di loro possiede il titolo di avvocato ne' una laurea in giurisprudenza
Lunica attività nel Cara prevista solo è una scuola di italiano base che si tiene nell'area mensa dove scorgiamo, oltre la presenza di tavoli rotti ed un esiguo numero di sedie, alcuni disegni raffiguranti barche e mare attaccati a qualche colonna . L'infantilizzazione degli stranieri (ed in assoluto delle persone anche in parte private delle libertà)  è un mal costume difficile da debellare.
I servizi igienici di questa parte di centro sono anchessi allestiti in container, ciascuno dei quali contiene 6 docce 12 wc. Ci sono poi altri 2 container più piccoli, ma quasi per niente funzionanti, da quanto ci riferiscono gli ospiti.
In totale quindi i wc a disposizioni delle numerose persone che vi vivono(che sembrano oscillare tra i 360 e i 560)  sono 48, mentre le docce 24. Le condizioni inaccettabile dei bagni ci viene continuamente riferita dagli ospiti con cui abbiamo man mano modo di parlare, durante la nostra visita. A un certo punto sono loro stessi ad invitarci a guardarli tutti. Entriamo dunque anche negli altri tre container e la situazione che troviamo è sempre la stessa: il pantano formato dallacqua sudicia degli scarichi rotti per terra, porte divelte, sporcizia, puzzo insostenibile. Sono gli ospiti stessi a volerci mostrare tutti i malfunzionamenti. Accanto alle porte dei WC scorgiamo diversi contenitori che vengono utilizzati per gettare lacqua dello scarico. A questo punto chiediamo a loro una stima dei servizi siano effettivamente funzionanti. Ci rispondono che la media è di 2 bagni su 6 e una doccia su tre per ciascun container: quindi un totale di 16 bagni e 6 docce, per lintera area del centro.
La visita in entrambe le aree è "guidata" da funzionari di vario grado prefettizi, della questura e da alcuni operatori di Auxilium, dunque i colloqui con i profughi non stati ne privati ne' liberi dall'ansia di eventuali ripercussioni.
Ci imbattiamo in almeno 7 ragazzini africani palesemente minorenni.
Alcuni di loro negano di essere minori , spaventati all'idea di essere separati dagli altri (magari amici o parenti) e inviati verso nuovi centri e un destino sconosciuti.
Altri invece rivendicano la loro evidente minore età, ma, sottoposti ai raggi del polso, sono risultati maggiorenni e dunque come tali trattati. I loro casi pare siano stati segnalati a Save the children, ma loro non sembrano minimamente consapevoli dei loro diritti ne' delle procedure in atto.
Man mano gli ospiti iniziano a capire il perché della nostra visita si avvicinano per chiederci informazioni, lamentare le condizioni di vita nel centro e denunciare i tempi di attesa della commissione e del rilascio dei permessi (qui potremo inserire tutta la parte di Fulvio che riporta quanto riferitoci in merito ai tempi di commissione, rilascio permessi, limite di tempo per presentazione prove etc)
In molti, troppi, ci hanno detto di vivere come animali. Il cibo scarso, c'è anche chi ha sollevato il dubbio di ricevere carne hallal poichè quando hanno chiesto di poter avere visione della certificazione, nessuno ha dato loro retta.
La visita nel Cie dove oggi sono trattenute 92 persone (su una capienza di 96) è stata autorizzata solo per tre persone, con modalità assolutamente restrittive e inedite.
Ci viene fatto superare il primo cancello e il recinto altissimo presidiato da polizia e esercito ma veniamo fermati al secondo cancello che avrebbe dovuto consentirci la visita all'interno del Cie. Le ragioni sono quelle fumose, quanto discrezionali, della "sicurezza pubblica". Un funzionario che replica alle nostre civili proteste ci spiega che in questo Cie c'e' un altissimo tasso di evasione e gli scontri e le rivolte sono all'ordine del giorno. Chiedo conforto su questa notizia ad un operatore Auxilium che però nega.
Comunque non ci viene consentito di visitare la struttura ne' i locali di cemento dove sono alloggiati i trattenuti in attesa di essere espulsi (il Cie di Caltanissetta e' il più efficiente in termini di percentuale di trattenuti espulsi, e vanta mille rimpatri nel solo 2014) 
Possiamo parlare coi trattenuti solo attraverso la spessissima gabbia e circondati da funzionari e operatori.
Circa il 20 per cento dei trattenuti provengono direttamente dal carcere, altri da sbarchi e immediatamente respinti (egiziani e tunisini) attraverso il cosiddetto respingimento differito; altri ancora sono "semplici" irregolari . Tutti sono già "trattati" dalle varie questure e già identificati.
La permanenza media nel Cie è di circa un mese fino ad un massimo di 4 mesi. Non tutti i trattenuti che escono dal Cie vengono effettivamente espulsi nel paese di origine: alcuni vengono liberati con contestuale notifica dell'ordine del questore a lasciare il territorio italiano, pochi altri, i più' fortunati, escono grazie al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari se riconosciuti degni di protezione (per lo più si tratta di egiziani e tunisini).
Parliamo attraverso gli spazi della gabbia metallica con alcuni di loro.
C'e' un signore nordafricano che è in Italia dal 1994, viveva con moglie e figlio di 5 anni a Milano ma ha commesso dei reati connessi alla sua tossicodipendenza ed è stato in carcere. Finita la pena anzichè essere trasferito in una comunità di recupero, come aveva richiesto, viene accompagnato al Cie di Caltanisetta. Il permesso di soggiorno gli è stato revocato per presunta pericolosità sociale e ora deve fare ricorso a Milano. E' trattenuto da settembre ma i fogli che ci mostra che gli hanno notificato nel Cie portano come data di notifica quella di luglio.

Si avvicinano alla grata quattro ragazzini. Sono tutti visibilmente minorenni. Sono rinchiusi dal 30 agosto, un giudice cieco deve aver convalidato il loro trattenimento. Elena, l'operatrice, li conosce per nome e li rassicura (i piccoli sono molto preoccupati) che presto usciranno da lì perchè sono stati contattati i loro familiari che presto invieranno al Cie i loro certificati di nascita o i passaporti in modo da dimostrare la loro minore età, a dispetto dei raggi del polso che li indicano come maggiorenni.

C'e' un signore con una gamba rotta "mentre si opponeva al rimpatrio in Tunisia".

Un altro, molto giovane, è appena stato trasferito al Cie dal carcere ove era detenuto con l'accusa di essere lo scafista dell'imbarcazione che lo ha condotto in Italia. Lui dice di essere minorenne e libico e che non puo' tornare nel suo Paese perché era un sostenitore del regime di Gheddafi.
Nel Cie risulta identificato come maggiorenne e tunisino.
Tutti gli stranieri con cui parliamo ci chiedono chi siamo, perche' siamo andati lì e perche' non possiamo entrare a vedere dove vivono e se possiamo fare qualcosa per loro. Tutte domande alle quali è impossibile dare risposte tantomeno esaustive.
Mentre ci congediamo i piccoli detenuti ci supplicano ancora di tirarli fuori di li.

Ritorniamo nella zona "amministrativa" dentro la "medicheria",un locale ampio e pulito. Leggiamo sulla porta l'orario di apertura: dalle ore 10 alle 11-30 la mattina e dalle 18 alle 19,30 la sera. Quando lo facciamo notare, gli operatori del centro ci assicurano che il servizio è h24 e che basta suonare per avere accesso all'infermeria. D'altro canto gli ospiti con cui abbiamo parlato ci hanno riferito il problema di ricevere il solita farmaco in bustina per qualsiasi tipo di disturbo, e abbiamo visto due persone visibilmente provate che ci hanno riferito di soffrire di grandi dolori alla spina dorsale e alla testa, che ricevono è la medesima.
La nostra visita è quasi giunta al termine, quando nelluscire dallinfermeria , vediamo arrivare, accompagnato da alcuni operatori, un ragazzo al con un occhio tumefatto e sanguinante. Gli operatori si affrettano a tranquilizzarci: "ha battuto contro uno spigolo". Gia' come le donne che si incontrano al centro antiviolenza.
Prima di andare, chiediamo al responsabile della questura, i tempi di identificazione. Ci assicurano che questa avviene immediatamente al momento in cui le persone si presentano in ufficio e che, al massimo, possono slittare di 2-3 giorni.
Diversa è la versione sulle identificazioni che raccogliamo negli accampamenti spontanei adiacenti al centro di Pian del Lago, dove ci rechiamo una volta fuori. Lì vi vivono da mesi una sessantina di richiedenti asilo per i quali non si è trovato posto nel Cara e sono "in lista di attesa" per entrare, chissà quando. Altri si trovano lì, dopo essere stati diniegati dalla commissione; alcuni, addirittura, dopo un periodo di accoglienza nel CIE, a causa di mancanza di posti nel cara! Vi è anche una buona percentuale di persone in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, per i quali devono attendere numerose settimane.
Intanto, privati di tutto, aspettano.
a cura di Alessandra Ballerini, Giovanna Cavallo, Gabriella Guido
Segue a questo report un documento di approfondimento curato dal Prof Fulvio Vassallo Paleologo, che ha partecipato alla visita.

La visita è stata effettuata da un delegazione della campagna lasciateCIEntrare con avvocati, giornalisti e associazioni della società civile, nell'ambito del monitoraggio dei CIE in Italia e della richiesta di chiusura dei centri. In questo ambito si è reso necessario cominciare a monitorare anche i CARA, Centri per Richiedenti Asilo.

La Campagna LasciateCIEntrare
Facebook @lasciatecientrare
Twitter: @MaipiuCIE


VISITA NEL CENTRO POLIFUNZIONALE E DEI CENTRI INFORMALI UBICATI A PIAN DEL LAGO (CALTANISSETTA) SVOLTA DA UNA DELEGAZIONE DELLA CAMPAGNA LASCIATECIENTRARE VENERDI’ 19 SETTEMBRE 2014. RELAZIONE TECNICO-LEGALE

CONSIDERAZIONI CRITICHE SULLE PROCEDURE E SULLE QUALIFICHE PER IL RICONOSCIMENTO DEGLI STATUS DI PROTEZIONE E SULLE MISURE DI ACCOGLIENZA.

Nella giornata del 19 settembre una delegazione della Campagna LasciateCientrare ha visitato il Centro di Accoglienza per richiedenti asilo (CARA) ed il Centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Pian del Lago a Caltanissetta, anche se non e’ stato consentito l’ingresso all’interno di questo secondo centro, dopo che la locale questura aveva rifiutato, con una mera comunicazione verbale, l’ingresso di una componente della delegazione nel CIE. Gli stessi componenti della delegazione, nel ridotto numero di tre, non hanno potuto effettivamente fare ingresso nel Centro di identificazione ed espulsione, ma hanno potuto soltanto accedere alla prima recinzione, per comunicare verbalmente, e sotto il controllo delle forze di polizia, con gli “ospiti” trattenuti nella struttura più interna.

NON E’ STATO DUNQUE GARANTITO IN PIENO QUEL DIRITTO DI VISITA CHE E’ PREVISTO DALLA LEGGE E CHE COSTITUISCE L’OGGETTO DELLA CAMPAGNA LASCIATECIENTRARE.

Dopo la visita del Centro “polifunzionale” di Pian del lago, la delegazione ha raggiunto i tre piccoli campi spontanei, sorti nelle vicinanze,nei quali si trovano diverse decine di richiedenti asilo pakistani, afghani e sub sahariani, in attesa di accesso al centro di accoglienza, ed in qualche caso di accesso alla procedura, tramite l’ufficio immigrazione della questura. Sembra quasi che le persone che non hanno ancora formalizzato la loro domanda di asilo siano persone del tutto prive di diritti.
Si registra in tutti i campi una forte concentrazione di migranti pakistani, afghani e di altre nazionalità che fanno ingresso nel territorio dello stato in altre regioni italiane e vengono ( o sono indotti a venire) in Sicilia a Caltanissetta per presentare la richiesta di protezione internazionale. Si tratta di un problema noto da anni a tutte le autorità, inclusa la questura di Caltanissetta ed il ministero dell’interno, rispetto al quale si può reagire soltanto ripristinando condizioni di legalità nell’accoglienza e nell’avvio delle procedure, e non invece condannando le persone a dinieghi, emarginazione, clandestinizzazione, o chiudendo le procedure con decisioni amministrative apertamente discriminatorie.
La dispersione dei migranti sul territorio alimenta un clima di tensione che è percepibile anche nella città di Caltanissetta, con un investimento che non appare del tutto incidentale di un migrante nei pressi dei centri di accoglienza, ed il pestaggio, proprio la stessa sera dopo la nostra visita, di un giovane afghano di venti anni, rapinato e ferito gravemente da una banda di teppistilocali in pieno centro città.
Sono state intervistate decine di persone con riprese video ed audio. Tutte le testimonianze raccolte tra i migranti, concordi, hanno permessodi ricostruire un quadro assai critico, sia per il trattamento fortemente differenziato che ricevono le persone che entrano in una procedura di asilo, che per le condizioni di accoglienza, in apparenza dignitose, al momento della visita, ma che, nel racconto dei migranti, con riferimento alla loro esperienza quotidiana, risultano assai meno dignitose, sia dal punto di vista igienico-sanitario che da quello della mediazione culturale-linguistica e della informazione legale.
Nel corso della visita sono stati rinvenuti sette minori non accompagnati all’interno del CARA, e tre all’interno del CIE. Per quanto riguarda i minori all’interno del Cara,uno dei quali si era dichiarato maggiorenne al momento dello sbarco, è emerso che erano presenti all’interno della struttura da oltre dieci giorni, e che non avevano ancora fatto l’accertamento radiografico per la definizione certa dell’età.
 I rappresentanti dell’ente gestore hanno assicurato che gli esami per l’accertamento dell’età erano già programmati e sarebbero stati effettuati il giorno successivo alla visita.Non risultava ancora la comunicazione al giudice tutelare né la nomina di un tutore, e dunque gli accertamenti radiografici sarebbero stati condotti senza l’autorizzazione, ed il consenso informato, di quello che avrebbe dovuto essere il loro legale rappresentante. Per la stessa ragione le procedure per la richiesta della protezione internazionale erano ancora sospese. E’stata sottolineata dalla delegazione la necessità di un immediato trasferimento dei minori in strutture specifiche evitando ulteriori permanenza in condizione di promiscuità con gli adulti. E’ MOLTO ALTO IL RISCHIO CHE TRA QUALCHE MESE QUESTI “MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI”COMPIANO DICIOTTO ANNI E CHE, DA MAGGIORENNI, SE NON PRESENTASSERO UNA DOMANDA DI ASILO O SE QUESTA FOSSE RESPINTA, POSSANO ESSERE CONSIDERATI COME MIGRANTI IRREGOLARI E DUNQUE ESPOSTI AL RISCHIO DI ALLONTANAMENTI FORZATI.
Durante la visita del centro, ed anche successivamente, nel corso delle visite nei tre piccoli campi informali all’esterno della struttura, siamo stati circondati da numerosi migranti che ponevano domande sul loro stato giuridico e sulle prospettive di riconoscimento della protezione internazionale.SI è avuta conferma di una lacuna generale in ordine al servizio di orientamento ed assistenza legale all’interno della struttura e prima dell’audizione da parte della Commissione territoriale.
Molti, pakistani soprattutto, ma anche afghani e nigeriani,hanno lamentato il fatto che, avendo manifestato la volontà di presentare una domanda di asilo, non hanno trovato accoglienza all’interno del CARA di Pian del lago per la saturazione dei posti disponibili.Ed in effetti la situazione strutturale del Cara, nei due recinti nei quali è attualmente organizzato, appariva ai limiti del numero pervisto dalla Convenzione stipulata dall’ente gestore, un numero che comunque appare troppo alto rispetto alla capacità recettiva dei luoghi, anche 10 persone in un solo blocco-container e rispetto allo stato ed alla consistenza dei servizi igienici.
Si sottolinea al riguardo come il manuale Frontiere Schengen contenga una definizione di richiedente asilo abbastanza allargata che dovrebbe essere utilizzata più diffusamente. “Un cittadino di un paese terzo deve essere considerato un richiedente asilo, o protezione internazionale, se esprime, in un qualsiasi modo, il timore di subire un grave danno facendo ritorno al proprio paese di origine, o nel paese in cui aveva precedentemente la dimora abituale. L'intenzione di chiedere protezione non deve essere manifestata in una forma particolare, non occorre che la parola asilo sia pronunciata espressamente. L'elemento determinante è l'espressione del timore di quanto potrebbe accadere in caso di ritorno”. Dunque anche le persone che non hanno ancora potuto formalizzare una richiesta di asilo sono da considerare richiedenti asilo se hanno espresso comunque la volontà di chiedere protezione, e come tali vanno accolti e tutelati.
I migranti che,dopo l’ingresso nel territorio dello stato, manifestano la volontà di chiedere asilo e propongono istanza per il riconoscimento della protezione internazionale, sono titolari di precise garanzie: il D. lgs. n. 140/2005 stabilisce, all’art. 4, che la Questura debba procedere al rilascio in favore dello straniero di un attestato nominativo, certificante la sua qualità di richiedente asilo, ed “entro venti giorni dalla presentazione della domanda” deve rilasciare un permesso di soggiorno per richiedente asilo. Da quel momento il richiedente la Protezione Internazionale è un cittadino straniero legalmente residente e tale situazione permane sino a quando non si è definito il procedimento per il riconoscimento che può terminare nel momento in cui la Commissione riconosce la Protezione internazionale, oppure,successivamente, in caso di diniego, quando si sia pervenuti, all’esito dell’eventuale ricorso giurisdizionale, ad un provvedimento negativo avente efficacia di giudicato.

In ogni caso,la piena occupazione di tutti i posti offerti dal CARA non può essere addotta come ragione per negare qualsiasi forma di accoglienza ai migranti costretti per mesi bivaccare nei tre centri informali, sotto i ponti un raccordo autostradale, nei pressi del centro di Pian del Lago, in attesa di avere accesso alla procedura ed alla accoglienza all’interno nel CARA. Lo autorità italiane hanno comunque il dovere di accoglienza nei confronti di tutti coloro che sono richiedenti asilo, o che abbiano manifestato volontà di richiedere protezione, indipendentemente dal momento della formalizzazione della domanda da parte della questura competente. Si tratta di una situazione già grave che rischia di diventare insostenibile nei mesi più freddi dell’anno.
I tempi di esame delle richieste di protezione internazionale appaiono troppo lunghi. Gli immigrati intervistati hanno dichiarato che le loro domande si asilo risalivano in media ad otto mesi, un annoprima, con punte di quattordici mesi. Una buona parte di questi ritardi sembra imputabile alle procedure applicate dalla questura,ed alle carenze croniche di personale, dopo l’audizione e la decisione della Commissione territoriale. Non si sa in che tempi potranno essere assorbiti questi ritardi, dopo il recente provvedimento del governo che, seppure tardivamente, ha raddoppiato il numero delle Commissioni territoriali. Si ricorda al riguardo che in caso di ritardi ingiustificati potrebbero essere esperite anche Class Action risarcitorie contro la Pubblica Amministrazione, responsabile di questi ritardi.
I lunghi tempi della procedura alimentano l’intasamento del Centro di accoglienza, ne accrescono i costi, impediscono l’ingresso dei nuovi arrivati e sono alla radice delle continue tensioni che periodicamente degenerano in risse tra i diversi gruppi nazionali accolti all’interno del CARA e talvolta anche all’esterno. Come si è verificato anche nei giorni antecedenti e dopo la nostra visita. Tensioni che potrebbero scaturire anche dal trattamento “differenziato” che alcuni degli “ospiti” della struttura lamentavano rispetto ad altri.
In tema di dinieghi decisi dalla Commissione territoriale, come sarebbe facilmente riscontrabili con l’accesso agli atti, sono state raccolte numerose testimonianze di richiedenti asilo provenienti dal Punjab che adducevano il rigetto di tutte le domande di protezione presentate dagli appartenenti a questo gruppo nazionale, senza neppure la possibilità di ottenere il riconoscimento della protezione umanitaria, prevista dall’art.5.6 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998.
Come altri richiedenti asilo denegati, lamentavano tutti la difficoltà di accedere ad una difesa legale con il patrocinio a spese dello stato, e dunque la possibilità effettiva di presentare un ricorso in Tribunale a seguito di un diniego.Da altre testimonianze è pure emerso che alcuni avvocati che dovrebbero agire in giudizio per i ricorsi contro i dinieghi della commissione territoriale, con il ricorso all’istituto del patrocinio a spese dello stato, hanno invece chiesto anticipatamente ingenti compensi ( fino a 700-1000 euro) per prestare la propria opera, nonostante avessero pure proposto istanza per l’ammissione al patrocinio gratuito.
E’ noto al riguardo che, secondo una serie di sentenze della giurisprudenza italiana (Tribunale di Roma 19 gennaio 2014, Tribunale di Trieste 15 ottobre 2013, Corte di Appello Napoli 9 luglio 2012) i cittadini provenienti dal Punjab, se non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra, hanno quantomeno diritto al riconoscimento della protezione sussidiaria o della protezione umanitaria, in ragione della guerra tra religioni, e più recentemente del conflitto interno tra autorità statali e gruppi terroristici, conflitti esistenti da decenni in quella regione, nella quale si registrano anche casi diffusi di reclutamento forzato ed interventi violenti e frequenti abusi da parte delle forze di sicurezza,e con dubbi rapporti tra queste ed organizzazioni terroristiche, come documentato da report internazionali (http://www.refworld.org/docid/51cd4b9f4.html) che, sia le Commissioni territoriali che gli organi giudiziari, non possono ignorare.
Altri migranti, provenienti in particolare dal Senegal, dalla Nigeria, e da altri paesi dell’area sub sahariana, lamentavano di avere ricevuto un diniego dalla Commissione territoriale in quanto questa avrebbe ritenuto che gli stessi provenivano da una “zona sicura all’interno del loro paese”, e dunque per questa ragione non sarebbero risultati meritevoli del riconoscimento di uno status di protezione. La condizione di questi richiedenti asilo denegati appariva particolarmente drammatica perché,a seguito  della decisione sfavorevole della Commissione e della pratica impossibilità ( assenza di mezzi) di presentare ricorso, si sentivano esposti a provvedimenti di rimpatrio per effetto di accordi bilaterali ancora mantenuti in vigore dal governo italiano.

La legge italiana e la giurisprudenza non hanno accolto il concetto restrittivo di ”zona interna sicura” contenuto nella Direttiva dell’Unione Europea sulle qualifiche 2004/83/CE, né tale concetto è imposto dalla successiva direttiva 2013/95/UE che ne modifica alcuni aspetti, specificando, con una previsione che comunque non ha valore vincolante per gli stati membri, chelapossibilità per gli Stati di escludere dalla protezione chi, in una parte del territorio di origine, ha accesso alla protezione, è subordinata alla circostanza che la persona in questione possa legalmente e senza pericolo recarsi su quella parte di territorio e si possa ragionevolmente supporre che vi si stabilisca.

E’ importante osservare come il recente decreto 21 febbraio 2014 n.18,attuativo della Direttiva 2013/95/CE, continui a non dare rilievo positivo al concetto di “zona sicura all’interno del paese di provenienza” ed anzi aggiunge una specifica previsione che potrebbe eliminare molte decisioni di diniego che hanno prodotto un notevole contenzioso giudiziario con riferimento a persone che hanno ricevuto provvedimenti di diniego proprio perché avrebbero la possibilità di trasferirsi in una zona sicura del proprio paese e che si ritrovano strette tra i tentativi di arruolamento da parte dello stato e le pressioni di organizzazioni di stampo terroristico. Secondo il nuovo decreto attuativo della disciplina europea, il diritto alla protezione sussidiaria va infatti riconosciuto anche a chi rischia di subire “azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie che comportano gravi violazioni di diritti umani fondamentali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare per motivi di natura morale, religiosa, politica o di appartenenza etnica o nazionale”. E molto spesso anche chi vive in zone ritenute sicure è oggettivamente esposto al rischio del reclutamento forzato da parte delle autorità statali.

Anche secondo la prevalente giurisprudenza italiana, malgrado diverse opinioni dei giudici di primo grado, il diritto al riconoscimento dello status di rifugiato politico (o della misura più graduata della protezione sussidiaria) non può essere dunque escluso, nel nostro ordinamento, in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra zona del territorio del paese d’origine ove non abbia fondati motivi di temere di essere perseguitato (o non corra rischi effettivi di subire danni gravi), atteso che tale esclusione, prevista nell’art. 8 della direttiva 2004/83/CE e il cui inserimento nell’atto normativo interno di attuazione della direttiva stessa costituisce una mera facoltà degli stati membri, non è stata trasposta nel D.Lgs. n. 251 del 2007 (Cass. 2294/2012) e neppure richiamata dal recente Decreto legislativo 21 febbraio 2014 n.18, attuativo della Direttiva 2013/95/UE sempre in tema di qualifiche di protezione internazionale.
La Corte di Cassazione ( sentenza n. 8399 del 2014), con riferimento ad un cittadino senegalese, si è posta la questione “se la minaccia, da parte di un gruppo armato propugnante la secessione di una parte del territorio nazionale, di arruolare con la forza nelle sue fila i giovani residenti in quel territorio, costituisca o meno, per questi ultimi, minaccia di persecuzione per motivi di “opinione politica” ai sensi del richiamato D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, lett. e), che riferisce tali motivi alla “professione di un’opinione, un pensiero o una convinzione su una questione inerente ai potenziali persecutori (…) e alle loro politiche o ai loro metodi, indipendentemente dal fatto che il richiedente abbia tradotto tale opinione, pensiero o convinzione in atti concreti”. A tale quesito, secondo la Corte di Cassazione, “la risposta non può che essere positiva, considerato il carattere all’evidenza politico della finalità secessionista e del metodo – la lotta armata – scelto per realizzarla e considerato, altresì, che non è necessaria la traduzione in atti concreti, da parte del soggetto minacciato, della sua opinione contraria a quella del gruppo minacciante, e che la minaccia non deve necessariamente provenire dallo Stato, ben potendo provenire anche da “partiti o organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio” o comunque da altri “soggetti non statuali, se i responsabili (…) non possono o non vogliono fornire protezione” (art. 5, D.Lgs. cit.).Secondo i giudici della Suprema Corte, dunque, appare irrilevante la “ragionevole possibilità di trasferirsi in altra zona sicura del territorio del paese di origine”. Non si vede come la Commissione territoriale di Caltanissetta,con le proprie decisioni di rigetto basate sulla possibilità di rientro in una zona sicura del paese di origine, possa sistematicamente derogare un indirizzo che appare l’unico consentito dalla legge nazionale, dal diritto dell’Unione Europea, dalle Convenzioni internazionali, oltre che da elementari ragioni di umanità, senza neppure concedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari ex art. 5.6 del T.U. n.286 del 1998.
Le considerazioni appena svolte si possono riferire anche a cittadini stranieri provenienti dalla Nigeria. Con la sentenza n. 2268 del 19.12.2013 della Corte d’Appello di Bologna ha confermato l’ordinanza n. 841 del 07.03.2013, con la quale il Tribunale di Bologna aveva riconosciuto la protezione sussidiaria ad un cittadino nigeriano, che aveva motivato la sua richiesta di protezione internazionale sulla base delle continue e forti minacce subite in Nigeria (nello Stato di Borno) da parte dell’organizzazione terroristica jihadista BokoHaram, in quanto insegnate di informatica e cattolico. Alcuni dei nigeriani intervistati a Caltanissetta si dichiaravano appunto di religione cattolica. Ma anche altri richiedenti asilo nigeriani, di religione diversa, adducevano gravi rischi in caso di rimpatrio forzato e denunciavano il rischio di ulteriori decisioni sfavorevoli della Commissione territoriale.  L’attuale situazione in Nigeria, sia per la mancata garanzia dei diritti umani da parte del governo centrale, sia per le attività terroristiche di gruppi armati, dovrebbe escludere la possibilità di un rimpatrio forzato per effetto degli accordi bilaterali tuttora vigenti con quel paese, accordi che tra l’altro prevedono forme di identificazione tanto sommarie da comportare la violazione del divieto di espulsioni collettive. Si dovrebbe dunque riconoscereai richiedenti asilo nigeriani quanto meno il  diritto alla protezione umanitaria ex art. 5.6 del T.U. sull’immigrazione n.286 del 1998, salvo il riconoscimento, ricorrendone i presupposti, da accertare rigorosamente su base individuale, dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria.
Con riferimento ai numerosi migranti di origine subsahariana provenienti dalla Libia, ad esempio ghanesi,o bengalesi,presenti all’interno del Centro di accoglienza di Pian del Lago, si ricorda inoltre che la Corte di Appello di Cagliari (con ordinanza del 31 maggio 2012, in Dir. Immigrazione e cittadinanza, 2012, p.109)non ha ritenuto infondata la equiparazione tra cittadini libici e non libici, con riferimento alla possibilità di ottenere il riconoscimento (quantomeno) della protezione umanitaria, in considerazione del lungo periodo di permanenza in Libia e della situazione di instabilità politica e di grave rischio in quel paese per tutti coloro che possono essere ritenuti sostenitori o mercenari del deposto dittatore Gheddafi, magari solo per l’appartenenza nazionale o per il colore della pelle.

Come si è già rilevato anche in passato, dai colloqui svolti con diversi richiedenti asilo è emersa la completa assenza, o la scarsa efficacia, di un servizio di informazione legale all’interno del centro di Pian del Lago, al punto che molti non ricordavano le circostanze addotte nel modello C 3 con il quale avevano fatto la richiesta di asilo, ed altri erano portatori di istanze di protezione che non avevano mai espresso, proprio per la difettosa o carente informazione ricevuta dopo l’ingresso nel territorio dello stato e poi al momento della compilazione della richiesta presso l’ufficio immigrazione della questura e dopo,durante la lunga permanenza nei centri di accoglienza ubicati a Pian del lago a Caltanissetta. Tutte circostanze che rendono assai probabile il diniego sulla istanza di protezione anche quando la persona potrebbe addurre su base individuale circostanze rilevanti per il riconoscimento di uno status legale di protezione.Risulta inoltre che da parte della Prefettura sarebbe stato fissato un termine di dieci giorni prima dell’audizione per la produzione di documenti da parte dei richiedenti asilo, termini arbitrari che non trovano riscontro in alcuna previsione di legge o di regolamento e che limitano la facoltà dei richiedenti asilo di provare le basi di fatto sulle quali riconoscere loro il diritto alla protezione.
Un altro gruppo di migranti che, nel corso della visita nei centri di Caltanissetta, ha posto problemi assai rilevanti in ordine ai dinieghi ricevuti dalla Commissione territoriale, era costituito da migranti provenienti dal Gambia, a fronte di un atteggiamento assai restrittivo di detta commissione nei confronti delle persone che erano fuggite da questo paese.

Atteggiamento restrittivo che emerge anche nei confronti di richiedenti asilo che dichiarano la propria condizione di omosessualità, condizione che la stessa Commissione territoriale di Caltanissetta sembrerebbe escludere,nella maggior parte dei casi,sulla base di argomentazioni psicologiche che non appaiono coerenti con i criteri di valutazione generalmente adottati a livello nazionale ed internazionale, soprattutto nel caso di persone provenienti da paesi fortemente omofobi o transitati dalla Libia dove in molti casi sono stati vittime di abusi e violenze.
Più in generale i migranti gambiani vengono considerati migranti economici, dunque non meritevoli del riconoscimento di un qualsiasi status di protezione.
 Il problema non è nuovo perché già a partire dal mese di gennaio 2014, cittadini gambiani sono stati destinatari di provvedimenti di respingimento o di espulsione, subito dopo lo sbarco nei porti siciliani, e quindi detenuti in centri di identificazione ed espulsione, come quello di Trapani Milo, malgrado avessero manifestato immediatamente la volontà di chiedere asilo. La Corte di appello di Roma, con sentenza del 17 gennaio 2012,ha riconosciuto il diritto alla protezione sussidiaria ad un cittadino del Gambia, ed ha preso atto di una situazione di gravi e diffuse violazioni dei diritti umani in tutto il territorio del paese, che dovrebbe quantomeno comportare, per coloro che non lamentano rischi di persecuzioni o danni gravi di carattere individuale, il riconoscimento della protezione umanitaria a fronte dei rischi che comunque correrebbero ancora oggi in caso di rimpatrio forzato. Dai più recenti rapporti internazionali emerge infatti come la situazione in Gambia, con particolare riferimento alla condizione degli omosessuali, degli oppositori politici e delle minoranze sia caratterizzata, oltre che da un regime dittatoriale, da diffuse violazioni dei diritti fondamentali della persona, e da condizioni di generale insicurezza che nessuno può ignorare. Si rinvia al rapporto per il 2013 di Amnesty International, nel sito    http://rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/Gambia_1.pdf
Sarebbe dunque opportuno, anche al fine di evitare una serie di ricorsi giudiziari, un atto di indirizzo del Ministero dell’interno rivolto alla Commissione Centrale, come si fece con la Circolare n. 4369 del 15 giugno 2012 ( in Dir, Immigrazione e Cittadinanza, 2012, p.211) nei confronti dei migranti provenienti dal Mali, affinché questa invii precise istruzioni vincolanti alle Commissioni territoriali, per il pieno rispetto delle disposizioni normative interne ed europee, in ordine alle qualifiche ed al riconoscimento degli status di protezione di persone provenienti da paesi verso i quali non sono ipotizzabili procedure di rimpatrio, volontario o forzato che sia, senza mettere a grave rischio i diritti fondamentali della persona umana, il diritto alla integrità fisica, alla libertà personale e lo stesso diritto alla vita. Vanno evitate disparità di trattamento o valutazioni apparentemente individuali ma in realtà basate sulla mera appartenenza nazionale o dalla provenienza territoriale del richiedente asilo.

Lo stesso Ministero dell’interno, oltre al recente provvedimento di raddoppio delle Commissioni territoriali, (ma oggi, comunque, le nuove Commissioni vanno ancora insediate, con eventuali sottocommissioni)deve garantire il rispetto dei tempi massimi delle procedure per il riconoscimento dello status di protezione, e l’erogazione tempestiva di misure assistenziali ed economiche anche nei confronti dei migranti che non riescono a trovare accoglienza nei CARA o nei Centri di accoglienza straordinaria. E compete anche al ministero dell’interno verificare le ragioni per le quali si registra una così alta concentrazione di richiedenti asilo pakistani ed afghani, che notoriamente non sbarcano in Sicilia, proprio nella provincia di Caltanissetta. Occorre garantire legalità, uniformità di trattamento e rispetto degli standard di accoglienza a tutti i richiedenti asilo, da qualunque regione provengano, ed in qualunque regione si trovino, ma occorre anche incentivare una loro equa distribuzione su tutto il territorio nazionale. Un impegno che non può essere eluso e che può trovare adempimento con l’avvio delle nuove dieci Commissioni territoriali che dovranno essere attivate nel più breve tempo possibile.


 Al riguardo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea,nel vaso Saciri, con una sentenza del 27 febbraio 2014, direttamente vincolante anche le autorità dello stato italiano, relativa alla applicazione della direttiva 2003/9/CE in materia di accoglienza, ha affermato che il periodo durante il quale le condizioni materiali di accoglienza devono essere fornite comincia nel momento di presentazione della domanda di asilo, come risulta dal testo, dalla struttura generale e dalla finalità della direttiva. Inoltre, secondo la Corte si può dedurre dalla direttiva che l’aiuto economico concesso deve essere sufficiente a garantire un livello di vita dignitoso e adeguato per la salute nonché il sostentamento dei richiedenti asilo, fermo restando che lo Stato membro deve adattare le condizioni di accoglienza alle particolari esigenze del richiedente, al fine, segnatamente, di preservare l’unità familiare e di tener conto dell’interesse superiore del minore (di conseguenza, l’importo del sussidio deve consentire ai figli minori di convivere con i genitori). Qualora l’alloggio non sia fornito in natura, il sussidio economico deve, se del caso, essere sufficiente per consentire al richiedente asilo di disporre di un alloggio nell’ambito del mercato privato della locazione. Secondo la Corte in definitiva “la saturazione delle reti di accoglienza non può giustificare alcuna deroga all’osservanza di tali norme”.

Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo


La Campagna LasciateCIEntrare
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 E INTANTO DAI CIE, DA TUTTI I CIE I MIGRANTI CONTINUANO A FUGGIRE. NON BASTA ALZARE LE SBARRE E FORTIFICARE I RECINTI. 
VANNO RICONSCIUTI I DIRITTI ED APPLICATE LE DIRETTIVE DELL'UNIONE EUROPEA CHE PREVEDONO IL TRATTENIMENTO AMMINISTRATIVO COME SOLUZIONE RESIDUALE. FUORI DAI CIE I RICHIEDENTI ASILO ED I MINORI NON ACCOMPAGNATI.

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro