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venerdì 31 ottobre 2014

L'operazione TRITON di Frontex non sostituisce Mare Nostrum. E' chiaro a tutti, meno che ad Alfano. Intanto continuano i salvataggi in mare e gli arresti di presunti scafisti. L'Egitto blocca altri migranti in fuga verso l'Europa.


Si conta molto sulla collaborazione dei paesi di transito, per impedire ai migranti di lasciare le acque territoriali dei paesi africani, non importa sembra, quale sarà il costo in vite umane, l'Egitto ha già comuinciato a fornire colaborazione alle autorità italiane ed europee.

http://www.interno.gov.it/mininterno/site/it/sezioni/sala_stampa/notizie/immigrazione/2014_09_04_Alfano_incontra_Al_Sisi_cooperazione_Italia-Egitto_contro_terrorismo_e_immigrazione_irregolare.html

Del resto questa collaborazione non è un fatto nuovo, ha connotato tutti i governi, da Berlusconi a Prodi. E poi con Monti, Letta e Renzi la (cattiva)musica non è cambiata.

http://www.altrodiritto.unifi.it/frontier/asilo/campitel.pdf

 La Tunisia continua a collaborare con le autorità di polizia italiane nei rimpatri e nel blocco delle partenze. E non si aspetta altro che normalizzare la situazione in Libia, per affidare alla guardia costiera di quel paese le attività di "recupero" dei migranti in fuga verso l'Italia. I loro calcoli potrebbero fallire, in Libia regna ancora il caos e le attività di controllo delle frontiere marittime sono sporadiche ed inefficienti. Come è confermato dalle centinaia di morti per naufragi a poche centinaia di metri dalle coste di quel paese, con tanti cadaveri che si arenano sulla spiaggia. La prova di quanto sia efficiente la guardia costiera libica alla quale si vorrebbero affidare i compiti di bloccare le partenze subito dopo l'imbarco. In Egitto invece fanno sul serio, e sparano persino sulle barche cariche di donne e bambini. Nessuna pietà, sono solo "migranti illegali". L'Europa plaude e stringe nuovi accordi commerciali con i paesi che si offrono per fermare i profughi in fuga.

http://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/114366/Egypt/Politics-/Egypt-police-halts-illegal-migration-attempt-to-It.aspx

"I mezzi Frontex partiranno da due basi: Lampedusa e Porto Empedocle. Pattuglieranno il Canale di Sicilia ed il Mare davanti alle coste calabresi tenendosi nell'ambito delle 30 miglia dal litorale italiano. In caso di interventi di ricerca e soccorso (Sar) potranno comunque spingersi anche oltre".

http://www.panorama.it/news/cronaca/dopo-mare-nostrum-triton/

Come dimostrano i blocchi di imbarcazioni partite dall'Egitto e dalla Libia, l'auspicato limite delle 30 miglia a sud di Lampedusa e di Malta, come limite per le azioni di contrasto dell'immigrazione irregolare che rientrano nei conpiti di TRITON,  è strettamente correlato agli accordi bilaterali di cooperazione di polizia con i paesi di transito ed alla delega alla guardia costiera di questi paesi per arrestare i migranti prima che possano uscire in acque internazionali ( 24 miglia dalla costa).
Questa strategia, foriera di migliaia di morti, non potrà che fallire rispetto alla Lbia.

 Triton: entro il limite delle 30 miglia dalle coste
Il ministro dell'Interno ha ricordato che il budget di Triton è di tre milioni di euro mensili, "meno di un terzo rispetto a Mare Nostrum. Il coordinamento dell'operazione sarà incardinato presso il Comando aeronavale della Guardia di Finanza a Pratica di Mare". Il ministro ha poi spiegato che "Triton opera entro il limite delle 30 miglia dalle coste italiane, mentre Mare Nostrum è arrivata vicino alle coste libiche e questa è anche una risposta a chi sosteneva che Mare Nostrum fosse un fattore di attrazione per le partenze di migranti".

"Vigilanza non sarà passiva, ma azioni dissuasive"
L'obiettivo dell'operazione Triton, ha continuato, "è il contrasto all'immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani, ma l'attività di vigilanza non sarà passiva, ci saranno azioni dissuasive come il sequestro dei mezzi e il fermo di persone". Infine, il ministro dell'Interno ha rilevato che nell'ambito di Triton "varrà sempre il principio del non respingimento e cioè che non si possono rinviare i migranti in Paesi terzi dove la loro vita sia a rischio e dunque l'accoglienza è a carico del Paese membro che ospita l'operazione, cioè l'Italia".

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-Alfano-Mare-Nostrum-e-Triton-sono-due-operazioni-diverse-695e3ae3-bd26-4cd0-b4e8-4ffe1a648d48.html#sthash.pjndc35h.dpuf

Ancora conferme da Bruxelles che l'operazione TRITON di Frontex non sostituirà Mare Nostrum.

 http://www.euractiv.it/it/news/sociale/10116-triton-frontex-buona-partecipazione-paesi.html

Eppure....

http://www.rivistaeuropae.eu/interno/giustizia-affari-interni/immigrazione-uk-nessun-sostegno-alle-operazioni-di-soccorso/

Alfano insiste... vedremo cosa sucecderà domani. L'ammiraglio De Giorgi capo di Mare Nostrum aveva chiarito tutto in Senato già a settembre, ma la politica non ha dato ascolto neppure a lui.

http://webtv.senato.it/4191?video_evento=1143

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-26/la-difficile-trattativa-ripartire-oneri-mare-nostrum-063843.shtml?uuid=ABZydRnB

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/10/31/parte-triton-alfano-abbiamo-fatto-nostro-dovere-ora-tocca-frontex-diretta_kn9JdbEQuZopVWJq2B2MHK.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/16/migranti-ue-al-via-triton-per-controllo-frontiere-alfano-mare-nostrum-chiude/1157724/

Come veniva presentato Mare Nostrum nell'ottobre del 2013, dopo la strage del 3 ottobre a Lampedusa. E si facevano pressioni sulla Libia perchè fermasse le partenze. Ma oggi quella Libia non esiste più.

http://www.analisidifesa.it/2013/10/operazione-mare-nostrum/

http://english.ahram.org.eg/NewsContent/2/0/86179/World/0/Italy-and-Malta-say-EU-must-press-Libya-to-stop-bo.aspx

Sequestri di ufficiali dell'esercito libico regolare a Tripoli da parte di miliziani dell'operazione ALBA

http://notizie.tiscali.it/esteri/feeds/14/10/31/t_01_2014-10-31_131631346.html?esteri

Tutto questo in Italia non arriva. Non si comprendono le ragioni della fuga di tanti migranti dalla Libia e si spera in una sua prossima pacificazione, magari per fare ripartire le missioni europee EUBAM ed EUROSUR. Il governo ignora le posizioni delle associazioni e delle organizzazioni umanitarie, contrarie al ritiro di Mare Nostrum.

http://www.askanews.it/ultimora/immigrati-amnesty-msf-asgi-mare-nostrum-non-deve-chiudere_71140252.htm

http://www.askanews.it/ultimora/ue-triton-non-sostituisce-mare-nostrum-sta-a-italia-decidere_71140228.htm

MALTA SI SALVA L'ANIMA PERMETTENDO L'OPERAZIONE MOAS, CON FONDI PRIVATI

http://www.independent.com.mt/articles/2014-10-31/local-news/MOAS-saves-3-000-people-in-60-days-founders-appeal-for-funds-for-next-year-s-missions-6736124746

MOAS chiude per l'arrivo dell'inverno...

http://www.maltatoday.com.mt/news/national/45687/migrant_rescue_mission_closes_operations_for_winter#.VFPIkUZ0xsc

Ed anche i maltesi fanno qualche attività SAR in acque greche, ormai le rotte sono cambiate...

http://eu.greekreporter.com/2014/10/31/maltese-patrol-boat-rescues-nine-in-greek-waters/

In Sicilia continua la caccia agli scafisti, anche con inseguimenti in mare. Arresti anche a terra, di presunti scafisti "in coppia".

http://ctzen.it/2014/10/31/migranti-arrestata-coppia-di-presunti-scafisti-in-300-trasportati-su-un-barcone-di-dieci-metri/

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/10/30/almeno-20-migranti-dispersi-nel-canale-di-sicilia-_a2025484-0751-4ed0-bc7e-af54f8667147.html

http://notizie.tiscali.it/cronaca/feeds/14/10/31/t_121_20141031_CRO_TN01_0084.html?cronaca

AGGIORNAMENTI
Ricevo ed inoltro

 wannesson.philippe@wanadoo.fr
Data: 31-ott-2014 22.37
A: "Liste Migreurop"
Ogg: [Migreurop] FRONTEX PLUS, C'EST DEMAIN

https://lampedusauneile.wordpress.com/2014/10/31/frontex-plus-cest-demain/

L'opération Frontex Plus en Méditerranée centrale, baptisée Triton selon la tradition mythologique de l'agence de surveillance des frontières extérieures de l'Union européenne, débute demain 1er novembre 2014.

Une déclaration de la commissaire européenne Cecilia Malmström en reprécise les enjeux(http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-14-346_en.htm), un communiqué de la Commission européenne en détaille les objectifs, l'historique et les moyens (http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-609_en.htm).

Un "détail" qui a son poids en terme de vies humaines. Le sommet européenne du 10 octobre prévoyait "Une coordination étroite avec les mesures d'urgence prises par l'Italie sera assurée dans ce cadre, en vue d'une suppression progressive rapide de ces dernières", ces "mesures d'urgence" étant l'opération Mare Nostrum de la marine italienne, qui contrairement à Frontex a une réelle capacité de sauvetage en mer.

"With its Mare Nostrum operation, Italy is doing an excellent job in assisting thousands and thousands of refugees who have risked their lives by trying to cross the Mediterranean in rickety vessels. The future of Mare Nostrum remains in any case an Italian decision, but it is already clear that the Triton operation cannot and will not replace it." selon la déclaration de Cecilia Malmström, "Joint operation Triton is intended to support the Italian efforts at their request, and does not replace or substitute Italian obligations in monitoring and surveying the Schengen external borders and in guaranteeing full respect of EU and international obligations1 in particular when it comes to search and rescue at sea. It implies that Italy will have to continue making continued substantial efforts using national means, fully coordinated with the Frontex operation, in order to manage the situation at the external borders." selon le communiqué. Frontex n'a pas pour vocation de remplacer Mare Nostrum, qui est de la responsabilité du gouvernement italien, et qui correspond aux obligations de ce pays en matière de sauvetage en mer.

Ceci va dans le sens des déclarations récentes du gouvernement italien. Les ministres de l'intérieur européens avaient décidé le 10 octobre que laisser les exilés se noyer en mer serait un bon moyen de protéger les frontières européennes. Le gouvernement italien en a décidé autrement, et la Commission européenne en prend acte.

De nombreuses ONG s'étaient inquiété de la possible disparition des moyens de sauvetage en mer, comme Amnesty International :

http://www.amnesty.fr/Triton-ne-peut-remplacer-Mare-Nostrum-qui-sauve-de-nombreuses-vies-13065


Le Rapporteur Spécial des Nations Unies sur les droits des migrants, François Crépeau, s'insurge lui contre la déclaration du gouvernement britannique qu'il ne prendrait pas part à des opérations ayant un but de sauvetage en mer, pour dissuader les exilés de tenter de venir en Europe. En français :

http://www.unmultimedia.org/radio/french/2014/10/laisser-les-migrants-mourir-aux-frontieres-de-leurope-pour-dissuader-les-autres-dentrer-un-expert-onusien-sinsurge/#.VFNeW8lASJs


et en anglais, la version anglaise étant plus complète, et comprenant notamment des réflexions de François Crépeau sur le fait que la fermeture des frontières entraine paradoxalement la constitution de mafias qui prennent le contrôle du franchissement de ces frontières :

http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=15239&LangID=E


Frontex Plus, 65 policiers, 7 bateaux (petits, moins de 10 hommes d'équipage en moyenne), 4 avions et 1 hélicoptère. Cette opération Plus ("Triton, the biggest maritime operation Frontex has ever coordinated" selon Cecilia Malmström) a finalement des moyens limités pour contrôler toute la Méditerranée centrale.

D'où peut-être le maintien de Mare Nostrum. Comme quoi la vie humaine tient à peu de chose.





giovedì 30 ottobre 2014

Le frontiere mobili del Mediterraneo - Convegno internazionale a Palermo - 3 e 4 novembre 2014

ECCO UNA PRIMA SINTESI DEI LAVORI DEL CONVEGNO, AD APRLE 2015 UNA PUBBLICAZIONE AGGIORNATA

http://mediterraneanhope.wordpress.com/2014/11/12/le-frontiere-mobili-del-mediterraneo/

                             
                  LE FRONTIERE MOBILI DEL MEDITERRANEO
                             Paesi di transito e rotta libica

Il Convegno si svolgerà a Palermo il 3 ed il 4 novembre 2014, presso la sede del Dottorato di ricerca in “Diritti Umani: Evoluzione,Tutela e Limiti”, a Piazza Bologni 8, nell’aula Sturzo.  

Programma 
Lunedì 3 novembre 2014 ore 15
Saluto del Prof. Aldo Schiavello, Coordinatore del Dottorato di ricerca in “Diritti Umani: Tutela, Evoluzione e Limiti” dell’Università di Palermo
 Introduzione : Attività di contrasto dell’immigrazione irregolare e tutela dei diritti fondamentali dei migranti nei paesi di transito
Avv. Fulvio Vassallo Paleologo
Associazione L’Altro Diritto - Sicilia
La militarizzazione della contiguità
Prof. Alessandro Dal Lago
Università di Genova
Migranti e profughi nei paesi di transito: il corridoio libico
Dott. Anas El Gonati - Sadeq Institute - Tripoli
Migrazioni forzate e reti criminali in Libia
Dott.ssa Nancy Porsia – Giornalista - Tripoli
L’umanitarizzazione della frontiera. Il controllo dell’immigrazione ai tempi di Mare Nostrum
Prof. Paolo Cuttitta
Università di Amsterdam
DIBATTITO

Martedì 4 novembre ore 10
 Oltre Frontex: le proposte  per l’apertura di canali legali di ingresso in Europa
Avv. Fulvio Vassallo Paleologo
Associazione “L’Altro Diritto - Sicilia”
Dopo Lampedusa: la nuova sfida del diritto d'asilo allo spazio europeo e mediterraneo
Prof. Alessandra Sciurba
Università di Palermo
Il sistema di accoglienza in Italia: fabbrica di marginalità o percorsi di cittadinanza?
Prof. Clelia Bartoli
Università di Palermo
INTERVENTI PROGRAMMATI E DIBATTITO
Considerazioni di sintesi
Prof. Emilio Santoro
Università di Firenze

 
                          Le ragioni ed i temi del convegno
La difficile fase di transizione dopo le rivolte nei paesi del Maghreb del 2011 continua a modificare i rapporti esistenti tra gli stati della riva nord e quelli della riva sud del Mediterraneo anche sul fronte dell’immigrazione  e dell’asilo. Nuovi accordi bilaterali e pratiche di cooperazione di polizia orientati esclusivamente al contrasto dell’immigrazione irregolare concorrono a costruire frontiere sempre più mobili attorno ai migranti che dall’Africa tentano di raggiungere Europa. Dopo l’avvio dell’operazione militare-umanitaria Mare Nostrum da parte dell’Italia, a seguito delle stragi del 3 e dell’11 ottobre 2013, l’Unione Europea non è riuscita a dotarsi di una politica comune capace di salvaguardare la vita dei migranti, a terra come in mare, ed il loro diritto ad accedere allo spazio Schengen per chiedere protezione internazionale. L’aggravarsi delle crisi e dei conflitti nei pesi di transito sta comportando una crescente militarizzazione delle acque e dei cieli del Mediterraneo.
Continua a mancare inoltre qualunque previsione di vie d’accesso legali in Europa  per lavoro o di corridoi umanitari per i richiedenti asilo, che garantirebbero canali di ingresso legale e protetto. Aumenta intanto il numero delle vittime ed aumenta il numero dei migranti costretti alla clandestinità, e dunque a forme sempre più gravi di sfruttamento, o vittime di circuiti criminali. Le pratiche di sbarramento, finanziate dai paesi europei, e l’aggravarsi delle crisi politiche e militari nei paesi di transito, modificano di continuo le rotte ed i movimenti secondari dei migranti e rendono assai critica la situazione alle frontiere marittime e nelle acque internazionali. Frontiere e “zone contigue” che sul mare è sempre più difficile individuare, a fronte della continua evoluzione dei rapporti tra gli stati oltre che per la situazione all’interno dei paesi di transito e nelle zone di partenza dei mezzi diretti verso l’Europa. In questa prospettiva andranno valutate le nuove modalità delle operazione dell’Agenzia europea FRONTEX, ed in particolare la nuova missione TRITON nel Mediterraneo centrale, mentre si assiste ad una crescita vertiginosa delle stragi in mare e delle vittime, morti, dispersi, persone destinate sempre più spesso a restare senza un nome,  esseri umani privati non solo della vita ma della loro stessa identità
Attraverso la Libia arriva in Italia un numero crescente di profughi e sfollati. Dopo la caduta di Gheddafi e la bocciatura della politica dei respingimenti da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo ( caso Hirsi/ Italia) nel 2012, la persistente instabilità che caratterizza i paesi a sud della Libia, e quindi i conflitti interni tra le diverse milizie, stanno aumentando in modo esponenziale il numero dei migranti che da quel paese sono costretti a fuggire verso le coste mediterranee. Proprio a causa di questa grave instabilità le diverse iniziative dell’Unione Europea, con le missioni EUBAM e con il sistema di controllo EUROSUR, non sono riuscite ad instaurare un rapporto di collaborazione con le autorità libiche, ormai frastagliate in una galassia di formazioni rivali, e sono falliti i piani operativi e ed i memoriali di intesa con le autorità provvisorie libiche, come quello sottoscritto nel 2012 dall’ex ministro dell’interno Cancellieri,  per bloccare le partenze.
Gli ultimi tentativi di pacificazione della Libia, che non escludono neppure gli interventi militari, sono proiettati nella prospettiva di un rilancio degli accordi bilaterali al fine di ristabilire i controlli di frontiera e bloccare le partenze, magari dopo l’adesione formale di questo paese alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951.  In questa prospettiva si colloca anche la esternalizzazione delle procedure di asilo, che si vorrebbero avviare in Libia, in base ai criteri più restrittivi della Convenzione di Ginevra, per giustificare poi il respingimento con accompagnamento forzato di tutti coloro che non soddisfano i requisiti della “persecuzione individuale” imposti dalla Convenzione. L’obiettivo primario rimane sempre quello del contrasto dell’immigrazione “illegale”, nell’auspicio generalmente condiviso di una rinnovata “collaborazione” con i paesi di transito. In realtà la parte più consistente di questa “immigrazione illegale” è formata da persone che in qualunque paese democratico avrebbero diritto di accesso al territorio e ad una procedura indipendente per il riconoscimento di uno status di protezione. La Libia non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. La modesta agibilità concessa dalle autorità di Tripoli ad alcuni rappresentanti dell’UNHCR, fino al dicembre del 2013, sembra adesso fortemente ridotta e sono sempre più gravi gli abusi che diversi rapporti internazionali, e le testimonianze di coloro che riescono ad arrivare in Europa documentano in modo inconfutabile.
Si pone quindi il problema di analizzare la costante evoluzione dei rapporti tra l’Unione Europea ed i singoli stati che ne fanno parte con i paesi mediterranei frontalieri, a partire dal cd. corridoio libico che costituisce ancora la principale rotta di ingresso dei migranti che dall’Africa, e non solo, tentano di arrivare in Europa.
Si dovrà verificare in particolare la possibilità di aprire canali di ingresso legale, o altre vie di accesso protetto, anche attraverso visti per motivi umanitari,  nel quadro di nuovi rapporti da instaurare, anche a livello europeo, con le nuove autorità che si potranno costituire della Libia e con i governi dei paesi circostanti. Non si può trascurare infatti il numero sempre più elevato di profughi che, per evitare di restare intrappolati in Libia, partono direttamente dall’Egitto, dalla Turchia o da altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo. A fronte di questo movimento migratorio, che si può definire ormai come un “afflusso massiccio di sfollati” e che dovrebbe quindi imporre l’apertura di canali legali di ingresso protetto e le misure di accoglienza previste dalla Direttiva 2001/55/CE, si valuteranno i possibili criteri di condivisione degli oneri a livello europeo, nella prospettiva del superamento del Regolamento Dublino III e del riconoscimento reciproco delle decisioni di accoglimento delle richieste di protezione internazionale nei diversi paesi dell’Unione Europea.

Lasciare morire le persone in mare non è una buona tecnica di dissuasione, adesso lo riconocono anche le Nazioni Unite. 

http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=15239&LangID=E Europe / Migrants: “Let them die, this is a good deterrence” – UN human rights expert 

Decine di dispersi in mare nel Canale di Sicilia. A Messina, per chi sopravvive, l'accoglienza è in tendopoli.


Davvero duro l'accostamento tra la notizia delle decine di dispersi in mare nelle acque del Canale di Sicilia, e le condizioni di accoglienza offerte ai sopravvissuti nel comune di Messina, in una tendopoli che avrebbe dovuto essere chiusa da tempo perchè non corrisponde ai requisiti di accreditamento richiesti per strutture di prima accoglienza. Una prima accoglienza che nella tendopoli all'Annunziata di Messina, nel campo di calcio adiacente al PalaNebiolo, non dura solo pochi giorni, come previsto dalla circolare Morcone del 26 luglio scorso per i centri di prima accoglienza, ma lunghi mesi, anche per i numerosi minori non accompagnati "accolti" nelle tende, mentre le giornate diventano sempre più fredde ed ogni acquazzone trasforma la tendopoli in un acqutrinio.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/10/30/news/immigrazione_almeno_20_dispersi_nel_canale_di_sicilia-99354666/

http://www.tempostretto.it/news/emergenza-migranti-minori-non-accompagnati-accorinti-competenza-ministero-clelia-marano.html

https://scontent-a-mxp.xx.fbcdn.net/hphotos-xpa1/t31.0-8/10608548_571301609683145_1049275878117761439_o.jpg

http://www.tempostretto.it/news/emergenza-migranti-tensione-alle-stelle-marano-tuona-fuori-minori-dal-palanebiolo.html


martedì 28 ottobre 2014

L'Italia dovrà rendere conto delle identificazioni "con l'uso della forza" e dei respingimenti collettivi da Ancona verso la Grecia


 Ovunque si registrano conferme dei trattamenti violenti e contrari  alla dignita' umana inflitti dalla polizia italiana nel "prelievo forzato" delle impronte digitali ai profughi siriani.                                                                    
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VFi3qeSwSTK9jEf0                                                                      
La parlamentare europea Barbara Spinelli, a seguito delle prassi applicate dalle autorità di polizia dopo la circolare del 26 settembre 2014 sul rilievo delle impronte digitali con il ricorso "all'uso della forza" ha chiesto alla Commissione Europea di attivare una procedura di infrazione contro l'Italia

 http://barbara-spinelli.it/2014/10/27/circolare-del-viminale-e-maltrattamenti-a-danno-di-migranti-richiesta-alla-commissione-di-attivare-procedure-di-infrazione/

Le prime ispezioni nel centro di accoglienza di Crotone confermano le conseguenze della circolare del ministero dell'interno che autorizza "l'uso della forza" per il prelievo delle impronte digitali ai migranti appena sbarcati in Italia. Gravissime ombre anche sulla regolarità della gestione amministrativa e sulle condizioni igieniche e sanitarie del CARA di Crotone.

http://www.ilcirotano.it/2014/10/27/crotone-blitz-del-m5s-al-centro-daccoglienza-santanna/

 CROTONE - Domenica 26 ottobre, alle nove di mattina, l’europarlamentare del  M5S Laura Ferrara, si è presentata presso i cancelli del Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo Sant'Anna di Crotone e, nell’esercizio suo ruolo istituzionale, ha voluto verificare di persona la corretta gestione del centro nonché le condizioni di vita degli ospiti. "Abbiamo avuto modo di visitare
parte della struttura e di parlare con diversi ospiti del centro – afferma Laura Ferrara – immediatamente sono emerse una serie di criticità in alcuni casi molto gravi e che necessitano un serio ma urgente approfondimento. Si sono infatti verificati casi in cui i migranti hanno rifiutato di farsi identificare, rendendosi necessario " convincere" loro e "forzarli" a non opporsi, secondo alcune dichiarazioni rilasciate dal Direttore Tipaldi. Lo stesso ha chiarito comunque l'assenza di violenza operata ai danni dei migranti, ma le sue affermazioni hanno messo in evidenza dei problemi che riguardano i metodi adottati per dare seguito alle operazioni di convincimento e forzatura all'identificazione. Sono molto sorpresa che nessuno è stato in grado di fornire una copia della convenzione stipulata dal gestore, la "Misericordia" e tanto più è sorprendente, per usare un eufemismo, la motivazione addotta ovvero che della convenzione esiste solo un unico originale!”. Infatti, a detta dei gestori del centro, in barba alle più elementari norme sulla trasparenza e nel pieno dell'era digitale, pare esista un unico esemplare di copia cartacea della Convenzione, gelosamente custodita da non meglio identificati dipendenti della Prefettura stessa. Nessuna copia in possesso della Misericordia, nessuna copia in formato digitale, nessun file caricato nella sezione "amministrazione trasparente" del sito della Prefettura di Crotone.

Tra le criticità rilevate, in particolare, viene evidenziata la circostanza per cui gli immigrati non vengono sottoposti alle analisi finalizzate a verificare eventuali patologie infettive quali tubercolosi, aids, ebola e quant’altro. “ Sono rimasta molto stupita – chiosa ancora la Ferrara –  della circostanza che gli accertamenti sanitari sono gestiti dal medesimo soggetto che gestisce la struttura stessa, senza coinvolgere strutture sanitarie pubbliche, eppure il rischio che possa scoppiare un focolaio di una qualsiasi malattia infettiva è un problema che riguarda tutti noi. Voglio  verificare con i miei collaboratori la conformità a legge di questa situazione”. E infatti la visita sanitaria agli immigrati si riduce ad un controllo della temperatura e della pressione e ad una auto dichiarazione resa dal migrante sulla base di un questionario, peraltro somministrato in lingua  italiana.
 L’ispezione della parlamentare grillina si è soffermata anche su alcuni aspetti della gestione dei fondi che il gestore del Centro riceve dal Ministero dell’Interno, con particolare riferimento ai fondi destinati al c.d. “Pocket Money” ovvero al pagamento delle due ero e cinquanta giornaliero cui ogni
ospite avrebbe diritto.“Il meccanismo che ci è stato spiegato assomiglia molto al gioco delle tre
carte - puntualizza l’europarlamentare calabrese – e cioè, l’ente gestore fornisce un credito di cinque euro ogni due giorni, credito che gli ospiti possono spendere solo all’interno del centro. Il problema è che i prezzi della merce vengono decisi “dai fornitori” per cui il valore reale delle due euro e
cinquanta dipende, in ultima analisi, esclusivamente dall’effettivo controllo sui prezzi praticati all’interno del centro”. Con questa situazione i conti sono presto fatti: considerato che attualmente sono ospitati circa 1.400 migranti nel CARA di Crotone, il giro di affari viaggia intorno ai 3.500 euro
al giorno, cui si aggiungono altri 20 euro che la Misericordia riceve sempre quotidianamente dal Ministero per ogni ospite del Centro, per un ammontare di circa 28.000 al giorno.
Anche le condizione igieniche sono apparse subito estreme. Ad esempio, i bagni sono in comune e, non appena entrati, si è assaliti da un lezzo nauseabondo dovuto a pozzetti aperti dai quali fuoriesce continuamente acqua putrida e stagnante. Da alcuni rubinetti esce un filo di sola acqua fredda e lo
scarico di molti lavandini e docce risulta otturato. “Comprendiamo – conclude Laura Ferrara che la gestione di un centro immigrati non è cosa semplice, ma chi si prende quest’onere deve operare nel massimo della trasparenze in quanto, oltre alla dignità ed alla salute degli immigrati, c’è in gioco anche la tutela della collettività e la gestione di fondi".
 

Report della visita
"Si è svolta domenica mattina l'ispezione a sorpresa della europarlamentare Laura Ferrara presso il Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo Sant'Anna di Crotone, finalizzata a verificare le condizioni di vita degli ospiti all'interno del Centro nonché la corretta gestione dei fondi che l'ente gestore Misericordia riceve dal Ministero dell'Interno. "L'ispezione effettuata nei container del Campo B e dell'Area Switch del CARA ha portato alla luce una grave ed inaccettabile violazione dei diritti fondamentali, una mortificazione della dignità umana che non si può sottacere e rispetto alla quale l'Autorità Giudiziaria deve tempestivamente intervenire." Nei container gli ospiti sono
sistemati in 5 o 6 per stanza con letti a castello, in metrature che consentirebbero l'agibilità di massimo due persone; alcuni migranti hanno riferito che dal loro ingresso risalente allo scorso giugno, la loro stanza non è mai stata pulita. I letti, sprovvisti di coperte, sono equipaggiati con un
unico lenzuolo sudicio adagiato direttamente sul materasso nudo. Nelle stesse stanze gli ospiti del Centro sono costretti a consumare i pasti, dal momento che la struttura destinata alla Mensa, seppur esistente, è inattiva. I bagni sono in comune e, non appena entrati, si è assaliti da un lezzo nauseabondo dovuto a pozzetti aperti dai quali fuoriesce continuamente acqua putrida e stagnante, i lavandini e le docce sono otturati e dai rubinetti -molti dei quali non funzionanti- esce un filo di sola acqua fredda. La pulizia del Centro, subappaltata all'azienda Puliverde, si è limitata, anche nel corso
della ispezione, ad un gettito d'acqua orientato con una pompa sui soli corridoi esterni ai container, in spregio alle più elementari norme igienico sanitarie.
La distribuzione dei pasti, subappaltata - a detta del Direttore della Misericordia Sig. Tipaldi- alle aziende Cosec, Mediterranea e Quadrifoglio, appare del tutto inadeguata dal punto di vista quantitativo e qualitativo: i migranti lamentano razioni di cibo decisamente esigue e di pessima qualità, oltre alla mancanza di alternative per chi presenta particolari esigenze alimentari dovute a motivi di salute o a ragioni religiose. Al loro arrivo al CARA, si procede ai rilievi foto-dattiloscopici, operati all'interno di una stanza della struttura della Questura, dal momento che il CIE risulta inattivo dal mese di agosto dello scorso anno. Al riguardo, il Direttore della Misericordia, Sig. Tipaldi, riferisce di essere spesso costretti, a fronte del rifiuto nel procedere alle operazioni di
identificazione da parte di alcuni migranti, a "convincere" loro e a "forzarli" nel non opporsi. Tali dichiarazioni, sebbene seguite da chiarimenti circa l'assenza di violenza operata ai danni dei migranti, lascia comunque ombre sui metodi adottati per dare seguito a tali operazioni di convincimento e forzatura alla identificazione.

Al loro arrivo al CARA, si procede ai rilievi foto-dattiloscopici, operati all'interno di una stanza della struttura della Questura, dal momento che il CIE risulta inattivo dal mese di agosto dello scorso anno. Al riguardo, il Direttore della Misericordia, Sig. Tipaldi, riferisce di essere spesso
costretti, a fronte del rifiuto nel procedere alle operazioni di identificazione da parte di alcuni migranti, a "convincere" loro e a "forzarli" nel non opporsi. Tali dichiarazioni, sebbene seguite da chiarimenti circa l'assenza di violenza operata ai danni dei migranti, lascia comunque ombre sui
metodi adottati per dare seguito a tali operazioni di convincimento e forzatura alla identificazione.
A seguito della identificazione, si procede con la visita sanitaria, che si riduce ad un controllo della temperatura e della pressione e ad una auto dichiarazione resa dal migrante sulla base di un questionario somministrato in lingua italiana. "Sei a conoscenza di avere malattie infettive? Sai di avere altre tipologie di malattie? Ti senti bene?" queste, indicativamente, le domande rivolte all'ospite appena arrivato e sulla base delle quali si determina il suo stato di salute. Su richiesta dell'europarlamentare circa la presenza di un mediatore linguistico al momento della visita sanitaria e circa l'opportunità di una somministrazione del questionario direttamente nella lingua del migrante, il Sig. Tipaldi risponde che solo all'occorrenza è previsto un mediatore linguistico e che la traduzione del questionario scritto non si rende necessaria dal momento che, a suo dire, il 60% dei migranti è analfabeta.
Ombre, infine, circa i pocket money: Un giro di soldi che parte dal Ministero dell'Interno e finisce nelle tasche della Misericordia. La Misericordia riceve infatti dal Ministero dell'Interno per ciascun migrante quotidianamente circa € 2,50, che vengono erogati non in forma di moneta ma in forma di buoni spendibili presso distributori di beni e generi alimentari forniti dalla stessa Misericordia all'interno del CARA. "Bisogna fare lo sforzo di non definirli pocket money ma contributo economico": in questo modo, secondo il Direttore Tipaldi, si coglie meglio l'uso che ogni migrante può fare di tale budget, ma ciò che emerge con chiarezza è che la Misericordia riceve il denaro da
destinare ai migranti, stabilisce quali beni possono essere acquistati dagli stessi e ne determina il loro valore economico, per poi essere il destinatario finale di quello stesso denaro speso dai migranti per l'acquisto dei beni.
Dunque, impossibilità di spesa all'esterno del CARA e circolarità di denaro che vede punto di partenza e punto di arrivo coincidere nello stesso ente gestore. I conti sono presto fatti: considerato che attualmente sono ospitati circa 1.400 migranti nel CARA di Crotone, il giro di soldi viaggia intorno ai 3.500 euro al giorno, cui si aggiungono altri 20 euro che la Misericordia riceve
sempre quotidianamente dal Ministero per ogni ospite del Centro, per un ammontare di circa 28.000 al giorno. "Un business inaccettabile, che grava sulle tasche dei contribuenti italiani e sulla pelle dei migranti sbarcati in Italia in cerca di protezione. Una vergogna che spiega il motivo per il quale si continui a rimanere in un'eterna emergenza, utile a chi ha interesse a lucrare e ad arricchirsi sulla disperazione altrui e sulle difficoltà economiche dei cittadini italiani." Un business su cui è chiamata a controllare la Prefettura di Crotone, anche in forza di una Convenzione più volte citata dal Sig. Tipaldi ma che non è stato possibile ottenere nè dallo stesso nè dalla funzionaria della Prefettura presente al momento dell'ispezione. In barba alla trasparenza e all'era digitale, pare infatti esista un unico esemplare di copia cartacea della Convenzione gelosamente custodita da non meglio identificati dipendenti della Prefettura stessa. Nessuna copia in possesso della Misericordia, nessuna copia in formato digitale, nessun file caricato nella sezione "amministrazione trasparente" del sito della Prefettura di Crotone".


SULLA MORTE DI UN MIGRANTE, LO SCORSO SETTEMBRE, NEL CARA DI CROTONE E' INTANTO CALATA UNA COLTRE DI SILENZIO.

http://www.quicosenza.it/calabria/15995-muore-al-sant-anna-dopo-tre-visite-in-infermeria#.VFE9dEZ0xsd 


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 Intanto continuano i respingimenti collettivi dal porto di Ancona verso la Grecia, ieri sera 27 ottobre 16 migranti di diversa nazionalità sono stati respinti mentre solo 5 hanno potuto o voluto presentare una richiesta di asilo. Dal 2008 si verifica sempre lo stesso caso, per la polizia chi è respinto non ha voluto fare richiesta di asilo, poi magari quando si parla con le persone dopo i respingimenti, raccontano di abusi ed emerge la mancanza di provvedimenti individuali di respingimento. Dunque, da Ancona si realizzano ancora respingimenti collettivi vietati dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo. Parlare di diritti di difesa poi, in questi casi, e solo parlare di utopia. La condanna della Corte Europea dei diritti dell'uomo sul caso Sharifi contro Italia e Grecia non è ancora bastata.

Nascosti in cunicolo, contestata aggravante pericolo vita (ANSA) - ANCONA, 28 OTT - Ventuno cittadini extracomunitari stipati nel cunicolo di un tir (lungo 12 metri, largo un metro e alto 1,20) sotto un carico di prodotti alimentari di copertura. Li hanno scoperti ieri sera finanzieri, uomini della Dogana e della polizia di frontiera su un automezzo sbarcato ad Ancona da un traghetto proveniente dalla Grecia. L'autista greco è stato arrestato. Il pm Mariangela Farneti contesta il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato dall'essere stata commessa per procurare la permanenza in Italia dei migranti, esponendoli al pericolo per la vita o l'incolumità e sottoponendoli a trattamento inumano o degradante.

http://www.meltingpot.org/Ancona-Ancora-21-respingimenti-collettivi.html#.VFKitUZ0xsc

http://amisnet.org/agenzia/2014/10/31/rimpatri-illegali/

Il primo novembre dovrebbe partire l'operazione congiunta di polizia TRITON promossa dall'agenzia europea Frontex, nelle acque a sud di Lampedusa e Malta. E Mare Nostrum si dovrebbe ritirare. Vedremo come andrà a finire, temo malissimo. Ma non staremo a guardare.

http://www.avvenire.it/Cronaca/Documents/JOU%20Concept%20on%20EPN-TRITON%20(2).PDF
domenica 26 ottobre 2014

La Grecia chiude ai profughi siriani. Ancora respingimenti in Turchia ? Un caso dopo un'altro. Occorre intervenire subito sul governo greco. Tra Malta ed Italia risolto il caso della nave Eleonora Maersk.

  

E' successo all'inizio di quest'anno, ormai tanti hanno dimenticato, ma la storia si ripete e l'impunità continua a coprire i colpevoli nell'indifferenza generale. L'Europa sta a guardare e si limita ad inviare nuove missioni di Frontex.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/grecia-naufragio-farmakonisi-la-guardia-costiera-ha-ucciso-12-migranti/16291
23 / 1 / 2014
I testimoni accusano la Guardia Costiera greca di aver affogato alcuni migranti vicino l’isola di Famakonisi, secondo l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati.
Secondo l’annuncio dell’UNHCR: “Secondo i testimoni sopravvissuti la nave della Guardia Costiera stava trainando una barca piena di migranti a grande velocità verso le coste della Turchia, quando è accaduto il tragico incidente in mezzo al mare agitato. Gli stessi testimoni hanno detto che la gente gridava chiedendo aiuto, visto che nella barca c’erano molti bambini”.
Le organizzazioni internazionali hanno condannato diverse volte la pratica delle autorità greche per obbligare i migranti a tornare in Turchia.
L’UNHCR ha chiesto spiegazioni alle autorità greche sulla “sparizione” misteriosa di decine di migranti per colpa della polizia greca, su casi che hanno causato proteste internazionali contro il governo greco. In altri casi, i residenti delle isole periferiche hanno riferito che i migranti che dovevano essere trasferiti nei centri di accoglienza dei porti non sono mai arrivati.

L’annuncio completo dell’UNHCR
L’UNHCR dopo il naufragio di Farmakonisi esprime la sua preoccupazione per la continua perdita di vite umane in mare. 
Una barca da pesca, a bordo della quale c’erano 28 persone (25 afghani e 3 siriani), inclusi molte donne e bambini, si è ribaltata ed è affondata nella mattina di lunedì 21 gennaio 2014 nelle acque di Farmakonisi. 16 migranti sono stati raccolti dalla Guardia Costiera. Una donna e un bambino di 5 anni sono stati trovati morti vicino la costa turca, mentre altre 10 persone (2 donne e 8 neonati e bambini) continuano a essere dispersi.
Una équipe dell’UNHCR ha visitato martedì 22 gennaio l’isola di Leros dove i sopravvissuti sono stati trasferiti dalla Guardia Costiera e ha parlato con loro e con l’Autorità Portuale.
Secondo le informazioni dell’Autorità Portuale, la barca è stata scoperta dalla Guardia Costiera a mezzanotte di domenica 20 gennaio, ferma e senza luci di navigazione. Tenendo conto della situazione e del maltempo, sono iniziate le operazioni di salvataggio per trainarla fino a Farmakonisi. Durante l’operazione, un gran numero di migranti a bordo si sono concentrati su un lato della barca, che si è inclinata ed è affondata.
Però, secondo i sopravvissuti, la nave della Guardia Costiera stava trainando la barca a gran velocità verso la costa turca quando è accaduto il tragico incidente in mezzo al mare agitato. Gli stessi testimoni hanno detto che la gente gridava chiedendo aiuto, visto che sulla barca c’era un gran numero di bambini.
“L’UNHCR invita le autorità a investigare sulle circostanze nelle quali si è prodotto l’incidente e su come è stato possibile perdere delle vite umane su una barca che veniva trainata”, ha detto Laurens Jolles, rappresentante regionale dell’Alto Commissariato per il Sud Europa.
L’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati ha rivolto un appello ai governi degli altri Paesi europei a lavorare insieme per ridurre le perdite di vite umane nelle traversate pericolose del Mediterraneo e di altre frontiere marittime chiave. L’Agenzia segnala la necessità di un maggior rafforzamento delle operazioni di salvataggio in mare e la creazione di visti per la migrazione legale al fine di evitare i movimenti irregolari su rotte pericolose.
Tratto da:

Ormai da mesi, per effetti della situazione di crisi militare e politica in Libia e per i mutevoli atteggiamenti dell'Egitto nei confronti dei profughi siriani e palestinesi, si assiste ad una intensificazione delle partenze dai porti e dagli aeroporti turchi verso la Grecia e l'Italia. Altri migranti sfidano la sorte cercando di passare in Bulgaria e da lì di entrare in altri paesi dell'Unione Europea.  L'ultimo episodio, nei giorni scorsi, al largo delle coste delle isole di Chios in Grecia, con un "finale di partita" che si è verificato ieri con lo sbarco in Turchia nei pressi di Izmir di 35 siriani, uomini, donne, bambini, e quindi il loro arresto da parte della polizia turca. Speriamo che li rilascino presto e che possano raggiungere un luogo sicuro dove trovare rifugio in Europa. Tutti possono fare qualcosa, anche contribuendo soltanto a fare circolare informazioni su questi casi.


COMUNICATO: LA GRECIA CHUDE AI PROFUGHI SIRIANI. ANCORA RESPINGIMENTI IN TURCHIA?
Nella giornata di venerdì 24 ottobre un'imbarcazione partita dalla Turchia cona bordo 35 persone, di nazionalità siriana, si è trovata in difficoltà a causa di una rottura del motore nei pressi di Chios, un’isola greca a poche miglia dalla costa turca. I naufraghi sono stati tratti in salvo da un mercantile da loro indicato come battente bandiera russa, che avrebbe contattato le autorità greche per chiedere indicazioni rispetto alla possibilità di sbarcare il gruppo di profughi in territorio greco. Sembra tuttavia che le autorità greche non abbiano acconsentito allo sbarco e quindi la nave si è diretta verso la Turchia, precisamente verso il porto di Izmir dove, malgrado le loro proteste ha successivamente fatto scendere i profughi, consegnandoli alla polizia turca. Da quel momento si sono interrotte le comunicazioni con i profughi e nulla è dato sapere rispetto alla loro situazione.
Sembra, per quanto risulta da testimonianze raccolte via telefono, che la polizia turca abbia minacciato i migranti che se non fossero scesi dalla nave, li avrebbe fatti ricondurre in un porto russo, da dove avrebbero potuto essere riconsegnati al governo siriano, notoriamente sostenuto dalla Russia.
Lo sbarco dei naufraghi in un porto turco, risulterebbe essere avvenuto a seguito del rifiuto da parte delle autorità greche, configurando una possibile violazione delle norme di diritto internazionale relative agli obblighi di salvataggio e di sbarco in un “place of safety” (luogo sicuro) ed al divieto di respingimenti collettivi. Se, come sembra, le autorità greche hanno rifiutato l’ingresso in un porto sottoposto alla loro giurisdizione, si è verificato di fatto un respingimento collettivo verso la Turchia, comportamento che è stato sanzionato in altre occasioni da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, fino alla recente sentenza nel caso Sharifi contro Italia e Grecia.
Quando si trovavano ancora in acque territoriali greche i migranti avevano manifestato l’intenzione di chiedere asilo alla Grecia, e comunque la loro contrarietà ad essere ricondotti in Turchia, ed è noto che la rotta delle navi commerciali che operano interventi SAR (ricerca e salvataggio) non è decisa autonomamente dal comandante della nave, ma è imposto dalla centrale operativa della Marina o della Guardia costiera dello stato che è competente come autorità responsabile della zona SAR.
Se la nave russa ha fatto rotta su Izmir in Turchia non è stato per una libera scelta del suo comandante ma per un preciso ordine della autorità greche. Un ordine di respingimento collettivo che le autorità greche hanno impartito in violazione del divieto di respingimenti collettivi, affermato dall’art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e dell’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Come ha osservato la Corte Europea dei diritti dell’Uomo nel caso Hirsi contro Italia, sentenza di condanna del 23 febbraio 2012, “That non-refoulement principle is also enshrined in Article 19 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union. In that connection, the Court attaches particular weight to the content of a letter written on 15 July 2009 by Mr Jacques Barrot, Vice-President of the European Commission, in which he stressed the importance of compliance with the principle of non-refoulement in the context of operations carried out on the high seas by member States of the European Union (see paragraph 34 above)”.

La rete che sta seguendo questo caso in particolare, insieme ad altri episodi avvenuti nei giorni scorsi, con particolare riferimento a cittadini siriani sbarcati in Europa:
CHIEDE alla comunità internazionale di attivarsi immediatamente affinché l’incolumità degli uomini, delle donne e dei bambini presenti sulla nave venga innanzitutto garantita e tutelata e che vengano quindi attivate tutte le procedure possibili e previste dalle leggi nazionali ed internazionali;
CHIEDE al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di vigilare, di monitorare e di chiedere conto alle autorità greche di quanto avvenuto al largo delle coste della Grecia i giorni 24 e 25 ottobre e le motivazioni dell’eventuale rifiuto allo sbarco dei migranti in territorio greco;
CHIEDE altresì al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di verificare con le autorità russe tutte le modalità di recupero, trasbordo e consegna dei migranti;
CHIEDE infine al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di verificare con le autorità turche lo status e l’attuale collocazione dei migranti arrivati in data 24-25 ottobre.
Sono a disposizione materiali, informazioni e dati su quanto avvenuto.
Per contatti:
Yasmine ACCARDO - email: yasmina14@hotmail.it - telefono: + 393406235274 (Italia)
Cinzia GRECO - email: cinzia.greco@yahoo.it - telefono: + 393355829610 (Italia)
Gabriella GUIDO - email: ggabrielle65@yahoo.it - telefono: +393298113338 (Italia)
Galadriel RAVELLI - email: gala.ravelli@gmail.com - telefono: +447903103705 (Inghilterra)
Federica SOSSI - email: federica.sossi@unibg.it (Italia)
Martina TAZZIOLI - email: martinatazzioli@yahoo.it - telefono: +358504623900 (Finlandia)
Fulvio VASSALLO - email: fulvassa@tin.it - telefono: + 393483363054 (Italia)
                                                       
POI DOMENICA 26 OTTOBRE LA NOTIZIA DI UN ALTRO RESPINGIMENTO DALLA GRECIA IN TURCHIA, QUESTA VOLTA IN MARE... DI QUELLI CHE SI POSSONO CONCLUDERE IN TRAGEDIE. 

33 Siriani a  bordo di un gommone si trovavano nella notte del 24 Ottobre tra  Cesme/Turkey  e Chios/Greece. Tra di loro donne una delle quali al nono mese di gravidanza. Dopo circa un’ora hanno visto arrivare la Guardia Costiera Greca che ha portato il gommone in acque turche, quindi ha bucato il gommone ed ha portato via  via il motore, lasciandoli così in mezzo al mare. I siriani li avevano anche avvisati della donna incinta a bordo. I siriani hanno chiamato loro stessi la guardia costiera turca per essere salvati. Ora si trovano ad un posto di Polizia di Cesme in Turchia, dove è stato loro detto che verranno portati ad Izmir e di lì poi rilasciati. Alcuni di loro sono riusciti a fare video e foto dell’accaduto.
In passato respingimenti effettuati dai greci rimandando indietro le barche o sparandogli addosso, si erano conclusi in questo modo, in una occasione simile nei pressi di Farmakonisi, all'inizio di quest'anno, la Guardia Costiera greca ha ucciso dodici persone.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/grecia-naufragio-farmakonisi-la-guardia-costiera-ha-ucciso-12-migranti/16291

Sui rimpatri di richiedenti asilo che la Grecia ha eseguito anche in Afghanistan

http://w2eu.net/2010/09/13/from-lesvos-to-kabul/ 

La sentenza di condanna della Grecia e dell'Italia, per la violazione degli articoli 3 e 13 della CEDU e dell'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU, pronunciata dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo il 21 ottobre scorso.

http://euobserver.com/justice/126171 

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-147287#{"itemid":["001-147287"]} 

http://asiloineuropa.blogspot.it/2014/10/sentenza-sharifi-e-altri-contro-italia.html 

I problemi ad Izmir in Turchia sono già comunciati nel 2012. Con la progrssiva chiusura della rotta libica, a seguito dei conflitti tribali e della divisione di quel paese, la rotta dalla Turchia alla Grecia, una delle più pericolose del Mediterraneo ritorna attuale. Adesso ad Izmir c'è pure un centro di detenzione.

http://www.infopal.it/palestinesi-tra-i-superstiti-del-naufragio-avvenuto-al-largo-delle-coste-turche/ 

Nelle isole greche i centri di detenzione per migranti "illegali" , anche se sono profughi di guerra, non mancano, come nell'isola di Symi. Da questi centri, a seconda della nazionalità, si può essere rimessi in libertà entro pochi giorni, o respinti nel paese di origine.

http://greece.greekreporter.com/2014/07/07/shocking-video-from-immigrants-detention-centre-in-symi/ 

 Anche Frontex, che è presente alle frontiere portuali ed aeroportuali, ha il suo carico di responsabilità per i comportamenti delle autorità greche e turche con le quali collabora.

http://frontex.europa.eu/news/frontex-signs-a-memorandum-of-understanding-with-turkey-UBa8Ya

I dubbi della Mediatrice Europea sulle modalità di intervento di Frontex

http://www.ombudsman.europa.eu/press/release.faces/fr/58136/html.bookmark

Rispetto a quello che succede nelle acque tra Grecia e Turchia, la situazione appare ben diversa tra Malta e l'Italia. Ma adesso dovremo vedere cosa succede quando Mare Nostrum sarà ritirato ed arriveranno le navi e gli uomini di Frontex... intanto

Almeno una vicenda che per adesso ha avuto una soluzione positiva, dico per adesso, perché da ora in poi il loro destino ritorna ad essere del tutto incerto per effetto del Regolamento Dublino III.

(ANSA) - PALERMO, 25 OTT - Si sono rifiutati di sbarcare a Malta e dopo dieci ore di trattative tra La Valletta e il governo italiano, la nave 'Eleonora Maersk' con 200 migranti sta facendo rotta verso la Sicilia; a bordo molte donne e bambini, di origine siriana.
La nave mercantile 'Eleonora Maersk', che batte bandiera danese, ha soccorso nel Canale di Sicilia complessivamente 221 migranti. Sta facendo rotta verso Catania e l'approdo nel porto del capoluogo etneo è previsto per domani mattina.





Europe / Migrants: “Let them die, this is a good deterrence” – UN human rights expert

SUCCEDEVA GIA' NEL 2013. RESPINGIMENTI ILLEGALI DALLA GRECIA IN TURCHIA


http://www.bbc.co.uk/news/magazine-22757485

Syrians accuse Greece of 'pushing back' migrant boats

Coastguard signals to refugee boat

Some of the Syrians fleeing the conflict in their country have crossed Turkey aiming for Greece, in order to claim asylum in the European Union. But to get there they have to take to boats - and there have been persistent reports of Greek officials pushing them back into Turkish waters, sometimes with fatal results.
"Everything we would do for our families and our fathers, we do the same thing for these people. We bury them in the Islamic way," says Ekrem Serif-Oamadoglou, as he points to 400 freshly dug graves clustered on the remote hillside.
The cemetery is just outside Sidiro, a Muslim village on the Greek side of the Evros river, close to where it forms a fast-flowing, kilometre-wide barrier between Greece and Turkey.
The 400 dead are all people who have drowned as they attempted to cross the river and slip illegally into Europe. It is only here, at the end, that they find friends in Greece, the members of the local Muslim community who bury them.
"They came from places all over the world, but we regard them as brothers," says Serif-Oamadoglou, the local imam's son. "They came here for a better life, but unfortunately they were unlucky."

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They told me that their boats had been capsized and pushed back by a Greek boat - they say it was the Greek coastguard”
Adib Hachach Syrian in Athens
A large portion of those currently seeking that better life are Syrians fleeing the violence that has riven their homeland.
For two years now TV news crews have filmed lines of mainly women and children making their undignified exit along the dusty roads that lead from Syria into Turkey.
On foot, carrying plastic bags filled with clothes and household items grabbed at the last minute, they are now crossing at the rate of 7,000 a day, according to the UN.
Some stop in the refugee camps which dot the borderlands or try their luck in towns like Gaziantep, 100 km (62 miles) into Turkey and now home to 57,000 Syrians. But those with money move on to Istanbul, the ancient crossroads between East and West and gateway to Europe.
From there migrants until recently travelled to Edirne, a city which sits right on the Evros river. Under cover of darkness, smugglers put them into rubber boats and pushed them off into the dangerous currents.
False leg lies washed ahore on beach
Salwa al-Rajo's family made the journey six months ago as part of a group of 40 Syrians.
They fled Syria because the father worked in government intelligence and the rebels were threatening to kill them - but it is the crossing over the Evros that still gives them nightmares.

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While they tried to cross the river, they drowned - the currents are so strong, as you know”
Maj Gen Emmanouil Katriadakis Government immigration spokesman
Mrs al-Rajo says that, to her horror, when their boat got to the Greek side, the police there separated them and pushed them back.
"We were put into a rubber boat. I didn't know where my children were, or my husband. I was about to fall into the water, I grabbed the policeman's hand, but he knocked me away," she says.
"There was another woman who lost her glasses. She said, 'I can't get in to the boat, I can't see.' The policeman started to beat her up. Her son said, 'Why are you beating my mum? She's an old woman.' The policeman got his gun and put it to his head and said, 'Shut up!' And so they got us in to the boat and pushed us in to the water."
There have been many reports of refugees being pushed back into the river, but Greek police reject the claim.
"There were some cases that, while they tried to cross the river, they drowned. The currents are so strong, as you know," says Major General Emmanouil Katriadakis, the government spokesman on immigration.
"But nothing like this has happened since Operation Shield took effect because now we are present on the river banks and if people are in danger we go to help them."

Find out more

Watch Sue Lloyd-Roberts' film on Our World: Fleeing Syria at these times [BST] on the BBC News Channel: Sat June 8 at 0530 & 2130 and Sun June 9 at 0330, 1430 & 2130.
And on BBC World News at these times [GMT]: Fri June 7 at 2330, Sat June 8 at 1130 & 1630 and Sun June 8 at 1730 & 2230
Her Newsnight film can be seen on the BBC iPlayer and Newsnight website.
Operation Shield was launched last summer to close what was Europe's most porous border. All EU police forces now take their turn in helping the Greeks patrol the frontline.
Now if the river alone fails to stop migrants there are patrol boats full of sophisticated detection equipment, foot patrols and sniffer dogs on the shore, and a formidable fence which was completed a few months ago at a cost of 20m euros (£17m).
So the Syrian refugees must now choose another route.
Starting from Istanbul again, the refugees are taken by road to Turkey's western Mediterranean coast from where it is just 12km (7.5 miles) to the closest of the Greek islands, Lesbos, with the border between the two countries running along the water in between.
If you have money and a European passport it is a pleasant and comfortable ride across the Aegean. If not it is a journey filled with danger.
Raid on refugee boats
1/3
Deysem Siti, head of the Kurdish community in the nearby Turkish city of Izmir, was present as the bodies of 66 drowned Kurdish Syrians were dragged ashore in September 2012.
"These people don't care. They put the women and kids below the deck and locked it. It was a small boat, built for 20 people, they put 110 people in it," he recalls.
"It couldn't carry the weight. It only got 10m from the shore when it sank."
"Thirty-three of them were children, I saw a two-month-old, five-year-old, three-year-old, seven years, there were young women in their 20s. I saw a child, the only survivor of a family of 11 - his father, mother, sisters and brothers were all dead."
The incident is just one of many. Hundreds of refugees are known to have drowned over the last year, but the true total is uncertain because not all bodies are found.
Just a few weeks ago, Adib Hachach, a Syrian who has lived in Athens for 12 years, received a call from the coastguard at Lesbos, to collect the bodies and belongings of his brother Omar, his sister-in-law and their three young children, all of whom had drowned.
Syrian Adib Hachach on the deaths of his brother's family
The remains of the youngest, two-year-old Fatima, have never been found.
Hachach says that he spoke to survivors from other smuggling boats which had set out at the same time.

More from the Magazine

Syrian refugees
Syria's civil war has forced more than a million people to flee, usually with only a small bag of possessions. Brian Sokol, with support from the UNHCR, has photographed some of the refugees holding treasures from their homes.
"They told me that their boats had been capsized and pushed back by a Greek boat. They say it was the Greek coastguard. There were nine on my brother's boat and none survived, so I will never know the truth," he says, sobbing.
Refugee support organisations have been getting many reports of a deliberate "push back policy" by the Greek police and coastguard in which survivors claim boats are shoved from Greek waters back into Turkish ones, a dangerous tactic at sea and at night when most of the smugglers' boats operate.
Amnesty International has collected information on 40 alleged incidents from the Aegean sea and the Evros in recent months.
The Greek police and coastguard robustly deny the claims. On a night patrol with the Greek coastguard, the boat's skipper Lyropoulos Vasilis tells me, "This is a big lie".
The refugees put themselves at risk, he says, by deliberately scuppering their vessels when they see a patrol boat, so that the coastguard will be forced to rescue them and carry them to Lesbos.
Those that make it to the island are met by volunteer doctors who check the new arrivals over, but neither food nor shelter is offered by the authorities.
Syrian refugees clamber ashore, Lesbos
When I visit the quayside where they end up, I see a group of about 40 people, including women and children, left out in the open to spend an uncomfortable night in the rain just metres from the bright lights of Mytilene, one of Greece's most popular holiday resorts.
Their only meal is provided by a soup kitchen which was set up by volunteers on the island to help locals hit by the Greek economic crisis, but which is now pressed into helping those in even greater need.

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Salwa al-Rajo
I abandoned my hijab and I and my daughter wear make-up, so we look European, because we are afraid that the racists will hurt us”
Salwa al-Rajo, refugee
After 36 hours on the island the refugees are allowed to take a ferry to the mainland, but there they face many further hazards.
More than 9,000 Syrians have been arrested and detained in the country over the last two years, and only two out of the hundreds of Syrians who have applied for asylum have been given it - an approval rate of less than 1%, compared with the 90% rate for Syrians applying elsewhere in Europe.
The al-Rajo family ended up in a prison in Greece for several months, after their second attempt to cross the Evros.
The family of six has now been released, but is stranded in a one-bedroom apartment in Athens paid for by members of the Syrian community.
Salwa al-Rajo says that they sold everything they owned in Syria to fund their escape, but have lost all of their money to the river smugglers and another trafficker whom they say swindled them out of 18,000 euros (£15,000) paid in a bid to secure fake passports and passage to Sweden.
The older boys in the al-Rajo family do not dare leave their apartment for fear of arrest.
Al-Rajo and her 17-year-old daughter, Walaa Ulwan, have taken to disguising themselves. Both of them have uncovered heads, the mother's hair is dyed blonde, the daughter's is blonde with pink streaks. They each have garishly painted nails and wear make-up.
"When I first came, I wore the hijab, but people told us that the fascists would attack us because we looked like Arabs and would kill us," al-Rajo explains. "So I abandoned my hijab, I changed my hair colour and I and my daughter now wear make-up, so we look European. We did all this because we are afraid that the racists will hurt us."
Greece's right-wing, anti-immigration party, Golden Dawn, now holds third place in popular support among political parties in Greece.
Beset by a harsh austerity programme, the Greeks have little time for the thousands of Syrians at their door. The truth is that the Greeks do not want the Syrians and the Syrians do not want to stay in Greece. But, having made it to here, they are stuck.
Watch Sue Lloyd-Roberts' full Newsnight report as she follows the journey made by Syrian refugees trying to make their way into Europe




sabato 25 ottobre 2014

Il Ministero dell'interno non risponde sulla circolare che autorizza l'uso della forza per il prelievo delle impronte digitali, anche nei confronti dei minori.


Questo il volantino distribuito nei centri di accoglienza italiani sulla base di una circolare del Ministero dell'interno del 26 settembre 2014, dunque ben prima che iniziasse l'operazione congiunta di polizia "Mos Maiorum".Adesso il ministero non risponde, già partite le prime interrogazioni parlamentari e presto riprendono le ispezioni nei CIE, come nei CARA e nei CPA.



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Garante per l’infanzia e l’adolescenza
Regione Calabria

OGGETTO: procedure di identificazione migranti giunti in Italia con lo sbarco del 10.10.14. Riferite violenze, possibile violazione diritti minorili. Richiesta informazioni.
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Il Garante
Reggio Calabria - palazzo del Consiglio Regionale via Cardinale Portanova
Tel 0965.880761 - Fax 0965.1812019 - 3806454659 - 3347852151
garanteinfanziaeadolescenza@consrc.it, on.marilinaintrieri@gmail.com

Prot. 666 Reggio Calabria 17.10.2014

Prefetto di Crotone
Questore di Crotone
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone
Presidente del Tribunale di Crotone
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Catanzaro
Presidente del Tribunale dei minorenni di Catanzaro
Direttore Generale Azienda Sanitaria provinciale di Crotone
e p.c On. Ministro dell’Interno On. Presidente Commissione diritti umani Senato Repubblica
On. Presidente Commissione Bicamerale infanzia
Autorità Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza
Commissario alla sanità Regione Calabria
Onn. Deputati e Senatori – Circoscrizione Calabria
Presidente della Regione Calabria
Segretario Generale del Consiglio regionale della Calabria
OGGETTO: procedure di identificazione migranti giunti in Italia con lo sbarco del 10.10.14. Riferite violenze, possibile violazione diritti minorili. Richiesta informazioni.
In seguito a diverse segnalazioni -peraltro corredate da documentazione fotografica e registrazioni audio che, ritraendo anche minori, si trasmettono, per loro tutela, alle sole Autorità giudiziarie per quanto di loro eventuale competenza (doc. 1-18 di cui 3 costituiti da files audio)- è stato riferito a questa Authority che le procedure di identificazione di alcuni migranti (giunti in Italia con lo sbarco del 10.10.14 a Crotone) sarebbero state svolte in violazione di diritti umani in danno anche di minori.
Segnatamente, le comunicazioni ricevute riferiscono la seguente ricostruzione della vicenda:
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I migranti, tra cui 32 donne - alcune in stato di gravidanza - e 21 minori, trasferiti presso il C.A.R.A. Sant’Anna di Crotone hanno ricevuto un volantino (in allegato doc. 18) nel quale si evidenziava che in caso di rifiuto dei migranti di sottoporsi a foto segnalazione si sarebbe proceduto con l’uso della forza.
La mattina del giorno successivo un gruppo di migranti (circa trenta persone fra cui donne e minori) sarebbe stato accompagnato presso la Questura di Crotone per effettuare le foto segnalazioni.
Al rifiuto dei migranti di effettuare le suddette operazioni identificative questi sarebbero stati spintonati, insultati ed avrebbero ricevuto percosse (alcune delle immagini inviate a questa Authority mostrano migranti che in un edificio apparentemente di grandi dimensioni -rispetto al quale non si riesce a comprenderne la natura pubblica o privata, di centro accoglienza o altro luogo- nel quale appaiono anche agenti delle forze dell’ordine, sono presenti diversi migranti che mostrano segni di lividi, fasciature, tamponi macchiati di sangue ed in particolare una minore presente agli eventi con la madre -o presumibilmente tale anche alla luce delle comunicazioni ricevute- con un braccio fasciato).
Alcuni bambini avrebbero raccontato di aver avuto paura nel vedere i loro genitori spintonati dalla Polizia.
Considerato che:
il Regolamento Eurodac (CE N. 2725/2000) prevede l'obbligatorietà del rilevamento delle impronte digitali di tutti gli stranieri non respinti e fermati dalle Autorità preposte a causa del loro attraversamento irregolare via terra, mare, o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo.
che detto rilevamento non può essere attuato nei confronti di minori di 14 anni
che detto rilevamento può essere attuato nei confronti degli ultraquattordicenni purchè siano rispettate le salvaguardie previste da:
o Convenzione europea dei diritti dell'uomo
o Convenzione delle nazioni unite dei diritti del fanciullo.
Che la convenzione europea sui diritti dell’uomo espressamente prevede all’art. 3 il divieto di tortura “Nessuno può essere sottoposto a tortura, o ad un trattamento inumano e degradante” (all’uopo rileva e chiarisce la sentenza CEDU Selmouni – Francia di cui al ricorso 25803/94),
Che la convenzione di New York espressamente prevede:
All’art. 3, co 1 che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, “di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi” (dunque anche quelle prese in occasione di procedure identificative seppure da effettuare in periodi particolari come l’attuale, così vessato da emergenze sanitarie e di terrorismo internazionale o stati di guerra esteri) l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
o All’art. 19, co 1 gli Stati parti si obbligano ad adottare ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali.
o All’art. 22 gli Stati parti si obbligano ad adottare misure adeguate affinché un fanciullo il quale cerca di ottenere lo statuto di rifugiato, oppure è considerato come rifugiato ai sensi delle regole e delle procedure del diritto internazionale o nazionale applicabile, solo o accompagnato dal padre o dalla madre o da ogni altra persona, possa beneficiare della protezione e della assistenza umanitaria necessarie per consentirgli di usufruire dei diritti che gli sono riconosciuti dalla Convenzione di New York e dagli altri strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo o di natura umanitaria di cui detti Stati sono parti.
o All’art. 38 gli Stati parti si obbligano a vigilare affinché:
a) nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
o ogni fanciullo anche quello privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana e in maniera da tenere conto delle esigenze delle persone della sua età;
o All’art. 40 gli Stati si obbligano a che ad ogni fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato penale abbia il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età;
Per quanto sopra evidenziato e premesso, anche alla luce della gravità e delle ripercussioni che eventuali violenze assistite extrafamiliari possono produrre nella sana crescita psicofisica dei minori (a maggior ragione ove queste fossero perpetrate ad opera di importanti figure di riferimento nella formazione del senso
civico, dello stato della sicurezza e quant’altro ascrivibile al patto sociale sul cui fondamento ed affidamento è possibile il traghettamento del minore verso un età adulta in condizioni di normalità e svolgimento della propria personalità in una società media) con la presente si chiede ai destinatari della presente di voler riferire se i fatti sopra narrati siano realmente accaduti, comunicando la propria ricostruzione degli eventi denunziati dai migranti e sulla presenza di minori di età che avrebbero assistito. Da ultimo si chiede di conoscere notizie più dettagliate in merito alla distribuzione del volantino informativo sull’uso della forza in caso di opposizione al foto segnalamento che sarebbe stato distribuito presso il CARA Sant’Anna e da chi sia stato autorizzato Si rimane in attesa di urgente riscontro.
F.to On. Marilina Intrieri

L'antefatto, la circolare del ministero dell'interno, Dipartimento pubblica sicurezza, del 26 settembre scorso
  
Profughi. Il Viminale: "Foto e impronte digitali vanno prese a tutti, anche con la forza

 da www.stranieiinitalia.it         Martedì 30 Settembre 2014 10:38
Giro di vite sull'identificazione di chi arriva in Italia, per evitare che vada a chiedere asilo in altri Paesi europei. "La polizia procederà in ogni caso"


Roma – 30 settembre 2014 - Profughi e migranti che arrivano in Italia devono essere identificati. Al di là dei documenti che hanno o non hanno in tasca, vanno fotografati e bisogna prenderne le impronte, anche “con la forza”.

Il governo corre ai ripari dopo le proteste di altri paesi europei. La Germania, l'Austria e altri denunciano che troppo spesso quanti arrivano sulle nostre coste, anche salvati da Mare Nostrum, non lasciano le loro generalità, in modo a poter andare a chiedere asilo nel Nord Europa e non, come imporrebbe il regolamento di Dublino, in Italia.

Il giro di vite è previsto da una circolare inviata nei giorni scorsi dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno a prefetti e questori. Dopo aver ricordato che “alcuni Stati membri lamentano, con crescente insistenza il mancato fotosegnalamento di numerosi migranti”, parla della  necessità d’affrontare la situazione emergenziale con rinnovata cura nelle attività d’identificazione e fotosegnalamento dei migranti”.

“Nei mesi scorsi- ammette il Viminale - si è avuto modo di constatare l’oggettiva difficoltà di procedere al fotosegnalamento dei migranti” a causa del “rilevante numero di gruppi soccorsi» dalle navi”. I “tentativi esperiti in tali condizioni” hanno “determinato rilevanti problemi connessi alla sicurezza”.

Ora, “per superare le difficoltà operative riscontrate” si prenderanno subito a tutti foto e impronte.  “”Prescindendo dalla puntuale identificazione sulla base dell’esibizione del documento di viaggio, se posseduto”o anche “dall’inesistenza di motivi di dubbio sulla dichiarata identità “, la circolare dispone infatti che “lo straniero deve essere sempre sottoposto a rilievi foto dattiloscopici e segnaletici”.

I diretti interessati verranno informati della novità con un volantino multilingue (arabo, eritreo, inglese francese e italiano) distribuito dagli operatori di Mare Nostrum. “Il rifiuto di fornire le proprie generalità e di farsi fotosegnalare – spiega – costituisce reato e determina la denunzia all'autorità giudiziaria. In ogni caso la polizia procederà all'acquisizione delle foto e delle impronte digitali, anche con l'uso della forza se necessario”.

Per l'Italia questa decisione è comunque un'arma a doppio taglio. Da un lato tranquilizza i nostri partner europei togliendo loro alibi per non aiutarci nel fronteggiare l'emergenza nel Mediterraneo, dall'altro ci obbliga a garantire l'accoglienza a molte più persone rispetto ad adesso, visto che tanti non potranno più far perdere le loro tracce diventando un problema di altri.

Alcune conseguenze:

http://lacittanuova.milano.corriere.it/2014/10/18/emergenza-profughi-i-siriani-denunciano-violenze-nel-rilevamento-impronte/ 
  
Emergenza profughi: i siriani denunciano violenze nel rilevamento impronte
Samar ha gli occhi lucidi ma cerca di non farli vedere alla figlia di 7 anni. Perché piange questa madre siriana, in fuga dagli orrori della guerra, al mezzanino della Stazione Centrale di Milano? Risponde Amgad, un giovane di 27 anni qui accanto a lei, anche lui di un villaggio vicino a Homs: «Ci hanno preso le impronte digitali». Per questo non possono più fare domanda di asilo politico nel Nord Europa, dove vogliono andare quasi tutti i profughi sbarcati nell’ultimo anno, perché là hanno parenti e migliori condizioni di integrazione.
In base all’Accordo di Dublino, la domanda si può invece presentare solo nel primo Paese europeo in cui i polpastrelli sono stati schedati. Per Amgad e Samar, l’Italia. Cioè esattamente dove non vogliono stare.
Amgad racconta che a Taranto, una volta sbarcati, le forze dell’ordine hanno preso le impronte con la forza:
«Non volevamo, ma ci hanno preso con le braccia dietro la schiena e strattonato. Così». E per mostrarlo, afferra la dita di un suo compagno e le schiaccia con rabbia sulla transenna vicina. Intanto, Samar ha smesso di tentare di nascondere le lacrime alla figlia, non riesce a trattenerle.
A Milano come nei centri del Sud, non è l’unico caso di violenza denunciato dai profughi siriani. Giovedì, a Pozzallo (RG), in duecento erano in sciopero della fame per protestare contro il rilevamento coatto delle impronte nel centro di prima accoglienza all’interno del porto. Di “accoglienza” in realtà c’è ben poco: tramite WhatsApp, hanno inviato alla rete di attivisti che li sta aiutando, foto di schiene con lividi ed ematomi. La polizia avrebbe detto: «Con le buone o con le cattive prenderemo le vostre impronte». Del resto, nell’allegato alla circolare “Emergenza immigrazione, indicazioni operative”, inviata il 25 settembre dal Ministero dell’Interno alle questure italiane, si legge:
«In ogni caso la polizia procederà all’acquisizione delle impronte digitali, anche con l’uso della forza se necessario».
Venerdì 10 ottobre, nel Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) allestito nell’ex aeroporto militare di Isola Capo Rizzuto (KR), un altro gruppo di siriani era in sciopero della fame. Tra di loro, 32 donne e 21 minori. Mentre era rinchiusa con il figlio di due anni, N., via WhatsApp, mi ha detto:
«Sono entrate più di dieci persone nella stanza con i manganelli, donne e bambini hanno iniziato a urlare, due sono svenute».
Sui social network, alcuni attivisti, anche loro in contatto con i cosiddetti “ospiti” del centro, hanno parlato di un pestaggio. Il senatore Manconi, presidente della commissione Diritti umani del Senato, ha chiesto che «ne sia controllata la veridicità». «Già  in passato – continua – si erano manifestate numerose critiche nei confronti della gestione del Cara (la Confraternita della Misericordia, ndr) e delle condizioni di vita degli ospiti. Il mese scorso, nello stesso centro, è morto un profugo pakistano in circostanze ancora da verificare». I deputati Chaouki e Bossio hanno presentato un’interrogazione al Viminale, dopo che anche Save The Children, l’Unhcr e il Garante dell’Infanzia della Regione Calabria hanno segnalato la denuncia dei profughi siriani.
Da Isola Capo Rizzuto, i profughi hanno mandato una registrazione audio. Si sente un militare italiano che, per convincerli a dare le impronte, chiede all’interprete di tradurre in arabo: «Dopodiché possono andare dove vogliono». Non è esattamente così. Come Amgad e Samar, potranno lasciare l’Italia solo illegalmente, affidandosi ai trafficanti per attraversare le frontiere interne europee, ma il finale è già scritto: arrivati alla meta, le loro domande di asilo saranno respinte e dovranno tornare in Italia. Tutto per colpa dei polpastrelli schedati.

Oltre alla denuncia di violenze fisiche, ci sono anche quelle contro il diritto internazionale. Giovedì, all’aeroporto di Orio al Serio, vicino a Bergamo, sei siriani sono stati fermati perché arrivavano dalla Grecia con passaporti falsi (unico modo che avevano per uscire dalla Siria).
 Uno di loro era un oppositore politico di Assad condannato a otto mesi di carcere in patria, due volevano raggiungere le mogli in Germania. A due avvocati presenti a Orio su richiesta dei siriani, è stato negato il permesso di incontrarli. Alle 5 del mattino di ieri, quattro sono stati rispediti in Grecia, nonostante alcune sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo abbiano recentemente sospeso i rimpatri verso lo Stato ellenico; gli altri due sono stati lasciati “liberi” di tentare di andare verso il Nord.
Questi fatti, come altri di cui abbiamo parlato qui, dimostrano come da fine settembre siano cambiate le modalità di “accoglienza”. Il 9 ottobre, Alfano lo ha spiegato così: «La polizia italiana ha stretto ancora di più i bulloni dell’organizzazione». Tradotto, l’Italia ha messo fine a quella pratica, contraria al diritto europeo ma rispettosa della “libertà” di scelta dei profughi (oltre che più conveniente economicamente per l’Italia), per cui a chi fuggiva dalla guerra veniva informalmente permesso di attraversare la Penisola senza lasciare traccia nel database europeo dei polpastrelli. Secondo alcuni commentatori, i bulloni di Alfano e le denunce di violenza delle tanti madri come Samar sono il prezzo da pagare per un accordo politico non scritto: l’Italia prende le impronte di chi sbarca, in cambio l’Europa finanzia l’operazione Triton che permette di pensionare Mare Nostrum.



Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro