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venerdì 30 gennaio 2015

Si inasprisce la caccia al profugo in Bulgaria. Canali umanitari e sospensione del Regolamento Dublino III subito.


Aumentano le segnalazioni di aggressioni brutali o di retate di polizia ai danni di profughi in transito dalla Bulgaria verso i paesi del nordeuropa.

http://www.novinite.com/articles/166282/Bulgaria%27s+Refugee+Centers+under+Curfew+from+Monday

Estremisti di destra hanno aggredito e ferito con un coltello un giovane profugo somalo nei pressi del centro per rifugiati di Ofchakobil.  
            
 http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/solidarieta/immigrazione/2015/01/30/news/bulgaria-106152833/   

http://www.france24.com/fr/20141230-bulgarie-turquie-mur-anti-migrant-immigration-clandestine-syriens-refugies-guerre-cloture-barbeles-europe/               

La protesta dei rifugiati siriani vittime di violenze quotidiane e di arresti arbitrari

http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/solidarieta/immigrazione/2015/01/30/news/bulgaria-106152833/                                                              

 Dopo la costruzione delle barriere di fortificazione alle frontiere si è passati a quella che, ogni giorno di più, somiglia ad una vera  e propria "pulizia etnica".

 http://www.rivistaeuropae.eu/interno/bulgaria-muro-anti-immigrazione-sconfitta-delleuropa/

http://www.stranieriinitalia.it/attualita-muro_anti_immigrati_in_bulgaria._lo_allungheremo_19477.html

http://www.centerforlegalaid.com/news.html

http://bulgaria.bordermonitoring.eu/2014/07/07/trapped-in-europes-quagmire/

 Le basi legali della detenzione amministrativa dei migranti in Bulgaria
http://www.detention-in-europe.org/index.php?option=com_content&view=article&id=297

Si tratta per la maggior parte di profughi siriani che sono esposti al rischio di morire nel loro paese, sotto le bombe e nelle prigioni di Assad, o che dopo mesi di confinamento nei campi profughi in Libano, in Giordania ed in Turchia, rischiano di morire di freddo o di subire abusi quotidiani. Nei loro confronti l'Unione Europea è rimasta indifferente e l'inasprimento dei controlli alle frontiere interne, con il prelievo violento delle impronte digitali, o l'applicazione più rigida del Regolamento Dublino III sta costringendo un numero crescente di persone ad affidarsi ad intermediari ed a trafficanti per fuggire dai paesi di transito nei quali si trovano ingabbiati.

http://wwwb.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/nazioni/bulgaria/2014/07/18/bulgaria-protesta-di-amnesty-a-sofia-per-diritti-migranti_25969aac-d000-4332-95f0-b9c0708fdc53.html

http://notizie.tiscali.it/esteri/feeds/15/01/29/t_02_20150129_000033.html?esteri

L'Unione Europea, in particolare la Commissione ed il Commissario all'immigrazione Avramopoulos devono prendere atto del fallimento del Regolamento Dublino, come sistema di distribuzione degli oneri di accoglienza dei richiedenti asilo tra i diversi stati. Tutti i diversi paesi membri dell'Unione Europea vanno costretti ad implementare procedure e standard di accoglienza omogenei, unico modo per evitare o quantomeno ridurre quelli che vengono definiti "movimenti secondari" tra le frontere interne dell'Unione. Il Regolamento Dublino III ed il collegato Regolamento Eurodac, piuttosto che essere ancora inaspriti in nome di una fantomatica "sicurezza" che si limita ai profili meramente repressivi, vanno sostanzialmente modificati.

UNHCR position paper: call for suspension of Dublin transfers to Bulgaria Posted on 03/01/2014 https://migreflaw.wordpress.com/tag/art-3-echr/

Va introdotto il riconoscimento rciproco delle domande di asilo, tra i diversi stati UE, garantendo i diritti fondamentali delle persone nelle fasi di identificazione, aumentando i casi di "resettlement" dalle zone più esterne dell'Unione verso gli stati che hanno una effettiva capacità di offrire accoglienza. Accoglienza che va sostenuta con uno snellimento delle procedure e con una maggiore dotazione di fondi stanziati dall'Unione Europea.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/12/1/43182-luso-della-forza-contro-i-migranti/

Dopo la chiusura della rotta egiziana, per effetto delle operazioni di rastrellamento e di arresto attuate dalla dittatura militare, dopo lo sbarramento della rotta libica conseguenza del conflitto armato che consente alle diverse milizie di esercitare ogni tipo di pressioni e abusi sui migranti in transito verso l'Europa, dopo l'incremento dei controlli di frontiera da parte delle autorità turche, in una situazione di grande incertezza sulla condizione dei profughi in transito in Grecia, la rotta balcanica ed il passaggio dalla Bulgaria rimangono una delle poche alternative per i potenziali richiedenti asilo che disperatamente cercano di entrare in Europa e che nel loro viaggio vengono trattati alla stregua di "migranti illegali". E anche alle frontiere bulgare aleggiano i fantasmi dei terroristi, i controlli diventano sempre più serrati e rigorosi. Ma anche in questo caso i sospetti terroristi non hanno nulla a che fare con le catene migratorie.

http://www.eubusiness.com/news-eu/attacks-islamists.znj

 Le rotte seguite dai migranti, ma sarebbe meglio parlare di vie di fuga, diventano ogni giorno più difficili e pericolose, soprattutto in inverno, quando ghiaccio e neve possono uccidere in qualsiasi momento.

http://www.meltingpot.org/Non-solo-Lampedusa-Nuovi-muri-intonro-all-Europa.html#.VMtDI0Z0xsc

http://www.youreporter.it/video_Immigrazione_clandestina_la_Bulgaria_alza_un_muro

http://www.balkaneu.com/bulgarian-military-provide-logistical-support-securing-border-turkey-defence-minister/

http://www.neurope.eu/article/bulgaria-extends-border-fence

 Occorre aprire canali umanitari di terra attraverso la Turchia e la Grecia in modo da permettere un ingresso legale e protetto  ai profughi che giungono da paesi come la Siria, la Somalia, l'Irak, l'Afghanistan, l'Eritrea, tutti paesi verso i quali non vi sono prospettive di ritorno, e verso i quali la comunità internazionale ha un pesante debito, per la grave responsabilità assunta quando era possibile fermare i conflitti e le dittature militari e nulla è stato fatto.

Occorre porre fine immediatamente agli abusi di cui sono vittima i profughi in Bulgaria, individuando i responsabili e sanzionandoli con pene esemplari. Il governo bulgaro, se non sarà in grado di garantire la sicurezza ai migranti in transito nel suo territorio, rispettando il dettato delle Direttive dell'Unione Europea in materia di accoglienza, dovrà essere denunciato alla Commissione per l'apertura immediata di una procedura di infrazione. Da subito vanno sospesi tutti i ritrasferimenti Dublino, spesso vere e proprie deportazioni, da altri paesi euopei verso la Bulgaria. Migliaia di migranti sono in questi giorni a rischio di essere deportati in Bulgaria dopo avere raggiunto altri paesi europei, lo ha annunciato il governo bulgaro.

http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Migliaia-di-richiedenti-asilo-stanno-per-essere-rimandati-in-Bulgaria/3571

http://www.ecre.org/component/downloads/downloads/841.html

Ma la Bulgaria non ha ancora risposto con fatti concreti alle richieste di protezione dei profughi avanzate alla fine del 2013 dalle principali agenzie umanitarie . Gli attacchi continuano  ela xenofobia dilaga. Le misure più recenti che prevederebbero nuove possibilità di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo non sono ancora efficaci e la maggior parte dei migranti che entrano in quel paese vuole proseguire il suo viaggio verso il nordueropa. Dagli annunci giornalistici al cambiamento sostanziale della situazione, la distanza rimane enorme.

http://www.focus-fen.net/news/2015/01/30/361706/bulgaria-to-introduce-curfew-for-refugees-roundup.html

http://www.amnesty.org/en/news/bulgaria-migrants-living-fear-after-xenophobic-attacks-2013-11-12

http://www.ecre.org/component/content/article/70-weekly-bulletin-articles/520-bulgaria-urged-to-clamp-down-on-xenophobic-violence-against-migrants-and-refugees.html

http://www.novinite.com/articles/166246/Bulgaria+Shows+no+Progress+in+Addressing+Prison+System+Deficiencies+-+Report
giovedì 29 gennaio 2015

Quando la solidarietà diventa delitto. Restiamo umani e resistiamo alla barbarie di stato. Dopo Lampedusa nuova sperimentazione della frontiera a Calais.




RICEVO DALLA RETE MIGREUROP E DIFFONDO.

La solidarietà non è un delitto. Nè in Francia, nè in Italia.

https://passeursdhospitalites.wordpress.com/2015/01/28/le-retour-en-force-du-delit-de-solidarite/

Le délit de solidarité était attaché à la répression qui a accompagné la fermeture du centre de Sangatte et à l’ère Sarkozi – Besson. Le changement de président de 2012 avait été suivi d’un changement de la loi, qui était sensé « abolir » le délit de solidarité. Ce changement législatif restait en-deçà de la législation européenne, qui est fondée sur le caractère intéressé de l’acte : la solidarité avec des personnes en situation irrégulière est punissable si elle fait l’objet d’une rétribution, elle ne l’est pas si elle est gratuite, désintéressée.

La loi du 31 décembre 2012 est beaucoup plus timide. Elle élargit les exceptions prévues par la législation antérieure, pour ce qui concerne la solidarité liée aux liens familiaux, et ce qui concerne l’action humanitaire.

La sanction reste le principe :

http://www.legifrance.gouv.fr/affichCodeArticle

la solidarité non réprimée reste l’exception, et passe d’une définition restreinte :

http://www.legifrance.gouv.fr/affichCodeArticle.do

à une définition un peu plus large :

http://www.legifrance.gouv.fr/affichCodeArticle.do;

Après une période d’accalmie, on en revient avec l’évolution xénophobe de la politique du gouvernement à une répression de la solidarité avec les populations persécutées par l’État.

Ainsi après Le Havre :

http://www.lemonde.fr/societe/article/2013/08/28/au-tribunal-du-havre-le-retour-du-delit-de-solidarite-avec-les-sans-papiers_3467544_3224.html

Saint-Étienne :

http://www.liberation.fr/societe/2015/01/27/lyon-la-cour-d-appel-incompetente-pour-juger-un-pretre-hebergeant-des-sans-abris_1189654

et Dijon :

http://www.liberation.fr/societe/2015/01/27/a-dijon-un-militant-devant-la-justice-pour-delit-de-solidarite_1189863

Dal 2009 succede alla frontiera di Calais. Ma i volontari resistono e l'assistenza ai migranti continua.

http://www.meltingpot.org/Calais-la-frontiera-del-terrore.html#.VMmAqEZ0xsc

http://www.migreurop.org/article1507.html?lang=fr

E siamo arrivati al 2015, sempre a Calais e dintorni, i volontari (r)esistono ancora.

https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com/2015/01/

Si moltiplicano i dossier con video sulle violenze della polizia nei confronti dei migranti in transito.

https://passeursdhospitalites.wordpress.com/2015/01/29/calais-laboratoire/

https://www.youtube.com/watch?v=mgpK2-O4iho

http://vimeo.com/117861724

https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com/

http://www.la7.it/piazzapulita/video/calais-lultima-frontiera-23-12-2014-143956

queste le notizie più recenti.

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2015/01/29/news/calais-106052691/

http://www.africa-express.info/2014/09/24/accordo-franco-britannico-per-combattere-limmigrazione-illegale-attraverso-la-manica/






martedì 27 gennaio 2015

Ad un anno dalla tragedia di Farmakonisi nessuna giustizia per i migranti in Grecia. Centri di detenzione informali e barriere alle frontiere violano ancora i diritti fondamentali delle persone.



Oggi, giorno della memoria, ricordiamo anche i migranti vittime dell'olocausto del terzo millennio.
Le frontiere della "civile" Europa uccidono ancora e in Grecia non si vede speranza di giustizia per i migranti in fuga da guerre e dittature, che troppi ancora considerano come "illegali".  La memoria tutti i giorni è anche memoria degli impegni presi in campagna elettorale, come garantire la punizione dei responsabili dei tanti misfatti compiuti ai danni di chi non ha più voce per denunciarli. E chiudere davvero i centri di detenzione informali come si prometteva nel 2013.

http://www.okeanews.fr/20130812-le-syriza-demande-une-enquete-et-la-fermeture-des-centres-de-detentions-infernaux

Vedremo adesso se in Grecia ed in Europa cambierà qualcosa. Intanto Amnesty International , ad un anno dalla tragedia di Farmakonisi, denuncia

http://www.amnesty.org/en/news/greece-farmakonisi-migrant-tragedy-one-year-and-still-no-justice-victims-2015-01-20

http://www.keeptalkinggreece.com/2014/01/23/farmakonisi-tragedy-greece-dismiss-claims-coast-guard-was-towing-migrants-boat-back-to-turkey/

http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_29/01/2014_536917

E poi continuano i respingimenti alla frontiera del fiume Evros, accordi con la Turchia e ruolo di cerniera nei respingimenti degli agenti di FRONTEX. I padri muoiono per salvare i figli. Resterà tutto come prima ?

"La piccola Tala ha attaversato il fiume Evros in braccio a suo padre. hanno attraversato il confine tra Turchia e Grecia e sono entrati in Europa evitando i campi minati. L'acqua era gelata, il padre di Tala è riuscito a raggiungere un casotto, ha cambiato la sua bambina con vestiti puliti ed asciutti. poi si è sdraiato e non si è più alzato".

https://www.youtube.com/watch?v=4pJ-Cm9hAkc&feature=share

http://w2eu.net/category/locations/evros/

https://clandestinenglish.wordpress.com/2011/08/29/turkish-presh-frontex-kills-migrant-at-evros/

http://stopevroswall.blogspot.it/2014/08/en-frontex-between-greece-and-turkey.html

https://www.fidh.org/International-Federation-for-Human-Rights/europe/15756-frontex-between-greece-and-turkey-the-border-of-denial-the-deployment-of

Continuano i respingimenti informali dai porti dell'Adriatico ( Ancona, Venezia, Bari) verso Patrasso ed Igoumenitsa in violazione della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo.

http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/low_rapporto_Medu_2013.pdf

E' tempo che la Grecia denunci gli accordi bilaterali di riammissione informale con procedure semplificate conclusi nel 1999 con l'Italia, un accordo che permette alla polizia di frontiera di violare anche lo stesso Regolamento Frontiere Schengen del 2006 che tutti dovrebbero applicare e che richiede procedure individuali e garanzie di difesa per tutti, anche se costretti all'immigrazione irregolare per l'assenza di canali legali di ingresso in Europa.

http://www.meltingpot.org/Ancona-Il-nostro-3ottobre-Stop-accordi-di-riammissione.html#.VMeUeEZ0xsc

http://www.hrw.org/node/112512/section/8

 http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=777260

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01048

Atto n. 3-01048

Pubblicato il 18 giugno 2014, nella seduta n. 264

MANCONI - Ai Ministri degli affari esteri, dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:
la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, nel corso dell'audizione del 29 gennaio 2014 di rappresentanti dell'associazione Medici per i diritti umani (MEDU) e dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI), ha preso conoscenza dei risultati della ricerca "Porti insicuri", curata da MEDU;
nella ricerca sono documentati alcuni respingimenti verso la Grecia, messi in atto dalle autorità di frontiera italiane nel periodo marzo-luglio 2013;
i dati dimostrano come il Governo italiano metta ancora in atto tali pratiche, e risulta che nel 2012 sono stati intercettati 1.809 migranti irregolari nei porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi e ne sono stati riammessi in Grecia 1.606. Nei primi mesi del 2013 sono stati rintracciati 619 cittadini stranieri, 529 dei quali sono stati poi riammessi in Grecia;
risulta dal rapporto, inoltre, che le autorità di frontiera italiane, in violazione dei propri obblighi internazionali e del principio di non refoulement, eseguano respingimenti collettivi dai porti dell'Adriatico verso la Grecia a danno di persone fuggite dai propri Paesi di origine in cerca di protezione. Si tratta in molti casi anche di minori stranieri non accompagnati;
in particolare dalla testimonianza diretta di 66 migranti, 60 in Grecia e 6 in Italia, risulta che questi sono stati "riammessi" in Grecia dall'Italia e sono stati respinti dall'Italia più volte. Nella maggior parte dei casi le persone non vengono identificate dalle autorità italiane, negando loro, per tutto il viaggio verso la Grecia, la possibilità di presentare la domanda di asilo o di dichiarare la propria minore età;
il respingimento nei porti italiani viene eseguito in base a un accordo di riammissione bilaterale sottoscritto tra Italia e Grecia del 1999 e al relativo protocollo esecutivo;
in tutti i 102 casi di riammissione documentati i migranti hanno dichiarato di non aver notato nei porti italiani la presenza di operatori socio-legali. In 8 casi su 10 essi hanno riferito di aver cercato inutilmente di comunicare alle autorità italiane la propria volontà di richiedere protezione internazionale. Un terzo dei migranti respinti verso la Grecia ha dichiarato di essere minore di età al momento della "riammissione", di questi ultimi i 2 terzi ha anche affermato di essere minori non accompagnati. Solo in 4 casi è stata eseguita la procedura per la determinazione dell'età di coloro che si dichiaravano minori;
nella quasi totalità dei casi i migranti hanno riferito di esser stati reimbarcati sulla stessa nave con cui erano arrivati. In un caso su 5 i migranti hanno sostenuto di avere subito violenze, umiliazioni, trattamenti inumani e degradanti;
attualmente è in corso una procedura di infrazione a carico del Governo italiano presso la Commissione europea che ha contestato l'illegittimità di tale prassi e ha richiesto alle autorità italiane puntuali delucidazioni,
si chiede di sapere:
se e quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano adottare per mettere fine ai respingimenti nei porti delle coste italiane;
se, alla luce di quanto emerso, intenda ridiscutere l'accordo bilaterale firmato con la Grecia nel 1999, considerato che dal 1999 sono intervenuti numerosi atti internazionali sottoscritti dall'Italia, come il regolamento di Dublino o gli accordi di Schengen, che prevedono disposizioni che vanno nella direzione opposta rispetto alle procedure previste dall'accordo;
se e quali iniziative intendano adottare affinché siano assicurate e garantite condizioni di piena e totale sicurezza ai migranti giunti nei porti italiani per l'accesso alle procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato.

ITALIA E GRECIA DEVONO PRENDERE ATTO DELLA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO SUL CASO SHARIFI ED ALTRI ( 21. 10. 2014) E SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE LE RIAMMISSIONI SOMMARIE IN GRECIA CON "AFFIDO" AL COMANDANTE DELLA NAVE. DA ATENE VERRA' UNA SVOLTA ?


La sentenza del 21 ottobre 2014 condanna  la Grecia per violazione dell’art. 13 Cedu (diritto a un ricorso effettivo) combinato con l’articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e l’Italia per violazione dell’art. 4, Protocollo 4 (divieto di espulsioni collettive), nonché per violazione dell’art. 3, “perché le autorità italiane hanno esposto i ricorrenti, rimandandoli in Grecia, ai rischi conseguenti alle falle della procedura di asilo in quel paese”. L’Italia è stata inoltre condannata per la violazione dell’art. 13 combinato con l’art. 3 e con l’art. 4 del Protocollo 4 per l’assenza di procedure d’asilo o di altre vie di ricorso nei porti dell’Adriatico.
La Corte, si legge ancora nel suo comunicato stampa immediatamente successivo alla sentenza, “condivide la preoccupazione di diversi osservatori rispetto ai respingimenti automatici attuati dalle autorità frontaliere italiane nei porti dell’Adriatico, di persone che sono il più delle volte consegnate immediatamente ai comandanti dei traghetti per essere ricondotte in Grecia, essendo in tal modo private di ogni diritto procedurale e materiale”.

http://www.meltingpot.org/Caso-Sharifi-et-al-v-Italia-e-Grecia-La-Corte-di-Strasburgo.html#.VMeVuEZ0xsc

http://www.meltingpot.org/No-ai-respingimenti-dall-Italia-alla-Grecia-storica.html#.VMeWX0Z0xsc

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/10/la-corte-europea-dei-diritti-delluomo.html


Proseguono i respingimenti di egiziani dall'aeroporto di Catania verso Il Cairo. La stampa italiana tace, ed anche le organizzazioni umanitarie convenzionate con il ministero rimangono in silenzio.


Da anni denunciamo i respingimenti, spesso respingimenti collettivi, dall'aeroporto di Catania verso il Cairo.

http://www.meltingpot.org/Diritti-sotto-sequestro-Dopo-la-segregazione-altri.html#.VMbNgUZ0xsc

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/08/riprendono-le-prassi-illegali-di.html

Si tratta di operazioni di polizia di frontiera, su ordine dei vertici del ministero dell'interno, che convolgono migranti appena sbarcati dopo essere stati salvati nelle acque del Canale di Sicilia. Fino a qualche tempo fa almeno la stampa locale riferiva qualcosa, magari con la notizia dell'arresto del solito "presunto scafista". Adesso occorre leggere i giornali stranieri ed andare a fare qualche ricerca in rete per scoprire come i diritti fondamentali delle persone di nazionalità egiziana che sono sbarcate in Sicilia possano essere impunemente violati. Diritti che spettano a tutte le persone, diritti fondamentali, come il diritto alla vita ed a non subire trattamenti inumani o degradanti. Diritti che spettano anche agli immigrati irregolari, che non sono "illegali", come vengono chiamati. Illegali sono le prassi applicate nei loro confronti.

http://www.thecairopost.com/news/134606/news/24-egyptians-deported-from-italy-after-arriving-illegally

Le norme del diritto internazionale, le Direttive dell'Unione Europea che prevedono il diritto di chiedere asilo per qualunque persona entri, sia pure irregolarmente, nel territorio nazionale, lo stesso Regolamento sulle frontiere Schengen n. 562 del 2006, che prevede modalità di identificazione compiute ed individuali, sono violati in base agli accordi bilaterali stipulati a partire dal 2001 tra Italia ed Egitto, successivamente specificati da numerose intese operative di polizia.

 Il Regolamento CE n. 562/2006 stabilisce che i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea che debbano fare ingresso o debbano uscire dal territorio dell’Unione siano sottoposti, nel pieno rispetto della loro dignità umana e senza alcuna discriminazione, a “verifiche approfondite”. In particolare, all’art. 3 lett.b) e previsto che il Regolamento “si applica a chiunque attraversi le frontiere interne o esterne di uno Stato membro senza pregiudizio dei diritti dei rifugiati e di coloro che richiedono protezione internazionale, in particolare per quanto concerne il non respingimento” ed al successivo art. 13 precisa che “il respingimento può essere disposto solo con un provvedimento motivato che ne indichi le ragioni precise” e che “il provvedimento e adottato da un’autorita competente secondo la legislazione nazionale ed e di applicazione immediata”.
 
La Suprema Corte di Cassazione, sezione prima civile, nella sentenza n. 26253 del 15 dicembre 2009, nel ribadire il pieno diritto di accesso alla procedura di asilo da parte del richiedente bisognoso della protezione internazionale, ha sancito che le autorità di polizia hanno l’obbligo tassativo di astenersi dall’assumere provvedimenti di espulsione o di respingimento che possano impedire l’accesso alla procedura di asilo. La Corte di Cassazione ha ribadito che “dal predetto quadro normativo emerge incontestabilmente che il cittadino extracomunitario giunto in condizioni di clandestinità sul territorio nazionale e come tale suscettibile di espulsione ex art. 13 c.2 lettera A del d.lgs 286/98 abbia il diritto di presentare istanza di protezione internazionale e che l’Amministrazione abbia il dovere di riceverla (inoltrandola al questore per le determinazioni di sua competenza) astenendosi da alcuna forma di respingimento e di alcuna misura di espulsione che impedisca il corso e la definizione della richiesta dell’interessato innanzi alle commissioni designate in ossequio al dettato di legge”.

Quanto queste procedure di rimpatrio risultassero sommarie, e a carattere collettivo, lo ammetteva lo stesso ministro dell’interno Maroni in una audizione alla Camera del 7 aprile 2011, nella quale affermava testualmente“ sul fronte, poi, dei Paesi di origine abbiamo sviluppato una serie di iniziative per bloccare i flussi e per effettuare i rimpatri. Abbiamo rafforzato le intese già valide con l’Egitto. Sono pochi i cittadini egiziani arrivati, ma con l’Egitto l’accordo bilaterale funziona benissimo: i cittadini egiziani arrivano, vengono immediatamente riconosciuti dalle autorità consolari e il giorno dopo vengono rimpatriati”. In un solo giorno dunque le autorità consolari Egiziane, attraverso un esame sommario da parte degli interpreti, provvedevano ( e provvedono ancora oggi) a fornire i documenti di viaggio dei migranti da respingere senza procedere ad una identificazione individuale, che avrebbe richiesto tempi più lunghi.

 Il 30 aprile 2013 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children – che dal 2006 operano come partner nell’ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell’Interno – dichiaravano “di non avere la possibilità di incontrare e informare sui loro diritti i migranti egiziani e tunisini giunti in Italia via mare”. Secondo quanto riferito in un comunicato, “come già accaduto più volte, anche oggi alle organizzazioni è stato negato l’accesso ai 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non accompagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell’Interno, avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell’ordine e prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano. Secondo lo stesso comunicato “dall’inizio dell’anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le Organizzazioni umanitarie, che svolgono un’importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Una problematica sollevata anche da Francois Crepeau, Special Rapporteur per i diritti delle persone migranti presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al termine della sua missione in Italia dell'ottobre 2012. L’UNHCR, l’OIM e Save the Children, pur comprendendo l’importanza di esercitare il legittimo controllo delle frontiere nell’ambito di flussi migratori misti, ribadiscono la necessità di tutelare i diritti di tutti i migranti indipendentemente dal loro Paese di origine, e chiedono nuovamente alle autorità che venga concesso alle Organizzazioni di svolgere pienamente le attività di tutela previste dal proprio mandato”.

Esistono poi i rimpatri volontari, per coloro che hanno paura di essere rimpatriati con espulsioni ed accompagnamenti forzati, ma riguardano generalmente immigrati presenti da molti anni nei paesi europei.

http://www.thecairopost.com/news/57563/news/iom-helps-illegal-egyptian-immigrants-return-home

 In molti casi i migranti che subito dopo lo sbarco vengono respinti dall'Italia verso l'Egitto sono persone evidentemente molto giovani, che vengono allontanati dal territorio nazionale entro pochi giorni dal loro arrivo ,senza accertamenti approfonditi sulla loro effettiva età. Ma ormai non si lamenta più nessuno. nessuno ha tenuto conto dei rapporti che da anni denunciano tutte le irregolarità nelle procedure di allontanamento forzato dall'Italia.

http://www.epim.info/wp-content/uploads/2014/04/CIR-Access_to_protection2014.pdf

Nessuno dei respinti riesce ad esercitare i diritti di difesa prima di essere allontanato dal territorio italiano, ed una volta giunti al Cairo sono consegnati direttamente alla polizia della dittatura militare, con le ovvie tragiche conseguenze per quanti vengano ritenuti, a torto o a ragione, appartenenti alla Fratellanza musulmana o soltanto oppositori politici. Anche nei paesi di origine non è facile ricorrere ad un avvocato. In Egitto, in particolare, sono stati arrestati avvocati, giornalisti, anche blogger che difendevano i diritti violati dalle forze di polizia.

http://www.refugeelegalaidinformation.org/post-deportation-monitoring-network

 Ma ormai il dittatore Al Sisi è un grande alleato per i paesi occidentali, e la vita delle persone respinte da Catania non conta evidentemente nulla per i vertici militari e politici che decidono queste vere e proprie deportazioni. Come non conta per nulla la vita di chi protesta in Egitto e viene ucciso dalla polizia. Alla fine gli affari sono affari ed un nugolo di imprenditori italiani vola in Egitto.

http://www.huffingtonpost.it/2015/01/25/egitto-scontri-anniversario-primavera-araba_n_6542018.html?utm_hp_ref=ital



http://arablit.org/2015/01/26/a-letter-in-my-purse-from-slain-poet-shaimaa-el-sabbagh/

http://www.agi.it/en/business/news/italian_business_delegation_to_visit_egypt-201501261742-eco-inw0003



lunedì 26 gennaio 2015

Da dove è partito l'ordine di aprire il fuoco sulla "nave madre" che il 9 novembre 2013 è stata affondata nel Canale di Sicilia?


Arriva un'altro video sul blocco in acque internazionali (e sul sucessivo affondamento) di una "nave madre" da parte di una fregata della Marina Militare, che aveva aperto il fuoco sul peschereccio poco dopo il trasbordo dei migranti su un'altra imbarcazione. Anche questo è stato diffuso dal segretario del Pdm (Partito diritti dei militari) che proprio per quegli spari aveva chiesto le dimissioni dei "vertici militari" responsabili dell'operazione.

http://www.meltingpot.org/Mitragliate-al-barcone-dei-presunti-scafisti-spunta-un.html#.VMYNLUZ0xsc

Siamo nelle prime settimane dell'operazione Mare Nostrum, avviata il 18 ottobre 2013. Una fase caratterizzata da grosse polemiche sulla individuazione della linea di comando dell'operazione, e da una pressante attività di indagine della procura di Catania sulle navi madre, su quelle navi che si ritenevano essere il principale mezzo di arrivo dei migranti in Sicilia, generalmente vecchi pescherecci che partivano dall'Egitto e che sarebbero rientrati nei porti di partenza dopo avere trasbordato su altre imbarcazioni più piccole i migranti poi arrivati sulle coste siciliane.

Il 9 novembre del 2013, nel Canale di Sicilia, da una fregata della Marina Militare partirono una serie di raffiche per fermare la fuga inoffensiva, ormai in acque internazionali, di un peschereccio con a bordo 16 persone, tra cui anche tre minorenni, tutti di nazionalità egiziana, poi arrestati con l'accusa di "associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Nessuno degli arrestati era armato e dal peschereccio non era partito nessun colpo di arma da fuoco. Nè si poteva sostenere, come in altre occasioni è stato fatto,  che le manovre del peschereccio in fuga avrebbero messo a repentaglio il mezzo inseguitore, trattandosi di una fregata militare molto più grande, bene armata e anche assai più veloce dell'imbarcazione inseguita, quindi in grado di raggiungere e speronare ma non certo di essere raggiunta e speronata.

I fatti andrebbero accertati risalendo a chi aveva autorizzato od ordinato il ricorso all'uso delle armi, e non solo sulla base di questi filmati, fatti circolare in momenti di conflitto all'interno delle catene di comando che da terra decidono sui comportamenti dei mezzi militari in mare quando intercettano imbarcazioni coinvolte nel traffico di esseri umani. Un accertamento della verità necessario soprattutto dopo la fine dell'operazione Mare Nostrum, quando fatti  simili potrebbero ancora ripetersi, mentre non appare ancora chiaro il riparto di competenze tra i mezzi navali dell'Agenzia europea Frontex, presente nel canale di Sicilia con l'operazione TRITON, ed i mezzi della Marina militare e della Guardia Costiera italiana.

Va ricostruita dunque per intero la catena di comando che quel 9 novembre 2013 ha deciso materialmente la condotta che sarebbe stata tenuta dalla fregata italiana in acque internazionali per "fermare" l'imbarcazione degli scafisti egiziani in fuga. Come andrebbe fornita qualche notizia sulla sorte dei procedimenti penali che ne sono seguti, delle eventuali condanne o dei proscioglimenti, se ce ne sono stati. Bisogna valutare davvero le "regole di ingaggio" delle navi della Marina Militare, ma anche le catene di comando e le responsabilità dei vertici politici, militari e giudiziari. Appare difficile pensare che operazioni di tale gravità siano condotte con decisioni affidate esclusivamente al comandante della nave militare italiana chiamata ad intervenire, così come appare altrettanto dubbio che il peschereccio sia successivamente affondato "per le avverse condizioni meteo". In realtà dallo stesso video diffuso in rete dal Partito dei diritti dei militari (PDM)  risultava anche un tentativo di traino, poi concluso con l'affondamento del natante, probabilmente per le vie d'acqua aperte vicino all'asse dell'elica dai colpi sparati da parte della nave della Marina.

In questo momento la Marina Militare italiana è sotto attacco perchè effettuerebbe ancora troppi salvataggi di migranti nelle acque del Mediterraneo centrale, spingendosi fino a 40-50 miglia delle acque libiche e dichiarando gli eventi di ricerca e soccorso ( SAR ) dopo le chiamate di aiuto che arrivano dai barconi.

Occorre dunque fare chiarezza, senza strumentalizzazioni che scarichino su qualche comandante della Marina Militare, o sui marinai, magari gli stessi che hanno salvato e continuano a salvare migliaia di vite, responsabilità che invece risalgono ai vertici delle catene di comando che hanno dato gli ordini di ricorrere anche all'uso delle armi per "fermare" in acque internazionali le navi madre in fuga verso i porti di partenza.

http://www.unita.it/italia/marina-militare-massimo-1.559528

http://catania.meridionews.it/articolo/10559/immigrazione-la-marina-spara-sugli-scafisti-operazione-coordinata-da-procura-di-catania/
domenica 25 gennaio 2015

Attacco al Regolamento Frontiere Schengen. Circolari e muri per bloccare la libertà di circolazione. La Commissione Europea interroga l'Italia sulle circolari del Ministero dell'interno.


Ieri la Commissione Europea ha chiesto informazioni all'Italia sull'uso di circolari da parte del ministero dell'interno, per limitare la libertà di circolazione alle frontiere interne con la introduzione di nuovi controlli, dopo l'esito fallimentare dell'operazione di polizia MOS MAIORUM, fortemente voluta dal governo Renzi nel semestre di presidenza all'Unione Europea.

http://www.asgi.it/ultime-notizie/la-commissione-europea-allitalia-sul-rafforzamento-dei-controlli-alle-frontiere/

 http://www.statewatch.org/news/2015/jan/mm-buck-passing.html

Intanto, alle frontiere esterne della Fortezza Europa, con la Turchia, la Bulgaria inasprisce le misure di contrasto ed il Regolamento Dublino III continua a mietere vittime.

 MIGLIAIA DI PROFUGHI RIAMMESSI IN BULGARIA DA DIVERSI STATI UE, QUASI UNA DEPORTAZIONE DI MASSA CONSIDERANDO COME LA BULGARIA TRATTA I PROFUGHI, TRA I QUALI MOLTI SIRIANI,    
                                                http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/04556.asp
                                          http://www.euractiv.com/sections/justice-home-affairs/thousands-asylum-seekers-be-returned-bulgaria-311050

http://www.novinite.com/…/Bulgaria+Defense+Ministry+to+Disp…
giovedì 22 gennaio 2015

Proteggere le persone non i confini. Solidarietà e cooperazione: l'impegno quotidiano continua. E nel canale di Sicilia si continua a morire.


SOLIDARIETA’ E COOPERAZIONE: L’IMPEGNO QUOTIDIANO CONTINUA

Dopo la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo abbiamo assistito ad un autentico massacro che è andato oltre le peggiori previsioni. Una serie di attacchi volgari, montati ad arte su informative dei servizi e pregiudizi amplificati dai media. In particolare, dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ad alcuni settori politici, ed a diversi organi di informazione, ben determinati, è sembrato il momento giusto di strumentalizzare la vicenda personale e collettiva che ha visto come protagoniste Greta e Vanessa per sferrare un attacco durissimo all’intero mondo del volontariato e della cooperazione dal basso, quella non legata ai governi ed alle autorità militari e di polizia.

Evidentemente dava troppo fastidio che, mentre in Italia il sistema di accoglienza naufragava nello scandalo di “Mafia Capitale”, che si cerca di nascondere anche in questo modo, centinaia di persone aiutassero i profughi che venivano sbarcati nei nostri porti. Persone che subito dopo venivano abbandonate a procedure inique come quelle imposte dal Regolamento Dublino, in luoghi nei quali ogni giorno le inadempienze degli enti gestori ed i ritardi di questure e prefetture negavano il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona, della stessa dignità umana. Ha dato evidentemente fastidio, sia ai vertici politici che ad alcune componenti delle forze di polizia, che, attraverso le testimonianze raccolte tra i profughi dai volontari in Italia, trapelasse la situazione reale sofferta dalle persone che si trovavano ancora in paesi dilaniati dalla guerra civile, e poi ancora vittime delle organizzazioni dei trafficanti nei paesi di transito come l’Egitto e la Libia. Organizzazioni criminali che, sotto gli occhi delle polizie locali, si sono arricchite proprio sulle politiche europee che hanno impedito effettivi canali di ingresso legale protetto in Europa attraverso visti per motivi umanitari.

Strumentali appaiono anche i riferimenti al fatto che la presenza di Greta e Vanessa in Siria, prima del loro sequestro, non fosse risultata ”equidistante” tra le forze dei cd. ribelli, sempre più frammentate e sotto attacco, anche da parte delle componenti islamiste più estreme, e le forze governative di Assad colpevole di massacri prima  determinati dal sostegno internazionale di cui si è sempre avvalso, e poi  rimossi, così come continuano ad essere cancellati quotidianamente, quando si è individuato nel tiranno, come in altri dittatori che comandano in Africa, un alleato nella “lotta contro il terrorismo internazionale”. Quando si uccide la popolazione civile, come già fatto e continua a fare il regime di Assad, e così come fanno le forze islamiste più estreme, non ci possono essere calcoli di convenienza, e per chi interviene direttamente assumendosene tutti i rischi non è possibile equidistanza, si sta dalla parte delle persone, uomini, donne, bambini, uccisi, violentati, feriti, incarcerati, per restituire loro dignità e speranza.
 
Quando i diritti dei profughi vengono negati da leggi e regolamenti iniqui, come il Regolamento Dublino III che ingabbia nel primo paese europeo di ingresso tutti i potenziali richiedenti asilo occorre fornire la massima assistenza possibile ovunque e comunque, per sottrarre persone che sono già duramente provate all’ennesima speculazione che si gioca sulla loro pelle da parte di trafficanti senza scrupoli, i cd. scafisti di terra, che lucrano a loro volta sulla necessità di mobilità e di ricongiungimento familiare  con le comunità di origine. L’assistenza ad immigrati giunti nel nostro paese su mezzi della Marina o raccolti da navi commerciali sotto il monitoraggio dei responsabili delle operazioni di salvataggio, non può essere confusa con l’agevolazione dell’ingresso di “clandestini”, termine che è ritornato tristemente in auge, anche quando è a tutti evidente che l’ingresso di queste persone nel territorio nazionale non ha nulla di clandestino e che anzi, nella maggior parte dei casi, è conseguenza di operazioni di salvataggio in mare.

L’art. 12 del Testo Unico sull’immigrazione n.286 del 1998 esclude qualunque sanzione penale per le persone che prestano assistenza senza fine di lucro a migranti arrivati in Italia, comunque non in regola con le norme sui visti e sui permessi di soggiorno. E tutte le norme internazionali ed europee escludono la sanzione penale per le persone che entrano in un paese irregolarmente se sono portatori di istanze di protezione. E va pure ricordato che alcune corti internazionali, come la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, hanno sospeso, seppure su singoli casi, l’operatività delle riammissioni verso l’Italia in base al regolamento Dublino.

Per questo respingiamo gli attacchi, collegati al fango diffuso sulle vite di Greta e Vanessa, nei confronti di chi ha prestato volontariamente assistenza ai profughi siriani sbarcati in Italia, esclusivamente in nome dei doveri di solidarietà che sono sanciti anche nella nostra Costituzione, che all’art. 10 stabilisce principi di accoglienza che vanno ben oltre la normativa europea e la Convenzione di Ginevra. Come ha osservato un autorevole uomo di chiesa, Monsignor Montenegro, da poco nominato Cardinale, “ chi va a fare volontariato nei luoghi di sofferenza, o aiuta persone in difficoltà come i profughi in fuga dalla guerra, oscura la visuale che uno può avere del “diverso”, ovvero quello di cui si sente parlare ma che non si conosce direttamente. È a questo punto che nasce la paura legata al confronto, perché vedo che c’è ingiustizia, mi guardo dentro ma non riesco a venirne a capo, e ho paura di questo mio aspetto”. Si può superare questa paura soltanto “Facendo prevalere il coraggio e l’uso della testa. Stare accanto all’altro in difficoltà è la strada già tracciata, perché i flussi in atto oggi non si fermeranno, e chi porta avanti l’idea che la società non possa essere multietnica è un perdente, perché lo è già oggi”.

Non ci faremo intimidire. Proseguiremo ad operare come abbiamo sempre fatto stringendoci attorno alle persone che arrivano nel nostro paese ed hanno bisogno di tutto, in un momento in cui il sistema di accoglienza è allo sbando. E non ci faremo ridurre al silenzio, come forse vorrebbe chi deve nascondere fallimenti clamorosi in politica estera e inadempienze gravi e reiterate nell’assistenza ai profughi giunti nel nostro paese.

#proteggerelepersonenoniconfini

Yasmine Accardo (Napoli); Alessandra Ballerini (Genova); Raffaella Maria Cosentino (Roma); Chiara Denaro (Roma); Giacomo Dessi (Cagliari); Genni Fabrizio (Gradisca d’Isonzo); Stefano Galieni (Roma); Nicola Grigion (Padova); Cinzia Greco (Roma); Gabriella Guido (Roma); Susy Iovieno (Milano); Paola La Rosa (Lampedusa); Daniela Padoan (Milano); Fulvio Vassallo Paleologo (Palermo); Agata Ronsivalle (Catania); Alessandra Sciurba (Palermo); Nawal Soufi (Catania); Cornelia Isabelle Toelgyes (Cagliari); Rosamaria Vitale (Quarto Oggiano); Gianni De Giglio (Bari); Simona Martini (Crotone); Marinella Fiaschi (Roma); Judith Gleitze ( Palermo); Angelo Miotto (Milano); Christian Elia; Valentina Maritati (Nardò); Luciana Cimino (Roma); Giuseppe Manzo (Napoli); Paola Bisconti (Lecce); Simone d’Antonio (Roma); Fabio Sanfilippo (Roma); Valeria del Bene; Francesca Piubello (Milano); Silvano Podda (Roma); Amalia De Simone (Napoli); Angelo Cleopazzo (Nardò); Anna Maria Savoia (Bari); Livia Apa (Napoli); Ilaria De Marchi (Udine); Marta Bellingreri (Palermo /Amman); Laura Silvia Battaglia (Milano); Michele Docimo (Castel Volturno); Elisabetta Filippi (Genova); Giovanni Moia (Milano); Valeria Brigida (Roma); Maria Mucci; Alessandra Raggi (Genova); Gina Bruno - Compagnia Sociale Fandema (Milano); Maurizia Russo Spena (Roma); Sara Borrillo (Napoli); Armando Nicolussi (Luserna); Daniela de Bartolo (Milano); Francesca Zampagni (Vienna/Pisa); Prisca Destro; Gemma Jeva (Milano); Carlotta Ludovica Passerini (Milano); Luisa Arleoni; Manuela Crippa (Milano); Leonardo Cavaliere (Roma); Giovanni Enrico Massa; Giacomo Zandonini (Trento); Emilio Patalocchi (Ascoli Piceno); Vanessa Donaggio (Roma); Mario Leombruno (Napoli); Margò Curto (Milano); Fulvia Tiziani (Monza); Cristiana Di Vico (Reggio Emilia); Silvio Majorino (Palermo) Samantha Falciatori (Terni); Luisa Pezzenati (Milano); Davide Camarrone (Palermo); Francesca Materozzi;

Per adesioni:

 Altri interventi 




Il Cardinale Montenegro : Terrorismo e sequestri- Non cedere alla paura di noi stessi


Ascanio Celestini ,  In difesa di "chi se la va a cercare" 


Un appello  contro la disinformazione sui migranti in transito in Italia. 
Basta fango ed aggressioni.

http://frontierenews.it/2015/01/lettera-aperta-basta-khalas/

E la difficile situazione di chi avrebbe diritto a ricongiungersi in Europa con i propri familiari ma non può farlo o deve attendere anni.

http://asiloineuropa.blogspot.it/2015/01/ricongiungimento-familiare-dei-titolari.html

L'intervento di Laura Boldrini, 

 "Entre deux murs" : reportage.

https://ijsbergmagazine.com/refugies-syrie-liban/

 Abbandono dei profughi, molti siriani, a Cipro


E nel Canale di Sicilia si continua a morire, ma non ne parla più nessuno.  I test dell'ebola, subito dopo lo sbarco, sono piu' importanti delle vite dei migranti.                        http://www.timesofmalta.com/articles/view/20150122/local/update-4-migrant-dies-after-rescue-another-two-critical-ebola-tests-are-negative.552922            

http://www.timesofmalta.com/articles/view/20150122/local/updated-85-migrants-rescued-20-feared-dead.552922 

Questa la situazione a Malta. Dopo la fine di Mare Nostrum i maltesi sono costretti ad effettuare il primo salvataggio. A quale costo? I naufraghi sono considerati come migranti "illegali" da internare nei centri di detenzione. E poi qualcuno si stupisce se i profughi preferiscono rischiare di annegare che finire nelle baracche dei centri di detenzione maltesi.
 
"The rescue is the first in several months and comes at a time when the number of migrants in detention has slipped to a low of just 29. At one time there were over 2,000".

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro