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lunedì 16 marzo 2015

Nuovi accordi con i paesi di transito per aggirare il divieto di respingimenti collettivi. Alfano sulle orme di Maroni. E Salvini si accoda. Altre deportazioni in vista



 Alfano ed il governo italiano insistono nel percorso segnato dagli accordi adottati  con i processi di Khartoum e di Rabat, per bloccare a qualunque costo le partenze dei migranti verso le coste europee, sempre più spesso profughi in fuga da guerre e dittature. Vedremo ancora migranti implorare le forze di polizia per non essere riconsegnati ai loro torturatori. Succedeva a Tripoli nel maggio del 2009, dopo i respingimenti collettivi eseguiti dalla Guardia di finanza italiana, potrebbe succedere ancora in futuro, se si collaborerà con le polizie dei paesi di transito per bloccare le partenze ed eseguire altri respingimenti collettivi. Le condanne delle Corti internazionali evidentemente non sono ancora bastate a dissuadere i governi.

 http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2014/10/20141016_sudan_pistelli.html/

migranti-italia-e-ue-dialogano-con-lafrica-delle-dittature

  Il coinvolgimento "diretto" di paesi terzi nelle operazioni di ricerca e salvataggio significa soltanto consentire la realizzazione di operazioni di respingimento collettivo, vietate dal diritto internazionale, camuffate dagli accordi bilaterali di contrasto dell'immigrazione che si continua a definire "illegale", e dunque con la intermediazione di unità militari dei paesi di transito chiamate a collaborare nelle operazioni di respingimento. Di quello che poi succede a terra, nei paesi di transito, dopo la "ripresa" dei migranti, se non muoiono in mare durante maldestri tentativi di blocco navale, sembra non interessi proprio nulla ai governanti europei. Ma questo lo sappiamo da tempo.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/03/litalia-verso-le-deportazioni-di.html

Riporta Antonio Mazzeo

 Il 12 marzo, nel corso di una riunione ristretta a Bruxelles con i ministri dell’Interno di Francia, Germania, Spagna, e con il commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, il ministro Angelino Alfano ha presentato una “proposta confidenziale” in cui si chiede d’intervenire per “coinvolgere direttamente i paesi terzi affidabili nella sorveglianza marittima e nelle attività di ricerca e salvataggio”, affinché i migranti salvati nel Mediterraneo vengano poi riportati in Nord Africa.

"Alfano, in particolare, caldeggia l’idea che nel caso in cui le unità da guerra tunisine intercettino imbarcazioni con migranti “clandestini”, esse facciano rientro in Tunisia per sbarcarvi le persone fermate in mare, “nel rispetto del principio del luogo sicuro più vicino, previsto dalla Legge del Mare”. Giunti a terra, “i rappresentanti degli Stati membri dell’Ue e delle due agenzie Onu dei rifugiati (Unhcr) e dei migranti (Iom) assisterebbero le autorità tunisine fornendo la loro expertise nel campo della gestione dei flussi migratori, delle procedure internazionali di protezione, dell’assistenza alle persone vulnerabili e del ritorno dei migranti irregolari ai loro paesi d’origine”. Sempre secondo il documento del ministro degli interni, “questo nuovo possibile modello di cooperazione con i paesi terzi produrrebbe anche un effetto deterrente, così che sempre meno migranti sarebbero pronti a mettere a rischio la loro vita per raggiungere le coste europee, e porterebbe a una riduzione della portata del fenomeno nel medio-lungo termine”. 

Sono anni che gli accordi bilaterali di cooperazione di polizia, spesso accordi riservati o confidenziali, sulla scorta del Protocollo di Palermo contro il crimine transnazionale del 2000 e dei due Protocolli allegati contro la tratta e contro il traffico di esseri umani, permettono di eludere le norme di diritto internazionale del mare ed i principi della Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo che vincolano tutti gli stati membri del Consiglio d'Europa a rispettare il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti ( art. 3) il diritto ad un ricorso effettivo ( art.13) ed il divieto dei respingimenti collettivi (art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU). Per la violazione di queste norme l'Italia ha ricevuto due importanti condanne dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo, nel caso dei respingimenti eseguiti nel 2009 da Maroni verso la Libia ( Caso Hirsi/ Italia), e nel caso delle riammissioni collettive con "affido al comandante del traghetto" di profughi giunti ad Ancona dalla Grecia ( caso Sharifi/Italia e Grecia). Due condanne pesanti della politica dei respingimenti collettivi che ora si vuole riprendere con la intermediazione di alcuni paesi di transito.

Dopo tre allarmi ricevuti sabato scorso dalla Guardia Costiera italiana nelle acque a sud di Lampedusa non si è saputo dello sbarco di naufraghi in porti italiani. Cosa sarà successo? Ancora respingimenti, oppure operazioni coperte dal segreto militare ?

http://www.amnesty.it/sentenza-corte-europea-su-respingimenti-in-libia-per-amnesty-international-una-pietra-miliare

http://www.duitbase.it/database-cedu/hirsi-jamaa-ed-altri-c-italia

http://www.meltingpot.org/Caso-Sharifi-et-al-v-Italia-e-Grecia-La-Corte-di-Strasburgo.html#.VQawrFJ0xsc
                                                 
Gli accordi bilaterali tra gli stati europei ed i paesi di origine e transito non hanno mai avuto un successo duraturo  ed hanno creato sempre gravi scompensi negli stati confinanti.

 http://www.globalinitiative.net/download/

L'Unione Europea ritenta la strada già fallita per anni degli accordi con i paesi di transito del Nord-Africa. Il Commissario UE all'immigrazione Avramopoulos ha intrapreso una missione per verificare la possibilità di aprire campi di raccolta per migranti, definite "zone per combattere l'immigrazione illegale", in Tunisia, Marocco ed Egitto. Dove nessuno potrà fare valere una domanda di asilo utile per entrare in Europa. Ancora detenzione arbitraria e deportazione verso i paesi di origine, con l'avallo dell'Unione Europea.

https://euobserver.com/justice/127985

http://www.imolaoggi.it/2015/03/12/immigrati-ue-e-onu-apriranno-tre-centri-di-accoglienza-in-africa/

Gli accordi prevederebbero anche la collaborazione delle polizie e della guardia costiera di questi paesi per andarsi a riprendere i migranti che partono dalle coste africane, rendendo superfluo l'intervento diretto di respingimento da parte delle unità militari di Frontex o degli stati rivieraschi come l'Italia, la Spagna e Malta. Sulla rotta tra Truchia e Grecia ci pensa già il dittatore turco che con l'avallo degli stati europei spara direttamente sulle imbarcazioni cariche di profughi siriani. Non ci sono "navi canaglia", ma canaglie che sparano sulle navi cariche di profughi, uomini, donne e banbini, stipati spesso anche nella sala macchina presa come bersaglio.

http://www.imolaoggi.it/2015/03/14/nave-canaglia-con-400-clandestini-guardia-costiera-turca-spara-sulla-sala-macchine/ 

 La Convenzione SAR impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare “regardlerss of the nationality or status of such a person or the circumstances in which that person is found”, senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico, stabilendo altresì, oltre l’obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”.
Una particolare considerazione merita la problematica relativa a ciò che debba intendersi per conduzione della persona salvata in un “luogo sicuro” che non è necessariamente il porto più vicino. E’ dal momento dell’arrivo in tale luogo che cessano gli obblighi internazionali (e nazionali) relativamente alle operazioni di salvataggio, che pertanto non si esauriscono con le prime cure mediche o con la soddisfazione degli altri più immediati bisogni (alimentazione etc.). Con l’entrata in vigore (luglio 2006) degli emendamenti all’annesso della Convenzione SAR 1979 (luglio 2006) e della Convenzione SOLAS 1974 (e successivi protocolli) e con le linee guida - adottate dall’Organizzazione marittima internazionale( IMO) lo stesso giorno di approvazione degli emendamenti alle convenzioni e protocolli - viene fatta maggiore chiarezza sul concetto di place of safety e sul fatto che la nave soccorritrice è un luogo puramente provvisorio di salvataggio, il cui raggiungimento non coincide con il momento terminale delle operazioni di soccorso.
 In particolare, secondo l’art. 33 della Convenzione di Ginevra nessuno può essere espulso o respinto verso le frontiere dei paesi ove la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, religione,nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.
Chi potrebbe garantire che i paesi di transito con i quali collaborerebbe l'Unione Europea nel fermare i migranti in fuga dalle coste africane non continuino a violare il divieto di refoulement affermato dall'art.33 della Convenzione di Ginevra ?

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/algeria/2014/11/27/algeria-immigrazione-presto-espulsi-3.000-donne-e-bambini_5e0765ed-f8a8-4a5d-8f4d-bc74b8c04388.html

In Tunisia, da questo punto di vista, non è cambiato molto dal 2007, o dal 2010

http://www.meltingpot.org/La-Tunisia-non-e-un-porto-sicuro-per-chi-vuole-chiedere.html#.VQbmEFJ0xsc

http://www.labottegadellestorie.org/italia-sempre-in-prima-linea-contro-i-diritti-umani/

http://osservatorioiraq.it/approfondimentieuromed/italiatunisia-politiche-anti-immigrazione-sulla

 Questo succedeva nel 2011, con Maroni, e poi al tempo del governo Monti, ministro dell'interno Cancellieri

Il 5 aprile del 2011 il governo italiano ha siglato con la Tunisia un Processo Verbale di collaborazione migratoria tra i due paesi, finalizzato all'elaborazione di procedure semplificate di rimpatrio per i tunisini sbarcati dopo il 5 aprile (ovvero dopo l'entrata in vigore del decreto che concede il permesso di soggiorno temporaneo).
In virtù di questo accordo, il rimpatrio viene eseguito senza la necessità di inviare le schede dattiloscopiche alle autorità consolari tunisine impegnatesi ad accettare il ritorno diretto dei propri cittadini che, al giugno 2012, sono stati rimpatriati in 4.583 (60 tunisini a settimana con due distinti voli charter da 30 ciascuno).
Nell'accordo, firmato a Tunisi dall'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni, le forze di polizia tunisine si impegnano ad attivare e rafforzare i controlli sulle coste - e dunque sulle partenze - anche grazie all'aiuto tecnico dell'Italia, che ha previsto la donazione di sei motovedette, quattro pattugliatori e un centinaio di fuoristrada dal valore complessivo di 30 milioni euro. 
Il 23 aprile scorso, l’allora ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri è volata a Tunisi per partecipare alla cerimonia di consegna alle autorità locali di 62 fuoristrada e due pattugliatori il cui equipaggio, composto da 16 unità ciascuna, sarà addestrato dalla polizia di Stato del Cnes (Centro nautico e sommozzatori) di La Spezia, mentre altre sette imbarcazioni sono in fase di costruzione nei cantieri italiani.
Oltre alla consegna dei mezzi impiegati in attuazione dell'Accordo di cooperazione tra Italia e Tunisia del 5 aprile 2011, Cancellieri ha partecipato ad una serie di colloqui con i ministri dell'Interno, Lotfi Ben Jeddou e degli Affari Esteri, Othman Jerandi e con il primo ministro tunisino, Ali Larayedh.
Al termine degli incontri, il ministro Cancellieri ha ribadito l'impegno italiano - anche nel quadro del sistema di rapporti del 5+5 tra i paesi del Nord dell'Africa e della sponda Sud del Mediterraneo – per una maggiore collaborazione in termini di intelligence e di addestramento dei funzionari e degli ufficiali tunisini impiegati nelle azioni di contrasto al fenomeno delle migrazioni irregolari.

Violato lo stesso principio di non refoulement anche in Algeria, migliaia respinti verso il Mali

http://www.meltingpot.org/Respingimenti-d-Africa-L-esternalizzazione-porta-verso-il.html#.VQbmqFJ0xsc

Le prescrizioni derivanti da normative comunitarie, come il Regolamento che nel 2004 ha istituito l’Agenzia di controllo delle frontiere esterne Frontex, o la attuazione di Accordi internazionali come il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale relativo al traffico clandestino di migranti, non intaccano questi principi, autorizzando soltanto il diritto di visita in acque internazionali nel caso di nave senza nazionalità o non battente una bandiera di stato.

La responsabilità degli stati europei è dunque evidente anche quando si avvalgono della collaborazione di mezzi navali dei paesi di transito per efettuare operazioni  illegali di respingimento collettivo in mare, basta a radicare la loro responsabilità davanti la Corte Europea dei diritti dell'Uomo la sottoscrizione di accordi bilaterali  di cooperazione di polizia e la partecipazione alla catena di comando che realizza le operazioni di respingimento, previsione contenuta generalmente negli accordi di cooperazione, come nel caso degli accordi firmati nel 2008 tra Berlusconi e Gheddafi sulla base dei Protocolli operativi sottoscritti a Tripoli nel dicembre del 2007 ( governo Prodi, ministro dell'interno Amato). Ed oggi, malgrado tutti conoscano quello che subiscono i migranti nei paesi di transito, si vuole continuare nella stessa direzione.

http://www.meltingpot.org/Respingimenti-di-migranti-in-acque-internazionali-e-diritto.html#.VQaxZ1J0xsc

Ma i principi di diritti internazionali del mare, che pure invocano a sproposito impongono alle forze militari e di polizia prassi diverse da quelle che Alfano vorrebbe applicare. Da anni anche la giurisprudenza internazionale ha stabilito che lo sbarco dei profughi soccorsi in mare deve avvenire in un porto sicuro (place of safety) anche dal punto di vista del trattamento giuridico che ricevono le persone, e qundi anche in base alla possibilità di richiedere asilo e di ottenere un'accoglienza dignitosa e non nel porto più vicino, come sosteneva Maroni nel 2009 e come sostiene oggi Alfano, seguito ed incoraggiato anche da Salvini.

http://www.askanews.it/regioni/sicilia/salvini-piano-immigrati-centri-accoglienza-in-nord-africa_711374205.htm

Il progetto che l'Italia presenta all'Unione Europea è ancora più ampio perchè prevede l'addestramento di forze militari in Libia, anche questa una posizione già prevista dagli accordi tra Italia e Libia firmati da Berlusconi e Maroni con Gheddafi nel 2009. Anche l'Unione Europea peraltro aveva già avviato progetti di cooperazione militare con la Libia anche allo scopo di arginare le partenze di migranti da quel paese.

http://www.olivierobeha.it/primopiano/2015/03/come-litalia-arma-e-addestra-le-milizie-libiche 

Del resto da anni è operativa in Libia una missione delle Nazioni Unite, con i risultati che sono, o dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti.

http://unsmil.unmissions.org/ 

E la Mogherini ripropone il tema Libia anche sul fronte immigrazione

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Immigrazione-Mogherini-Sono-11-anni-che-i-ministri-degli-esteri-non-adottano-conclusioni-video-7d5216d4-0679-42ba-8443-0a06e20ee7b5.html 

Frontex intanto continua nella sua attività principale: diffondere argomenti di distrazione di massa.

http://www.cartadiroma.org/news/migranti-i-dati-di-frontex-pongono-alcuni-interrogativi/ 




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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