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venerdì 30 ottobre 2015

Strage continua nel Mediterraneo, ancora morti e dispersi in Egeo. Tsipras punta il dito contro le "pattuglie congiunte" inviate da Frontex. Ed a Malta si prepara l'ennesimo vertice euroafricano per esternalizzare i controlli di frontiera.


Mentre in Libia si continua a morire, nei lager e sulle coste, in Egeo aumenta vertiginosamente il numero delle vittime, sempre più spesso bambini in fuga dalla Siria con i loro genitori.
Ormai le stragi sono quotidiane, più di 50 morti accertati in soli tre giorni, e l'inverno non è ancora arrivato.

http://nypost.com/2015/10/30/over-a-dozen-dead-in-migrant-shipwrecks-off-greek-coast/

http://www.iom.int/news/mediterranean-update-migrant-deaths-rise-3329-2015

Lo scriviamo da mesi, adesso lo conferma Tsipras che lancia una accusa precisa a Bruxelles, ed a Varsavia, sede di Frontex.

"Joint sea patrolling with Frontex…in European waters is absolutely ineffective. [Patrols] are totally useless while everybody knows that in European territorial waters all that Greek naval forces, or Frontex, or joint patrols near Turkish sea border are able to do is a rescue," Tsipras said in a speech at the Greek parliament."

http://www.ekathimerini.com/202975/article/ekathimerini/news/tsipras-says-level-of-eu-debate-on-migrants-is-sad 

http://www.tdg.ch/monde/A-Lesbos-aprs-le-calvaire-en-mer-celui-du-hotspot/story/23743105 

http://sputniknews.com/europe/20151030/1029341713/greece-patrols-ineffective.html#ixzz3q46nJeFq

Si muore ovunque, anche davanti alle coste del Marocco. Nessuna pietà per i sopravvissuti.

http://m.tiscali.it/content/notizie/feeds/15/10/29/t_121_20151029_EST_TN01_0258.html?esteri

http://malaga.acoge.org/malaga-acoge-denuncia-que-ocho-de-los-supervivientes-de-la-patera-hayan-sido-encerrados-en-los-calabozos/

Incurante di queste tragedie l'Unione Europea pensa soltanto a progettare impossibili interventi militari in acque libiche, a rinforzare i sistemi di controllo delle frontiere, ad inviare ovunque pattuglie congiunte di polizia targate Frontex, ed a lasciare all'addiaccio migliaia di persone sulle rotte dei Balcani, mentre gli stati, da ultimo Austria e Germania pensano a costruire nuovi sbarramenti. La prossima Conferenza de La Valletta, a Malta l'11 ed il 12 novembre prossimo, sancirà soltanto il fallimento del Processo di Khartoum e dei tentativi di coinvolgere i paesi africani di transito nel blocco delle partenze e nell'arresto dei migranti che vengono considerati "illegali".

http://www.vita.it/it/article/2015/10/29/ue-africa-la-valletta-il-summit-della-discordia/137166/

http://www.consilium.europa.eu/en/meetings/international-summit/2015/11/11-12/








martedì 27 ottobre 2015

La Turchia non è un "paese terzo sicuro", come confermano le condanne che subisce dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Chi tratta con Erdogan si sporca le mani di sangue. Realpolitik o disumanità ?


Ormai le regole dei trattati europei non valgono più, le decisioni politiche vengono assunte in vertici intergovernativi e si violano continuamente Direttive e Regolamenti, istituendo una lista di "paesi terzi sicuri" verso i quali rimpatriare quelli che verranno definiti come "migranti economici" ed ai quali sarà precluso l'accesso alle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, con la negazione del diritto individuale di asilo e  dei diritti di difesa previsti dalle Convenzioni internazionali e dalle Costituzioni nazionali. 

http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/10/25/migrants-dans-les-balkans-un-sommet-operationnel-pour-une-situation-exceptionnelle_4796493_3214.html

Gli stati balcanici che avevano chiesto misure repressive appaiono soddisfatti, ma la crisi umanitaria delle migliaia di persone intrappolate in Croazia e Slovenia diventa ogni giorno più grave. 

http://www.total-croatia-news.com/politics/1294-croatia-satisfied-with-refugee-crisis-summit-in-brussels-frontex-coming-to-sid-on-serbian-croatian-border

In Italia succede già di tutto, le prassi applicate dalla polizia non tengono più conto di leggi e regolamenti ma dipendono sempre più da atti di indirizzo politico, alle frontiere stanno arrivando ovunque centinaia di agenti di Frontex, gli Hot Spot stanno cominciando a funzionare al di fuori di qualsiasi previsione di legge, prevale l'arbitrio di polizia e la logica dei corpi speciali separati.  In questo modo si sta preparando l'ennesimo disastro umanitario.  

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/165-visita-al-cie-centro-d-identificazione-ed-espulsione-di-trapani-il-report-della-campagna-lasciatecientrare 

http://www.asgi.it/approfondimenti-speciali/espulsioni-a-pozzallo-la-denuncia-di-msf/ 

Mentre i corpi dei migranti rimangono esposti ai freddi invernali ed alle violenze della polizia di frontiera, prosperano le industrie e le multinazionali della sicurezza, affari d'oro in vista per blindare le frontiere europee e la rotta balcanica. E tanta altra tecnologia della sicurezza sarà venduta ai paesi terzi per esternalizzare i controlli di frontiera e bloccare i migranti prima che possano partire per l'Europa.
 
http://www.elwatan.com/economie/perspectives-fort-prometteuses-pour-l-industrie-securitaire-26-10-2015-306099_111.php

La Turchia di Erdogan, alla vigilia di una prova elettorale difficilissima, si prepara a sancire la trasformazione dittatoriale dello stato. La stretta autoritaria di Erdogan sta mettendo a rischio la libertà di esprimere persino il proprio voto, come si restringe già la libertà di manifestazione del pensiero attraverso i social. Blogger e giornalisti democratici vengono arrestati ogni giorno e condannati a gravi pene detentive, solo per le opnioni che hanno espresso.

Published just weeks before the Turkish general election on 1 November, a scathing report commissioned by one of President Erdogan’s exiled opponents states that the Turkish government is inflicting “systematic human rights violations” on its judiciary, police and media. The 95 page report alleges that the AK party (Justice and Development Party) government has interfered to produce “supine” courts, censored websites, restricted freedom of expression, stifled corruption investigations and subjected detainees to degrading treatment.

http://www.cpbf.org.uk/body.php?subject=international&doctype=special&id=3282

Lo stato di guerra ritorna ad essere pretesto per legittimare lo stato di emergenza all'interno del paese, con la sospensione di tutte le libertà democratiche.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/23/news/turchia_condannati_244_manifestanti_di_gezi_park-125748772/

I migranti vengono utilizzati come merce di scambio con l'Europa che subisce il ricatto e non protesta contro gli abusi dell'alleato turco.
 
"Amnesty has been closely following the case of three refugees in Turkey who are at risk of deportation.  The three men have been denied access to counsel or to visits from their families under conditions that amount to incommunicado detention and are in violation of both Turkish and international human rights law.  Amnesty issued an urgent action to its members world wide to take action.
The situation, however, has grown more serious and immediate action is needed.
Amnesty International has just learned that yesterday afternoon, Ali Fares, Mohammed Fares and Abdalsalam Sakal were taken to and are currently being held at the Foreigners Branch of the Ankara Security Directorate. We understand they are being asked to agree to ‘voluntary return’ to Syria by signing a form. To our knowledge, they have yet not signed these forms. Amnesty International is trying to ensure they have access to a lawyer as a matter of urgency. To date the three men have not had access to a lawyer.
We are very concerned that they will be forced to sign the ‘voluntary’ return forms under duress and subsequently returned to Syria, in violation of the principle of non-refoulement. and Turkey’s obligations under international law".
 
http://humanrightsturkey.org/2015/10/22/amnesty-issues-urgent-action-on-refugees-at-risk-of-deportation/

Questo l'ultimo piano di collaborazione con la Turchia varato a Bruxelles per affrontare la "crisi migratoria". Neanche una parola sulle gravissime violazioni dei diritti umani in quel paese. Eppure le denunce non mancano.

 European Commission - Fact Sheet

Draft Action Plan: Stepping up EU-Turkey cooperation on support of refugees and migration management in view of the situation in Syria and Iraq

Brussels, 6 October 2015
This Action Plan reflects the agreement between the EU and the Republic of Turkey to step up their cooperation on support of refugees and migration management to address the unprecedented refugee crisis.
[Version handed over on 5 October 2015 by European Commission President Juncker to the President of the Republic of Turkey Erdoğan]
Introduction
This Action Plan reflects the agreement between the European Union (EU) and the Republic of Turkey to step up their cooperation on support of refugees and migration management in a coordinated effort to address the unprecedented refugee crisis created by the situation in Syria and Iraq. It follows from the EU-Turkey working dinner on 17 May and the informal meeting of the EU Heads of State or Government on 23 September 2015 where EU leaders called for a reinforced dialogue with Turkey at all levels. The Action Plan identifies a series of collaborative actions to be implemented as a matter of urgency by the European Union (EU) and the Republic of Turkey with the objective to assist Turkey in managing the situation of massive influx of refugees and preventing uncontrolled migratory flows from Turkey to the EU.
This Action Plan was elaborated jointly by the EU and Turkey. It constitutes an integral part of the on-going political dialogue and cooperation between the EU and Turkey. It builds upon the existing EU-Turkey relations, policy dialogue and cooperation instruments, and, more generally Turkey’s EU accession process. This includes in particular the visa liberalisation dialogue, the EU-Turkey readmission agreement and the EU instruments for the provision of financial assistance to Turkey. The implementation of this Action Plan would also contribute to accelerate Turkey's fulfilment of the visa liberalisation roadmap benchmarks.
The Action Plan, which contains both short-term and medium term measures, tries to address the current crisis situation in two ways: (a) by supporting the refugees and their host communities in Turkey (Part I) and (b) by strengthening cooperation to prevent irregular migration flows to the EU (Part II). It builds on and is consistent with commitments taken by Turkey and the EU in other contexts notably the Visa Liberalisation Dialogue. In both parts it identifies the actions that are to be implemented simultaneously by Turkey and the EU.
The implementation of the Action Plan will allow the EU and Turkey to:
Under Part I of the action plan:
  • Cover further emergency needs by providing immediate humanitarian assistance to the refugees;
  • Alleviate the burden undertaken by the Turkish society to host more than 2.2 million refugees;
  • Create better living conditions and medium and long-term perspectives for the refugees in Turkey; and
  • Address key factors that push the refugees to move from Turkey to the EU through irregular channels in search of alternative places of asylum.
Under Part 2 of the Action Plan:
  • Prevent further arrivals of irregular migrants to Turkey and irregular departures of refugees and migrants from Turkey to the EU;
  • Prevent losses of lives at sea by intensified search and rescue operations;
  • Step up the fight against criminal networks involved in the smuggling of migrants; and
  • Ensure prompt return to the point of origin of irregular migrants who are not in need of international protection and who were apprehended by the law enforcement agencies of the EU Member States or Turkey and support the reintegration of returnees to the countries of origin.
The implementation of the Action Plan is set to start immediately; it will be jointly steered and monitored by the European Commission and the High Representative / Vice President and the Turkish government through the establishment of the EU-Turkey high-level dialogue on migration.
Part I: Supporting the Syrian and Iraqi refugees and their Turkish hosting communities
Turkey is making commendable efforts to provide massive humanitarian aid and support to an unprecedented and continuously increasing influx of refugees from Syria and Iraq which has exceeded 2.2 million to date. Turkey has already spent more than € 6.75 billion of its own resources on addressing this crisis.
Under this part of the Action Plan, the two parties will undertake the following actions:
The EU side intends to:
  1. Mobilise up to €1 billion[1] for the period 2015-16 to support Turkey in coping with the challenge represented by the presence of Syrian and Iraqi refugees. The identification of the funds to be mobilised and the areas where they should be allocated will be discussed and agreed with the Turkish authorities. Priority should be given to actions providing immediate humanitarian assistance; provision of legal, administrative and psychological support to refugees; support for community centres; the enhancement of self-sufficiency and employability of refugees and their social inclusion; improved access to education at all levels; but also actions supporting host communities in areas such as infrastructures and services.
  2. Turkey could benefit from a fair share of the substantial increase of the EU Regional Trust Fund in response to the Syrian Crisis announced at the 23 September European Council.
  3. Continue to provide immediate and principled humanitarian assistance via humanitarian organisations in Turkey to address the most urgent humanitarian needs of refugees on the basis on their vulnerability in parallel and complementary to bilateral cooperation programmes aimed at addressing the needs created by the protracted refugee crisis.
  4. To ensure an efficient use of the additional funding, the EU institutions, in close cooperation with Turkey, will proceed with a comprehensive needs assessment as a basis for programming. The assessment would allow designing adequate short, medium and long-term actions to address the needs of the refugees and the communities and regions hosting refugees to cope with the inflow of people, notably in terms of infrastructures and economic competitiveness.
  5. Continue providing assistance to Syrian refugees hosted in Lebanon, Jordan and Iraq, as well as to Syrians displaced within Syria with the aim to contribute, inter alia, to the weakening of push factors forcing them to move towards Turkey. This new assistance intends to add to the over € 4.2 billion of total budget already mobilised by the Commission and Member States collectively in humanitarian, development, economic and stabilisation assistance to Syrians in their country and to refugees and their host communities in neighbouring Lebanon, Jordan, Iraq, Turkey and Egypt.
  6. Support existing Member State and EU resettlement schemes and programmes, which could enable refugees in Turkey to enter the EU in an orderly manner. Work on a structured EU-wide approach to resettlement shall be stepped-up.
Turkey intends to:
  1. Continue and further enhance the effective implementation of the law on foreigners and international protection by adopting necessary secondary legislation and raising awareness of its content among all parties concerned.
  2. Ensure that migrants are registered and provided with appropriate documents on a compulsory basis to enable to build a stronger migration management strategy and system.
  3. Ensure that the asylum procedures that have been initiated are completed, so that the status of refugee is granted without delay to those whose asylum requests are positively assessed.
  4. Continue to adopt and implement policies, legislation and programmes facilitating self-sufficiency and inclusion of refugees into the Turkish society. This includes in particular the adoption of measures enabling refugees to have access, for the duration of their stay in Turkey, to labour market and public services including education for pupils and access to health services. As indicated above, EU funding can be used to support such measures. The measures should also enable refugees in need to settle in appropriate accommodations by facilitating their access to available shelters and building new ones. In this respect, priority will be given to the opening of the six refugee reception centres built with the EU co-funding.  
  5. Ensure that vulnerable people (e.g. unaccompanied children on the move, victims of trafficking) are identified and taken care of.
Part II: Strengthening cooperation to prevent irregular migration
Under this part of the Action Plan, measures will build on the visa liberalisation dialogue, the visa roadmap and the provisions of the EU-Turkey readmission agreement. To this end, the two parties intend to undertake the following actions:
The EU side intends to:
  1. Better inform refugees in Turkey about the risks linked to irregular departures as well as about the possibilities actually available to them to enter in an orderly manner into the European Union or in other countries, and the relevant procedures to be implemented.    
  2. Support Turkey to strengthen its capacity to combat migrant smuggling, notably by reinforcing the Turkish Coast Guard patrolling and surveillance capacity.
  3. Support cooperation between EU Member States and Turkey in organising joint return operations, including reintegration measures, towards countries of origin of irregular migrants that are of interest to both sides.
  4. Support the development of dialogue and cooperation with the authorities of Pakistan, Afghanistan, Iraq, Iran and Bangladesh on preventing irregular migration, fighting against migrant smuggling and on improving the management of migration within the framework of the implementation of the "Silk Routes' Partnership for migration".
  5. Enhance the EU capacity to exchange information with Turkey on combating smuggling networks by deploying a FRONTEX liaison officer to Turkey and by cooperating with the liaison officers already deployed by Turkey in the EU.
  6. Increase the financial assistance offered to support Turkey in developing a well-functioning asylum, migration, visa and integrated border management system in line with the EU-Turkey visa dialogue.
Turkey intends to:
  1. Strengthen the interception capacity of the Turkish Coast Guard, notably by upgrading its surveillance equipment, increasing its patrolling activity and search and rescue capacity, and stepping up its cooperation with the Hellenic Coast Guard.
  2. Step up cooperation and accelerate procedures in order to smoothly readmit irregular migrants who are not in need of international protection and were intercepted by Romanian, Greek or Bulgarian authorities coming from the Turkish territory in line with the established readmission obligations. Additional points for handing over of irregular migrants intercepted in the Aegean Sea should be opened.
  3. Step up cooperation with Bulgarian and Greek authorities to prevent irregular migration across their common land borders by effectively implementing the tri-partite agreement signed in May 2015 establishing a common centre in Capitan Andreevo.
  4. Strengthen the visa requirements and residence rules applicable in Turkey to nationals from countries that are potentially source of irregular migration for Turkey and the EU.  
  5. Develop further its data analysis capacities with the view to better assessing and managing migration flows on its territory.
  6. Continue and further enhance the fight against criminal networks involved in the smuggling of migrants, notably by increasing operational cooperation between and among Turkish law enforcement authorities and their counterparts of the EU Member States and EU Agencies, including by strengthening rules on personal data protection. This would enhance the capacity relevant Turkish agencies to block in a timely manner the attempts of irregular departures and to investigate and dismantle smuggling networks.
  7. Intensify the exchange of information and cooperation with the EU and its Member States. In particular, it will work closely with Member States' immigration liaison officers located in Turkey, including at the airports, in view of intensifying the fight against migrants smuggling networks, and of accelerating the identification of fraudulent travel documents and real identities of migrants.
  8. Further intensify cooperation with FRONTEX by implementing the working arrangement.
[1] All references to EU funds are naturally subject to the availability of EU funds in the light of the appropriations decided by the budget authority, and in respect of the relevant budget implementation rules and procedures.
MEMO/15/5777

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-5777_en.htm

La Turchia non è "un paese terzo sicuro" verso il quale si possono espellere o respingere persone in fuga, siano cittadini turchi che provenienti da paesi terzi come la Siria.
 
 “Human rights and the rule of law in Turkey are at the worst level I’ve seen in the 12 years I’ve worked on Turkey’s human rights.”

https://www.opendemocracy.net/emma-sinclair-webb/no-eu-turkey-is-not-safe-for-everyone

Continuano a sommarsi le condanne subite dalla Turchia per le diffuse violazioni dei diritti umani.

http://www.hurriyetdailynews.com/euro-court-fines-turkey-71000-euros-for-citizens-death-in-southeast-.aspx?pageID=238&nID=90423&NewsCatID=339

http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-will-not-pay-compensation-to-greek-cyprus-fm-davutoglu.aspx?pageID=238&nID=66395&NewsCatID=510 

http://www.echr.coe.int/Documents/CP_Turkey_ENG.pdf 

http://ekurd.net/mismas/articles/misc2014/3/turkey4974.htm 

L'Unione Europea prepara un ulteriore inasprimento delle misure di trattenimento dei migranti "irregolari" e di rimpatrio verso quelli che saranno definiti "paesi terzi sicuri". Intanto lo saranno quelli che hanno chiesto di entrare nell'Unione Europea, ed adesso lo chiede anche la Turchia. Se questo riconoscimento dovesse arrivare da Bruxelles per i kurdi in fuga non ci sarebbe più scampo.

 EU Ministers declare applicant countries "safe" to send back asylum-seekers

http://www.statewatch.org/news/2002/oct/05safe.htm 

http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-com-safe-countries.pdf 

http://statewatch.org/news/2015/oct/eu-returns-package.htm

La Turchia forte della connivenza silenziosa delle cancellerie europee, dopo avere chiesto di essere qualificata come "paese terzo sicuro", attacca i kurdi spingendosi in territorio siriano. Erdogan mantiene ancora il coltello dalla parte del manico, un ricatto che l'Unione Europea, divisa al suo interno, continua a subire.
 
http://kurdishquestion.com/index.php/kurdistan/west-kurdistan/turkish-army-attacks-ypg-in-tal-abyad.html

http://www.upi.com/Top_News/World-News/2015/10/27/Turkish-military-attacks-US-supported-Kurdish-forces-in-Syria/1161445959355/?spt=sec&or=tn
lunedì 26 ottobre 2015

Il vertice sulla rotta balcanica schiera eserciti e polizie contro i migranti. Si vogliono istituire campi-ghetto in Africa nell'ambito del Processo di Khartoum. Verso il suicidio dell'Unione Europea. Tsipras non ci sta, Renzi obbedisce, Alfano respinge. Ed Erdogan incassa.


Si è svolto domenica scorsa un importante vertice nel quale alcuni paesi UE e tutti gli stati interessati dalla nuova "Rotta balcanica" hanno cercato delle contromisure per arginare il flusso imponente di profughi, prevalentemente siriani, che stanno marciando a piedi verso gli stati del nordeuropa, e per esternalizzare al di fuori dei confini dell'Unione Europea i controlli di frontiera e la selezione dei richiedenti asilo, dopo il fallimento evidente e del tutto prevedibile degli HOT SPOTS in Grecia ed in Italia. I migranti in marcia non si fermano con le barriere di filo spinato e con i cannoni ad acqua o con i manganelli.

http://newirin.irinnews.org/hotspot-solution-deepens-refugee-crisis

http://www.eastjournal.net/archives/66115

HOT SPOTS sui quali per mesi si è imbastita una gigantesca operazione mediatica per dimostrare che gli stati europei, ed in particolare Grecia ed Italia, avrebbero dovuto fare di più per identificare i profughi subito dopo l'ingresso nel loro territorio e per espellere, con misure di polizia sottratte ad un effettivo controllo giurisdizionale,  quelli che arbitrariamente venivano privati della possibilità di chiedere asilo in quanto ritenuti "migranti economici", provenienti da "paesi terzi sicuri".

http://www.asgi.it/approfondimenti-speciali/espulsioni-a-pozzallo-la-denuncia-di-msf/

http://www.asgi.it/approfondimenti-speciali/fondazione-migrantes-perplessita-sulle-procedure-negli-hotspots/

Le operazioni di "rilocazione" da Grecia ed Italia verso altri paesi procedono ancora a rilento e rimangono operazioni di facciata per giustificare la detenzione di chi rifiuta di farsi prelevare le impronte digitali ed i respingimenti collettivi dei migranti economici. Lontane le prospettive di modifica del Regolamento Dublino. Aumentano soltanto le squadre di Frontex inviate a sorvegliare il comportamento delle polizie di frontiera degli stati più esposti. Tutto sembra dipendere dagli accordi con la Turchia di Erdogan. Sulla pelle dei migranti e della minoranza kurda.

http://www.youreporter.it/video_Profughi_Slovenia_Fuori_al_freddo_i_bambini_sono_malati

http://www.theguardian.com/world/2015/oct/26/eu-and-balkan-leaders-agree-migration-plan

http://www.amnesty.eu/en/news/press-releases/all/eu-balkans-summit-must-avert-a-looming-refugee-disaster-as-winter-nears-0938

http://www.straitstimes.com/world/turkey-urges-eu-to-fulfill-pledges-to-tackle-migrants

http://www.mediapart.fr/journal/international/261015/apres-ankara-letat-turc-aurait-pu-empecher-toutes-ces-personnes-de-mourir-et-il-ne-la-pas-fait

Poi ci sono quelli che devono scrivere sempre che è stato raggiunto un accordo. Lo scrivono da mesi ed i risultati si vedono. Le identificazioni forzate attraverso il prelievo delle impronte digitali, subito dopo l'ingresso sono una "condizione impossibile". Il sistema Dublino/Eurodac era stato pensato per un numero minimo di ingressi e di ritrasferimnti. E l'Unione Europea si ostina a non applicare la Direttiva 2001/51/CE, prevista proprio in caso di afflusso massiccio di profughi. Si inventano regole e prassi di polizia al di fuori dello stato di diritto e non si applicano Direttive vigenti che potrebbero contribuire a risolvere i problemi. Si sono messe in movimento centinaia di migliaia di persone. Sarebbe meglio parlare di registrazione e di corridoi umanitari.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/10/26/migranti-accordo-in-extremis-sui-balcani-a-bruxelles_472dffce-abe2-4c2f-b35f-31c44eed2317.html

I vertici "informali" dell'Unione Europea, con il concorso degli stati balcanici, stanno precostituendo le condizioni per un disastro umanitario senza precedenti, che potrà fare più vittime degli oltre 3000 migranti che quest'anno hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo.

https://noborderserbia.wordpress.com/2015/10/23/a-short-note-on-the-humanitarian-corridor-hypocrisy-of-fortress-europe/

Leaders' Meeting on refugee flows along the Western Balkans Route
Leaders’ Statement

 
At the invitation of the President of the European Commission, the Heads of State or Government of Albania, Austria, Bulgaria, Croatia, the former Yugoslav Republic of Macedonia, Germany, Greece, Hungary, Romania, Serbia and Slovenia, in the presence of the President of the European Parliament, the President of the European Council, the current and incoming Presidencies of the Council of the EU as well as the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), agreed the following statement:


"The unprecedented flow of refugees and migrants along the Eastern Mediterranean-Western Balkans route is a challenge that will not be solved through national actions alone. Only a determined, collective cross-border approach in a European spirit, based on solidarity, responsibility, and pragmatic cooperation between national, regional and local authorities can succeed. Unilateral action may trigger a chain reaction. Countries affected should therefore talk to each other. Neighbours should work together along the route, as well as upstream with countries such as Turkey, as host to the largest number of refugees. This is the only way to restore stability to the management of migration in the region, ease the pressure on the over-stretched capacity of the countries most affected, and to slow down the flows.
All countries have responsibilities and obligations under international law, in particular the Geneva Convention, and EU Member States have to fully respect EU law. Refugees need to be treated in a humane manner along the length of the Western Balkans route to avoid a humanitarian tragedy in Europe. Migrants who are not in need of international protection should be swiftly returned to their countries of origin.
We welcome the readiness of the European Commission, the UNHCR, Frontex and the European Asylum Support Office (EASO), in accordance with their respective mandates, to support us in the swift implementation of the following operational measures as of Monday:
Permanent exchange of information and effective cooperation
1/ We will nominate contact points reporting directly to us to facilitate the exchange of information and coordination; we will nominate these contact points within 24 hours to allow daily exchanges and coordination to begin immediately to achieve the gradual, controlled and orderly movement of persons along the Western Balkans route;
2/ We will work with the European Commission to make use of all tools available at European and international level, including financial assistance, based on joint needs assessments to be launched within 24 hours; immediate efforts should be focused on the provision of temporary shelter and support for all arrivals as well as on organising swift and effective returns of migrants not in need of international protection.
Limiting Secondary Movements
3/ Under the current circumstances, we will discourage the movement of refugees or migrants to the border of another country of the region. A policy of waving through refugees without informing a neighbouring country is not acceptable. This should apply to all countries along the route.
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Supporting refugees and providing shelter and rest
4/ We commit to increasing the capacity of our countries to provide temporary shelter, rest, food, health, water and sanitation to all in need. Where these fall short, we commit to make our needs clear to the European Commission and, where appropriate, to trigger the EU Civil Protection Mechanism. Sufficient temporary accommodation should then be ensured along the Western Balkans route. We commit to immediately exchange information about our capacity to provide shelter to ensure its optimal shared and coordinated use, where requested;
5/ We welcome Greece's intention to increase reception capacity to 30.000 places by the end of the year and commit to supporting Greece and UNHCR to provide rent subsidies and host family programmes for at least 20.000 more. Financial support for Greece and the UNHCR is expected. This is an important precondition to make the emergency relocation system work;
6/ We will work with the UNHCR who has committed to support our efforts in improving our capacities. An additional capacity of 50.000 would allow for a better and more predictable management of the flow. We request that the UNHCR support be strengthened immediately in particular as regards reception capacity and the provision of humanitarian support. We will work with EASO on an exchange of information in this regard;
7/ We will engage in immediate operational contacts with International Financial Institutions such as the European Investment Bank, the European Bank for Reconstruction and Development and the Development Bank of the Council of Europe which are ready to support financially efforts to provide shelter of the countries willing to make use of these resources. We commit to engaging with these International Financial Institutions to act in a coordinated manner. We welcome the readiness of the European Commission to call a coordination meeting with these International Financial Institutions within a week.
Managing the migration flows together
8/ We will ensure a full capacity to register arrivals, with maximum use of biometric data, notably fingerprints; this is vital in particular at the point of first entry into the EU. Registration does not replace the obligation for EU Member States of mandatory registration in line with the common European asylum system rules;
9/ We will immediately exchange information via the contact points on the size and movement of flows through our countries, in particular the number of refugees and migrants belonging to vulnerable groups, and where requested on all arriving refugees and migrants on our territories;
10/ We will work with EU agencies in particular Frontex and EASO to swiftly put in place this exchange of information; these EU agencies are invited to provide technical assistance in this endeavour and to advise on the information to be exchanged and on the frequency of exchanges;
11/ We commit to step up our national and coordinated efforts to swiftly return migrants not in need of international protection in full respect of their dignity and human rights. This is vital in particular at the point of first entry into the EU. Frontex and EASO are invited to provide technical assistance;
12/ We will work with the European Commission and Frontex to step up practical cooperation on readmission with third countries; cooperation will be intensified with Afghanistan, Bangladesh and Pakistan, in particular in the area of returns. We call for full implementation of the existing readmission agreements. We invite the European Commission to
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start working on readmission agreements with relevant countries with which such agreements are not yet in place.
Border Management
13/ We commit to immediately increase our efforts to manage and regain control of our borders and increase the coordination of our actions relating to border management. This will include our strong support to the following measures to be decided and agreed in the relevant institutions and in accordance with the relevant procedures:
- Working closely with Turkey to finalise and implement the EU-Turkey Action Plan;
- Making full use of the potential of the EU-Turkey readmission agreement and the visa liberalisation roadmap;
- Upscaling the Poseidon Sea Joint Operation in Greece, in particular Frontex's presence in the Aegean Sea, and strengthening significantly Frontex support to Greece in registering and fingerprinting activities;
- Reinforcing Frontex support at the border between Bulgaria and Turkey;
- Immediate bilateral border-related confidence-building measures, in particular the strengthening of border cooperation, between Greece and the former Yugoslav Republic of Macedonia;
- Greece, the former Yugoslav Republic of Macedonia and Albania will strengthen the management of the external land border. Frontex should assist Greece in the registration of refugees and migrants who have not yet been registered in the country;
- Increased UNHCR engagement at the border between Greece and the former Yugoslav Republic of Macedonia;
- Working together with Frontex to monitor border crossings and support registration at Croatian-Serbian border crossing points;
- Strengthening the Frontex Western Balkans Risk Analysis Network with intensified reporting from all participants;
- The deployment in Slovenia within a week of 400 police officers and essential equipment through bilateral support;
Where appropriate, countries will make use of the Rapid Border Intervention Team (RABIT) mechanism, which should be duly equipped;
14/ We reconfirm the principle that a country may refuse entry to third country nationals who, when presenting themselves at border crossing points, do not confirm a wish to apply for international protection (in line with international and EU refugee law, subject to a prior non-refoulement and proportionality check).
Tackling smuggling and trafficking
15/ We commit to enhance police and judicial cooperation and to step up actions against migrant smuggling and trafficking of human beings. We call on Europol, Frontex and Interpol to support Western Balkans route-wide operations to combat people smuggling.
Information on the rights and obligations of refugees and migrants
16/ In order to discourage perilous journeys and recourse to smugglers, we commit to make use of all available communication tools to inform refugees and migrants about existing rules, as well as about their rights and obligations, notably on the consequences of a refusal to be registered, fingerprinted and of a refusal to seek protection where they are. We call on the UNHCR to support national authorities in this regard.
4
Monitoring
17/ We invite the European Commission to monitor the implementation of these commitments on a weekly basis, in coordination with the national contact points."


http://www.statewatch.org/news/2015/oct/eu-com-west-balkans-plan-full-statement.pdf

Solo il primo ministro greco Tsipras, pur cedendo su alcuni punti, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra UE e governo turco, ha detto chiaramente di non condividere la maggior parte del piano, mentre il governo italiano, che non è stato neppure invitato alla riunione, rimane obbediente seguace delle direttive impartite dalla Merkel e da Hollande, continua a stanziare rilevanti cifre per interventi militari all'estero, compreso quello che rimane della Libia. Un paese la Libia, nel quale la sorte dei migranti arrestati durante i tentativi di partenza verso l'Italia è segnata da violenze ed abusi quotidiani, soprattutto a danno delle ragazze più giovani e dei minori. Ma questo ai politici ed alle polizie che premono per bloccare i "trafficanti" sembra non interessare affatto.

http://www.libyaobserver.ly/videos/migrants-arrest

 Una politica estera perdente, quella italiana portata avanti dal ministro Gentiloni e dal ministro della difesa pinotti, che si inquadra nel fallimento più ampio della politica estera europea, un fallimento impersonato nella Commissaria UE Mogherini, ancora alla ricerca di un consenso da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la missione militare EUNAVFOR MED nel Mediterraneo centrale. Si moltiplicano gli allarmi, vengono ritirate le missioni di ricerca e alvataggio, tra la Libia e la Sicilia rimangono solo i mezzi umanitari di KOAS e di MSF, e le navi della Guardia costiera italiana.

 "Smugglers will adapt as long as there is a market to exploit, warn UN experts on migrant rights"

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsId=52358#.Vi5S3PGFNsc

La prossima conferenza di Malta dei prossimi 11 e 12 novembre a La Valletta sancirà questo fallimento e relegherà l'Italia a al ruolo di guardiano del bastione meridionale della fortezza Europa,  ruolo che Alfano sta interpretando nel modo peggiore possibili con provevdimenti di respingimenro, di espulsione e di trattenimento nei CIE che si pongono al di fuori dello stato di diritto e delle regole minime imposte dalle vigenti direttive dell'Unione Europee.

http://www.africa-express.info/2015/10/26/italia-e-sudan-riprendono-i-colloqui-per-bloccare-il-flusso-dei-migranti/

Direttive e Regolamenti europei che stabiliscono regole che non possono essere stravolte da atti d'imperio degli esecutivi o da provvedimenti amministrativi delle forze di polizia. Se in Italia non sono diventati carta straccia gli articoli 2,3,10,13 e 24 della nostra Costituzione, e se hanno ancora una qualche valenza precettiva i principi affermati nella Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea che riconosce il diritto di asilo senza distinzione di paese di provenienza come un diritto soggettivo individuale e vieta i respingimenti e le espulsioni collettive.

Last update: 05:43

Three proposals that included the creation of a ghetto for 50,000 refugees in Attica were rejected, Prime Minister Alexis Tsipras said early on Monday, following the conclusion in Brussels of a mini-Summit of European leaders on migration.
In statements to the press following the meeting, Tsipras said that the three proposals included the creation of the equivalent of a city, with 50,000 refugees, within Greece; the option of an EU country to bar entry to refugees from another EU country, which would have created a domino effect stressing Greece; and a new operation by EU border police Frontex in northern Greece to check migratory flows towards the Former Yugoslav Republic of Macedonia (FYROM).
In explaining the rejection of each of the proposals, the PM said that in the first case, the summit accepted Greece's counter-proposal of receiving help with rent subsidies for 20,000 refugees for as long as they remain in Greece. This would contribute to the growth of the Greek economy, he said, while it would allow refugees to become integrated socially in Greece.
The second rejected proposal was replaced with notifying the country of passage of the number of refugees it is responsible for.
The third proposal related to the guarding of borders, which is exclusively the responsibility of a nation; the only contribution Frontex could provide, he said, would be to register or identify those refugees who had not been processed at points of entry on the Greek islands. He estimated that these cases would be very few, since most refugees on islands request registration.


http://www.amna.gr/english/article/11750/PM-Tsipras:-Greece-rejects-proposal-for-refugee-ghetto--EU-accepts-govt-alternative

http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/15726-comunicato-dei-soldati-delle-forze-armate-greche-no-alla-guerra-contro-i-migranti-non-reprimiamo-le-lotte-sociali

Intanto si sta sgretolando l'Europa di Schengen, la politica degli egoismi nazionali produce reazioni a catena, come la politica dell'improvvisa apertura di massa, ma solo per siriani, eritrei e irakeni, decisa dalla Germania della Merkel.

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/borders-and-visas/general/docs/commission_opinion_necessity_proportionality_controls_internal_borders_germany_austria_en.pdf






sabato 24 ottobre 2015

In Libia decine di cadaveri rigettati dalle onde sulle coste di Zlitan e Tripoli. E' strage continua, ma l'Unione Europea pensa solo a trattare con i paesi africani per bloccare le partenze e respingere i "migranti economici". L'indifferenza uccide, ma ricade anche su chi la pratica. La politica europea senza futuro.




Ricevo da Nancy Porsia

Tens of bodies waved back last night on shores in Zlitan, 150 km East of Tripoli. Probably migrants #Libya #migrants

Decine di corpi rinvenuti nella notte sulla spiaggia di Zlitan, 150 km Est di #Tripoli #Libia #migranti


http://www.maplandia.com/libya/zeleitin-zliten/zlitan/ 

 Prima era stato un dispaccio di una dei pochi giornalisti ancora presenti in Libia a raccontare la verità, decine di corpi di migranti scoperti nella notte sulla spiaggia di Zlitan, quella verità che i media occidentali nascondono all'opinione pubblica dietro le operazioni militari di facciata, come EUNAVFOR MED e quel che rimane di FRONTEX/TRITON, mentre la maggior parte dei salvataggi in acque internazionali viene operato dalle navi umanitarie di MOAS ed MSF e dalla Guardia Costiera italiana.

http://www.businessinsider.com/ap-bodies-of-40-migrants-wash-ashore-in-libya-2015-10?IR=T

Poi è arrivata la prima agenzia dell'Associated Press,che dava notizia di decine di cadaveri arenati sulla costa di Zlitan, ad est di Tripoli, una notizia ignorata puntualmente dai media italiani, ancora impegnati a convincere l'opinione pubblica che il processo di pace guidato da Bernardino Leon per conto delle Nazioni Unite è a un passo dal pacificare la Libia, e che quidi con un nuovo governo di unità nazionale si potranno stipulare nuovi accordi più efficaci per arrestare i migranti in transito e bloccare le partenze verso l'Italia.

 L'agenzia dell'Associated Press di questa sera.

8:10 p.m.
Libya's Red Crescent says the bodies of 40 migrants have washed ashore in the Mediterranean country.
Red Crescent spokesman Mohamed al-Masrati says 27 bodies were found Saturday in the western town of Zliten, east of the capital, Tripoli. The rest were found along the shores of Tripoli and the nearby town of Khoms.
Al-Masrati says most of the migrants were from sub-Saharan African countries. He says search efforts are underway for another 30 migrants whom authorities believe were on the boat that capsized.
Libya slid into lawlessness following the 2011 toppling and killing of dictator Moammar Gadhafi. Smugglers have exploited the turmoil, sending tens of thousands of desperate migrants off in rickety boats from Libyan beaches this year to seek a better life in Europe.

http://hosted.ap.org/dynamic/stories/E/EU_EUROPE_MIGRANTS_THE_LATEST?SITE=AP&SECTION=HOME&TEMPLATE=DEFAULT&CTIME=2015-10-24-14-15-59

Alla fine arriva anche uno stringato comunicato su Rainews 24

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-40-cadaveri-sulla-spiaggia-di-Zliten-in-Libia-d1a02aa4-67f8-44a3-9b9e-fceb47e668ef.html

Cinque righe dall'ANSA alle 22 circa, vedremo domani i giornali italiani.

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/10/24/migranti-40-cadaveri-su-spiagge-libia_bca32380-a10d-44e9-a167-5dcdb89b1933.html

 Succede da mesi, E' una strage continua. Davanti alle coste libiche. L'Unione Europea e gli stati che scalpitano per intervenire in Libia, rispondono con l'invio di navi da guerra senza promuovere missioni di salvataggio o aprire canali umanitari.

http://www.news24.com/World/News/EU-naval-mission-ready-to-shoot-at-migrant-traffickers-20151023

http://www.express.co.uk/news/uk/614456/Britain-send-Navy-warship-to-tackle-smugglers-in-Med-as-Balkans-threaten-to-close-borders

Nessuna pietà per le centinaia di persone, uomini, donne, bambini, che annegano periodicamente mentre si svolgono le grandi manovre militari per preparare l'intervento in Libia. Un'intervento che le Nazioni Unite non hanno ancora autorizzato con la decisione del Consiglio di Sicurezza chiesta dalla Mogherini a maggio ed ancora rifiutata. Per nascondere il fallimento della missione europea EUNAVFOR MED hanno persino provato a cambiarle nome, utilizzando strumentalmente il nome di una bambina, Sofia, nata durante un intervento di salvataggio, adesso ci hanno rinunciato e sono ritornati alla denominazione originaria, ma la fase due tanto annunciata, con l'intervento in acque libiche per arrestare i trafficanti è ancora lontana. Intanto aumenta il numero delle vittime.

https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/the-grim-task-of-identifying-the-migrants-who-dont-reach-europe/2015/10/22/50641442-6783-11e5-bdb6-6861f4521205_story.html?postshare=7101445663415542

Questo si vedeva alcuni mesi fa sulla spiaggia di Gharabouli, vicino Tripoli



Altri 95 cadaveri di migranti riportati dal mare sulle spiagge libiche nei primi giorni di ottobre

 http://www.outlookindia.com/photos/default.aspx?pt=14&ptv=760&photono=0&pn=1&pgid=112699

Centinaia i morti in acque libiche nel solo mese di agosto

http://www.theguardian.com/world/2015/aug/27/at-least-30-dead-after-boat-carrying-migrants-sinks-in-mediterranean

Non si sa quanto queste stragi dipendano da ritardi nei soccorsi o da interventi di blocco da parte delle imbarcazioni delle milizie libiche, perché di "Guardia costiera libica" proprio non se ne può parlare. Di certo sono stragi che avvengono molto vicino alla costa, poco dopo la partenza, forse poco dopo che i migranti in fuga sono stati scoperti.

http://www.breakingnews.ie/world/force-wont-stop-migration-to-europe-say-un-experts-702215.html

 Per gli europei, se i migranti muoiono così, lontano dagli occhi, va bene e possono continuare a finanziare navi militari inutili come i mezzi della missione EUNAVFOR MED, che dovrebbero monitorare le rotte e distruggere le imbarcazioni usate dai trafficanti. Non ci vuole molto, sono mezzi che affondano anche da soli.

 http://www.theguardian.com/world/2015/aug/27/at-least-30-dead-after-boat-carrying-migrants-sinks-in-mediterranean

Ignoranza ed indifferenza non producono buone politiche anche se mantengono il consenso nell'opinione pubblica, in quella parte almeno dell'opinione pubblica che preferisce girare gli occhi davanti alle stragi di migranti e pensare soltanto ai propri problemi, considerando magari proprio i migranti la causa del malessere sociale e della crisi economica che attanaglia ancora l'Italia e costringe tanti giovani a fuggire, insieme con i migranti, dal nostro paese verso il nordeuropa. Intanto nel lager Libia si viene torturati ed abusati ogni giorno.

http://www.bbc.com/news/world-africa-32392788

Tutte le donne straniere in transito in quel paese sono sistematicamente violentate come pure molti minori costretti a prostituirsi. E questo succede anche quando le milizie libiche, definite come polizia libica, arrestano gli "illegali", quelli che tentano di fuggire verso l'Italia.

http://www.huffingtonpost.it/flore-murardyovanovitch/lager-incubo-dei-migranti-campi-concentramento-libici_b_8354772.html

http://www.libyaobserver.ly/videos/migrants-arrest

http://www.bbc.com/news/world-middle-east-19744533

http://www.libyaobserver.ly/migrants

Adesso, se questa ennesima strage sulle coste libiche verrà portata a conoscenza degli italiani ripartirà la solita "chamata alle armi" contro le organizzazioni dei trafficanti, proprio pochi giorni dopo che il Rapporteur delle Nazioni Unite per i diritti umani, Francois Crepeau, ha avvertito che, con le misure di contrasto finora attivate, misure militari e misure di polizia, non si smantellano certo le reti criminali ma si aumenta soltanto la pericolosità delle rotte e dunque il numero dei morti.

" Europe should not use force to stop people smugglers in the Mediterranean, a U.N. investigator said on Friday, suggesting the European Union could team up with the United States, Canada, Australia and New Zealand to resettle two million refugees.
The United Nations Special Rapporteur on the human rights of migrants, Francois Crepeau, said the U.N. Security Council was mistaken to authorise European Union naval operations in the high seas off Libya to seize and dispose smugglers' vessels".

http://in.reuters.com/article/2015/10/23/europe-migrants-un-idINKCN0SH2I120151023?rpc=401

http://www.meltingpot.org/Non-prendetevela-con-gli-scafisti-il-vero-business-dell.html#.VivjivHotsd

Oltre 3000 morti e dispersi quest'anno sulla rotta più pericolosa del mondo, quella dalla Libia alla Sicilia. Nessuno ormai prende più sul serio gli appelli per l'apertura di canali umanitari e per la concessione di visti di ingresso agevolati per chi fugge da paesi in guerra o soggetti alle dittature, come la Siria, l'Eritrea, la Somalia.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/04/renzi-chiede-allonu-un-mandato-per.html

Tranquilli italiani, siamo governati da un ministro dell'interno efficiente, che sta rendendo effettive le espulsioni, ad esempio rinviando in Nigeria giovani donne vittime di tratta, ed ha imposto all'Europa uno straordinario piano di "ricollocazione", oppure rilocation, come fa fino dire in inglese, dei profughi. Naturalmente il suo collega agli esteri dice da tempo che l'Italia è pronta ad intervenire in Libia, dando prova di grande senso politico e di profonda conoscenza del diritto internazionale. Insomma, possiamo dormire sonni davvero tranquilli. E pensare alle partite di calcio della domenica.

http://www.qelsi.it/2015/156-immigrati-ricollocati-su-136-mila-arrivati-il-grande-successo-di-alfano/

http://www.ilmegafono.org/italia-che-raggira-e-abbandona-immigrati/
venerdì 23 ottobre 2015

Dalla frontiera turca ai confini sloveni l'Europa si arma. Sulle rotte balcanche si risponde ai profughi con arresti e confinamenti. Polizia ed eserciti mobilitati ovunque contro i siriani in fuga dalla guerra, ed Erdogan alza il prezzo del ricatto.



"Europe should not use force to stop people smugglers in the Mediterranean, a U.N. investigator said on Friday, suggesting the European Union could team up with the United States, Canada, Australia and New Zealand to resettle two million refugees.

The United Nations Special Rapporteur on the human rights of migrants, Francois Crepeau, said the U.N. Security Council was mistaken to authorise European Union naval operations in the high seas off Libya to seize and dispose smugglers' vessels".

http://in.reuters.com/article/2015/10/23/europe-migrants-un-idINKCN0SH2I120151023?rpc=401

Dopo l'incontro tra la Merkel ed Erdogan si legittimano le peggiori operazioni di polizia, come i respingimenti che la Turchia continua ad eseguire verso la Siria. Ed anche in mare, tra la Turchia e la grecia non mancano respingimenti e sequestri veri e propri.

http://www.focus-fen.net/news/2015/10/23/387181/human-rights-watch-says-armed-men-attacked-refugee-boats-near-turkey.html

http://news.am/eng/news/292251.html

http://asia.nikkei.com/Politics-Economy/International-Relations/Turkey-Europe-s-backdoor

 In Europa si alzano ogni giorno nuovi muri, ed alle forze di polizia si affiancano anche gli eserciti, per tentare di fermare l'inarrestabile fuga di centinaia di migliaia di persone, in stragrande maggioranza siriani, che  chiedono protezione.

https://euobserver.com/institutional/130784

http://www.lemonde.fr/europe/article/2015/10/21/les-refugies-toujours-plus-nombreux-dans-les-balkans_4793863_3214.html

https://www.facebook.com/Channel4News/videos/10153291465936939/?pnref=story

Soprattutto adesso che si è sparsa la notizia che la Merkel potrebbe chiudere anzitempo la frontiera tedesca, se la Grecia non collabora con le identificazioni negli Hot Spots, come quello aperto nell'isola di Lesbo, e se non riesce a trattenere almeno una parte dei 500.000 migranti che sono entrati in questo ultimo anno, prevalentemente dalla Turchia. Anche l'Austria minaccia di sbarrare di nuovo le frontiere.

http://www.politis.fr/Allemagne-Grece-Marche-de-dupes,32729.html

http://www.thelocal.at/20151023/austrian-minister-calls-for-fortress-europe

 Le parole d'ordine imposte dall'Unione Europea agli stati più esposti, come la Grecia e l'Italia è sempre la stessa, arrestare, identificare, respingere. Per i paesi balcanici invece si alternano aperture e chiusure, ma si lasciano liberi i governi nazionali di massacrare i diritti delle persone e di abbandonarle esposte al freddo ed alla violenza delle forze di polizia.  Domenica previsto l'ennesimo vertice europeo, un vertice al quale l'Italia non è stata neppure invitata.

http://www.statewatch.org/news/2015/oct/eu-com-west-balkans-summit-prel.pdf 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-Juncker-convoca-un-vertice-sulla-crisi-nei-balcani-668b6d47-74b6-44b9-a553-2d3715bbd3c6.html 

http://weekly.ahram.org.eg/News/13527/19/The-EU-looks-to-Ankara.aspx

Il ricatto di Erdogan sta funzionando e l'ondata di piena dei profughi è arrivata in Slovenia, dopo che la Repubblica Ceca ha sbarrato i confini e deportato migliaia di persone.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-In-Slovenia-seimila-nuovi-arrivi-nella-mattinata-6bf9bfa5-7245-4289-af40-0df8e9841ecc.html

http://www.csmonitor.com/World/Europe/2015/1020/New-refugee-path-through-Balkans-swamps-tiny-Slovenia-video

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/Rifugiati-in-Slovenia-legge-ed-ordine-165242

 http://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/Rifugiati-nel-limbo-tra-Croazia-e-Slovenia-165205

http://www.breitbart.com/london/2015/10/22/send-help-slovenia-pleads-for-eu-police-to-stem-migrant-invasion/

http://www.iol.co.za/news/world/slovenia-gives-army-more-power-1.1933370#.VioemPHotsd

http://www.aljazeera.com/news/2015/10/slovenia-expands-army-authority-stem-refugee-influx-151021065741765.html

Se anche l'Austria chiuderà la sua frontiera con la Slovenia, sia pure a tempo, si può attendere che aumentino gli arrivi in Italia, alle frontiere nordorientali, ma di questo naturalmente non ne parla nessuno, e non si prepara per tempo nessuna misura di accoglienza straordinaria, come sarebbe possibile e necessario. Dopo la dissoluzione del Regolamento Dublino III, adesso è in discussione la stessa libertà di circolazione affermata dal Trattato di Schengen. La Repubblica ceca ha già mostrato il peggio. Andrebbero sbattuti fuori dall'Unione Europea. Altri paesi scaricano sul vicino il peso dell'accoglienza, come ha fatto la Croazia fino a ieri. Spingendo i profughi verso la Slovenia.

http://www.statewatch.org/news/2015/oct/czech-ombs-detention-report.pdf 

http://www.statewatch.org/news/2015/oct/un-czech-republic-stop-detention-refugees.pdf 

http://www.sbs.com.au/news/storystream/un-criticises-czech-detentions-and-strip-searches-refugees

http://sputniknews.com/europe/20151023/1028982524/refugees-croatia-border-security.html

http://www.bbc.com/news/world-europe-34604118

Le temperature sempre più rigide, nei Balcani, ma anche in Turchia e nel mare Egeo, faranno altre vittime ed i paesi europei si rimpalleranno ancora una volta le loro responsabilità sotto la spinta di elettorati e di gruppi di opinione apertamente xenofobi, se non razzisti.

http://neoskosmos.com/news/en/Bad-weather-in-greece-spells-hell-for-migrants

Tempeste di neve e sbarramenti di militari si opporranno presto a questa valanga umana, innescata dal mancato sostegno ai paesi circostanti la Siria che per anni offrivano la prima accoglienza ( come la Giordania ed il Libano), e poi dai ricatti di Erdogan  che vuole regolare in fretta la questione kurda, impedendo all'Unione Europea di disturbare la sua attività repressiva ed illegale, con la cancellazione dello stato di diritto, come se si trattasse di una questione interna. Cruciali le prossime elezioni. se saranno controllate da Erdogan, come si appresta a fare, in Turchia si affermerà un regime, una "dittatura democratica".

http://weekly.ahram.org.eg/News/13527/19/The-EU-looks-to-Ankara.aspx

https://www.opendemocracy.net/emma-sinclair-webb/no-eu-turkey-is-not-safe-for-everyone

http://humanrightsturkey.org/2015/10/22/amnesty-issues-urgent-action-on-refugees-at-risk-of-deportation/
giovedì 22 ottobre 2015

L'Unione Europea apre i primi "Hot Spots" a Lesbo e Lampedusa. Si inaspriscono le prassi di respingimento collettivo e di detenzione arbitraria. Frontex asse centrale delle politiche di esclusione. Le prassi di polizia anticipano gli esiti della Conferenza di La Valletta a Malta (11 e 12 novembre 2015).


Situazione devastante nell'isola di Lesvos, nel mar Egeo, dove l'Unione Europea vuole aprire un Hot Spot per separare i richiedenti asilo da quelli che vorrebbe definire come "migranti economici" da erspingere verso "paesi terzi sicuri". L'ennesima vergogna delle burocrazie della sicurezza che comandano a Bruxelles e Varsavia.

https://twitter.com/Refugees_Gr
 
https://twitter.com/lesvosw2eu

Sulla carta gli Hot Spots sono solo un indirizzo politico privo di efficacia vincolante per le autorità nazionali, materiale buono per le veline che i governi e frontex passano quotidianamente ai giornalisti "embedded". Poi, che fuzionino o non funzionino, alla fine, non interessa a nessuno, quello che conta è che possano dimostrare efficineza nelle politiche di contenimento e di selezione dei migranti.

Sui cd. Hot Spots alle frontiere europee 

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/multimedia/publications/index_en.htm#0801262490bfbb7f/c_
L'apertura del primo Hot Spot in Grecia, nell'isola di Lesbo, corrisponde ad una intensificazione delle operazioni di respingimento collettivo verso la Turchia. Nessun contenimento possibile per persone che non hanno ritorno e che hanno diritto di essere accolte nell'Unione Europee. Quando interviene la Guardia costiera greca... salvataggi o arresti?

http://sputniknews.com/europe/20151021/1028856479/Greece-Coast-Guard-Migrants.html

http://www.ekathimerini.com/202627/article/ekathimerini/news/greek-coast-guard-rescues-2561-migrants-over-the-weekend

http://www.ekathimerini.com/202726/article/ekathimerini/news/lesvos-feeling-refugee-strain-again

http://www.dw.com/en/hrw-masked-gunmen-attacking-migrant-boats-heading-to-greece/a-18800035

Queste politiche e queste prassi amministrative uccidono. In aumento esponenziale le vittime nelle acque del mar Egeo. Ma non si fermeranno, malgrado le burrasche invernali e le guardie armate che gli sparano addosso.

http://www.hrw.org/news/2015/10/22/greece-attacks-boats-risk-migrant-lives

A Lampedusa, nel vecchio Centro di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa apre il primo Hot Spot italiano, ma non cambia nulla o quasi. rispetto alle sperimentazioni degli anni passati, quando i migranti venivano trattenuti abbondantemente oltre i termini di legge, senza misura di convalida e senza diritti di difesa. Pesantissima la condizione dei minori stranieri non accompagnati, ma è storia vecchia, ed a farci perdere la memoria non bastano le sceneggiate montate ad arte per mostrare al mondo che sono partite le procedure di rilocazione dei migranti, per adesso eritrei, verso altri paesi europei. Le donne nigeriane recentemente espulse da Roma in Nigeria provenivano proprio dal centro di Lampedusa.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/10/benvenuti-lampedusa.html

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/lampedusa-isola-o-laboratorio.html

https://mediterraneanhope.wordpress.com/2015/10/22/venti-dal-nord-europa/

http://www.askanews.it/cronaca/ricollocati-68-profughi-siriani-e-eritrei-accolti-in-lapponia_711637002.htm

I trattenimenti di polizia nei Centri di prima accoglienza e soccorso, al di fuori dei termini di legge non sono una novità, in Sicilia proseguono da mesi, e nessuno è mai intervenuto, adesso la trasformazione dei CPSA in Hot Spot crea altre cortine fumogene per nascondere la continua violazione dello stato di diritto che avviene all'interno di queste strutture. 

ASGI al Ministero dell’Interno : la natura giuridica degli hotspots va chiarita.
Il Ministero deve far cessare atti illegittimi e provvedere in modo generale a colmare eventuali lacune per prevenire interpretazioni o prassi non conformi alle norme vigenti, evitando una discrezionalità eccessiva, anche impartendo precise direttive o circolari o predisponendo norme regolamentari.


http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/ministero-interno-natura-giuridica-hotspots/ 

 L'unica novità è costituita dall'arrivo degli agenti di Frontex, che, sulla base degli accordi di riammissione e della disponibilità dei voli congiunti di rimpatrio organizzati dall'Agenzia, vigilano sui trasferimenti dei migranti da espellere o da rspingere nel CIE di Ponte Galeria a Roma, come continua a succedere nel caso di decine di giovani donne nigeriane, assai probabilmente a rischio di tratta, che sono deportate senza potere fare valere neppure una richiesta di protezione internazionale o i diritti di ricorso fino ad una sentenza definitiva.

 http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/stati-ue-poco-generosi-frontex-chiede-piu-agenti-in-italia-e-grecia.html

http://it.ibtimes.com/un-barcone-con-560-minori-provenienti-dallegitto-al-largo-delle-coste-italiane-1421755 

Questo succedeva già divesri mesi fa.



STUDIO LEGALE
AVV. ALESSANDRA BALLERINI
16128 Genova – Sal. Salvatore Viale 5/2 sc. Sin.
Tel 010 59.54.200 – Fax 010 86.97.433

Genova, lì 29 aprile 2015

Spettabile
Commissario per i diritti umani
del Consiglio d’Europa


Spettabile
Comitato per la prevenzione della tortura
del Consiglio di Europa (CPT)

via e-mail:cptdoc@coe.it

Spettabile
Alto Commissariato delle Nazioni Unite
per i diritti umani (UNHCHR)

via e-mail:itaro@unhcr.org

Spettabile
Commissione dell’Unione Europea


Spettabile
Comitato Europeo per i diritti sociali


Spettabile
Garante per i detenuti per la Sicilia


Spettabile
Garante per l'Infanzia


Spettabile
Commissione per i Diritti Umani presso il Senato



Oggetto: Trattenimenti msna nei Cpsa di Pozzallo e Lampedusa
            I sottoscritti, Avv. Alessandra Ballerini, Prof. Fulvio Vassallo Paleologo, Cinzia Greco, Dott.ssa Daniela Padoan, Stefano Galieni, Gabriella Guido,Yasmine Accardo,
Impegnati nella difesa dei diritti dei migranti espongono quanto segue, nell'interesse dei cittadini stranieri, già trattenuti presso i Centri di soccorso e prima accoglienza (CSPA) di Contrada Imbriacola a Lampedusa e di Pozzallo a Ragusa.

Presso il CSPA di Lampedusa, alla data del 28 aprile 2015 risultavano esservi circa 70 minori non accompagnati, illegittimamente privati della libertà personale, senza notifica di alcun provvedimento di trattenimento nè convalida giudiziaria.

Presso il CSPA di Pozzallo (Ragusa), alla data del 25 aprile 2015, risultavano invece trattenuti circa 113 cittadini siriani e palestinesi, anch'essi illegittimamente privati della libertà personale da oltre sette giorni, anche in questo caso senza notifica di alcun provvedimento di trattenimento nè convalida giudiziaria
I suddetti stranieri sono detenuti nei centri CSPA – ufficialmente preposti al soccorso ed alla mera accoglienza e non alla detenzione amministrativa - in condizioni disumane e degradanti.
Situazioni analoghe si sono verificate anche in passato e tutte le volte che le relative notizie venivamo divulgate ai mezzi di informazione o che stavano per essere proposte azioni legali, gli stessi stranieri venivano trasferiti in strutture diverse, senza che potessero fare valere la condizione di illegittimo trattenimento da essi subito.
Si tratta di una situazione di trattenimento amministrativo che si verifica in strutture, i Centri di prima accoglienza e soccorso, i quali non sono preposti alla limitazione della libertà personale, a differenza che dei c.d. CIE.
Nei CSPA non si svolgono udienze di convalida, ne è garantito l’accesso di avvocati, né possono accedervi liberamente associazioni diverse da quelle Convenzionate con il ministero dell’interno.
Come già ribadito dall' Associazione Studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) nel comunicato del 18 dicembre 2013, le detenzioni di tal fatta costituiscono “trattamenti inumani e degradanti, vietati dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e costituenti ipotesi di reato che, al di là della qualificazione giuridica, sono emblematici delle condizioni di vita dei Centri di detenzione amministrativa: un motivo in più per chiederne con forza l’immediata chiusura”…... “Non è la prima volta che il CPSA di Lampedusa è al centro delle cronache per le illegalità gravi che ivi si consumano, già nel 2011 – all’epoca delle “primavere arabe” – centinaia di migranti furono trattenuti illegalmente per settimane senza alcun controllo della magistratura e privi di alcuna forma di tutela legale”
Quanto avviene ancora oggi nei centri di prima accoglienza e soccorso, quando il trattenimento amministrativo si protrae oltre le 96 ore, magari allo scopo di ottenere il prelievo delle impronte digitali, corrisponde ad una eclatante violazione dell’art. 13 della Costituzione italiana e delle norme che regolano in Italia il trattenimento amministrativo.
Ciò che continua a registrarsi a Lampedusa ed a Pozzallo confligge in modo palese con il divieto di sottoporre chiunque a trattamenti inumani o degradanti, sancito dall’art. 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dall’art. 7 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dall’art. 16 della Convenzione contro la Tortura ed altre Pene o Trattamenti Crudeli, Inumani o Degradanti, dall’art. 3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali e dall’art. 4 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.
Il Centro di Soccorso e Prima Accoglienza deve, come vuole il nome stesso, essere destinato a prestare soccorso alle persone sbarcate dopo operazioni di soccorso, per poi procedere ad un loro veloce trasferimento verso altri centri a seconda delle esigenze e della posizione giuridica dei singoli individui.
Come ribadito dallo stesso Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in un recente comunicato stampa “il centro è stato realizzato per fornire una prima accoglienza ai migranti e richiedenti asilo soccorsi in mare, in attesa del loro rapido trasferimento - entro 48 ore al massimo - verso appositi centri dislocati su tutto il territorio nazionale, dove i loro casi vengano presi in esame. Senza un adeguato sistema di rapido trasferimento dei migranti fuori dall’isola si verificano costantemente situazioni di grave degrado anche in vista di possibili nuovi arrivi via mare.”
Numerose e concordanti fonti indicano invece come le persone trattenute nei CSPA, siano essere costrette a rimanervi per settimane, se non per tempi ancora più lunghi, senza che venga adottato alcun provvedimento formale nei loro confronti.
In particolare, con riferimento al CSPA di Pozzallo vi sono diverse fonti che documentano come si stia illegittimamente ricorrendo all'uso della forza per costringere i migranti alla identificazione attraverso il prelievo delle impronte digitali.
Come si legge su di un articolo della testata giornalistica online meridionews  (http://meridionews.it/articolo/33243/pozzallo-picchiati-con-la-corrente-elettrica-la-denuncia-dei-migranti-da-4-giorni-nel-cpa/) “Urla, voci di donne, bambini e ragazze. « Ci picchiano con la corrente elettrica». Una denuncia choc che arriva dall'interno del centro di prima accoglienza di Pozzallo. I volti non si vedono, nascosti dalla gabbia creata da alcuni pannelli di compensato. A raccogliere la disperazione di chi si trova in questo momento all'interno del Cpa è stata Nawal Soufi, l'attivista marocchina che da anni è impegnata nell'accoglienza dei migranti, soprattutto siriani e palestinesi, a Catania e nella parte sud orientale della Sicilia
(...)Secondo le testimonianze raccolte un migrante ieri sera sarebbe stato picchiato. L'attivista ha quindi intimato alla polizia di desistere dalle violenze, altrimenti avrebbe richiamato l'attenzione della stampa. All'esterno della struttura era infatti presente anche una troupe della televisione Al Jazeera. «Dopo il caos generato dall'irruzione - racconta Chiara Avesani, giornalista di Torino che accompagnava i colleghi statunitensi dell'emittente del Qatar - abbiamo visto che una ventina di migranti sono stati lasciati andare. Prima di prendere il taxi e andare via ci hanno raccontato di essere stati picchiati. Uno di loro ci ha mostrato una bruciatura sulla schiena che sembrava fresca e ci ha detto che era stata provocata nel Cpsa». Chi è riuscito a scappare ha anche mostrato un volantino in cui, in diverse lingue tra cui l'arabo, veniva spiegato che la polizia era autorizzata a prendere le impronte digitali, anche con la forza”.
Si ricorda come il diritto internazionale dei diritti umani tuteli l’inviolabilità della libertà personale; queste situazioni, invece, contraddicono il principio in esame, sostanziandosi in un regime di detenzione amministrativa attuata al di fuori di qualsiasi presupposto giuridico. Emblematico, a questo proposito, è il caso dei 70 minori non accompagnati presenti nel CSPA di Lampedusa da più di due settimane e dei 113 siriani e palestinesi trattenuti e sottoposti a violenze nel CSPA di Pozzallo.
Si allega il recente documento dell’ASGI sulle modalità di prelievo delle impronte digitali che non possono comprendere forme arbitrarie della libertà personale né il ricorso all’uso della forza, come pure sembrerebbe adombrare la circolare del ministero dell’interno del 26 settembre 2014, nei suoi allegati.
Alcuni migranti trattenuti nelle suddette strutture sono tra l’altro sopravvissuti a gravissimi drammi e necessiterebbero di ben altro trattamento – psicologico in primis – piuttosto che il trattenimento sine die nel centro.”
Questa illegittima detenzione costituisce una palese violazione dell'art. 13 della Costituzione Italiana, oltre che delle norme relative al trattenimento degli stranieri contenute nel Testo Unico n.286 del 1998, e di quanto previsto dalla normativa italiana e dell'unione Europea in materia di protezione internazionale. Tale trattenimento non è giustificato da alcun provvedimento giudiziario o amministrativo e non può essere dunque oggetto di impugnativa davanti ai Tribunali Italiani poichè trattasi di mero comportamento posto in essere da agenti delle forze dell’ordine.

Con riferimento alla normativa italiana in materia di immigrazione, gli artt. 10, 13 e 14 del D.Lgs. 286/98 (e successive modifiche) prevedono che il cittadino straniero possa essere privato della libertà personale con provvedimento amministrativo, unicamente nei casi in cui venga nei suoi confronti adottato un provvedimento di respingimento alla frontiera (art. 10), ovvero un provvedimento di espulsione (art. 13), ovvero un provvedimento di trattenimento presso un centro di permanenza temporanea e assistenza, oggi Cie, (art. 14). Tale ultimo provvedimento può essere adottato unicamente ai fini dell'esecuzione del provvedimento di allontanamento dal territorio italiano. Tali provvedimenti, inoltre, hanno natura di provvedimenti recettizi; essi acquistano dunque efficacia solo dal momento della loro notifica al destinatario e non possono trovare esecuzione prima di tale notifica. I provvedimenti di trattenimento e di accompagnamento alla frontiera dello straniero devono essere inoltre comunicati al Giudice di Pace entro 48 ore dalla sua adozione, e devono essere convalidati dal Giudice entro le successive 48 ore (artt. 13, co. 5 bis e 14, co. 4, D.Lgs. 286/98), pena la perdita di efficacia.

Proprio con riferimento ai provvedimenti di trattenimento presso i CIE e di accompagnamento alla frontiera, la Corte Costituzionale ha più volte chiarito (si vedano in particolare le sentenze 105/01 e 222/04) trattarsi di provvedimenti limitativi della libertà personale, che come tali devono essere assistiti dalle garanzie di cui all' art. 13 della Costituzione, e dunque devono essere sottoposti nei tempi indicati da tale norma al vaglio giurisdizionale. L'art. 21, co. 4, del Regolamento di attuazione del D.Lgs. 286/98 (D.P.R. 394/99, come modificato dal D.P.R. 334/04), prevede che "il trattenimento dello straniero può avvenire unicamente presso i centri di permanenza temporanea individuati ai sensi dell'art. 14, comma 1, del test unico, o presso i luoghi di cura in cui lo stesso è ricoverato per urgenti necessità di soccorso sanitario"; l'art. 23, co. 1, del medesimo regolamento aggiunge che "le attività di accoglienza, assistenza e quelle svolte per le esigenze igienico-sanitarie, connesse al soccorso dello straniero possono essere effettuate anche al di fuori dei centri di cui all'articolo 22 per il tempo strettamente necessario all'avvio della stesso ai predetti centro o all'adozione dei provvedimenti occorrenti per l'erogazione di specifiche forme di assistenza di competenza dello Stato".

Tali disposizioni di fonte regolamentare, dunque, prevedono che la privazione della libertà personale dello straniero nei procedimenti amministrativi relativi al suo allontanamento può avvenire unicamente presso i CIE, mentre al di fuori di tali centri (e dunque anche nei CPSA) possono svolgersi unicamente attività di accoglienza, assistenza e quelle svolte per esigenze igienico sanitarie, ma non può esservi limitazione della libertà personale; in ogni caso, ogni eventuale limitazione della libertà personale deve obbedire ai rigidi criteri imposti dall'art. 13 della Costituzione e dalle disposizioni di legge in materia.

L'art. 20 D.P.R. 394/99, Regolamento di attuazione prescrive peraltro che il decreto di trattenimento sia comunicato all'interessato a mani proprie e sia adottato in forma scritta e motivata, con traduzione in lingua conosciuta, il trattenuto debba essere informato del diritto di essere assistito da un difensore di fiducia o, in difetto, d'ufficio, e che le comunicazioni saranno effettuate presso il difensore; il trattenimento non può essere protratto oltre il tempo strettamente necessario alla rimozione degli ostacoli che si frappongono all'esecuzione dell'espulsione; il trattenuto non ha lo status di detenuto, tant'è che se fugge non commette il reato di evasione, tuttavia è impedito l'esercizio della sua libertà personale, e, se si allontana dal centro la forza pubblica ha il dovere di ripristinare la misura restrittiva. L'art. 21, comma 4, dello stesso Regolamento di attuazione prevede che "il trattenimento dello straniero può avvenire unicamente presso i centri di permanenza temporanea individuati ai sensi dell'art. 14, comma 1, del testo unico, o presso i luoghi di cura in cui lo stesso è ricoverato per urgenti necessità di soccorso sanitario".

Il CPSA di Lampedusa, a Contrada Imbriacola e quello di Pozzallo a Ragusa, rientrano tra quei centri che secondo l'art. 23 sono destinati appunto alle "Attività di prima assistenza e soccorso". Secondo il Regolamento dunque: le attività di accoglienza, assistenza e quelle svolte per le esigenze igienico-sanitarie, connesse al soccorso dello straniero possono essere effettuate anche al di fuori dei centri di cui all'articolo 22 (CIE), per il tempo strettamente necessario all'avvio dello stesso ai predetti centri o all'adozione dei provvedimenti occorrenti per l'erogazione di specifiche forme di assistenza di competenza dello Stato.

La legge prevede inoltre due ipotesi di provvedimenti limitativi della libertà personale adottati dall'autorità di polizia finalizzati all'identificazione del soggetto: l'accompagnamento ed il trattenimento della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e delle persone in grado di riferire circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti, trattenimento che non può superare le dodici ore e deve essere immediatamente comunicato al pubblico ministero, che può ordinare il rilascio della persona accompagnata (art. 349 c.p.p.); l'accompagnamento ed il trattenimento al solo fine dell'identificazione della persona che, richiestone, rifiuti di dichiarare le proprie generalità, ovvero quando ricorrano sufficienti indizi per ritenere la falsità delle sue dichiarazioni sulla propria identità o dei documenti esibiti, trattenimento che non può protrarsi oltre le ventiquattro ore e deve essere immediatamente comunicato al pubblico ministero, che può ordinare il rilascio della persona accompagnata (art. 11 D.L. 59/78, convertito con modificazioni dalla L. 191/78).

L'illegittimo trattenimento dei migranti nel Cpsa di Contrada Imbriacola e nel Cpsa di Pozzallo protrattosi sine die, in assenza di notifica di qualsiasi provvedimento amministrativo e convalida giudiziaria, e le condizioni del trattenimento medesimo, come documentate da immagini che hanno avuto una diffusione a livello internazionale, costituiscono inoltre palese violazione degli artt. 3, 5, 6, 8, 13 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

In base alla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, se l’art. 5 comma 1 lettera f. della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo (CEDU) ammette la detenzione amministrativa “regolare” solo nel caso di una persona “contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione”, occorre tuttavia che la misura limitativa della libertà sia “proporzionata ed adeguata”, e che abbia una durata commisurata all’esigenza di assicurare le misure di allontanamento forzato. L’art. 5.2 della CEDU prevede il diritto di qualsiasi persona arrestata di essere informata al più presto ed in una lingua a lei comprensibile delle ragioni dell’arresto e di ogni accusa a suo carico.

Va quindi riaffermata la obbligatorietà della immediata presenza di un interprete che salvaguardi il diritto alla comprensione linguistica. Secondo la Corte Europea dei diritti dell’uomo, una violazione dall’art. 5 potrà risultare sia da una detenzione amministrativa “non conforme”, che dalla mancanza di un ricorso effettivo. Secondo l’art. 5.4 della CEDU “ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinchè decida entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima”. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione arbitraria “ ha diritto ad una riparazione”.

 Il trattenimento (di soggetti che non hanno commesso reati) e la sua ragionevole durata

La Corte europea considera “normale” che gli Stati, in virtù del loro diritto di controllare l’ingresso e il soggiorno degli stranieri sul proprio territorio, abbiano la facoltà di condurre in luoghi di detenzione i candidati all’immigrazione che hanno sollecitato – con una domanda di asilo o senza quest’ultima – l’autorizzazione ad entrare nel territorio dello Stato. Tuttavia la detenzione di una persona costituisce l’attentato più grave alla libertà individuale e deve sempre essere assoggettata ad un controllo rigoroso. Sussiste altresì la necessità di verificare se la detenzione è stata disposta “secondo vie legali” ai sensi dell’art. 5 § 1. Il giudice europeo ricorda che in materia di “regolarità” della detenzione la Convenzione rinvia essenzialmente alla legislazione nazionale e consacra l’obbligazione di osservarne le norme di procedura e di merito, ma esige la conformità di tutte le privazioni di libertà agli scopi previsti dall’art. 5 per proteggere l’individuo dall’arbitrio delle autorità statali (si v., tra le molte, Bozano c. Francia, sentenza del 18 dicembre 1986, § 54 e Amuur c. Francia, sentenza del 25 giugno 1996, § 50).
L’art. 5 § 1 impone in primo luogo che tutti i provvedimenti di arresto o di detenzione abbiano una base legale in diritto interno (Bozano, cit.). Tuttavia la «regolarità» di diritto interno non rappresenta un elemento decisivo per escludere la violazione della Convenzione, dato che la Corte deve assicurarsi che il diritto interno sia esso stesso conforme a Convenzione, compresi i principi generali espressamente o implicitamente enunciati nella sua giurisprudenza. Sotto questo profilo, la Corte europea ha sottolineato che quando si tratta di una privazione di libertà è particolarmente importante soddisfare il principio generale di sicurezza giuridica. Di conseguenza è essenziale che le condizioni di privazione della libertà, in virtù del diritto interno, siano chiaramente definite e che la legge stessa sia prevedibile nella sua applicazione, in modo da rispondere al criterio di “legalità” fissato dalla Convenzione, secondo il quale la legge deve essere sufficientemente precisa per evitare rischi di applicazioni arbitrarie (si v.Nasrulloyev c. Russia, sentenza del 1° ottobre 2007, ric. n. 656/06, § 71 e Amuur, cit.). Il criterio di legalità fissato dalla Convenzione esige che tutte le leggi siano sufficientemente precise per permettere ai cittadini di prevedere con un grado ragionevole di certezza, secondo le circostanze del caso, le conseguenze discendenti da un determinato comportamento (Shamsa c. Polonia, sentenza del 27 novembre 2003, § 40). La Corte ricorda altresì che secondo la sua giurisprudenza deve sussistere un legame tra il motivo della privazione della libertà da un lato, e dall’altro il luogo e il regime della detenzione (si cfr.Mubilanzila Mayeka et Kaniki Mitunga c. Belgio, sentenza del 12 ottobre 2006, ric. n. 13178/03, § 53).
Piuttosto significativo sotto questo aspetto è il caso Riad e Idiab c. Belgio, sentenza del 24 gennaio 2008 (ricc. nn. 29787/03 e 29810/03)riguardante due cittadini palestinesi residenti in Libano, arrivati senza visto in Belgio, che avevano chiesto asilo politico ma la cui richiesta era stata respinta. Trasferiti in un centro per immigrati illegali, avevano ottenuto una decisione giudiziaria definitiva che li rimetteva in libertà, ma ciononostante erano stati trasferiti nella zona di transito dell’aeroporto di Bruxelles ove erano stati trattenuti per oltre dieci giorni al fine di costringerli ad accettare una partenza spontanea. In seguito, dopo che un provvedimento giudiziario ebbe ingiunto di lasciarli liberi, ricevettero un ordine di allontanamento e furono trattenuti in un centro per immigrati illegali fino al rimpatrio avvenuto dopo altri venti giorni circa. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto violato l’art. 5 CEDU in relazione al trattenimento nella zona transiti dell’aeroporto nonostante l’ordine giudiziario che li rimetteva in libertà: la zona di transito dell’aeroporto, dove i ricorrenti erano stati abbandonati a se stessi, senza accompagnamento umanitario, non costituisce infatti un luogo adatto alla detenzione. La Corte ha considerato che il fatto di detenere una persona nella zona transiti per un periodo indeterminato ed imprevedibile senza una disposizione o una decisione assoggettata a controllo giudiziario, sia in sé contrario al principio di sicurezza giuridica, che è implicitamente riconosciuto dalla Convenzione e che costituisce uno degli elementi fondamentali dello Stato di diritto (si v., mutatis mutandisShamsa, cit., § 58). Quanto al trattenimento nel centro per immigrati illegali, mentre non venivano ancora eseguite le decisioni di rimpatrio, e in spregio alle ordinanze giudiziarie definitive, la Corte lo ha ritenuto anch’esso in violazione dell’art. 5 CEDU. In riferimento alla lamentata violazione dell’art. 3 CEDU il giudice di Strasburgo rileva che la privazione della libertà dei ricorrenti si fondava sul solo fatto di non essere in possesso di un titolo di soggiorno regolare. In tali casi, se gli Stati sono autorizzati a condurre in luoghi di detenzione degli immigrati potenziali, come già si è sottolineato, questo loro potere deve tuttavia essere esercitato in conformità alle disposizioni della Convenzione. La Corte tiene conto della situazione particolare di queste persone nel controllare la conformità a Convenzione delle modalità di esecuzione delle misure di detenzione, in particolare in riferimento all’art. 3 CEDU che proibisce in termini assoluti la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, quali che siano le circostanze o i comportamenti della vittima (v. infra). La zona di transito non è un luogo adatto alla detenzione, poiché essa è destinata all’accoglienza di persone di durata brevissima, ed ha caratteristiche che possono far nascere nei detenuti un sentimento di solitudine: non vi è alcun accesso all’esterno per camminare o fare esercizio fisico, né strutture interne di ristoro, né contatti con il mondo esteriore. Per la Corte è inaccettabile che chiunque possa essere detenuto in condizioni nelle quali vi sia una assenza totale di attenzione ai suoi bisogni essenziali (si v. ancora Riad e Idiab.)
Naturalmente la detenzione deve rispondere alla ratio dell’art. 5, che mira a tutelare l’individuo rispetto all’arbitrio delle autorità statali, e che va al di là della semplice conformità al diritto nazionale, richiedendo anche che quest’ultimo sia conforme alla CEDU. Nella pronuncia in esame la Corte europea ha avuto modo di precisare i criteri in base ai quali deve verificarsi la non arbitrarietà di una misura restrittiva della libertà personale: 1) la detenzione deve essere disposta in buona fede; 2) deve essere strettamente legata allo scopo consistente nell’impedire ad una persona di entrare irregolarmente nel territorio; 3) il luogo e le condizioni della detenzione devono essere appropriati, dato che una simile misura si applica non a soggetti che hanno commesso reati, ma a stranieri che sovente, temendo per la loro vita, fuggono dal loro paese; 4) infine, quanto alla ragionevole durata, la detenzione non può eccedere il tempo necessario a raggiungere lo scopo perseguito. Così se la procedura non è condotta con la dovuta diligenza la detenzione cessa di essere giustificata (Saadi c. Regno Unito, §§ 90 ss.).
Per quanto riguarda invece la violazione dell’art. 3 Cedu va ricordato che esso proibisce in termini assoluti la tortura o pene e trattamenti inumani o degradanti, consacrando uno dei valori fondamentali delle società democratiche. Esso non è soggetto a restrizioni (diversamente da quanto accade per la maggior parte delle disposizioni della Convenzione e dei protocolli n. 1 e n. 4); e non ammette alcuna deroga in virtù dell’art. 15 CEDU, in caso di pericolo pubblico che minaccia la vita della nazione. Ex plurimis si v. Irlanda c. Regno Unito, sentenza dell’8 gennaio 1978, § 163; Chahal, cit., § 79; Selmouni c. Francia, sentenza del 28 luglio 1999, Grande Camera, § 95; Al-Adsani c. Regno Unito, sentenza del 21 novembre 2001, Grande Camera, § 59; Chamaïev e altri c. Géorgie e Russia, sentenza del 12 aprile 2005, § 335.
Il divieto della tortura e di trattamenti inumani e degradanti, in quanto assoluto, quale che sia il comportamento della persona implicata, rende priva di rilevanza la natura della violazione attribuita al ricorrente (in tal senso si v. Indelicato c. Italia, sentenza del 18 ottobre 2001, § 30; Ramirez Sanchez c. Francia, sentenza del 4 luglio 2006, Grande Camera, §§ 115-116).
Secondo la costante giurisprudenza della Corte europea, perché abbia rilievo ai fini dell’applicazione dell’art. 3 CEDU, un maltrattamento deve raggiungere un minimo di gravità. L’apprezzamento di questominimum è relativo, dipende dall’insieme degli elementi della causa, e principalmente dalla durata del trattamento e dai suoi effetti fisici o mentali così come, talvolta, dal sesso, dall’età e dallo stato di salute della vittima (v., tra le altre, Price c. Regno Unito, sentenza del 10 luglio 2001, § 24; Mouisel c. Francia, sentenza del 14 novembre 2002, § 37; Jalloh c. Germania, sentenza dell’11 luglio 2006, Grande Camera, § 67). Al fine di un simile apprezzamento occorre tenere conto che la Convenzione è uno strumento vivente da interpretare alla luce delle condizioni di vita attuali e che il livello crescente di esigenze in materia di protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali implica, parallelamente e ineluttabilmente, una più grande fermezza nell’apprezzare le violazioni ai valori fondamentali delle società democratiche: si v. Mubilanzila Mayeka e Kaniki Mitunga c. Paesi Bassi, sentenza del 12 ottobre 2006, § 48; Saadi c. Italia, cit.

Per capire quando un trattamento possa definirsi inumano o degradante in primo luogo deve accertarsi che la sofferenza o l’umiliazione provocate vadano al di là di quelle che comportano inevitabilmente certe forme di trattamento o di pena legittimi (Labita c. Italia, sentenza del 6 aprile 2000, Grande Camera, § 120). Nel caso Riad e Idiab c. Belgio, sentenza del 24 gennaio 2008, la Corte ha giudicato “inumano” un trattamento per il fatto che era stato applicato con premeditazione per ore, causando lesioni corporali e sofferenze psichiche e mentali. Un trattamento è “degradante” quando la sua natura ispira alla vittima sentimenti di paura, di angoscia e di inferiorità allo scopo di umiliarla e avvilirla (v. Kudla c. Polonia, sentenza del 26 ottobre 2000, Grande Camera, § 92). Tuttavia l’assenza di un tale scopo non esclude in modo definitivo la constatazione di una violazione dell’art. 3 CEDU. Il carattere pubblico della sanzione o del trattamento può costituire un elemento rilevante ed aggravante a tal fine (si v.Raninen c. Finlandia, sentenza del 16 dicembre 1997, § 55). Tuttavia potrebbe essere sufficiente che la vittima risulti umiliata soltanto ai propri occhi, senza che lo sia anche agli occhi altrui (si v. Tyrer c. Regno Unito, sentenza del 25 aprile 1978, § 32 e Erdogan Yagiz c. Turchia, sentenza del 6 marzo 2007 (ric. n. 27473/02), § 37 si veda Lo straniero nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo Quaderno predisposto in occasione dell’incontro trilaterale delle Corti costituzionali italiana, spagnola e portoghese Madrid, 25 - 26 settembre 2008 a cura di Barbara Randazzo).

Da ultimo va citata la sentenza Torreggiani/Italia nella quale la Corte afferma: “La Corte rileva che le misure privative della libertà implicano abitualmente per un detenuto alcuni inconvenienti. Tuttavia, essa ricorda che l’incarcerazione non fa perdere a un detenuto il godimento dei diritti garantiti dalla Convezione. Al contrario, in alcuni casi, la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore protezione in ragione della vulnerabilità della sua situazione e perché essa si trova completamente sotto la responsabilità dello Stato. In questo contesto, l’articolo 3 impone all'autorità un obbligo positivo che consiste nell’assicurarsi che ogni prigioniero sia detenuto in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione della misura non sottopongano l’interessato a una sofferenza di intensità tale che superi il livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione e che, pur rispettando le esigenze pratiche dell’incarcerazione, la salute e il benessere del prigioniero siano assicurate in maniera adeguata (Kudła c. Polonia [GC], no 30210/96, § 94, CEDH 2000-XI ; Norbert Sikorski c. Polonia, precitato § 131).

Tutte le considerazioni di cui sopra valgono a maggior ragione nel caso di specie atteso che i migranti tutti minori non accompagnati si trovano trattenuti nel Cpsa di Contrada Imbriacola in condizioni oggettivamente inumane e degradanti senza alcun provvedimento né norma di legge a giustificazione della loro detenzione da oltre 14 giorni.
Nella medesima decisione la Cedu afferma (§ 48) che "la Convenzione prescrive l'esaurimento solo di quei ricorsi relativi alle disposizioni incriminate, disponibili ed adeguati". Essi devono essere di certa e pratica attuazione. In ogni caso, secondo la Corte (§ 50)..."perchè un sistema di protezione dei diritti dei detenuti garantiti dall'art. 3 della Convenzione sia effettivo, i rimedi preventivi e compensatori devono coesistere in maniera complementare". Pare opportuno ricordare come la Corte abbia costantemente affermato (cfr., ex plurimis, C.edu. Grande Camera, Paksas c/Lituania, 6.1.2011) la possibilità di ottenere la cessazione dell’illecito in caso di violazioni che realizzino una situazione continua, da intendersi quale stato di fatto originato da una condotta statuale, ivi inclusa l’emanazione di una disposizione legislativa che si estenda nel tempo.

E’ opportuno a tale proposito ricordare nuovamente che nel caso di specie i migranti non hanno alcuna possibilità di adire la magistratura italiana perché nessun provvedimento di trattenimento è stato mai loro notificato .
Peraltro nei casi dei minori non accompagnati non risulta essere stato nominato loro un tutore.

L’art. 13 della CEDU afferma il diritto ad un ricorso effettivo, stabilendo che “ ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad una istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”. Il successivo art. 14 della Convenzione afferma il divieto di qualsiasi discriminazione, in particolare di quelle fondate “sulla razza” o “sull’origine nazionale”, rispetto al “godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti” dalla stessa Convenzione.

L’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sancisce il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale Secondo quanto previsto dalla norma “ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente e entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare. A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia”.

In base all’articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea “eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà.

Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui”. L’art. 52.3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea stabilisce che “laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non osta al diritto dell’Unione di concedere una protezione più estesa”.

E’ opportuno ricordare, a tale riguardo, che l’art. 6, par. 1, della versione consolidata del Trattato sull’Unione europea (cfr. GUUE n. C 115 del 9 maggio 2008, p. 19) riconosce «lo stesso valore giuridico dei trattati» ai principi contenuti nel testo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. l'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea vieta trattamenti inumani o degradanti, ai quali si può senz'altro ricondurre come fatto ormai notorio la detenzione a tempo indeterminato, in assenza di provvedimenti formali, subita dai migranti ancora rinchiusi nel centro di primo soccorso ed accoglienza (CSPA) di Lampedusa. Nell’esperienza delle pratiche di respingimento e di detenzione amministrative di molti paesi europei è emersa negli anni la tendenza delle autorità di polizia a considerare gli immigrati "irregolari" che facevano ingresso nel territorio nazionale come se non avessero mai superato il varco di frontiera, trattenendoli per settimane, qualche volta per mesi i situazioni di totale negazione dei diritti fondamentali della persona, al solo fine di facilitare le procedure di allontanamento forzato.
La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato in passato quei paesi che avevano praticato forme diverse di respingimento “sommario” in frontiera, istituendo negli aeroporti delle “zone di transito” specificamente destinate agli immigrati irregolari, che per questa ragione venivano allontanati più rapidamente, senza quelle garanzie di libertà e di difesa, a partire dal diritto ad un ricorso effettivo, che sono riconosciute a tutti gli altri immigrati privi di uno status di soggiorno regolare, comunque presenti nel territorio dello stato, quando sono destinatari di un provvedimento di espulsione. A tal proposito è interessante richiamare la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel caso Amur/Francia del 1996. Si trattava di alcuni cittadini somali fermati nella zona di transito dell’aeroporto di Parigi per circa venti giorni.

La Corte riconosceva “il diritto incontestabile per gli Stati di sorvegliare l’ingresso ed il soggiorno di stranieri nel proprio territorio”. Tuttavia, tale diritto, che corrisponde alla sovranità dello stato, sempre secondo la Corte, deve esercitarsi in conformità della Convenzione e dunque senza violare alcuno dei principi affermati nella stessa CEDU, anche con riferimento al divieto di espulsioni collettive.

Lampedusa e Pozzallo non sono una zona di transito extraterritoriale, né può diventarlo per decreto di un ministro o per un provvedimento dell’autorità giudiziaria, magari neppure notificato e tradotto.

Le persone entrate o soggiornanti irregolarmente nel territorio italiano - tra queste anche i migranti giunti irregolarmente a Lampedusa, o Pozzalo a partire dal momento del loro ingresso in Italia, quando sia limitata la loro libertà personale, devono avere possibilità adeguate di presentare un ricorso effettivo davanti ad un’autorità giudiziaria avverso il provvedimento di trattenimento amministrativo e dunque devono essere comunque trattenute in base ad un provvedimento amministrativo.

Si rammenta infatti quanto disposto dagli articoli 5 e 13 della CEDU e dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che garantiscono il diritto ad un rimedio efficace e ad un giusto processo, oltre naturalmente al principio del controllo giudiziario sulla detenzione, intesa come qualsiasi limitazione della libertà personale.

Il Regolamento Schengen per le frontiere esterne del 2006 ed il regolamento Dublino n.343 del 2003, sullo stato competente a ricevere le domande di asilo, contengono precise garanzie formali per chiunque varchi irregolarmente una frontiera esterna o interna dell’Unione Europea, con particolare riferimento alla forma dei provvedimenti da adottare e delle garanzie accordate a tutti i migranti, quale che sia la loro posizione giuridica..

Tutte queste regole di diritto internazionale, ed adesso di diritto dell’Unione Europea, sono richiamate dal diritto interno, all’art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione n. 286 del 1998 che sancisce, anche con riguardo agli immigrati irregolari, “i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore, e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti”.

Malgrado tutto quanto precede i migranti continuano ad essere illegittimamente trattenuti nel Cpsa di Contrada Imbriacola e di Pozzallo in assenza della notifica di qualsiasi provvedimento amministrativo o giudiziario.

La condizione dei migranti giunti irregolarmente a Lampedusa, sia per le condizioni materiali di accoglienza, che per la mancanza di provvedimenti formali che ne definiscano lo status giuridico, appare qualificabile come un “trattamento inumano e degradante”, vietato dall’art. 3 della CEDU, oltre a costituire una situazione di tensione esasperata che potrebbe produrre gesti di autolesionismo, oltre che tentativi di suicidio, come quello verificatosi nel Centro per richiedenti asilo di Mineo ( Catania) dove un giovane eritreo, in attesa da oltre sette mesi di una risposta sulla sua domanda di asilo, si è impiccato)
Inoltre, si tratta di testimoni e vittime di gravi reati che andrebbero non puniti e rinchiusi ma protetti e tutelati tramite il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, previsto (art. 11, lett. c bis) DPR 394/99) proprio nei casi in cui la presenza dello straniero nel territorio dello Stato sia indispensabile in relazione all’accertamento di gravi reati, esattamente come nel caso in esame oppure con il rilascio di un permesso di soggiorno ex art. 18 testo unico immigrazione.

La scelta di bloccare il trasferimento dei suddetti migranti e dunque di trattenerli presso il CSPA (centro di soccorso e prima accoglienza), di Lampedusa e di Pozzallo ha operato una completa inversione rispetto al funzionamento e alla natura stessa dei centri, che sarebbe invece quella di attuare un servizio di prima accoglienza e soccorso delle persone salvate in mare, con successivo quasi immediato trasferimento presso altri centri di accoglienza.

Numerosi rapporti, basati su visite e documenti inconfutabili, come nel caso della Commissione De Mistura nel 2007, e da ultimo le denunce di Amnesty International, hanno evidenziato come assai spesso gli stranieri vengano trattenuti presso gli attuali centri di prima accoglienza per periodi di tempo considerevolmente lunghi, variabili da alcuni giorni fino a settimane o mesi, senza che la normativa definisca con chiarezza e tassatività i diritti degli stranieri presenti e senza che tale situazione di effettiva limitazione della libertà personale sia sottoposta ad alcun controllo giurisdizionale. Va sottolineato che tale situazione, non conforme alla legislazione italiana in materia di provvedimenti limitativi della libertà, e che si configura come una violazione dell’articolo 13 della Costituzione italiana e dell’art. 5 comma 1 della Convenzione Europea dei diritti Umani (CEDU), è stata recentemente oggetto di critiche da parte di tutti i diversi soggetti politici o agenzie umanitarie che hanno visitato i centri di prima accoglienza in Sicilia e quello di Lampedusa in particolare.

L’art. 13 della Costituzione italiana stabilisce comunque che “in casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, s’intendono revocati e restano privi di ogni effetto . Va anche ricordato che l’art. 13 della Costituzione stabilisce che. “contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa. Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

Si deve a tale riguardo rilevare come la possibilità di un ricorso giurisdizionale contro il trattenimento de facto sia una mera possibilità teorica, mancando un provvedimento formale da impugnare. L’art. 21 comma 4 del Regolamento di attuazione n.394 del 1998, ribadisce che “il trattenimento dello straniero può avvenire unicamente presso i centri di permanenza temporanea (oggi CIE) individuati ai sensi dell’art.14 ( del Testo Unico), o presso i luoghi di cura in cui lo stesso è ricoverato per urgenti necessità di soccorso sanitario”.

Quanto osservato assume particolare rilievo nel caso dei migranti trattenuti per settimane senza alcuna notifica di nessun provvedimento nel Cpsa di Lampedusa né in quello di Pozzallo.

Viene attuata da settimane quindi una limitazione della libertà personale da parte dell’autorità amministrativa , in netto contrasto anche con i brevi termini ed il carattere di “straordinarietà ed urgenza” previsti dall’art. 13 della stessa Costituzione italiana. Neppure alcuna eventuale esigenza di indagine, potrebbe giustificare forme di trattenimento informale prive di provvedimenti regolarmente notificati ed impugnabili che ne costituiscano fondamento e base legale.

L’art. 13 della Costituzione prevede che: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto”.
L'art. 13 della Costituzione, nel prevedere l'inviolabilità della libertà personale, sancisce che non è ammessa alcuna forma di restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autoritàgiudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge; al comma 3 prevede inoltre che l'autorità di pubblica possa adottare provvedimenti provvisori solo nei caso di necessità e urgenza indicati tassativamente dalla legge, e comunque comunicando entro 48 ore il provvedimento all'autorità giudiziaria, che dovrà convalidarli entro le 48 ore successive, pena la revoca e la privazione di ogni efficacia del provvedimento.
Il Regolamento di attuazione n.394 del 1999, come detto, assume grande importanza in materia anche perché consente di individuare i cd. CPSA, come quello di Lampedusa, a Contrada Imbriacola, quei centri che secondo l'art. 23 sono destinati appunto alle "Attività di prima assistenza e soccorso"). Secondo il Regolamento dunque: le attività di accoglienza, assistenza e quelle svolte per le esigenze igienico-sanitarie, connesse al soccorso dello straniero possono essere effettuate anche al di fuori dei centri di cui all'articolo 22 ( CIE), per il tempo strettamente necessario all'avvio dello stesso ai predetti centri o all'adozione dei provvedimenti occorrenti per l'erogazione di specifiche forme di assistenza di competenza dello Stato.
Tali disposizioni di fonte regolamentare, dunque, in ossequio alla legge - né potrebbe essere altrimenti, stante la riserva assoluta prevista dall'art. 13 della Costituzione - prevedono che la privazione della libertà personale dello straniero nei procedimenti amministrativi relativi al suo allontanamento può avvenire unicamente presso i CPT, mentre al di fuori di tali centri (e dunque anche nei CPA) possono svolgersi unicamente attività di accoglienza, assistenza e quelle svolte per esigenze igienico sanitarie, ma non può esservi limitazione della libertà personale; in ogni caso ogni eventuale limitazione della libertà personale deve obbedire ai rigidi criteri imposti dall'art. 13 della Costituzione e dalle disposizioni di legge in materia.
Ai sensi della normativa italiana in materia di immigrazione (T.U. Immigrazione D.L.vo 286/98 e successive modifiche art.19) il minore straniero migrante non può essere espulso e deve, anzi, essere accolto e protetto.
Tale protezione si deve tradurre nel suo pronto trasferimento, entro 48 ore dall’arrivo, in strutture di accoglienza adeguate a rispondere alle specifiche esigenze di cura, educazione e protezione che un minore, per sua natura, presenta.
A Lampedusa, quindi, i minori dovrebbero essere ‘accolti’ e non ‘rinchiusi’ nei Centri (ex Base Loran e CSPA di Contrada Imbriacola) solo per il tempo strettamente necessario a prestare loro le primissime cure ‘post sbarco’ e a completare la loro identificazione.
Il minore straniero non accompagnato, secondo la legge italiana, infatti, deve essere immediatamente segnalato a una serie di autorità titolate a incaricarsi della sua protezione, sotto vari profili, ossia:
                  Giudice tutelare
                  Tribunale dei minori
                  Comitato minori stranieri, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
                  Comune (Sindaco)
La detenzione di un minore migrante è vietata dal nostro ordinamento nonché dalla Convenzione di New York sui diritti del Fanciullo.
In particolare l'articolo 37 della suddetta Convenzione prevede”: “Gli Stati parti vigilano affinché:
a) nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Né
la pena capitale né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati
per reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni;
b) nessun fanciullo sia privato di libertà in maniera illegale o arbitraria. L’arresto, la detenzione o
l’imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire
un provvedimento di ultima risorsa ed avere la durata più breve possibile;
c) ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della
persona umana ed in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età. In particolare, ogni fanciullo privato di libertà sarà separato dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile di non farlo nell’interesse preminente del fanciullo, ed egli avrà diritto di rimanere in
contatto con la sua famiglia per mezzo di corrispondenza e di visite, tranne che in circostanze eccezionali;
d) i fanciulli privati di libertà abbiano diritto ad avere rapidamente accesso ad un’assistenza giuridica o ad ogni altra assistenza adeguata, nonché il diritto di contestare la legalità della loro privazione di libertà dinnanzi un Tribunale o altra autorità competente, indipendente ed imparziale, e che una decisione sollecita sia adottata in materia.
Non solo. L'articolo 39 della suddetta Convenzione prevede che: “Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per agevolare il riadattamento fisico e psicologico ed il reinserimento sociale di ogni fanciullo vittima di ogni forma di negligenza, di sfruttamento o di maltrattamenti; di torture o di ogni altra forma di pene o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti, o di un conflitto armato. Tale riadattamento e tale reinserimento devono svolgersi in condizioni tali da favorire la salute, il rispetto della propria persona e la dignità del fanciullo.”
La Convenzione Europea per i diritti dell'Uomo prevede espressamente: “Articolo 3- Divieto della tortura. Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.
Articolo 5- Diritto alla libertà ed alla sicurezza. 1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà, salvo che nei casi seguenti e nei modi prescritti dalla legge:
a. se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un tribunale competente;
b. se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento emesso, conformemente alla legge, da un tribunale o per garantire l'esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge;
c. se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all'autorità giudiziaria competente, quando vi sono ragioni plausibili per sospettare che egli abbia commesso un reato o vi sono motivi fondati per ritenere che sia necessario impedirgli di commettere un reato o di fuggire dopo averlo commesso;
d. se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa per sorvegliare la sua educazione o della sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi all'autorità competente;
e. se si tratta della detenzione regolare di una persona suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo;
f. se si tratta dell'arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di entrare irregolarmente nel territorio, o di una persona contro la quale è in corso un procedimento d'espulsione o d'estradizione.
2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell'arresto e di ogni accusa elevata a suo carico.
3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle condizioni previste dal paragrafo 1 (c) del presente articolo, deve essere tradotta al più presto dinanzi ad un giudice o ad un altro magistrato autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere giudicata entro un termine ragionevole o di essere messa in libertà durante la procedura. La scarcerazione può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona all'udienza.
4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha il diritto di presentare un ricorso ad un tribunale, affinché decida entro breve termine sulla legittimità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegittima.
5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione ad une delle disposizioni di questo articolo ha diritto ad una riparazione.
Articolo 6- Diritto ad un processo equo. 1. Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale deciderà sia delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che le venga rivolta. La sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l'accesso alla sala d'udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell'interesse della morale, dell'ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità puó pregiudicare gli interessi della giustizia.
2. Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.
3. In particolare, ogni accusato ha diritto a :
a. essere informato, nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in un modo dettagliato, della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico;
b. disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa;
c. difendersi personalmente o avere l'assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d'ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia;
d. esaminare o far esaminare i testimoni a carico ed ottenere la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico nelle stesse condizioni dei testimoni a carico;
e. farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua usata all'udienza.
Articolo 8- Diritto al rispetto della vita privata e familiare. 1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.”
Va ricordato che le norme della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, hanno valore precettivo, secondo l’interpretazione che e ha dato la Suprema corte (cfr Cass. Sez. Unite 8 maggio 1989 n. 15) nel senso che esse sono di “immediata applicazione nel nostro paese e vanno concretamente valutate nella loro incidenza sul più ampio complesso normativo che si è venuto a determinare in conseguenza del loro inserimento nell’ordinamento italiano”
Già in precedenza, del resto, la Corte di giustizia delle comunità europee aveva riconosciuto alle disposizioni della CEDU la natura di principi generali dell’ordinamento comunitario, chiarendo che di tali principi avrebbero dovuto tenere conto anche i giudici nazionali, indipendentemente dalla sussistenza delle condizioni per adire la Corte europea dei diritti dell’uomo (sent. 14 maggio 1974, Noldo; sent. 13 dicembre 1979, Hauer). Alla comunitarizzazione della normativa CEDU non può quindi che conseguire, in virtù del disposto dell’art. 10 Cost., una prevalenza delle disposizioni della Convenzione stessa sulle disposizioni della legislazione nazionale, anche posteriore. Le disposizioni della CEDU devono, inoltre, in ogni caso essere assunte quale criterio interpretativo ogniqualvolta l’applicazione di una disposizione della legge nazionale possa interferire nell’esercizio di un diritto sancito nella Convenzione stessa.
Qualsivoglia limitazione della libertà personale deve dunque, secondo il nostro ordinamento, essere sempre supportata da una convalida dell’autorità giudiziaria.
Si è già ricordato come il provvedimento con cui il questore dispone il trattenimento dello straniero presso un centro di permanenza temporanea e assistenza debba essere comunicato all'interessato unitamente al provvedimento di espulsione o di respingimento. La comunicazione, effettuata mediante consegna a mani proprie o notificazione dei provvedimenti, deve avvenire con modalità tali da assicurare la riservatezza del contenuto degli atti (art. 3, comma 3 Regolamento di attuazione). Se lo straniero non comprende la lingua italiana, detti provvedimenti devono essere tradotti in una lingua a lui comprensibile e ove ciò non sia possibile, in una lingua scelta tra l'inglese, il francese o lo spagnolo a seconda della preferenza indicata dall'interessato. La traduzione può non essere letterale e contenere solo una sintesi del contenuto degli atti. Poiché raramente sono fornite traduzioni dei provvedimenti in lingua araba, albanese o rumena, le comunicazioni degli atti agli stranieri avvengono per lo più nelle tre lingue europee che la legge indica in via subordinata.
Con la medesima comunicazione lo straniero è informato del diritto di essere assistito nel procedimento di convalida del decreto di trattenimento da un difensore di fiducia, con ammissione, ricorrendone le condizioni, al gratuito patrocinio a spese dello Stato. Allo straniero è dato altresì avviso che in mancanza di un difensore di fiducia, sarà assistito da un difensore d'ufficio, e che le comunicazioni dei successivi provvedimenti giurisdizionali saranno effettuate con avviso di cancelleria al difensore nominato o a quello incaricato d'ufficio (art. 20 comma 2 Regolamento di attuazione). Se nel verbale di notifica del decreto di trattenimento non risulta la facoltà di nominare un difensore di fiducia che assista lo straniero nel procedimento di convalida, o tale avviso non è stato tradotto in una lingua conosciuta all'espulso o in una delle tre lingue europee che la legge indica in via subordinata, il giudice, nel procedimento in camera di consiglio, non può convalidare la misura del trattenimento emessa dal questore.
La Corte costituzionale, con ordinanza del 22 novembre 2001 n. 385, dichiarava:
                  la manifesta inammissibilità della censura rivolta nei confronti dell'art. 20 del Regolamento "trattandosi di disposizione contenuta in un atto privo del requisito della forza di legge";
                  la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 comma 3 del T.U. sollevata in riferimento all'art. 24 della Costituzione.
Secondo la Corte nel procedimento di convalida del trattenimento l'effettività del diritto di difesa non è compromessa, "potendo comunque lo straniero, fin dall'inizio del trattenimento nel centro, ricevere visitatori provenienti dall'esterno e in particolare il difensore che abbia eventualmente scelto ed essendogli altresì garantita libertà di corrispondenza, anche telefonica (art. 21, commi 1 e 3, del D.P.R. n. 394 del 1999)".
La limitazione della libertà di ricevere visite dall'esterno, come la privazione della libertà di comunicare telefonicamente con l'esterno, effetto delle più recenti circolari adottate dal Ministero dell'interno, incidono dunque sul corretto esercizio dei diritti di difesa comunque riconosciuti anche agli immigrati irregolari trattenuti nei centri di detenzione amministrativa, al di là della loro mutevole denominazione. Una prassi applicativa che, se giungesse all'esame della Corte Costituzionale, dovrebbe fare propendere i giudici per una sentenza di incostituzionalità e non per una sentenza di interpretazione conforme
In nessun caso, però, i trattenimenti delle centinaia di migranti minori ristretti nei Cpsa a Lampedusa sono stati supportati da provvedimenti di trattenimento amministrativo adottati dal Questore di Agrigento (né di nessun'altra questura), né risultano casi di convalide di detti trattenimenti.
Inoltre i diversi minori sono stati trattenuti in promiscuità con adulti almeno fino al 24 aprile scorso data nella quale venivano trasferiti fuori dall'isola gli ultimi adulti presenti nel Cpsa di Contrada Imbriacola
Ne consegue, pertanto, che il solo fatto di registrare la presenza migranti, a maggior ragione di minori ‘accolti’ sia al Cpsa di Pozzallo sia al CSPA di Contrada Imbriacola oltre le 48 ore di cui sopra (tempo minimo necessario alle attività di primo soccorso) è, di per sé, una violazione della tutela prevista dal nostro ordinamento.
Ciò posto, gli esponenti hanno registrato una permanenza dei minori sull’isola di Lampedusa superiore alle due settimane.
I minori migranti non accompagnati approdati in Italia dovrebbero essere immediatamente segnalati alle autorità competenti e sottoposti a tutela e trasferiti in comunità protette in cui si renda possibile un percorso di integrazione sociale e l’accesso a tutta una serie di servizi di base: cure mediche, assistenza psicologica, assistenza legale, educazione informale e formale.
Nella Nota del Commissario Gabrielli del 7 maggio 2011, “si evidenzia che i minori stranieri non accompagnati - minori che si trovano in Italia privi dei genitori o di altri a dulti legalmente responsabili della loro assistenza o rappresentanza - anche se entrati clandestinamente in Italia, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ove è peraltro previsto che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente conto del "superiore interesse del minore... ai sensi della normativa vigente le forze di Polizia che registrano la presenza sul territorio nazionale di un minore straniero non accompagnato, sono tenute, previa identificazione e foto segnalamento, se il minore dichiara una età superiore ai 14 anni, a:
                  darne comunicazione alla competente autorità giudiziaria;
                  al collocamento in luogo sicuro del minore che si trovi in stato di abbandono;
                  ad informare il Comitato per i minori stranieri di cui all’art. 33 del d.lgs. 286 del 1998.”
Questa procedura non è stata assolutamente rispettata nel caso di specie non essendo i minori per tutto il tempo del loro trattenimento a Lampedusa mai stati sottoposti a tutela né presi in carico da nessuna delle autorità sopra menzionate.
Nel caso di specie infatti numerosi cittadini stranieri E TRA QUESTI ANCHE MINORI NON ACCOMPAGNATI ospitati presso il CPSA di Contrada Imbriacola ed il Cpsa di Pozzallo si sono trovati in unacondizione di limitazione della libertà personale (essendogli inibita l'uscita dal centro ed essendo a tal fine sottoposti a sorveglianza), senza che nei loro confronti sia stato adottato e notificato alcuno dei provvedimenti limitativi della libertà personale previsti dal D.Lgs. 286/98, e senza che il provvedimento sia stato sottoposto nei tempi di cui all'art. 13 Costituzione al vaglio giurisdizionale; né potrebbero nel caso in esame trovare applicazione le richiamate disposizioni in materia di fermo per identificazione, essendo ampiamente decorsi i termini di trattenimento indicati dalle norme indicate. In particolare per i minori non accompagnati non si sono disposte le procedure necessarie ed obbligatorie per legge, per l'apertura della tutela, con i conseguenti tempestivi avvisi al giudice tutelare ed alla procura del tribunale dei minori.

Appare di tutta evidenza come non si possa lasciare un MNA senza provvedimenti formali che gli assegnino un tutore, per il rischio, (che a qualcuno appare forse come una opportunità per l'adozione di provvedimenti di allontanamento forzato) che lo stesso minore possa compiere nelle more il diciottesimo anno di età e per i tutti gli evidenti e ben più gravi rischi circa l'incolumità ed il possibile traffico di minori.
Se nel nostro ordinamento esistono norme precise che consentono di legalizzare la presenza dei MNA, come l'affidamento disposto dal giudice tutelare, non si può consentire che gli stesi minori vengano abbandonati a loro stessi in una situazione di limitazione totale della libertà personale, con il rischio da un lato che in assenza di un provvedimento formale di affidamento e del rilascio di un permesso di soggiorno appena conseguita la maggiore età possano essere espulsi, e dall'altro che in assenza di una tutela e di una presa in carico di qualsiasi istituzione questi minori di fatto abbandonati dallo Stato e dunque invisibili vengano “fatti sparire” assorbiti in circuiti di assoluta illegalità.
La sentenza della Corte Costituzionale n. 222/2004 la quale, come è noto, ha dichiarato illegittimo costituzionalmente l’art. 13 comma 5 bis ed ha con ciò reso di fatto illegittimi gli accompagnamenti di stranieri senza previa convalida dell’accompagnamento in contraddittorio alla presenza dello straniero e del suo difensore, convalida che peraltro nel caso di specie non è avvenuta.
Giova da ultimo richiamare alcuni passaggi della risoluzione del Parlamento Euorpeo del 12 settembre 2013 totalmente disattesi nel caso di specie:
Raccomandazioni generali
1.rammenta che un minore non accompagnato è innanzitutto un bambino potenzialmente a rischio e che la protezione dei bambini, e non le politiche dell’immigrazione, deve essere il principio guida degli Stati membri e dell'Unione europea a tal riguardo, rispettando il principio di base dell'interesse superiore del bambino; ricorda che per bambino e di conseguenza per minore si intende qualsiasi persona, senza alcuna eccezione, che non abbia ancora completato il diciottesimo anno di vita; rileva che i minori non accompagnati, in particolare le giovani, sono due volte più suscettibili di essere confrontati con difficoltà e problemi rispetto agli altri minori; osserva che essi sono particolarmente vulnerabili, nella misura in cui essi hanno le stesse esigenze degli altri minori e rifugiati con cui condividono esperienze analoghe; sottolinea che le ragazze e le donne sono particolarmente vulnerabili alle violazioni dei loro diritti nel corso del processo migratorio e che le ragazze non accompagnate sono particolarmente a rischio in quanto sono spesso il principale oggetto dello sfruttamento sessuale, degli abusi e della violenza; rammenta che nell'UE i minori non accompagnati sono spesso trattati dalle autorità come delinquenti che hanno violato le leggi sull'immigrazione, anziché come individui con diritti in funzione dell'età e delle circostanze particolari;
2.rammenta inoltre che l'interesse superiore del minore, quale sancito nei testi e nella giurisprudenza, deve essere considerato preminente, in qualsiasi azione intrapresa nei suoi confronti, sia da autorità pubbliche, sia da istituzioni private; invita la Commissione a favorire la corretta applicazione delle disposizioni legislative dell'UE sull'interesse superiore del bambino e a proporre orientamenti strategici, basati sulle prassi migliori, la giurisprudenza e il commento generale n. 6 (2005) del Comitato dell'ONU sui diritti del fanciullo, sul trattamento dei bambini non accompagnati o separati dalle loro famiglie, fuori dal loro paese di origine, e di valutare, sulla base di una serie di indici e criteri, quale sia l'interesse superiore del bambino; invita la Commissione ad attuare le misure legislative e non legislative volte ad assicurare un'adeguata protezione dei bambini e dei minori non accompagnati, intese, in particolare, a migliorare i metodi per trovare soluzioni sostenibili;
3. condanna fermamente le carenze esistenti in materia di protezione dei minori non accompagnati nell'Unione europea e denuncia le condizioni di accoglienza, spesso deplorabili, dei minori nonché le numerose violazioni dei loro diritti fondamentali in taluni Stati membri;
18. esorta gli Stati membri, al fine di garantire coerenza e di uniformare le norme in materia di protezione dei minori non accompagnati all'interno dell'UE, ad assicurare ai minori non accompagnati, indipendentemente dal loro status e alle stesse condizioni dei bambini cittadini del paese ospitante:
  
un accesso a un alloggio appropriato: l'alloggio deve sempre includere condizioni sanitarie adeguate; l'alloggio «in un centro» non deve mai essere in un centro chiuso e nei primi giorni deve essere in un centro specializzato nell'accoglienza dei minori non accompagnati; questa prima fase deve essere seguita da una sistemazione più stabile; i minori non accompagnati devono sempre essere separati dagli adulti; il centro deve essere adeguato alle esigenze dei minori e disporre di attrezzature adeguate; l'alloggio presso famiglie ospitanti e in «unità di vita» e l'alloggio comune con familiari minorenni o altre persone minorenni di riferimento devono essere sostenuti quando sono adeguati e voluti dal minore;
  
materiale adeguato, supporto legale e psicologico, che devono essere forniti dal momento in cui i bambini sono riconosciuti come minori non accompagnati;
  
il diritto all'istruzione, alla formazione professionale nonché a un sostegno socio educativo e l'immediato accesso ad essi; la frequenza scolastica nello Stato di accoglienza deve essere consentita tempestivamente; a titolo integrativo, subito dopo il loro ingresso nel territorio nazionale di uno Stato membro, i minori non accompagnati devono ottenere accesso gratuito a corsi di lingua, e segnatamente nella rispettiva lingua nazionale; gli Stati membri devono agevolare il riconoscimento degli studi precedentemente seguiti dai minori al fine di consentire loro di accedere a un'istruzione complementare in Europa;
  
il diritto alla salute e l'accesso a cure mediche di base adeguate; gli Stati membri devono altresì garantire l'accesso gratuito a servizi sanitari di base adeguati e inoltre assicurare un'assistenza medica e psicologica adeguata ai minori che siano stati vittime di torture, abusi sessuali o altre forme di violenza; gli Stati membri devono inoltre fornire, se del caso, un'assistenza speciale (ad esempio, l'accesso ai servizi di riabilitazione) per i minori che abbiano subito qualsiasi forma di abuso, sfruttamento, tortura, trattamento crudele, disumano o degradante o che abbiano sofferto gli effetti di un conflitto armato;
  
l'accesso all'informazione e all'utilizzo dei media (radio, TV, Internet) per soddisfare le proprie esigenze di comunicazione;
  
il diritto al riposo e al tempo libero, nonché il diritto al gioco e alle attività ricreative;
  
il diritto di ciascun minore non accompagnato alla valorizzazione e all'ulteriore sviluppo della propria identità e dei propri valori culturali, ivi compresa la propria lingua madre;
  
il diritto di manifestare e di praticare la propria religione;”

L'accoglienza o meglio la detenzione che viene riservata ai minori non accompganati è così inumana che induce il Prefetto Morcone ad ammettere: "Nel 2014 abbiamo accolto oltre 14mila minori in un modo che mi fa vergognare di essere italiano.... Il problema -ha sottolineato il capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno, Mario Morcone, in occasione dell'audizione davanti al Comitato Schengen, presieduto da Laura Ravetto (Fi), nell'ambito dell'indagine «conoscitiva sui flussi migratori in Europa attraverso l'Italia, nella prospettiva della riforma del sistema europeo comune d'asilo e della revisione dei modelli di accoglienza»- non è la fuga, il 90% ha tra i 15 ed i 18 anni, qualcuno forse ha anche la maggiore età. Il tema vero è la modalità di accoglienza, fatta in modo approssimativo, dando spazio a chi non lo faceva per passione. I minori sono stati disseminati soprattutto al Sud spesso in condizioni non adeguate”.
Giusto il 28 aprile 2015, sull'agenzia di Redattore Sociale, si legge: “E’ una situazione paradossale, gli adulti vengono trasferiti mentre i minori no. E restano in queste strutture del tutto inadeguate per settimane o mesi. A Lampedusa ce ne sono alcuni che sono lì dall’inizio dell’anno”. A denunciare la condizione critica di alcuni dei minori non accompagnati sbarcati sulle nostre coste è Michele Prosperi, portavoce di Save the Children, che in questi giorni è in Sicilia per monitorare la situazione degli arrivi. Con l’ultimo sbarco di ieri a Taranto, secondo i dati dell’organizzazione, sono in tutto 25.837 i migranti arrivati in Italia dall’inizio dell’anno, di questi 2.258 sono minori, 1530 quelli non accompagnati. “Le condizioni dell’accoglienza per i minori sono inadeguate – spiega Prosperi ­. In particolare per i non accompagnati c’è una grossa difficoltà ad individuare posti nelle comunità. E il paradosso è che vengono prima trasferiti gli adulti, e loro trovano accoglienza per ultimi”. Il problema secondo il portavoce di Save the Children è dovuto ai ritardi nell’attivazione delle nuove strutture identificate dal ministero, che per ora sono ancora parzialmente utilizzate. “L’altro problema – aggiunge – è che molte comunità per minori non mettono a disposizione i posti per paura di non avere poi la copertura finanziaria. Insomma, i posti in teoria ci sarebbero ma è difficile attivarli. I minori non accompagnanti hanno bisogno di un’accoglienza che rispetti alcuni standard precisi e per questo per loro si creano le maggiori difficoltà. Speriamo che vengano attivati in fretta i nuovi posti annunciati dal ministero dell’Interno. Per ora la situazione è molto critica”.
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Alla luce di quanto sopra esposto
chiediamo
se siano ravvisabili nei fatti sopra esposti violazioni di legge e fattispecie di reato
In particolare si domanda di:
1.Accertare se i cittadini stranieri (ovvero alcuni dei cittadini stranieri) ed in particolare i minori ospitati presso il CPSA di Contrada Imbriacola e presso il Cpsa di Pozzallo si siano trovati in una condizione di limitazione della libertà personale; operare tale accertamento anche con riferimento a persone che siano già state trasferite, al momento della verifica, in altre strutture di accoglienza.
2. Accertare se nei loro confronti siano stati adottati e notificati provvedimenti amministrativi -e quali -che giustifichino tale privazione d'urgenza della libertà personale da parte delle autorità di polizia;
3. Accertare se tale privazione della libertà personale sia stata convalidata dalla competente autorità giudiziaria nei termini imposti dalla vigente normativa;
4. Accertare se la presenza all'interno del Cpsa di Contrada Imbriacola a Lampedusa di minori stranieri non accompagnati, sia stata immediatamente segnalata, così come previsto dalla normativa italiana, alle autorità titolate a incaricarsi della sua protezione, sotto vari profili, ossia: al Giudice tutelare al Tribunale dei minori, al direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione minori stranieri, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed al Comune (nella persona del Sindaco) e quali provvedimenti queste autorità abbiano eventualmente assunto nei confronti dei minori non accompagnati;
5. Accertare se i minori non accompagnati trattenuti nei Centri di Lampedusa siano stati ospitati in condizioni igienico-sanitarie inadeguate ed in condizioni di promiscuità con adulti, o tra maschi adulti e femmine minori;
6. Verificare se sia consentito trattenere per identificazione cittadini stranieri anche minorenni oltre le ventiquattrore previste dall’art. 11 D.L. 59/1978;
7. Verificare se siano stati accompagnati fuori dall’Italia alcuni dei cittadini stranieri trattenuti nel Cpsa di Contrada Imbriacola e presso il Cpsa di Pozzallo ed in base a quale provvedimento.;
8. Verificare se sia consentito trattenere in una condizione di totale privazione della libertà personale, come quella verificabile sia nel CPSA di Imbriacola, che nella ex base Loran di Lampedusa, strutture dallo stato giuridico ancora incerto, anche sulla base delle discordanti previsioni contenute nei documenti ministeriali, i cittadini stranieri minori anche oltre il termine di 48 ore senza preventiva udienza di convalida;
9. Verificare se sia possibile trattenere gli stranieri ed in particolare i minorenni privati della libertà personale in un Cpsa o in un Cie in mancanza di un provvedimento amministrativo di espulsione e di trattenimento ed in mancanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 13 Costituzione;
10. Verificare se cittadini stranieri possano essere trattenuti pur in assenza di un decreto di espulsione in violazione del disposto di cui all’art. 14 d.l. 286/98;
11. Verificare se sia consentito non permettere agli stranieri seppure minorenni, trattenuti presso Cpsa o presso Cie in assenza di convalida giudiziaria, di uscire dai centri;
12. Verificare se sia consentito omettere di dare qualunque informazione seppure formalmente richiesta dal difensore di fiducia riguardo le sorti anche giuridiche di cittadini stranieri anche minori trasferiti verso destinazioni sconosciute impedendo di fatto all'avvocato di fiducia di svolgere l'esercizio del diritto di difesa.

Eppure non mancherebbro le ragioni per offrire una diversa accoglienza ai minori non accompagnati ed alle potenziali vittime di tratta, e comunque a tutti i migranti che fuggono da torture ed abusi di ogni genere, subiti quotidianamente in Libia e negli altri paesi di transito.

http://www.lastampa.it/2015/10/22/esteri/allarme-sulla-tratta-dei-migranti-bambini-dallegitto-allitalia-venduti-ai-criminali-sIN4Ti2LaCSj9asHgWRFYJ/pagina.html 

http://www.radioradicale.it/scheda/456157/donne-migranti-vittime-di-tratta-la-puntata-di-fai-notizia 


  Draft Council Conclusions on the EU Horn of Africa Regional Action Plan 2015-2020 (28 pages, LIMITE doc no: 13200-15,pdf)
""[T]hree issues affecting EU interests in the region have gained particular salience: the influence of the wider region on the Horn of Africa, violent extremism and migration and forced displacement....
"The high number of people in the region who are willing to migrate is by far larger than the limited possibilities of legal avenues for migration, be it within the region or outside. Lack of opportunities for legal migration or complex and expensive procedures mean that many migrants feel that they have no other option than to use irregular channels."
Valletta Summit Action Plan - Working Draft Three (Limite doc no: 12560-rev-2-15, pdf):
There are five main headings:
1. Development benefits of migration and addressing root causes
This heading includes: "Strengthen capacities of public administration in security and rule of law as well as improve border management," and: "Foster police and judicial cooperation between origin, transit and destination countries."
2. Legal migration and mobility
This includes: "Create positive synergies between negotiations on visa facilitation/readmission and other areas."
3. International protection and asylum
Includes "strengthen capacities of countries of transit, first asylum and destination," and: "Establish centres for potential asylum seekers where, after pre-screening, they could benefit from safe and legal ways to the EU for further asylum procedure or adequate information and assistance for their return to their respective countries of origin in compliance with relevant national legislation, international refugee and human rights law."
4. Prevention of and fight against migrant smuggling and human trafficking
Including: "Provide capacity building and financing for investments in improved integrated border management systems at regional and national level," under which comes: "Support to national capabilities to control land, sea and air borders as well as maritime surveillance capabilities for the purpose of prevention of irregular migration, cross-border crime as well as enhanced search and rescue (as well as protection of critical infrastructure, environment and fishery control)."
5. Making progress on return arrangements and readmission agreements
"Develop practical arrangements and bilateral dialogues on implementation of returns with regard, in particular, to identification and issuance of travel documents";
"Strengthen the capacity of countries of origin to respond in a timely manner to readmission applications..."
"Conclusion of ongoing negotiations and launching of new readmission agreements"
Pilot projects on return, which could include: "Providing comprehensive and developmental packages for safe return and reintegration, whereby a partner country commits to cooperate closely with the EU on return and readmission, and receives support for the individual reintegration of its own nationals, possible visa facilitation and a tailor-made package of support, including on other policy areas."

See also: EU: Pakistan, Bangladesh and Nigeria prioritised for "pilot initiative on return" (Statewatch database)

Background
Valletta Summit Action Plan - Working Draft Two (LIMITE doc no 12560-rev-1-15, 7 October 2015, pdf) and 1st version: Possible elements for the Outcome Document for Valletta - annotated version (LIMITE doc no 11534-15, pdf)


Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro