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sabato 30 gennaio 2016

Una proposta dell'Unione Europea per criminalizzare l'assistenza umanitaria. In contrasto con la Costituzione italiana e con l'art. 12 del T.U. 286 del 1998


Non ci sono parole per commentare questa ennesima vergogna che si vorrebbe consumare a Bruxelles, come se non bastasse la crescita esponenziale di vittime dopo l'invio della missione Frontex Poseidon nelle acque dell'Egeo tra Grecia e Turchia.

http://humanrightsatsea-news.org/2016/01/28/migrants-die-after-confusion-over-sar-laws/

http://bigbrowser.blog.lemonde.fr/2016/02/01/pour-le-moment-personne-ne-soccupe-du-bebe-mort-alors-je-reste-a-ses-cotes-en-silence/

The Council of the European Union is preparing plans to equate the concept of migrant "smuggling" with migrant "trafficking" and potentially criminalise or marginalise NGOs, local people and volunteers who for months have been welcoming and helping refugees and migrants arriving in the EU.

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-med-crisis-criminalising-civil-society.htm

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-council-concl-migrant-smuggling-5481-rev-1-16.pdf

Piuttosto che incrementare le missioni di salvataggio si cerca di perseguire gli operatori umanitari che si sostituiscono agli agenti statali nella ricerca e nel salvataggio dei migranti in mare e sulle coste di arrivo. Ci saranno ancora morti a migliaia e sappiamo già chi sono i responsabili.

http://ilmanifesto.info/atene-respingere-vuol-dire-fare-affondare-i-barconi/

http://frontex.europa.eu/news/share-of-syrians-arriving-on-greek-islands-has-fallen-in-recent-months-POQt0V

Si minimizzano anche le vittime, erano almeno 35....persone, non numeri. Sono annegati solo ieri, oggi non li ricorda nessuno. Anche bambini, ma ormai non ci si commuove più.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/30/news/migranti_mar_egeo_naufragio_migranti_morti-132347262/

La banalità del male. Da

Hannah Arendt

https://www.youtube.com/watch?v=PEFP73paZ-I




In Sicilia si trasformano i potenziali richiedenti asilo in "migranti economici" da respingere, costretti alla clandestinità, se non si riescono ad eseguire i rimpatri forzati. Malgrado le circolari ministeriali prassi ancora difformi ed in contrasto con la normativa.



      I vari tentativi, riscontrabili a livello europeo, di riportare le questioni dell’immigrazioni e dell’asilo alla materia dell’ordine pubblico, della sicurezza interna, e da ultimo al contrasto al terrorismo, non hanno ancora prodotto atti legislativi giuridicamente vincolanti all’interno degli stati membri dell'Unione, restando soltanto sul piano degli indirizzi politici e amministrativi rivolti ai governi nazionali. 



In Italia, dove pure si è fatto frequente riferimento all’esigenza di adottare norme e prassi conformi agli indirizzi europei, non risultano atti legislativi che, in materia di immigrazione ed asilo, abbiano sostanzialmente innovato la disciplina vigente negli anni passati, ad eccezione del decreto legislativo 142 del 18 agosto 2015, che dava attuazione ( rifusione) alle Direttive 2013/32/UE e 2013/33/UE, rispettivamente in materia di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, e di accoglienza dei richiedenti. Si diffonde intanto la tesi che la maggior parte dei migranti che arrivano in Europa, spesso per esigenze di soccorso, o in fuga dall'inferno libico, sarebbero soltanto "migranti economici", dunque non avrebbero diritto ad uno status legale di protezione.

   

A partire dal 26 settembre 2014  si è verificato un flusso continuo di circolari ministeriali, alcune note e pubblicate, altre rimaste riservate, che hanno variamente disciplinato la materia della prima accoglienza, dell’identificazione e registrazione, dell’ammissione alle procedure di asilo, del trattenimento e dei respingimenti,  per soddisfare le richieste politiche che provenivano dall’Unione Europea, soprattutto in merito alle procedure di prelievo delle impronte digitali nei cd. HOTSPOT ( definiti nelle circolari come “aree di sbarco attrezzate”), cinque dei quali in Sicilia, al fine di contenere il fenomeno, ampiamente verificato nel corso del 2014, di cittadini stranieri che, senza essere registrati e foto segnalati in Italia, raggiungevano altri paesi europei nei quali depositavano una istanza di protezione internazionale. Le prassi si sono talmente accelerate che i minimi diritti di informazione e le garanzie dei diritti fondamentali della persona migrante sono apparsi a rischio, al punto che alcune settimane fa il Ministero dell'interno ha diffuso una circolare rivolta, tra gli altri, al Capo della Polizia e dunque alle singole questure.


Pesa certamente il blocco delle operazioni di trasferimento dei richiedenti asilo verso altri paesi europei. Prima ancora che vi fosse certezza sulla reale disponibilità dei paesi dell’Unione Europea ad accettare le persone che, dopo essere entrate in Italia ed in Grecia dovevano essere ricollocate (in misura assai mutevole, ad ogni riunione del Consiglio Europeo) fino ad un tetto massimo di 40.000 persone in due anni per l’Italia, poi ampliato ma senza alcun avvio di queste operazioni, l’Italia presentava al Consiglio Europea una ROADMAP centrata proprio sull’apertura degli Hotspot in vista della possibilità successiva e del tutto eventuale di una ricollocazione dei migranti giunti a partire dal mese di aprile verso altri stati dell’Unione Europea che avessero consentito, si badi bene su base volontaria, ad accogliere tali persone.


Adesso il Ministro Alfano ribalta le carte in tavola e sostiene che il blocco dei trasferimenti di richiedenti asilo dagli Hotspot e dagli Hub italiani verso altri paesi dell'Unione Europea dipenderebbe dal mancato completamento degli Hotspot previsti nella Roadmap presentata lo scorso anno a Bruxelles dal governo italiano. Il ministro nasconde il fatto inoppugnabile che centinaia di richiedenti asilo che si erano fatti fotosegnalare subito dopo lo sbarco con la promessa della "rilocazione" sono rimasti intrappolati in Italia da oltre due mesi, senza che le promesse che erano state fatte loro fossero mantenute.

Ma quali sarebbero le basi normative per il prelievo forzato delle impronte digitali nei centri di prima accoglienza oggi camuffati da Hot Spot ? E come si trasforma lo stato di un CIE, quello di Trapani Milo, con le sue mura ed i suoi cancelli, in Hot Spot, in soli due giorni, tra Natale e Capodanno? Nessuna norma di legge prevede ancora in Italia gli Hot Spots o le procedure che si stanno svolgendo all'interno delle strutture che oggi vengono così denominate con un tratto di penna. In realtà le uniche previsioni che si possono richiamare sono quelle relative i Centri di prima accoglienza.

Secondo il D.Lgs. 142/2015, al comma 2 dell’art. 8,“le funzioni di soccorso e prima assistenza, nonché di identificazione, continuano ad essere svolte nelle strutture allestite ai sensi del decreto legge 30.10.1995, n. 451, convertito, con modificazioni, dalla legge 29.12.1995, n. 563”. 

La normativa amministrativa  in materia di prima accoglienza ed identificazione, nella carenza di indicazioni precise sullo status dei luoghi e sulla condizione giuridica dei migranti,  appare contraria al principio costituzionale della riserva di legge, sancito dall'art. 10 della Costituzione italiana, perché non fissa i diritti ed i doveri dei migranti e delle autorità di pubblica sicurezza all'interno dei centri di prima accoglienza, tra i quali oggi si inventano (meglio all'interno dei quali vanno inserite) le procedure o pratiche Hotspot.

  Le più recenti decisioni europee, comunque ancora prive di un effettivo valore vincolante, hanno insistito molto sulla relocation dall'Italia, e dalla Sicilia in particolare, verso altri paesi dell'Unione Europea che si sono dichiarati disponibili ad accogliere richiedenti asilo sbarcati nel nostro territorio, al fine dichiarato di allentare "la pressione migratoria".  Gli indirizzi indicati dalla Commissione e dal Consiglio europeo hanno comportato, da parte dell'Italia, dopo l'adozione della Roadmap, l'istituzione di sei Hotspots ( aree di sbarco attrezzate), uno in Puglia, a Taranto, e cinque in Sicilia, a Lampedusa, Augusta (Siracusa), Pozzallo (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) e Trapani per un numero complessivo (stimato) di  2100 posti. Ma queste previsioni sono rimaste soltanto sulla carta, in un clima crescente di confusione e discrezionalità amministrativa.

http://www.meltingpot.org/Ne-qui-ne-altrove-no-all-hotspot-di-Taranto.html?var_mode=calcul#.Vq0u04dzOM8


All'inizio del 2016 sono aperti in regime di Hotspot solo i centri di Lampedusa e di Trapani Milo, mentre il CSPA ,Centro di soccorso e prima accoglienza, di Pozzallo, che avrebbe dovuto essere trasformato in Hotspot, entro il 30 novembre 2015, con la presenza di un nutrito stuolo di agenti di FRONTEX e di funzionari di EASO, è rimasto sostanzialmente immutato, anche se qualcuno gli ha cambiato il nome, con il trattenimento di centinaia di persone, anche donne e minori, in una condizione di promiscuità, e privi di una qualsiasi informazione legale, come documentato da ultimo dalla denuncia dell'organizzazione Medici senza Frontiere.

Il Centro di soccorso e prima accoglienza di Pozzallo , oltre ad essere sede di un ufficio distaccato di Frontex, si caratterizza ancora per la possibilità, verificata già dallo scorso anno, concessa agli agenti consolari, di entrare e di procedere ai riconoscimento delle persone che le forze di polizia ritengono qualificabili come "migranti economici". Con il rischio di un respingimento collettivo e di un rimpatrio forzato, prima ancora che abbiano potuto formalizzare la domanda di protezione internazionale, se provengono da paesi con i quali l'Italia, o l'Unione Europea, hanno stretto accordi di riammissione che contemplano "procedure semplificate"( Marocco, Egitto, Nigeria, Tunisia).

http://www.meltingpot.org/Riconoscimento-dello-status-di-rifugiato-ad-una-cittadina.html#.Vq0v6YdzOM8

http://dirittocivilecontemporaneo.com/2014/11/la-corte-di-appello-di-catania-concede-la-protezione-sussidiaria-con-una-interessante-applicazione-della-remissione-in-termini-ex-art-153-c-p-c/

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/04/le-commissioni-territoriali-alzano.html

http://www.questionegiustizia.it/articolo/riconoscimento-dello-status-di-rifugiato-a-cittadino-nigeriano-per-ragioni-di-orientamento-sessuale_10-11-2014.php

http://dirittocivilecontemporaneo.com/category/asilo-e-protezione-internazionale/

Chi fugge dal Gambia e perchè ?

http://www.unimondo.org/Notizie/Gambia-chi-scappa-dalla-nuova-superpotenza-africana-149873

http://www.reuters.com/article/2014/11/07/us-gambia-un-rights-idUSKBN0IR1ZS20141107

Il tentativo di ridurre molti potenziali richiedenti asilo alla condizione di "migranti economici" e dunque di decretarne il "respingimento differito", se non una espulsione vera e propria, che li esclude dal curcuito di accoglienza e li consegna ad uno stato di "clandestinità di ritorno", corrisponde al fallimento delle pratiche di redistribuzione dei richiedenti asilo giunti in Sicilia. Un canale bloccato. 

In realtà la relocation dai centri siciliani verso altri paesi europei è fallita completamente e negli ultimi mesi dello scorso anno non si riuscivano a ritrasferire verso gli stati dell'Unione Europea, che si erano dichiarati disponibili, più di 200 richiedenti asilo, a fronte di diverse migliaia di persone sbarcate, appartenenti alla categoria di richiedenti asilo " in clear need of protection" una categoria priva di fondamento legale, e discriminatoria, perchè includeva solo siriani, eritrei ed irakeni, ma non afghani, somali o maliani. Per questa ragione si fa un ricorso sempre più diffuso alla categoria dei "migranti economici" o provenienti da "paesi terzi sicuri", ai quali, subito dopo lo sbarco, viene sottoposto un questionario "trappola" definito come "foglio notizie". Che serve appunto per limitare l'accesso al canale della protezione internazionale.





"Migranti economici" ai quali, solo perché, una volta barrata la casella che la motivazione del loro ingresso in Italia sarebbe costituita dalla ricerca di un lavoro, dopo la prima identificazione e quindi l'uscita dall'Hotspot, si consegna un provvedimento di respingimento differito, con l'intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale. Un provvedimento che non si sarebbe dovuto adottare senza una completa informazione individuale, e soprattutto sulla base di un questionario che nella sua articolazione grafica appare costruito per strappare una dichiarazione ovvia anche per un potenziale richiedente asilo. La volontà di lavorare nel paese di ingresso non esclude le ragioni che possono giustificare il riconoscimento di uno status di protezione, ma costituisce una risposta scontata per chiunque non si voglia condannare ad un destino di parassitismo. 

In molti di questi casi, come si è  ricavato da numerose testimonianze concordanti,  per le modalità di raccolta di questi "fogli notizie" allo sbarco manca alcuna informazione legale individuale, anche per l'assenza di quegli enti che avrebbero dovuto garantirla, e comunque non viene concessa una sola possibilità di lasciare legalmente il territorio nazionale, in assenza di documenti e mezzi economici. 



Assenza di informazione legale che in alcuni casi, come in provincia di Agrigento, è documentata anche dall'utilizzazione di formulari prestampati che nelle indicazioni delle conseguenze penali relative all'inottemperanza dell'ordine di allontanamento,  non corrispondono neppure alla normativa vigente dal 2011, facendo invece riferimento alle norme introdotte nel 2004 dopo la legge Bossi-Fini.

In una audizione del Capo Dipartimento del Ministero dell'interno dott. Morcone, davanti alla Commissione di indagine sui centri per stranieri, il 3 dicembre scorso, veniva documentato il mancato avvio dei ritrasferimenti verso altri paesi europei, ma si insisteva sulla necessità di attivare al più presto gli Hotspots richiesti dall'Unione Europea, anche per evitare l'avvio della procedura di infrazione contro l'Italia davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo. Nel frattempo le persone che secondo la polizia non manifestavano la volontà di chiedere asilo in Italia, o che si rifiutavano di farsi prelevare le impronte digitali, volendo proseguire verso altri paesi europei nei quali avevano già legami familiari o sociali, rimanevano in uno stato di trattenimento prolungato, come a Lampedusa, oppure ricevevano un provvedimento di respingimento differito, come verificato in numerosi casi a Siracusa, a Catania, a Palermo, a Trapani e ad Agrigento

Dopo l’ultima circolare diffusa dal ministero dell’interno, all'inizio dell’anno, si osserva che nella provincia di Trapani, dove il vecchio CIE di Milo funziona come Hotspot dal 28 dicembre scorso, dopo gli sbarchi non si sono più verificati provvedimenti di respingimento collettivo adottato dal Questore,  e che la maggior parte dei migranti sbarcati ha potuto avere accesso alla procedura di protezione internazionale. A differenza delle province di Ragusa e di Agrigento dove le questure hanno insistito nella notifica indiscriminata dei provvedimenti di respingimento collettivo dopo una rapidissima procedura di identificazione, e quindi della qualificazione come "migrante economico". Il cd. foglio notizie compilato dopo lo sbarco è servito, nella maggior parte dei casi, a qualificare come migranti economici persone, che provenivano dal Gambia, dal Mali, dalla Nigeria, dal Burkina Faso, e da altri paesi sub sahariani dilaniati dagli attacchi terroristici, dunque persone, anche donne e minori,  che avrebbero potuto non solo presentare una istanza di protezione, come spetta a tutti i migranti senza eccezione alcuna, ma avere fondate possibilità di accoglimento della domanda. Eppure l'art. 10 della Costituzione italiana non permette alcuna distinzione sulla base della nazionalità di provenienza e riafferma la natura individuale, come vero e proprio diritto soggettivo,  del diritto di sottoporre alle competenti autorità nazionali ( oggi le Commissioni territoriali) una istanza di protezione.

Ma anche quando si riconosce il diritto di accesso alla procedura, valutazione che non dovrebbe rientrare tra le competenze della polizia di frontiera, si osserva come i tempi per la formalizzazione delle domande di protezione internazionale siano troppo lunghi e, soprattutto dopo i provvedimenti di respingimento differito, non consentano l'inserimento nel sistema nazionale di accoglienza (SPRAR) o nei centri di accoglienza straordinari (CAS) gestiti dalle prefetture. Con conseguenze sempre più gravi per le persone più vulnerabili, come le donne e i minori non accompagnati, anche perchè sembra accantonata la circolare Amato del 2007 che in caso di dubbio stabiliva la presunzione di minore età, in conformità a Convenzioni internazionali sottoscritte anche dall'Italia, che non dovrebbero essere cancellate con il ritiro di una circolare.

Gli Hub per l'accoglienza previsti  anche in Sicilia come luogo di transito temporaneo di coloro che, dopo essere arrivati negli Hotspots  manifestano la volontà di rilasciare le impronte e di chiedere asilo in altri paesi europei, dove gli stessi migranti dovrebbero compilare una richiesta di asilo sulla base di un modello C 3 "europeo", non sono ancora in funzione, al punto che l'unico Hub esistente in Sicilia risulta essere in realtà quello di Villa Sikania, a Siculiana in provincia di Agrigento, con una disponibilità di posti molto inferiore al numero delle persone temporaneamente accolte negli Hotspots, o comunque sbarcate in altri luoghi ed appartenenti, in virtù della loro nazionalità, alla categoria dei migranti in clear need of protection, sulla base dei rilievi statistici Eurostat sui tassi di accoglimento delle istanze di protezione internazionale in Europa.

Agli sbarchi nei porti , soprattutto ad Augiuta ed a Catania, si rischia un inasprimento delle procedure di prima identificazione, anche per la massiccia presenza di agenti e di interpreti di FRONTEX, coadiuvati da agenti dell'agenzia europea EASO, con forme di selezione sempre più celeri che rischiano di impedire la tempestiva individuazione dei soggetti vulnerabili, dei minori non accompagnati, delle vittime di tratta. Senza la presenza di mediatori specializzati molti minori dichiarano di essere maggiorenni, e tra questi si trovano anche vittime di tratta. 

Dagli HOTSPOT è sempre più concreto il rischio di finire dentro un CIE ( Centro di identificazione ed espulsione), e quindi di essere rimpatriati, come si sta verificando in questi ultimi mesi dal CIE di Ponte Galeria e  dal vicino aeroporto internazionale di Roma Fiumicino. Si tratta di una parte ancora modesta dei migranti che sbarcano in Sicilia, dopo essere stati soccorsi nel Canale di Sicilia, ma le pressioni europee sono fortissime, per dare maggiore effettività ai rimpatri, e le procedure seguite, nei casi esemplari che si scelgono, risultano sempre più sommarie. Se si guardano le percentuali delle persone effettivamente riaccompagnate nel paese di origine, si potrebbe osservare che la logica è quella del "colpirne dieci per educarne cento". Il rischio di un possibile rimpatrio forzato, al di là della sua effettiva realizzazione, distrugge qualsiasi prospettiva di inserimento sociale, induce alla irreperibilità, riconsegna le vittime ai trafficanti, e può creare disperazione e frustrazioni incontrollabili.






3. Alcune proposte:

Si moltiplicano i provvedimenti di respingimento,  provvedimenti illegittimi che i tribunali continuano a sospendere, ma che sono un  marchio indelebile sulla pelle di chi non ha ricevuto alcuna informazione allo sbarco. Si chiede al Ministero dell’interno il ritiro delle circolari adottate lo scorso anno ( come quella del 6 ottobre 2015) che stabiliscono prassi prive di fondamento legale per quanto concerne le modalità di trattenimento delle persone condotte o temporaneamente ristrette dalle forze di polizia all’interno degli Hot Spot o di altre similari strutture di primissima accoglienza nelle quali si realizzi comunque una limitazione della libertà personale in assenza di convalida giurisdizionale.

Le questure devono ritirare in autotutela provvedimenti di respingimento di carattere collettivo, chiaramente privi di motivazione individuale, e lesivi dei successivi diritti di accesso alla procedura di asilo ed al sistema di accoglienza.

Occorre rivedere tutto il sistema della prima accoglienza in Italia, soprattutto in quei luoghi che, già da tempo Centri si soccorso e prima accoglienza al di fuori delle regole, adesso sono stati presentati all'opinione pubblica come Hot Spot, magari "sperimentali" ma dove continuano tutte le prassi già denunciate da tempo, da singole associazioni e da grandi organizzazioni umanitarie.

Il Centro “Hotspot” di Lampedusa deve essere riconvertito al più presto in Centro di soccorso e prima accoglienza ( CSPA), con il rigoroso rispetto di quanto previsto dall’art. 22 del Regolamento di attuazione n.394 del 1999, in base al quale la permanenza in queste strutture deve essere quanto più breve possibile e nella prassi non superiore a 48-72 ore. 
Dovrà prevedersi un sistema di trasferimento rapido dei migranti soccorsi e sbarcati a Lampedusa, anche con il ricorso a mezzi aerei, come si faceva già negli anni precedenti, in modo da garantire sempre una congrua disponibilità di posti nella struttura di prima accoglienza di Contrada Imbriacola. 
Dovrà interrompersi la prassi tuttora in corso, di mantenere a tempo indeterminato in uno stato di trattenimento nel centro dell’isola, quanti subito dopo lo sbarco, rifiutano di farsi prelevare le impronte digitali. Questa prassi di polizia rischia di reiterare quelle “condizioni disumane e degradanti” all’interno del centro in perenne sovraffollamento, e quella negazione dei diritti di difesa, che, appena lo scorso settembre, hanno portato ad una condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo ( caso Khlaifia).

Si ribadisce la più netta opposizione verso la militarizzazione della prima accoglienza, con le limitazioni dell’accesso alle zone portuali di sbarco, come si sta verificando da mesi nel porto di Catania. Si denuncia il ricorso all’uso della forza da parte della polizia nei confronti di chi si rifiuta di rilasciare le proprie impronte, all’esclusivo fine di non subire le conseguenze dell’iniquo Regolamento Dublino, e non certo perché vogliono delinquere in Europa.

Le associazioni umanitarie devono avere libero accesso alle zone di sbarco, anche per le necessarie attività di mediazione e di individuazione dei soggetti vulnerabili o dei minori non accompagnati, attività che le forze dell’ordine ed i pochi rappresentanti delle organizzazioni umanitarie convenzionate non riescono ad assolvere.

Per chi non ha documenti validi si può considerare il prelievo delle impronte digitali solo ai fini del sistema AFIS, senza un immediato trasferimento dei dati nel sistema Dublino-Eurodac, almeno fino a quando le procedure di ricollocamento ( relocation) non rispetteranno i tempi e gli impegni presi dagli stati europei. In ogni caso si dovrà tenere conto della volontà del richiedente asilo, e della possibilità già accordata dall'attuale Regolamento Dublino III di ricongiungimenti fino al terzo grado di parentela con familiari già residenti in altri stati dell'Unione Europea.

Il Centro di primo soccorso ed accoglienza (CSPA) di Pozzallo, oggi ridefinito Hotspot, deve essere ristrutturato, ridotto nella massima capienza consentita e aperto alle associazioni indipendenti e in tutti i centri di prima accoglienza deve cessare la prassi del trattenimento prolungato di chi resiste al prelievo forzato delle impronte digitali. Vanno sospesi i rimpatri immediati di persone che subito dopo lo sbarco non hanno avuto alcuna occasione di un accesso effettivo alla procedura di asilo, nè hanno potuto esercitare i diritti di difesa previsti dalla legge contro le misure di rimpatrio con accompagnamento forzato.

Occorre sottrarre alla discrezionalità delle forze di polizia, nell'ammissione alla procedura per il riconoscimento dello status di protezione internazionale, magari sulla base della provenienza nazionale e degli accordi di riammissione esistenti con i paesi di origine. In Italia NON è in vigore una lista di "paesi terzi sicuri", e la categoria del "migrante economico" utilizzata poche ore dopo lo sbarco costituisce un uso distorto ed illegittimo della discrezionalità amministrativa.

La prassi dei respingimenti differiti deve essere superata perché si può tradurre in respingimenti collettivi vietati dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Cedu. Va abrogato l'art. 10 comma 2 del T.U. 286 del 1998 perchè norma palesemente in contrasto, per come viene applicato, con gli articoli 3, 13 e 24 della Costituzione italiana. Altrimenti vanno sollevati ricorsi contro i provvedimenti di "respingimento differito"e in quella sede si deve arrivare ad un pronunciamento della Corte Costituzionale.

Va chiarito il ruolo delle organizzazioni già coinvolte in passato nel Progetto Praesidium, scaduto il 30 giugno 2015, soprattutto nella prima identificazione, nella individuazione dei soggetti vulnerabili, delle vittime di tortura, delle vittime di tratta e dei minori non accompagnati. Attività che sempre più spesso sono svolte dai volontari presenti agli sbarchi. Fino a quando i porti non saranno del tutto blindati. Come già è successo a Catania.

Occorre denunciare pubblicamente il fallimento dei piani di rilocazione (relocation) dall'Italia verso altri paesi europei, e sollecitare, anche per questa ragione, una modifica sostanziale del Regolamento Dublino, con il riconoscimento di un diritto di asilo "europeo"valido in tutti i paesi UE.

Vanno aperti canali umanitari, per evitare che i migranti debbano affidarsi a trafficanti senza scrupoli, che soprattutto nei mesi invernali, possono lucrare su viaggi della disperazione che si concludono in naufragi o che comportano un numero sempre più elevato di vittime per la fame ed il freddo. Va altresì garantita la possibilità di raggiungere legalmente altri paesi europei con documenti di viaggio rilasciati dalle autorità italiane. Da questo punto di vista, nei prossimi negoziati con le autorità europee, qualora si continuasse a verificare l'assenza di una reale volontà di condivisione degli oneri di accoglienza, va considerata la possibilità di adottare un decreto legislativo per la concessione del permesso di soggiorno per protezione temporanea in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, come già si fece nel 2011 in occasione della cd. emergenza nordafrica.


giovedì 28 gennaio 2016

Di fronte alla vergognosa campagna europea contro i migranti, impegni concreti e rispetto della dignità umana per onorare le vittime delle stragi.


Ormai è chiaro il nesso tra la crescita esponenziale delle vittime nel Mediterraneo, dalle acque del Canale di Sicilia e del Mar Libico fino all'Egeo, e le politiche europee sempre più incentrate sui rimpatri dei  cd. richiedenti asilo denegati o dei "migranti economici" e sulla difesa militare delle frontiere esterne, con la falsa motivazione di salvaguardare la libera circolazione prevista dal Trattato di Schengen, che rimane ormai un residuo storico in un Europa che si sta dividendo tra egoismi e diffidenze che pesano più dei muri e dei campi recintati.


Nessuna prospettiva realistica di apertura di canali umanitari, le promesse di resettlement (reinsediamento) dai paesi di transito in Europa sono state tradite, e persino la modesta rilocazione tra i diversi paesi europei appare di fatto bloccata. No, non è proprio come sostiene il ministro Alfano. Hanno bloccato prima la rilocazione, per problemi interni, dalla Francia alla Svezia, ed adesso sostengono, come recita Alfano che la rilocazione (relocation) sarebbe bloccata perchè non sono entrati in funzione gli Hotspot. Come se gli Hotspot potessero funzionare un solo giorno senza un flusso in uscita con la rilocazione dei richiedenti asilo in altri paesi europei, almeno così erano stati ideati gli Hotspot, lo scorso anno, dalla Commissione Europea. Adesso, davanti agli egoismi nazionali, ai sondaggi raccolti dopo episodi di criminalità, si capovolge tutto, con la scusa del numero eccessivo di arrivi e di un esubero di richiedenti asilo denegati. Si pensa solo ai voli di rimpatrio ed a nuovi muri. E intanto si continua  a morire in mare ed in terra.

http://www.theguardian.com/world/2016/jan/28/several-dead-refugee-boat-sinks-greek-coast-samos?CMP=share_btn_tw

http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/28/news/migranti_nuova_strage_in_grecia_12_vittime_otto_sono_bambini-132200467/?ref=HRER1-1

http://www.bbc.com/news/world-europe-35427183

Sei cadaveri recuperati oggi dalla Guardia Costiera italiana sulla rotta dalla Libia verso l'Italia, ed un numero imprecisato di dispersi, ma ormai non si commuove più nessuno.

http://www.theguardian.com/world/2016/jan/28/31-migrants-bodies-recovered-coasts-italy-greece

Quando parliamo di politiche europee non parliamo soltanto dell'Unione Europea, sempre più bloccata nei suoi processi decisionali e capace solo di trovare unità sui voli di rimpatrio di Frontex e sulle guardie comuni di frontiera, ma ci riferiamo anche a singoli stati che condizionano le politiche europee con scelte apertamente xenofobe, o comunque di chiusura, per venire incontro alle richieste dei propri elettorati. Per non parlare della collusione, a Calais, tra la destra neonazista e le forze di polizia.

http://www.revolutionpermanente.fr/Video-Calais-Milice-d-extreme-droite-et-CRS-jettent-pierres-et-grenades-pour-chasser-des-migrants

http://www.lavoixdunord.fr/region/le-calaisien-qui-a-pointe-un-fusil-sur-des-migrants-sera-ia33b0n3295437?xtor=RSS-2

http://www.theguardian.com/world/2016/jan/28/rights-groups-criticise-europe-refugee-resettlement-plane

https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2016/01/25/the-ever-expanding-list-of-european-policies-that-target-refugees/

Da ultimo anche la Svezia, dopo la Norvegia e la Finlandia, e ancora dopo la Danimarca e la Polonia, ma nella stessa direzione si stanno muovendo Austria, Svizzera, Germania , Belgio e Francia, stanno bloccando tutte le politiche di accoglienza, anche con il ricorso alla strumentalizzazione di singoli episodi criminali che vengono riferiti come "colpa collettiva" ad interi gruppi di migranti, soprattutto se di religione musulmana. Presto potremmo vedere i vagoni piombati per le deportazioni dall'Olanda verso la Turchia.
                                                                        http://www.amnesty.it/Il-piano-olandese-per-uno-scambio-di-rifugiati-rappresenta-una-bancarotta-morale=/
                      https://pungolorosso.wordpress.com/2016/01/17/se-trionfa-lislamofobia-ne-pagheranno-il-prezzo-tutti-gli-immigrati-e-i-lavoratori-europei-intervista-con-p-basso/

"Colpa collettiva" che si sostituisce al principio della responsabilità penale individuale, cardine dello stato democratico. Un passo indietro verso lo stato di polizia, se non verso la concezione dello stato propria dei regimi nazi-fascisti del secolo scorso. Quando la responsabilità penale veniva valutata in base al gruppo sociale di provenienza.  Ed oggi crolla la solidarietà anche nei paesi che fino ad oggi sono stati più aperti nei confronti dei migranti.

https://www.hrw.org/fr/news/2016/01/27/rapport-mondial-2016-la-politique-de-la-peur-constitue-une-menace-pour-les-droits

http://www.affaritaliani.it/affari-europei/migranti-svezia-verso-espulsione-di-60-mila-richiedenti-asilo-403941.html

Riporteremo le stragi una per una, ma ogni giorno, oltre a questo esercizio di memoria occorre moltiplicare l'impegno concreto a fianco di quelli che riescono ad arrivare, di tutti quelli che riescono ad arrivare, perchè in questo momento sono tutti portatori di istanze di protezione che non si possono ignorare a meno di negare loro anche il riconoscimento della dignità che spetta a qualunque essere umano. Non è un caso se qualcuno vorrebbe cancellare addirittura la Convenzione di Ginevra del 1951 che contiene  un divieto di respingimento, all'art.33, che risulta un ingombrante ostacolo per le politiche di espulsione e di respingimento che molti paesi europei hanno deciso di praticare.

http://neurope.eu/article/denmark-2/

https://euobserver.com/migration/132032

Nelle attuali condizioni della Libia, come nel caos che regna nei campi profughi in Giordania e Libano, per non parlare delle tragiche condizioni della Siria e delle dittature africane, come quella eritrea, la maggior parte dei migranti che arrivano ha diritto ad uno status legale di protezione, ed avrebbe avuto anche diritto ad un canale di ingresso protetto. Ma si preferisce farli morire.

http://m.phys.org/news/2016-01-nasa-image-oil-libya.html

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=53114#.VqqA1YdzOM9

 La stupidità dei governanti europei e di chi li sostiene con il voto, non arriva a comprendere che malgrado il proibizionismo delle migrazioni il numero delle persone che riescono ad arrivare in Europa resterà costante, se non in crescita, aumenteranno soltanto le vittime ed i guadagni dei trafficanti.

http://www.riccardiandrea.it/2016/01/basta-vittime-in-mare-corridoi.html

http://www.lavoixdunord.fr/region/la-prefecture-annule-l-expulsion-de-trois-etudiantes-ia33b0n3296898?xtor=RSS-2

http://centroastalli.it/europa-misure-irrazionali-e-antieconomiche-contro-rifugiati/

 Rimane una crescente pressione sui paesi più esterni dell'Unione Europea che pagheranno il prezzo più alto per la limitazione della libera circolazione e per lo sbarramento delle frontiere esterne dell'Unione, o di quello che ne rimarrà, dopo questa stagione di odio ed egoismo. Sul terreno, in mare, migliaia  e migliaia di volontari praticano soccorso e accoglienza anche quando diventano disobbedienza civile.

http://www.bbc.com/news/world-europe-35416741?SThisFB

'We were told to push migrants back to sea': Greek minister"

https://www.youtube.com/watch?v=CNx9zQBQSDs&feature=share

http://www.ekathimerini.com/205464/article/ekathimerini/news/greece-seriously-neglected-schengen-border-duties-commission-finds

http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/Migranti-Grecia-Non-costruttive-le-accuse-Ue-su-frontiere-00001/

http://www.huffingtonpost.co.uk/ralph-burgess/moria-refugees_b_9088602.html

Lo ricorderemo, chi vota e sostiene queste politiche di morte.

Dagli HOTSPOT ai CIE. I centri di identificazione ed espulsione luogo di trattenimento di una parte minima dei destinatari dei respingimenti differiti, ma anche di richiedenti asilo e di minori non accompagnati.



Dopo le recenti decisioni del Consiglio europeo straordinario convocato nei giorni scorsi, seguite dalla scelta della Svezia che nei prossimi anni intenderebbe rimpatriare 80.000 richiedenti asilo denegati, appare evidente che in tutti i paesi europei l'attenzione dei politici e dell'opinione pubblica si stia spostando dal tema del salvataggio e dell'accoglienza alla vecchia politica del blocco delle frontiere, dei respingimenti e dell'esecuzione effettiva delle misure di rimpatrio. Si può prevedere che nei prossimi mesi, a fronte del fallimento della politica delle rilocazioni e quindi degli HOTSPOT, ci sia una forte spinta dall'Unione Europea sui paesi più esposti come la Grecia e l'Italia per la moltiplicazione dei centri di identificazione ed espulsione, al fine di dare maggiore effettività alle misure di rimpatrio per quei migranti che non presentino una domanda di asilo, dopo essere entrati nel territorio di un paese dell'Unione, o che si vedano respinta la richiesta di protezione e non abbiano fatto ricorso, o abbiano avuto respinto in sede definitiva il ricorso giurisdizionale.

http://www.lapresse.it/mondo/europa/migranti-riunione-ministri-ue-ad-amsterdam-dalle-guardie-alla-frontiera-al-futuro-di-schengen-1.825859

Abbiamo visto in queste settimane come, dopo gli sbarchi seguiti agli interventi di soccorso, un numero crescente di migranti sia stato destinatario di provvedimenti di respingimento differito prima di ricevere informazioni sulla possibilità di accedere alla procedura di asilo e di potere formalizzare una istanza di protezione internazionale, venendo abbandonati sul territorio con una intimazione a lasciare l'Italia entro un termine di sette giorni. Particolarmente grave in questo quadro la sorte di molti minori stranieri non accompagnati ai quali è stata attribuita sommariamente la maggiore età, persone che dopo il terribile attraversamento della Libia, si sono ritrovate in centri di accoglienza in promiscuità con adulti, ed in qualche caso trattenuti all'interno di strutture come i CIE, malgrado la legge vietasse che in tali strutture potessero essere "accolti" anche i M.S.N.A. Per qualcuno di questi minori si sono aperte le porte dei CIE, come è stato verificato o in tutte le visite effettuate in questi centri dalla Campagna LasciateCientrare.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/163-report-della-campagna-lasciatecientrare-dal-cara-e-cie-di-pian-del-lago-caltanissetta

In un numero più limitato di casi, quando si è presentata una disponibilità di posti all'interno di un Centro di identificazione ed espulsione si è  deciso il trattenimento amministrativo all'interno di questi centri in vista dell'esecuzione della misura dell'accompagnamento forzato in frontiera.   In questi casi il trasferimento dal luogo di sbarco, Lampedusa, Trapani o Siracusa al  CIE di Caltanissetta ( Pian del Lago), l'unico ancora aperto in Sicilia, è stato immediato, dopo il prelievo delle impronte digitali, Il CIE di Milo è stato invece trasformato in Hotspot, anche se al suo interno un blocco è rimasto riservato per 12 "ospiti" prevalentemente maghrebini, in attesa di rimpatrio con accompagnamento forzato.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/162-comunicato-stampa-lasciatecientrare-che-la-trasformazione-del-cie-di-trapani-milo-in-hot-spot-venga-bloccata

In altri casi, che hanno riguardato anche giovani donne nigeriane potenziali vittime di tratta, si è verificato il trasferimento dal Centro si soccorso e prima accoglienza di Contrada Imbriacola a Lampedusa, oggi organizzato come un Hotspot, verso il CIE di Ponte Galeria a Roma, da dove, con cadenza mensile, sono stati eseguiti rimpatri di nigeriani verso Lagos. I tunisini hanno costituito  il gruppo che in termini percentuali presenta il più alto tasso di rimpatri effettivamente eseguiti, al contrario dei marocchini, degli egiziani e dei migranti provenienti da stati dell'Africa subshariana.

http://www.statewatch.org/observatories_files/frontex_observatory/WA%20Nigeria%20-%2019%2001%202012.pdf

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/e-mail-refugees-25-1-16.pdf

Modesta invece la parte di marocchini che, destinatari di un provvedimento di respingimento differito adottato dalle questure di Palermo, Catania o Siracusa veniva trattenuta in un CIE, anche per la cronica assenza di posti in queste strutture, alle quali si è comunque aggiunto da poco il ( vecchio) centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, che fino a qualche settimana fa era stato adibito a centro di accoglienza.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/riapertura-del-cie-milano-dice-no.aspx

http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/2014_12_02_regolamento_cie.pdf

Una recente riforma legislativa con il Decreto n. 142 del 18 agosto 2015,  entrato in vigore il 30 settembre 2015, ha introdotto la detenzione amministrativa per coloro che presentano una richiesta di protezione internazionale dopo essere stati destinatari di un provvedimento di respingimento o espulsione, o che hanno avuto respinta la richiesta di protezione internazionale e non hanno potuto presentare un ricorso, quando si riscontri il "pericolo di fuga".

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2015/10/Scheda-recepimento-direttive-asilo_-Bonetti-Morandi-Schiavone.1.10.2015.pdf

http://stranieriinitalia.it/leggi/archivio-giuridico-leggi/leggi/protezione-internazionale-il-testo-completo-del-decreto-legislativo-18-agosto-2015-n-142.html

http://www.asgi.it/notizia/protezione-internazionale-decreto-legislativo-142-2015-circolare-30-novembre-2015-2255/

Art. 6                                
Trattenimento      
1. Il richiedente non  puo'  essere  trattenuto  al  solo  fine  di esaminare la sua domanda.    
2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in  appositi  spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo  25  luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando:      
a) si trova nelle condizioni previste dall'articolo 1,  paragrafo F della Convenzione relativa allo  status  di  rifugiato,  firmata  a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di New York  del  31  gennaio  1967, ratificato con la legge 14 febbraio 1970, n. 95;     
 b) si trova nelle condizioni di cui all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  e  nei casi di cui all'articolo 3, comma  1,  del  decreto-legge  27  luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla  legge  31  luglio 2005, n. 155;     
 c) costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza  pubblica. Nella valutazione della pericolosita' si  tiene  conto  di  eventuali condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a  seguito  di  applicazione  della  pena  su  richiesta   ai   sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e  2,  del  codice  di  procedura penale ovvero per reati inerenti  agli  stupefacenti,  alla  liberta' sessuale, al  favoreggiamento  dell'immigrazione  clandestina  o  per reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da impiegare in attivita' illecite;     
 d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso,  quando il richiedente ha in  precedenza  fatto  ricorso  sistematicamente  a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al  solo fine di evitare l'adozione o  l'esecuzione  di  un  provvedimento  di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di  cui all'articolo 13, commi 5, 5.2  e  13,  nonche'  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.    
3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione.    
4. Lo straniero trattenuto nei centri di cui  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio  1998,  n.  286,  riceve,  a  cura  del gestore, le informazioni sulla possibilita' di richiedere  protezione internazionale. Al richiedente trattenuto nei  medesimi  centri  sono fornite le informazioni di cui all'articolo 10, comma 1, del  decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,  con  la  consegna  dell'opuscolo informativo previsto dal medesimo articolo 10.    
5.  Il  provvedimento  con  il  quale  il   questore   dispone   il trattenimento  o  la  proroga  del  trattenimento  e'  adottato   per iscritto, corredato  da  motivazione  e  reca  l'indicazione  che  il richiedente ha facolta' di presentare  personalmente  o  a  mezzo  di difensore  memorie  o  deduzioni   al   Tribunale   in   composizione monocratica competente alla convalida. Il provvedimento e' comunicato al richiedente nella prima lingua indicata dal richiedente o  in  una lingua  che  ragionevolmente  si  suppone  che  comprenda  ai   sensi dell'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 28  gennaio  2008, n.  25,  e  successive  modificazioni.   Si   applica,   per   quanto compatibile, l'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, comprese le  misure  alternative  di  cui  al  comma  1-bis  del medesimo articolo 14. Quando il trattenimento e'  gia'  in  corso  al momento  della  presentazione  della  domanda,  i  termini   previsti dall'articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si sospendono e il questore trasmette gli atti al  tribunale  in composizione monocratica per la convalida del  trattenimento  per  un periodo  massimo  di  ulteriori  sessanta  giorni,   per   consentire l'espletamento della procedura di esame della domanda.    
6. Il trattenimento o la  proroga  del  trattenimento  non  possono protrarsi oltre il  tempo  strettamente  necessario  all'esame  della domanda ai sensi dell'articolo 28-bis,  commi  1  e  3,  del  decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni,  come introdotto dal  presente  decreto,  salvo  che  sussistano  ulteriori motivi  di  trattenimento  ai  sensi  dell'articolo  14  del  decreto legislativo   25   luglio   1998,   n.   286.    Eventuali    ritardi nell'espletamento   delle   procedure   amministrative    preordinate all'esame  della  domanda,  non  imputabili   al   richiedente,   non giustificano la proroga del trattenimento.    
7. Il richiedente trattenuto ai sensi dei commi 2 e 3 che  presenta ricorso  giurisdizionale  avverso  la  decisione  di  rigetto   della Commissione  territoriale  ai  sensi  dell'articolo  19  del  decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150,  e  successive  modificazioni, rimane nel centro fino all'adozione del  provvedimento  di  cui  agli articoli 5 e 19, comma 5, del medesimo decreto  legislativo,  nonche' per tutto il tempo in cui e' autorizzato a  rimanere  nel  territorio nazionale in conseguenza del ricorso giurisdizionale proposto.    
8. Ai fini di cui al comma 7, il questore  chiede  la  proroga  del trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in  volta  prorogabili  da  parte  del  tribunale  in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui  al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento  ai  sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi.    
9. Il trattenimento e'  mantenuto  soltanto  finche'  sussistono  i motivi di cui ai commi 2, 3 e 7. In  ogni  caso,  nei  confronti  del richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese  di origine o  provenienza  e'  immediatamente  adottato  o  eseguito  il provvedimento di espulsione con  accompagnamento  alla  frontiera  ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5-bis, del decreto  legislativo  25 luglio 1998, n. 286. La richiesta  di  rimpatrio  equivale  a  ritiro della domanda di protezione internazionale.    
10.  Nel  caso  in  cui  il  richiedente  e'  destinatario  di   un provvedimento di espulsione da eseguirsi  con  le  modalita'  di  cui all'articolo 13, commi 5 e 5.2, del  decreto  legislativo  25  luglio 1998, n. 286, il termine per la partenza volontaria fissato ai  sensi del medesimo articolo 13, comma 5, e' sospeso per il tempo occorrente all'esame della domanda. In tal caso il richiedente ha  accesso  alle misure di accoglienza previste dal presente decreto in  presenza  dei requisiti di cui all'articolo 14. 

Art. 7                         
Condizioni di trattenimento      
1. Il richiedente e' trattenuto nei centri di  cui  all'articolo  6 con modalita' che assicurano la  necessaria  assistenza  e  il  pieno rispetto della sua dignita', secondo  le  disposizioni  di  cui  agli articoli 14 del testo unico e 21 del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394,  e  successive  modificazioni.  E' assicurata in ogni caso alle richiedenti una  sistemazione  separata, nonche' il rispetto delle differenze di  genere.  Ove  possibile,  e' preservata  l'unita'  del  nucleo   familiare.   E'   assicurata   la fruibilita' di spazi all'aria aperta.    
2. E' consentito l'accesso ai centri di cui all'articolo 6, nonche' la  liberta'  di  colloquio  con  i  richiedenti  ai   rappresentanti dell'UNHCR o alle organizzazioni che operano per conto dell'UNHCR  in base ad accordi con la medesima organizzazione,  ai  familiari,  agli avvocati dei richiedenti, ai rappresentanti degli enti di tutela  dei titolari di protezione internazionale con esperienza consolidata  nel settore, ai ministri di culto, nonche' agli altri  soggetti  indicati nelle  direttive  del  Ministro  dell'interno   adottate   ai   sensi dell'articolo  21,  comma  8,  del  decreto  del   Presidente   della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, con le modalita'  specificate  con le medesime direttive.    
3. Per motivi di sicurezza, ordine pubblico, o comunque per ragioni connesse alla corretta gestione  amministrativa  dei  centri  di  cui all'articolo 6, l'accesso ai centri puo' essere limitato, purche' non impedito completamente, secondo le direttive di cui al comma 2.    
4. Il richiedente e' informato  delle  regole  vigenti  nel  centro nonche' dei suoi diritti  ed  obblighi  nella  prima  lingua  da  lui indicata o in una lingua che ragionevolmente si suppone che comprenda ai sensi dell'articolo  10,  comma  4,  del  decreto  legislativo  28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni.    
5. Non possono essere trattenuti nei centri di cui all'articolo 6 i richiedenti le cui condizioni di salute  sono  incompatibili  con  il trattenimento. Nell'ambito dei servizi socio-sanitari  garantiti  nei centri e' assicurata anche la verifica periodica della sussistenza di condizioni di vulnerabilita'  che  richiedono  misure  di  assistenza particolari.  

Due recenti  provvedimenti del Tribunale di Caltanissetta del 14 e del 21 gennaio scorsi, hanno rigettato la richiesta di proroga di due provvedimenti di trattenimento nel locale centro di identificazione ed espulsione  (CIE) di Pian del Lago, adottati dal Questore di Caltanissetta emessi ai sensi dell’art. 6 comma 2 del Decreto legislativo n.142 del 2015 .

2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in  appositi  spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo  25  luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando:      
a) si trova nelle condizioni previste dall'articolo 1,  paragrafo F della Convenzione relativa allo  status  di  rifugiato,  firmata  a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di New York  del  31  gennaio  1967, ratificato con la legge 14 febbraio 1970, n. 95;     
 b) si trova nelle condizioni di cui all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  e  nei casi di cui all'articolo 3, comma  1,  del  decreto-legge  27  luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla  legge  31  luglio 2005, n. 155;     
 c) costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza  pubblica. Nella valutazione della pericolosita' si  tiene  conto  di  eventuali condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a  seguito  di  applicazione  della  pena  su  richiesta   ai   sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e  2,  del  codice  di  procedura penale ovvero per reati inerenti  agli  stupefacenti,  alla  liberta' sessuale, al  favoreggiamento  dell'immigrazione  clandestina  o  per reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da impiegare in attivita' illecite;     
 d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso,  quando il richiedente ha in  precedenza  fatto  ricorso  sistematicamente  a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al  solo fine di evitare l'adozione o  l'esecuzione  di  un  provvedimento  di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di  cui all'articolo 13, commi 5, 5.2  e  13,  nonche'  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.    3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. 

In ordine temporale, il primo  provvedimento del 14 gennaio 2015 (Giudice dott.ssa LA FERLA) riguarda l'ipotesi prevista dall'art. 6 comma 8 e 9 del D. Lgs. 142/2015.

8. Ai fini di cui al comma 7, il questore  chiede  la  proroga  del trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in  volta  prorogabili  da  parte  del  tribunale  in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui  al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento  ai  sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi.    
9. Il trattenimento e'  mantenuto  soltanto  finche'  sussistono  i motivi di cui ai commi 2, 3 e 7. In  ogni  caso,  nei  confronti  del richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese  di origine o  provenienza  e'  immediatamente  adottato  o  eseguito  il provvedimento di espulsione con  accompagnamento  alla  frontiera  ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5-bis, del decreto  legislativo  25 luglio 1998, n. 286. La richiesta  di  rimpatrio  equivale  a  ritiro della domanda di protezione internazionale.    

Il secondo provvedimento reso dal Tribunale di Caltanissetta il 21 gennaio scorso, nel quale si negava la proroga del provvedimento di trattenimento già convalidato due mesi prima, riguarda l'ipotesi prevista dall'art. 6 comma e lett. D e comma 3 del D. Lgs. 142/2015.

d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso,  quando il richiedente ha in  precedenza  fatto  ricorso  sistematicamente  a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al  solo fine di evitare l'adozione o  l'esecuzione  di  un  provvedimento  di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di  cui all'articolo 13, commi 5, 5.2  e  13,  nonche'  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.    3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione.

6. 3 Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. 

Nel provvedimento il Giudice (dott.ssa La Rana), in riferimento alla ricorrenza del presupposto di cui all'art. 6 co 3 ritiene (in sede di proroga) che "nel caso di specie la domanda di  protezione non appare possa essere stata proposta al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione"  atteso che " l'adozione del provvedimento di respingimento contestualmente all'arrivo alla frontiera induce a ritenere che nessuna informazione sulla possibilità di ottenere forme di protezione sia stata resa allo straniero" .
Risulta assai significativa, tra le altre cose, la ricostruzione prospettata dal Giudice in riferimento alla "presunzione di mancata informazione", nascente dalla contestualità dell'adozione del provvedimento di respingimento all'arrivo alla frontiera.

Anche i migranti provenienti dal Mali, dal Gambia, dalla Nigeria, dal Burkina Faso e da altri paesi subsahariani non possono essere esclusi a priori dalla procedura di asilo, vanno informati, ed hanno diritto al riconoscimento di uno status di protezione su base individuale.














mercoledì 27 gennaio 2016

Da naufrago soccorso a Lampedusa, richiedente asilo ma inquisito a Bologna per inottemperanza all'ordine di allontanamento dal territorio nazionale. Quale sicurezza?


Continua da parte della questura di Agrigento la raffica di provvedimenti di respingimento differito ex art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998, malgrado la recentissima circolare del Ministero dell'interno, che rispondeva alle preoccupazioni espresse dalle associazioni in ordine alle "modalità, talora accelerate, con le quali i migranti sbarcati nel nostro Paese che non rientrano nella categoria dei richiedenti asilo  "inclear need of international protection", dopo l'identificazione, ricevono il decreto contenente l'ordine di allontanamento dal territorio nazionale". 

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2015/11/2015_Ministero_Interno_14106_6-_10_accoglienza.pdf

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/01/2016_Ministero_Interno_accesso_asilo_garanzie_modalita.pdf

Oltre a produrre la "clandestinizzazione" forzata di centinaia di persone abbandonate senza mezzi e documenti in aperta campagna, nella zona industriale di Agrigento, o alle porte dei paesi più vicini, con possibili ripercussioni sul piano dell'ordine pubblico, l'adozione immediata di questi provvedimenti amministrativi ha conseguenze particolarmente gravi, sia per l'esclusione da un accesso immediato al sistema di accoglienza, per quanti successivamente presentino una richiesta di protezione internazionale, sia per le conseguenze penali che ne possono derivare quando le persone, già identificate attraverso il rilascio delle impronte digitali, trovano accoglienza in altre città e si fermano nel territorio nazionale per formalizzare una richiesta di asilo.

 Le questure che adottano i provvedimenti di respingimento differito "con accompagnamento alla frontiera", pur non rilasciando ai destinatari di questi provvedimenti i mezzi ed i documenti per raggiungere la frontiera indicata nel provvedimento e di lasciare quindi il territorio nazionale, o di fare ricorso preventivamente al rimpatrio volontario, adottano un contestuale ( al respingimento)  "ordine" di lasciare il territorio nazionale "entro il termine di cinque (7) giorni (!) dalla notifica" recandosi "presso la Frontiera di Roma Fiumicino".  In alcuni provvedimenti nei quali si riscontra tale intimazione si nota anche un evidente errore nel formulario utilizzato, probabilmente ricalcato sulla scorta di quello precedentemente in uso, quando il termine per "lasciare" l'Italia era di cinque e non di sette giorni (seven days) come adesso. Questo provvedimento sembrerebbe però riferito a norme che oggi non sono più in vigore e che in passato facevano riferimento alla possibilità di incorrere, in caso di inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio, nell'applicazione di sanzioni penali a carattere detentivo (reclusione).  Al riguardo si nota anche un evidente errore nel formulario utilizzato, evidentemente riciclato sulla scorta di quello precedentemente in uso, quando il termine per "lasciare" l'Italia era di cinque e non di sette giorni (seven days) come adesso.

Queste sono però le norme penali del vigente Testo Unico in materia di immigrazione, n.286/98, per i casi di inottemperanza dell'ordine a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale a seguito di un provvedimento di respingimento differito:

Art. 14 del Testo Unico n.286/98

5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero e di adottare le misure necessarie per eseguire immediatamente il provvedimento di espulsione o di respingimento, il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni, qualora non sia stato possibile trattenerlo in un Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza presso tale struttura non ne abbia consentito l'allontanamento dal territorio nazionale. L'ordine e' dato con provvedimento scritto, recante l'indicazione, in caso di violazione, delle conseguenze sanzionatorie. L'ordine del questore puo' essere accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua richiesta, della documentazione necessaria per raggiungere gli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese in Italia, anche se onoraria, nonche' per rientrare nello Stato di appartenenza ovvero, quando ciò non sia possibile, nello Stato di provenienza, compreso il titolo di viaggio.

5-ter. La violazione dell'ordine di cui al comma 5-bis e' punita, salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da 10.000 a 20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai sensi dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi si sia sottratto. Si applica la multa da 6.000 a 15.000 euro se l'espulsione e' stata disposta in base all'articolo 13, comma 5. Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi 4 e 5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere, si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione per violazione all'ordine di allontanamento adottato dal questore ai sensi del comma 5-bis del presente articolo. Qualora non sia possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 5-bis del presente articolo, nonche', ricorrendone i presupposti, quelle di cui all'articolo 13, comma 3.

Nello stesso ordine di allontanamento impartito dal Questore di Agrigento si informa invece lo straniero che " se qualora, senza giustificato motivo, si trattiene nel territorio dello Stato in violazione di questo ordine è punito con la reclusione da un anno a quattro anni, in tal caso si procede a nuova espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica ( articolo 14 comma 5 ter D.L.vo 286/98, modificato dalla legge 271/04). Lo straniero espulso ai sensi del comma 5 ter dell'art. 14 del D.L.vo 286/98, così come modificato dalla legge 271/04, che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da uno a cinque anni ( art. 14 comma 5 quater D.L.vo 286/98 modificato)".




Non si comprende perchè la Questura di Agrigento, ancora nel gennaio del 2016, richiami l'art. 14 comma 5 ter del T.U. 286/98, nella formulazione modificata dalla legge 271 del 2004, che prevede in caso di inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio una serie di sanzioni detentive, e non faccia riferimento alcuno alle successive modifiche che questa stessa norma ha subito per effetto delle successive  Legge 15 luglio 2009, n. 94 con una previsione che successivamente  è stata sostituita dal D.L. 23 giugno 2011, n. 89, come modificato dalla L. di conversione 2 agosto 2011, n. 129 , che non prevede più la misura detentiva, ma fa richiamo soltanto ad un reato contravvenzionale, che implica l'applicazione di una sanzione pecuniaria, come sembrerebbe correttamente ritenuto dalla Questura di Bologna.

Giova ricordare come la modifica legislativa che aboliva la pena detentiva in caso di inottemperanza all'ordine ( il primo ) di lasciare il territorio nazionale fosse imposta da una importante decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che nel 2011, in conformità alla Direttiva sui rimpatri ( 2008/115/CE) costringeva il legislatore italiano a modificare il testo degli artt. 13 e 14 del T.U. n.286 del 1998, prima vigenti.

http://www.altalex.com/documents/news/2011/04/28/immigrati-corte-ue-boccia-reato-clandestinita

http://www.meltingpot.org/Direttiva-rimpatri-Il-reato-di-clandestinita-e.html#.VqlZsodzOM8

http://www.immigrazione.biz/approfondimenti/divieto_di_reclusione_carceraria_agli_immigrati_clandestini_durante_il_rimpatrio.php

Prima di adottare direttive e regolamenti in materia di nuovi controlli di frontiera l'Unione Europea farebbe bene a verificare come funzionano davvero quelli esistenti.

http://www.mortidicie.org/it_IT/2016/01/27/concluso-il-vertice-di-amsterdam-nuovi-hotspot-e-ripristino-controlli-alle-frontiere/

Un giovane migrante nigeriano, sbarcato a Lampedusa per ragioni di soccorso l'11 gennaio 2016, respinto con decreto del Questore di Agrigento del 14 gennaio di questo stesso anno, per il quale era stato presentato ricorso contro il provvedimento di "respingimento differito", con richiesta di sospensiva, ancora pendente innanzi al Tribunale di Palermo,  una volta raggiunta Bologna, dopo essersi recato in Questura in data 25 gennaio 2015, accompagnato da un assistente sociale del centro di accoglienza presso il quale alloggiava, prima ancora di aver formalizzato richiesta di asilo con il modello C 3, a seguito della richiesta di fotosegnalamento, nella quale, alle ore 14,20 del 25 gennaio scorso, si dava comunque atto della qualità di richiedente asilo, è stato considerato, appena pochi minuti prima che potesse proporre la relativa istanza, come  persona sottoposta alle indagini per il reato di cui all'art. 14 comma 5 ter T.U. 286/98


Alle ore 14,00 del 25 gennaio scorso, infatti, gli si è comunicato di essere indagato a piede libero, per non aver ottemperato all'ordine del Questore ( di Agrigento) di abbandono del territorio nazionale nel termine di sette giorni. Anche se la Circolare ministeriale diffusa a gennaio, dopo avere premesso che "il diritto a presentare  domanda di asilo... può essere esercitato dall'interessato in qualsiasi momento, anche quando già si trova da tempo in Italia" chiarisce che "non può essere aprioristicamente escluso che un somalo o un nigeriano o un cittadino di qualunque altra nazionalità possa trovarsi in concreto nella condizione di potere richiedere la protezione internazionale".

Si chiude così il cerchio attorno a persone prima private del diritto di informazione sulla possibilità di accedere alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, quindi trasferite da Lampedusa a Porto Empedocle in traghetto, e qui immediatamente raggiunti da un provvedimento di respingimento differito, che non appena queste stesse persone contattano un ufficio di questura per presentare una richiesta di asilo, può comportare l'avvio di un procedimento penale. Di un ulteriore procedimento penale, se trova ancora conferma la prassi adottata in provincia di Agrigento di comunicare alla Procura della Repubblica di Agrigento i nomi di tutte le persone soccorse a Lampedusa e ritenute "migranti economici", per i quali si dovrebbe aprire un procedimento penale per il reato di ingresso clandestino ( art. 10 bis del T.U. n.286/98), ancora vigente, malgrado l'ordine del giorno adottato dal Parlamento nazionale per la sua abrogazione.

http://www.unitademocraticagiudicidipace.it/2015/12/06/con-la-depenalizzazione-dellart-10-bis-anche-i-processi-relativi-allart-14-c-5-ter-del-t-u-dellimmigrazione-potranno-diminuire-notevolmente/

http://www.teleacras.com/home_02/index.php?option=com_content&task=view&id=41967

Sono circa 16mila i procedimenti penali di clandestinità che la Procura della Repubblica di Agrigento archivierà a seguito della depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina dopo l’entrata in vigore del nuovo Disegno di legge sulle pene alternative. Il Procuratore, Renato Di Natale, spiega : “terremo presenti i migranti come testimoni, ma non ha senso colpire loro, artefici di alcun crimine e finora penalizzati da una normativa che mirava solo all’espulsione”. (04.04.2014) 

Ma la depenalizzazione del reato non è ancora entrata in vigore. Ed il governo ha ritirato per l'ennesima volta la norma di legge che avrebbe finalmente abrogato l'art. 10 bis del t.U. 286 del 1998. Quante altre migliaia di procedimenti penali si dovranno aprire per questo reato di nessuna utilità, che si rivela persino un intralcio per portare avanti le indagini contro gli scafisti ed i trafficanti ?

Malgrado il moltiplicarsi dei provvedimenti di "respingimento differito", ancora oggi a Lampedusa sono stati sbarcati oltre cento migranti soccorsi nelle acque del canale di Sicilia,  e oltre mille ne sono arrivati nei porti siciliani in un solo giorno, si può attendere una ulteriore crescita dei procedimenti penali a carico di persone che giungono in Italia, si fanno identificare attraverso il prelievo delle impronte digitali, senza opporre alcuna resistenza, e presentano una richiesta di protezione internazionale, una volta che raggiungono un ufficio di questura che non nega loro l'accesso alla procedura sulla base del pregresso provvedimento di respingimento differito. E intanto il "nuovo" HOTSPOT di Lampedusa rischia di trasformare il centro di Contrada Imbriacola e l'intera isola in un carcere a cielo aperto.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/01/27/news/migranti_oltre_mille_persone_sbarcate_fra_augusta_e_pozzallo-132161685/


Dopo il chiaro indirizzo espresso con la circolare emanata a gennaio dal Ministero dell'interno sulla legittimità delle procedure di informazione e sul diritto all'accesso al procedimento per il riconoscimento di uno status di protezione internazionale ( o umanitaria), in base alla normativa vigente in Italia, non derogabile da prassi amministrative contrarie, si attende un intervento del Ministero della Giustizia per chiarire la residua portata applicativa dell'art. 10 bis ( reato di immigrazione clandestina) una sua sollecita abrogazione, e una verifica dei procedimenti penali aperti  in base all'art. 14 del T.U. n.286/98 a carico di persone che giungono nel nostro paese e manifestano la volontà di chiedere asilo, indipendentemente dal tempo spesso molto ritardato in cui queste richieste vengono formalizzate con la compilazione del modello C 3.

http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/reato-di-clandestinita-la-corte-di-cassazione-inutile-inefficace-e-dannoso.html

Le sanzioni penali nei confronti di persone soccorse in mare ed entrate da pochi giorni nel nostro territorio contribuiscono soltanto a criminalizzare interi gruppi di migranti, e alimentano fenomeni di dispersione e di emarginazione sociale, se non di vera e propria frustrazione, che possono avere effetti devastanti sulla convivenza sociale e sulla sicurezza, dei cittadini ma anche degli "stranieri", su quella sicurezza che tanti sostengono di voler garantire, adottando magari provvedimenti che vanno in direzione contraria.


http://www.publicpolicy.it/problema-lampedusa-raccolta-impronte-55725.html

Per alcuni che vengono trattenuti mesi a Lampedusa perchè, come gli Eritrei o i Somali, si rifiutano di farsi prelevare le impronte digitali, volendo chiedere asilo in altri paesi europei, altri migranti distinti in base alla nazionalità, come Nigeriani, Burkina, Maliani, o Camerunensi, vengono fotosegnalati con la massima tempestività, al punto che non riescono neppure a presentare una richiesta di asilo prima di ricevere un provvedimento di respingimento differito. Per loro il traghetto per Porto Empedocle parte ogni giorno. 

Chi parte subito e chi viene trattenuto a tempo indeterminato, le due facce di Lampedusa, le due facce della stessa politica basata sulla selezione dei migranti in base alla nazionalità di provenienza ed al prelievo delle impronte digitali, anche con il ricorso all'uso della forza. Si chiama "pratica Hotspot". E la rilocazione verso altri paesi europei rimane comunque un miraggio.

Lampedusa, l’hotspot si trasforma in carcere   versione testuale
Articolo di Luca Insalaco - Lampedusa

(26 gennaio 2016) - Da un mese e mezzo sono trattenuti sull’isola di Lampedusa, a causa del loro rifiuto di rilasciare le impronte digitali agli agenti di polizia. Per i migranti arrivati sull’isola tra la fine dello scorso mese di novembre e i primi di dicembre i confini dell’isola sono le mura di un carcere a cielo aperto. “Guantanamo” la chiama un eritreo che non riesce a trovare una spiegazione a quello che sta accadendo. Per tutti l’Italia dovrebbe essere terra di passaggio, luogo di transito verso altre e più desiderabili mete europee. C’è chi ha amici insediatisi in Svezia, chi vorrebbe ricongiungersi con i parenti integratisi in Gran Bretagna. Pur facendo parte degli stranieri “desiderati”, non credono alla storia della “relocation”, il famigerato meccanismo di ricollocamento nei paesi Ue che hanno dato la propria disponibilità ad accogliere quote di richiedenti asilo di tre nazionalità (iracheni, siriani ed eritrei), bypassando i vincoli del Regolamento di Dublino.
Centonovanta: il dato dei profughi effettivamente ricollocati dall’Italia verso altri paesi Ue mostra più di ogni discorso il fallimento del sistema voluto dalle istituzioni europee per alleggerire il peso dei flussi migratori sui paesi di frontiera, Italia e Grecia, in cambio di un maggiore rigore nelle procedure di identificazione. Gli eritrei di Lampedusa non conoscono i dati, ma hanno ascoltato le storie di chi li ha preceduti nel nostro Paese. Racconti di connazionali arrivati sul finire dell’estate e abbandonati al loro destino appena superato lo scoglio lampedusano.
Non hanno solcato mari e deserti infuocati, affrontato i pericoli del viaggio e superato gli orrori dell’Isis per essere abbandonati in mezzo a una strada. Ecco perché hanno protestato lo scorso dicembre, sfilando per le vie dell’isola al grido “no fingerprints!” Una protesta che si è ripetuta poco dopo Capodanno, quando un gruppo di loro ha dormito al freddo, sotto la pioggia, nella piazza antistante alla Chiesa di San Gerlando, mentre donne e bambini trovavano riparo all’interno del tempio. La risposta governativa è stato il trasferimento nel Cie di Trapani di 7 stranieri, ritenuti, forse, i leader della protesta. Non hanno fatto in tempo a partecipare all’apertura delle due porte giubilari dell’isola, quella del Santuario della Madonna di Porto Salvo e la Porta d’Europa, che si sono svolte sabato 16 e domenica 17 gennaio. Per loro si sono aperte soltanto le porte di una cella, dove ad alcuni sono state prelevate le impronte, probabilmente con metodi più convincenti.
(Luca Insalaco - Lampedusa)

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=78391

https://www.hrw.org/fr/news/2016/01/27/rapport-mondial-2016-la-politique-de-la-peur-constitue-une-menace-pour-les-droits

"Migranti abbandonati e invitati a rimpatriare": la denuncia della Caritas

Succede ad Agrigento, dove si è consolidata la prassi del respingimento differito. Landri (Caritas): "Una presa in giro, perchè si sa che non potranno acquistare un biglietto del treno o dell'autobus per andarsene". Inoltre "si lasciano le persone in balìa di delinquenti e criminalità"


27 gennaio 2016 - 11:51
PALERMO - "Nel territorio di Agrigento, provenienti da Lampedusa e passando per Porto Empedocle, si assiste senza sosta al transito di gruppi di migranti 'abbandonati' a loro stessi in esecuzione di disposizioni di respingimento in quanto riconosciuti erroneamente 'migranti economici' e non richiedenti asilo. E' auspicabile che tutte le organizzazioni internazionali preposte a dare la giusta informativa sui diritti si spendano concretamente al porto e negli hotspot per aiutare i migranti a dichiarare la loro posizione giuridica di rifugiato".
La denuncia è della Caritas di Agrigento che dal mese di ottobre ad oggi ha aiutato, assistito e per quanto è stato possibile, ospitato e accompagnato un buon numero di migranti, originari dell'Africa sub-shariana tutti 'potenziali richiedenti asilo'. Si è ormai definita, infatti, la prassi di accompagnare i migranti presso stazioni dei treni o dei bus perché adempiano 'volontariamente' all’invito a ritornarsene in patria entro il termine di 7 giorni da Fiumicino. Essendo persone che non possono pagarsi un biglietto di treno, alcuni di loro rischiano in proprio la vita seguendo a piedi i binari. In qualche modo dopo alcune segnalazioni la Caritas ha cercato di aiutarle in vario modo anche con alcuni interventi di mediazioni sociale e culturale. La stessa, però, non ha strutture ampie per poterli accogliere tuttti ma soltanto due rifugi per un massimo di 18 persone. Anche qualche parrocchia ha cercato di assistere i migranti.
“A parte le questioni di diritto che porterebbero a definire come illegittima la veloce procedura che porta al respingimento differito – sottolinea con forza il direttore della Caritas Valerio Landri - argomento che stiamo sollevando presso le più competenti sedi – ci si chiede dove sia l’opportunità e quali siano le motivazioni che spingono le istituzioni ad abbandonarli nelle stazioni dell’entroterra pur sapendo perfettamente che non sarà loro possibile prendere il treno senza un biglietto che certamente non potranno acquistare". "È poi verosimile che, dopo aver attraversato deserto, violenze di ogni tipo e aver rischiato la morte, i migranti decidano di rientrare volontariamente in patria? Con quali soldi, poi? - continua Landri -. Sono ormai a centinaia le persone transitate dalla nostra provincia, respinte e ormai ufficialmente 'clandestine' senza diritti. Molti hanno presentato ricorso, tanti si sono affidati a trafficanti locali per proseguire il loro viaggio senza speranza".
"Un sistema di governo che funzioni - tuona ancora Valerio Landri - deve prendere in carico la persona dall'inizio fino alla fine della sua permanenza in Italia. Il sistema del respingimento differito è una presa in giro e lo Stato lo sa benissimo. In questo modo non si fa altro che perpetuare lo stato di 'clandestinità' creata dallo stesso sistema, lasciando questi soggetti più deboli in balia di delinquenti e criminalità. Soprattutto non è pensabile che la chiesa e tutte le organizzazioni di volontariato possano tamponare questo buco enorme di prassi generato dallo Stato".
Nei giorni scorsi nella notte è avvenuto l’ennesimo abbandono, questa volta alla stazione di Aragona Caldare, luogo fuori mano e lontano da occhi indiscreti. Il gruppo di migranti ha iniziato il suo cammino verso Agrigento, fermandosi all’ospedale San Giovanni di Dio per cercare riparo. Si sono riversati poi in centro città. Anche per loro è iniziato il difficile percorso di ricerca di un alloggio, di cibo, vestiti, di assistenza legale. I migranti ai volontari raccontano di aver firmato un "foglio notizie" del quale non comprendono l'esatto valore: un foglio che trasmesso senza alcuna informazione tende a trasformare potenziali richiedenti asilo in "migranti economici" da respingere, ma con un respingimento differito, ai sensi dell'art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998.
"Facciamo un caloroso invito alle istituzioni agrigentine - continua il direttore della Caritas Valerio Landri - a rivedere questa prassi di abbandono affinchè si attivino per una presa in carico integrale di quanti continueranno a sbarcare sulle nostre coste. Non si chiede una deroga alla legge, ovviamente, ma una sua piena attuazione nel rispetto della dignità dell’individuo". "Da un lato abbiamo i racconti dei migranti - continua Landri - che ci dicono che le informazioni che gli vengono date non sono comprensibili e le ricevono appena sbarcati anche in un momento di particolare stanchezza per il viaggio tragico che hanno affrontato e dall'altro le istituzioni che dichiarano di rispettare le regole. E' una parola contro l'altra che però non ci fa andare avanti ma che deve essere affrontata nelle opportune sedi politiche ".
"La cosa urgente che più ci angoscia - continua - è quella di portare avanti una prassi che non riteniamo assolutamente etica. Non si possono continuare a lasciare decine di persone confuse ed abbandonate a loro stesse senza intervenire in maniera adeguata. In realtà nell'inerzia dello Stato, in questo vuoto c'è una sorta di para-stato che si sta attivando che è quella dei trafficanti di uomini senza scrupoli. Naturalmente lo Stato lo sa che un provvedimento di respingimento differito non avrà esecuzione perché è evidente che nessuno di loro si recherà a Fiumicino". (Serena Termini)

E intanto gli sbarchi ( e le pratiche dissuasive o elusive da parte delle autorità amministrative) continuano con i problemi segnalati da mesi. Una circolare ministeriale di qualche settimana fa non è riuscita a modificare le prassi adottate dalle questure in collaborazione con gli agenti di Frontex ed EASO. Non si comprende bene cosa riescano a fare in questo quadro di grande confusione, le organizzazioni umanitarie internazionali convenzionate con il Ministero dell'interno.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2016/01/nuovi-sbarchi-e-centinai-di.html


ASGI AL MINISTERO DELL’INTERNO:

Modificare subito le prassi amministrative per garantire sempre i diritti di ogni  straniero soccorso in mare e sbarcato: ricevere informazioni complete e comprensibili sulla sua condizione giuridica, manifestare la volontà di presentare domanda di asilo, non essere respinto o espulso soltanto per la sua nazionalità, non essere trattenuto soltanto per identificazione

Documento del Consiglio direttivo del 21/10/2015


Dopo che il Consiglio europeo ha approvato nel settembre 2015 le decisioni sulla ricollocazione dei richiedenti asilo dall’Italia verso altri Stati dell’Unione europea, in Italia le forze di polizia e le autorità di pubblica sicurezza sembrano avere modificato le prassi circa il soccorso, l’identificazione e l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei migranti stranieri soccorsi e sbarcati.
Le nuove prassi paiono motivate anche dall’obiettivo imposto dal Ministero dell’Interno di attuare in Italia gli Hot Spot (metodi o luoghi, la cui istituzione e attività è di per sé priva di alcuna efficacia giuridicamente vincolante in Italia perché nessuna norma italiana o dell’UE li precisa) e gli impegni presi dal Governo italiano nella Italy’s road map inviata il 15 settembre alla Commissione europea per poter fruire della ricollocazione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia (impegni privi di qualsiasi efficacia giuridica diretta nel diritto nazionale perché sono inseriti in un mero documento di lavoro riservato).
Tali nuove prassi adottate spesso comportano atti illegittimi e lesivi dei diritti di cui godono i migranti e i richiedenti asilo soccorsi in mare e sbarcati sul suolo italiano.
In particolare si segnalano molti casi di provvedimenti di respingimento adottati dai Questori nei confronti di stranieri soccorsi in mare e sbarcati sul territorio italiano, attuati prima che potessero effettivamente manifestare la loro volontà di presentare domanda di asilo. Tali provvedimenti sono stati adottati soprattutto in Sicilia e nell’ambito dei cd. “Hotspot” di recente attivazione (a Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Lampedusa), che sembrano configurati come luoghi chiusi nei quali operano le forze di polizia italiane, supportate dai rappresentanti delle agenzie europee (Frontex, Europol, Eurojust ed EASO, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo), in cui gli stranieri appena sbarcati in Italia sono sottoposti a rilievi fotodattiloscopici ai fini della loro identificazione e sarebbero poi distinti e qualificati come richiedenti asilo o migranti economici e a seconda di questo tipo di “catalogazione” sommaria sarebbero poi inviati alle strutture di accoglienza per richiedenti asilo oppure sarebbero destinatari di un provvedimento di respingimento per ingresso illegale e poi lasciati sul territorio italiano senza alcuna misura di accoglienza non essendo comunque possibile alcun rimpatrio.
In proposito occorre ribadire l’esigenza di garantire sempre i diritti fondamentali degli stranieri soccorsi e sbarcati, nei cui confronti invece talvolta si adottano atti illegittimi e perciò si chiede al Ministero dell’Interno di intervenire subito per farli cessare immediatamente e per provvedere in modo generale a colmare eventuali lacune e a prevenire interpretazioni o prassi non conformi alle norme vigenti in modo da evitare discrezionalità eccessiva e il ripetersi di atti illegittimi, anche impartendo precise direttive o circolari o predisponendo norme regolamentari.


1.      Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato ha il diritto di ricevere informazioni complete e comprensibili sulla sua situazione giuridica e ha il diritto di manifestare in qualsiasi momento (anche quando già si trova da tempo in Italia) la volontà di presentare domanda di asilo.

A tale fine le autorità che provvedono al soccorso e allo sbarco devono con la massima cautela e comprensione (anche in rapporto alle condizioni di salute e ai traumi patiti nel viaggio e nel salvataggio) dedicare tempo per comprendere la situazione di ogni persona straniera soccorsa e la sua provenienza, la sua età, i suoi legami familiari, i motivi del viaggio verso l’Italia, la presenza di familiari in Italia o in altri Stati UE, le circostanze del viaggio e dell’eventuale naufragio.
Nel fare ciò è evidente che lo straniero deve potersi esprimere nella sua lingua e deve ricevere informazioni precise e complete sulla sua condizione giuridica nella sua lingua.
In particolare deve comprendere modi e tempi per manifestare la volontà di presentare domanda di asilo e deve comprendere tempi e modi delle procedure di presentazione della domanda in Italia, incluse le procedure di identificazione, nonché delle possibilità (o impossibilità) di presentare domanda di asilo in altri Stati dell’UE e delle possibilità di essere ricollocato come richiedente asilo in altro Stato UE.
Si ricorda che il decreto legislativo n. 142/2015 (attuativo della Direttiva 2013/33/UE sull’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale e della Direttiva 2013/32/UE sulla qualifica della protezione internazionale) qualifica come richiedente asilo/protezione internazionale colui che ha “manifestato la volontà di chiedere tale protezione” (cioè prima ancora di avere verbalizzato la richiesta) e chiarisce che le misure di accoglienza si riferiscono ai “richiedenti   protezione   internazionale   nel   territorio nazionale, comprese le frontiere e  le  relative  zone  di  transito, nonché le acque territoriali, e dei  loro  familiari  inclusi  nella domanda di protezione internazionale” (art. 1, comma 1) e che le misure di accoglienza “si applicano  dal momento della manifestazione della volontà” (art.1, comma 2).
In proposito si ricorda che le navi italiane in mare aperto sono comunque considerate territorio italiano dall’art. 4 del codice della navigazione, sicché di queste misure la persona deve potere fruire fin dal suo soccorso a bordo delle navi.
Nessuno può verificare con certezza se prima dell’adozione di provvedimenti di respingimento o di espulsione, lo straniero sia stato effettivamente informato in modo completo e in lingua a lui comprensibile del diritto di manifestare la volontà di presentare domanda di asilo, alla quale consegue il diritto ad avere tutte le informazioni sull’accoglienza e sulla possibilità di contattare le organizzazioni umanitarie, anche ai centri alle frontiere (come prescrive l’art. 10-bis d.lgs. n. 25/2008, introdotto dal d.lgs. n. 142/2015).
Nessuno sa, dunque, se lo straniero abbia potuto effettivamente manifestare la volontà di chiedere la protezione internazionale, in quanto non vi è alcun controllo né sulle navi, né negli uffici di polizia, né nei centri di accoglienza.



2. Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato in Italia e sprovvisto di titoli per il soggiorno non può essere respinto od espulso senza una valutazione completa della situazione della persona o soltanto perché le autorità di pubblica sicurezza presumono che la sua nazionalità o lo Stato di provenienza non abbia alcuna rilevanza ai fini di un’ipotetica domanda di asilo o sulla base di accordi bilaterali conclusi in forma semplificata con gli Stati di origine

Non è possibile comprendere quali siano i criteri in base ai quali ogni straniero soccorso e sbarcato è poi distinto tra richiedente asilo o migrante economico e a tal fine non può essere sufficiente neppure ciò che dice lo straniero stesso senza un accertamento approfondito della sua situazione.
Anche  la Cassazione ha ribadito il dovere della Pubblica amministrazione di informare tutti i cittadini stranieri al loro arrivo della possibilità e del significato di avanzare una domanda di protezione internazionale ed anzi ha espressamente affermato il principio secondo cui “qualora vi siano indicazioni che cittadini stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella misura necessaria per favorire l'accesso alla procedura di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento” (Cass., sez. VI civ., ord. 5926 del 25.03.2015).
Infatti i provvedimenti di respingimento disposti dai Questori sono motivati in modo assai sommario senza alcuna descrizione precisa e individualizzata della situazione dell’interessato che potrebbe essere comunque inespellibile a seguito di altre circostanze che le autorità devono rilevare d’ufficio anche a prescindere da una sua manifestazione di volontà di presentare domanda di asilo, perché p.es. nel suo Paese sarebbe oggetto di persecuzione (divieto di espulsione o respingimento previsto dall’art. 19, comma 1 del d. lgs. n. 286/1998) o di violenze o di conflitti o di torture o di trattamenti inumani o degradanti (divieto imposto ad ogni Stato dall’art. 3 CEDU).
In ogni caso una persona che entri irregolarmente nel territorio dello Stato, ma che manifesta la volontà di presentare domanda di asilo in via generale non può mai essere destinatario di un provvedimento di respingimento (art. 10, comma 4, e art. 19, comma 1 d. lgs. n. 286/1998).
Inoltre allorché una persona manifesti volontà di presentare domanda di asilo dopo che ha già ricevuto un provvedimento di respingimento ha comunque diritto di restare sul territorio dello Stato fino alla decisione definitiva sulla sua domanda (art. 7 d. lgs. n. 25/2008) e il Questore deve comunque revocare il provvedimento che in base all’art. 10, comma 4 d. lgs. n. 286/1998 cessa di avere efficacia in caso di applicazione delle norme sul diritto di asilo; in tali ipotesi va altresì revocato, perché privo di ogni base giuridica anche l’ordine di lasciare il territorio nazionale impartito dal questore ai sensi dell’art. 14, comma 5-bis d. lgs. n. 286/1998 e dunque in tali casi non si può neppure disporre il trattenimento di questo straniero per il solo fatto che non ha ottemperato a tale ordine.
Peraltro, ogni provvedimento di respingimento deve ritenersi comunque nullo allorché lo straniero sia stato ammesso nel territorio dello Stato per necessità di pubblico soccorso quando è stato soccorso in acque internazionali ed è giunto in Italia soltanto perché trasportato in Italia da una nave che l'ha soccorso in virtù degli obblighi previsti dal diritto internazionale del mare.
In ogni caso, le persone salvate e sbarcate che sono oggetto di respingimento (ma ciò avviene anche in diversi aeroporti e porti italiani) sono stranieri che avrebbero dichiarato di essere migranti economici e che perciò consapevolmente dichiaravano di non volere protezione e di essere quindi migranti economici.
Tuttavia più probabilmente si è trattato di casi di fraintendimento derivante dal fatto che taluni stranieri sono analfabeti o non comprendono bene la lingua con cui si parla loro o i moduli che sono loro forniti, il che è stato verosimilmente favorito dalle forze di polizia, che (tra l'altro) in questi giorni hanno apprestato un formulario da sottoporre ai richiedenti al loro arrivo, strutturato in forma di risposta multipla relativa alle ragioni per le quali si è deciso di venire in Italia, in cui compaiono diverse possibili risposte legate a motivazioni economiche, ma non l'intenzione di richiedere protezione internazionale. Al contempo, è noto come nel corso dell'ultimo anno moltissimi cittadini egiziani e tunisini sbarcati in Sicilia siano stati rimpatriati forzatamente nell'immediatezza del loro arrivo, subito dopo una intervista condotta tramite un mediatore delle forze dell'ordine dalla quale emergeva che l'interessato non voleva avanzare domanda di protezione internazionale ma era giunto in Italia per ragioni esclusivamente economiche. L'intervista era condotta senza la presenza di un avvocato o di un organo di garanzia. Appare poco plausibile che nessuno di questi stranieri avesse voluto presentare la domanda di protezione internazionale, mentre è ragionevole supporre che le forze di polizia abbiano indotto lo straniero ad essere frainteso.
In definitiva, nessuna norma attribuisce alle forze di polizia la facoltà di distinguere tra richiedenti asilo (inespellibili) e migranti economici irregolari (espellibili), sicché i fatti che si ripetono con costanza in questi giorni sono realisticamente da imputare a una prassi illegittima delle forze dell'ordine contraria alla normativa italiana ed europea e configurante verosimilmente un comportamento illecito.  
Occorre dunque cambiare fin da subito questa prassi, modificare i formulari di pre-identificazione prevedendo espressamente anche la richiesta di asilo e di protezione internazionale ed anzi fare in modo che in tutti i valichi di frontiera e nei luoghi preposti alla raccolta delle domande di asilo e/o all'identificazione degli stranieri giunti irregolarmente sia comunque previsto in modo chiaro e riconoscibile (anche scritto in varie lingue conoscibili agli stranieri) un canale o uno sportello che consenta sempre la presentazione delle domande di asilo.
In ogni caso è forte il dubbio che la selezione tra richiedenti asilo e “migranti economici” avvenga sulla base di affermazioni fatte nell’immediatezza del soccorso dagli stranieri che spesso si trovano in situazione di disorientamento o di impaurimento e che non sono completamente informati delle conseguenze delle loro affermazioni oppure sulla base della nazionalità dichiarata dagli stranieri sbarcati o meramente supposta, il che però viola sia il diritto d’asilo (che consente a chiunque di avere accesso alla procedura per l’esame della propria domanda da parte della competente autorità, cioè in Italia le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale), sia il divieto di espulsioni o respingimenti collettivi, previsto dall’art. 4 del Protocollo n. 4 alla Convenzione europea dei diritti umani, reso esecutivo in Italia con d.p.r. 14 aprile 1982, n. 217, la cui violazione da parte dell’Italia è già stata accertata più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che l’ha condannata perché sulle navi o nei centri di primo soccorso e accoglienza il respingimento è stato disposto senza alcuna forma di esame individuale di ogni straniero o da parte di personale impreparato per effettuare delle interviste a ciascuno e senza che i respinti abbiano avuto a disposizione degli interpreti o dei consulenti legali e ciò per la Corte è sufficiente per affermare l’assoluta assenza di garanzie sufficienti per valutare realmente ed individualmente la situazione dei migranti presi a bordo o soccorsi a terra. (si vedano le sentenze della Cedu 21.10.2014, caso 16643/09 Sharifi e altri contro Italia e Grecia, caso 27765/09 23.02.2012 Hirsi Jamaa ed altri c. Italia).
In particolare, la Corte, proprio a proposito di respingimenti disposti dal Questore nei confronti di stranieri (tunisini) soccorsi e ospitati in un centro di primo soccorso e accoglienza, ha affermato che il divieto di espulsioni collettive è violato ogniqualvolta decreti di respingimento siano disposti nei confronti di stranieri della medesima nazionalità che si trovino in analoghe circostanze e non contengano alcun riferimento alla situazione personale degli interessati ovvero non  si possa provare che i colloqui individuali sulla situazione specifica di ogni straniero si siano svolti prima dell'adozione di questi decreti, ovvero allorché gli accordi bilaterali con i loro Stati di provenienza non sono stati resi pubblici e prevedano il rimpatrio dei migranti irregolari tramite procedure semplificate, sulla base della semplice identificazione della persona interessata da parte delle autorità consolari (si veda la sentenza della CEDU 1.09.2015 Khlaifia e altri c. Italia nella causa n. 16483/12).
In proposito è inquietante che nel documento Italy’s Roadmap si affermi che il Ministero dell’Interno sta cercando di stipulare Accordi veloci con alcuni paesi per agevolare i rimpatri forzati; tra essi vi sono Paesi dai quali provengono gran parte dei richiedenti asilo in Italia (Gambia, Costa d’Avorio, Pakistan, Bangladesh) e che hanno diritto di accesso alla procedura per l’esame della domanda ed eventualmente a rivolgersi all’Autorità giudiziaria in caso di esito negativo.
Si tratta, in ogni caso, di accordi che comportano atti di natura politica (trattandosi spesso di accordi con regimi non democratici) o che incidono su materia coperta da riserva di legge e perciò devono essere comunque sottoposti a legge di autorizzazione alla ratifica da parte delle Camere ai sensi dell’art. 80 Cost., in mancanza della quale la loro applicazione è del tutto illegittima.


3. Ogni straniero soccorso in mare e sbarcato può essere sottoposto ad identificazione soltanto nei casi, nei modi e nei termini previsti dalle norme UE e dalle norme italiane, ma in  generale non può essere sottoposto a misure coercitive per i rilievi fotodattiloscopici, né può essere trattenuto con misure coercitive al solo fine di essere identificato

Il regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (entrato in vigore il 20 luglio 2015) istituisce il sistema EURODAC e prescrive di effettuare i rilievi fotodattiloscopici nei confronti di stranieri di età non inferiore a 14 anni che abbiano presentato domanda di protezione internazionale  (art. 9), o che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in relazione all'attraversamento irregolare via terra, mare o aria della frontiera in provenienza da un paese terzo e che non siano stati respinti, o che rimangano fisicamente nel territorio e che non siano in stato di custodia, reclusione o trattenimento per tutto il periodo che va dal fermo all'allontanamento sulla base di una decisione di respingimento (art. 14) e in entrambi i casi i rilevamenti devono essere effettuati quanto prima e devono essere trasmessi al sistema centrale EURODAC entro 72 ore.
In presenza di tali obblighi  identificativi da parte delle autorità la legislazione italiana consente agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza al più di accompagnare gli stranieri per l’identificazione (art. 4 testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, art. 6, comma 4 d. lgs. n. 286/1998) e in particolare l’identificazione del richiedente asilo può essere effettuata presso luoghi aperti e non già presso luoghi “chiusi”, cioè deve avvenire presso i centri di primo soccorso e accoglienza (art. 8, comma 2 d. lgs. n. 142/2015) o presso i centri governativi di prima accoglienza (art. 9 d. lgs. n. 142/2015)  o presso le questure (art. 11, comma 4 d. lgs. n. 142/2015), salve le ipotesi di richiedente asilo che sia trattenuto in un centro di identificazione ed espulsione.
Infatti, i rilievi fotodattiloscopici non possono avvenire con misure limitative della libertà personale fuori delle ipotesi previste dalla legge di trattenimento in un centro di identificazione e di espulsione disposto nei confronti di straniero già espulso (art. 14 d. lgs. n. 286/1998), o nei confronti di richiedenti asilo che abbiano presentato la domanda di asilo quando erano già destinatari di provvedimenti di espulsione o sottoposti a provvedimento di trattenimento (cioè che chiedano asilo dopo quei provvedimenti), o che siano ritenuti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica (avendo subito condanne per determinati reati) o se pericolosi socialmente o sospetti terroristi, o nel caso di rischio di fuga (se il richiedente asilo ha, precedentemente alla domanda di asilo, fornito sistematicamente false generalità al solo scopo di impedire l’esecuzione o l’adozione del provvedimento di espulsione) (art. 6 d. lgs. n. 142/2015).
Al di fuori di quelle ipotesi, dunque, non è legittimo alcun trattenimento dei richiedenti asilo.
Anche il regolamento UE che istituisce EURODAC ingiunge di effettuare i rilievi quanto prima, mentre il termine di 72 ore riguarda soltanto la trasmissione dei rilievi già fatti agli organismi europei e non autorizza di per sé alcuna forma di trattenimento.
Inoltre ogni eventuale imposizione al richiedente asilo a non lasciare un determinato luogo o a soggiornare in un altro determinato luogo può derivare soltanto dagli obblighi di permanenza notturna nei centri governativi di accoglienza (art. 10 d. lgs. n. 142/2015), mentre in tutti gli altri casi altri vincoli non sono previsti e al singolo richiedente asilo non trattenuto in un CIE può essere al più soltanto imposto l’obbligo di un determinato luogo di residenza o di una area geografica in cui circolare, ma tali eventuali restrizioni devono essere prescritte volta per volta dal Prefetto del luogo in cui la domanda è stata presentata o in cui si trova il centro con atto scritto e motivato e comunicato ad ogni richiedente asilo (art. 5, comma 4, d. lgs. n. 142/2015).
Perciò, qualsiasi altra forma di privazione della libertà in questa fase è da considerarsi illegittima per violazione dell’art. 13 Cost. (probabilmente configurando un reato di sequestro di persona)  al di fuori delle ipotesi di accompagnamento presso gli uffici di polizia previsti per tutti coloro (italiani o stranieri) che rifiutino di farsi identificare (art. 11 d.l. 21.03.1978, n. 59, conv. in legge n. 191/1978) e al di fuori del fermo identificativo previste per tutti i cittadini (anche italiani), ipotesi nelle quali l’accompagnamento e il fermo sono da effettuarsi sotto il controllo costante della magistratura penale e con la possibile partecipazione di un difensore e comunque per un periodo non superiore alle 24 ore. Non sono previste, in altre termini, nuove forme di detenzione o di trattenimento. Conseguentemente, sono da ritenersi illegittime le pratiche occasionalmente utilizzate nel centro di Pozzallo nel recente passato (e testimoniate da importanti organizzazioni no profit)  e soprattutto sono illegittime le intenzioni del Governo italiano che nella RoadMap ha assicurato alle istituzioni europee che in questi centri di primo soccorso i cittadini stranieri saranno privati della loro libertà fino al momento della identificazione.
La normativa italiana non consente in alcun modo di utilizzare la forza per vincere la resistenza passiva dei cittadini stranieri che si rifiutano di farsi identificare. L'Asgi ha già avuto modo di stilare un documento in cui dettagliatamente si evidenzia l'impossibilità da parte delle forze dell'ordine di fare uso della forza per costringere i cittadini stranieri a sottoporsi al rilevamento delle impronte. I comportamenti contrari a tale divieto assumono un rilievo penale (maltrattamenti, lesioni o altro).

Pertanto si chiede che il Ministero dell’Interno provveda immediatamente e nelle apposite linee guida sui centri di accoglienza per richiedenti asilo chiarisca la natura giuridica degli hotspot, fermo in ogni caso il rispetto del diritto di asilo garantito dall’art. 10, comma 3 Cost. e delle riserve assolute di legge e delle riserve di giurisdizione per le misure restrittive della libertà personale previste dall’art. 13 Cost., e che negli “hotspot” sia consentita una immediata e completa informazione circa il diritto di chiedere la protezione internazionale, senza che in essi avvenga alcuna forma di artificiosa selezione tra richiedenti asilo e migranti economici senza discriminazioni basate su criteri vietati dalla legge e consentendo che in tali strutture sia sempre garantita la presenza dell’UNHCR e delle associazioni umanitarie.









Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro