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lunedì 29 febbraio 2016

Ad Augusta (Siracusa) l'Hotspot non parte, e sui morti cala subito il silenzio. Hotspot a Messina invece che ad Augusta. No all'accoglienza in caserma.



Nessuna notizia sulla indagine aperta dalla procura di Siracusa dopo lo sbarco ad Augusta di cinque cadaveri recuperati da un mezzo di soccorso a bordo di un barcone. Certo sui barconi aperti non si muore per soffocamento. E non basta arrestare i soliti scafisti. Almeno dicessero come finiscono i processi e che fine fanno i minori stranieri imputati come scafisti.

http://meridionews.it/articolo/40906/migranti-cinque-cadaveri-tra-i-550-sbarcati-inchiesta-per-stabilire-le-cause-dei-decessi/

http://livesicilia.it/2016/02/01/lhot-spot-di-augusta-il-comitato-portuale-dice-no_710534/

http://www.siracusaoggi.it/augusta-hotspot-per-migranti-al-porto-vinciullo-la-procura-intervenga/

http://siracusa.gds.it/2016/01/24/augusta-avviata-uninchiesta-sullhotspot_465862/

Si può dire che i migranti partono massacrati già dalla Libia e che i decessi a bordo potrebbero essere anche conseguenza dei maltrattamenti subiti prima dell'imbarco ?

http://siciliamigranti.blogspot.it/2016/02/colpi-di-arma-da-fuoco-sparati-sui.html

Dopo i ritardi cumulati ad Augusta, sembra confermata l'ipotesi di aprire un Hotspot a Messina, nella caserma Bisconte, un luogo inadatto, con strutture non a norma, come del resto la tendopoli del Palanebiolo, che potrebbero diventare grandi centri di detenzione al di fuori della legge.
Senza Relocation ( ritrasferimento verso paesi del Nordeuropa ) la cd. pratica Hotspot rischia soltanto di moltiplicare luoghi di detenzione amministrativa in contrasto con i principi costituzionali e le normative vigenti. Gli Hotspot non sono neppure previsti da una norma europea o dall'ordinamento interno. Sono luoghi al di fuori della legge.

http://www.tempostretto.it/news/accoglienza-migranti-hotspot-messina-cos-cosa-differisce-dagli-altri-centri.html

https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/commissioni/dirittiumaniXVII/rapporto_cie.pdf

Già un anno fa si era evidenziata la carenza strutturale della caserma Bisconte a Messina. Allora si parlava di crearci un Cara ( Centro di accoglienza per richiedenti asilo). Le cattive intenzioni, a volte ritornano.

http://www.messinaoggi.it/News/Messina/Cronaca/2014/08/27/Nuovo-sbarco-aperta-lex-caserma-Bisconte-16691.html

http://www.strill.it/citta/2014/11/messina-per-allerta-meteo-trasferimento-migranti-dal-palanebiolo-alla-caserma-bisconte/

http://www.gazzettadelsud.it/news//122734/M5S-contro-nuovo-Cara-nella-Caserma.html

Conferenza stampa su hotspot e sistema accoglienza migranti e richiedenti asilo

CONFERENZA STAMPA | Palermo - 11:50. Durata: 1 ora 22 min

https://www.radioradicale.it/scheda/468175/conferenza-stampa-su-hotspot-e-sistema-accoglienza-migranti-e-richiedenti-asilo
sabato 27 febbraio 2016

Da Lampedusa ed Agrigento a Gradisca i rapporti sui centri per stranieri confermano abusi ed omissioni nelle procedure di asilo. Non vede solo chi non vuole vedere. Intervento dei giudici e ruolo delle associazioni.



Continua in Europa la lite sulla distribuzione degli oneri derivanti dall'accoglienza dei richiedenti asilo e sui diversi sistemi per bloccare le frontiere e respingere indietro i migranti.

http://europa.eu/rapid/press-release_SPEECH-16-426_en.htm

Siamo arrivati al punto di invocare l'intervento della Nato nelle acque tra Grecia e Turchia al chiaro scopo di respingere i profughi in fuga. In Italia, paese che da qualcuno viene portato ad esempio come modello di accoglienza, diversi rapporti confermano le denunce delle associazioni indipendenti relativamente ad abusi ed omissione nelle procedure di prima accoglienza (hotspot) e di riconoscimento della protezione internazionale.

http://www.nato.int/cps/en/natohq/opinions_128372.htm

http://www.cartadiroma.org/news/accademia-della-crusca-hot-spot-termine-elusivo-chiamiamoli-centri-di-identificazione/

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/11/nato-launches-naval-patrols-to-return-migrants-to-turkey

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/migranti-leuropa-e-alla-rissa

https://www.opendemocracy.net/can-europe-make-it/glenda-garelli-martina-tazzioli/eu-hotspot-approach-at-lampedusa

Con una cadenza mensile si ripetono le deportazioni di nigeriani e nigeriane dall'aeroporto di Roma Fiumicino. Gli accordi bilaterali che prevedono forme semplificate di riconoscimento, valgono più dei diritti umani e dei soggetti più vulnerabili. Dal CIE di Ponte Galeria si viene deportati direttamente a Lagos in Nigeria. Anche se sono donne chiaramente esposte al rischio di subire ancora una volta le violenze delle organizzazioni criminali che in Nigeria hanno ancora campo libero.

http://www.unitademocraticagiudicidipace.it/2016/02/17/senato-presentato-dal-sen-manconi-pd-presidente-della-commissione-diritti-umani-il-rapporto-sui-centri-di-identificazione-ed-espulsione/

http://www.cartadiroma.org/news/cie-di-ponte-galeria-il-rimpatrio-delle-donne-nigeriane/

Dopo il rapporto della Commissione Manconi sui centri di identificazione ed espulsione, che dedica una parte proprio al centro-hotspot di Contrada Imbriacola a Lampedusa, i rapporti delle campagne LasciateCientrare ed InCastrati confermano la connivenza delle prefetture e delle questure con pratiche chiaramente arbitrarie, che proseguono malgrado la circolare del Ministero dell'interno dell'8 gennaio scorso,a  firma del prefetto Morcone.

http://www.internazionale.it/notizie/2015/09/16/che-cosa-sono-gli-hotspot

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/193-scaricabile-il-rapporto-di-lasciatecientrare-accogliere-la-vera-emergenza

http://www.vita.it/it/article/2016/02/25/incastrati-tutti-i-numeri-dellaccoglienza-in-italia/138420/

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/il-ministero-dellinterno-interviene-con.html

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/bari/cronaca/2016/02/18/news/migranti_taranto_apre_a_fine_mese_il_suo_hotspot_per_identificare_chi_sbarca-133729551/

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2016/02/26/news/rifugiati_la_mappa_nera_dell_accoglienza_stilata_da_lasciatecientrare_-134289005/

 Il sistema Hotspot si avvia al fallimento e si intensificano i respingimenti differiti e le espulsioni, provvedimenti di cui si informano le ambasciate dei paesi di origine, malgrado la proposizione di una domanda di asilo.Le relocation promesse verso il nordeuropa sono bloccate.

https://www.youtube.com/watch?v=lBUB5zel6Bo

Si moltiplicano intanto i provvedimenti di respingimento differito nei confronti di migranti appena sbarcati.
In posti come questo, qui ad Augusta, vorrebbero aprire un Hotspot... prima accoglienza in tendopoli.


Chi si è fatto ingannare per rilasciare le impronte è in stato di agitazione.
Come nel Cara di Castelnuovo di Porto, vicino Roma .Altri migranti fanno ancora resistenza, non si fanno prelevare le impronte,non credono alle false promesse di rilocazione, e rimangono trattenuti settimane negli hotspot di Lampedusa e Pozzallo, anche se si tratta di minori. Sempre più numerose le testimonianze sul prelievo delle impronte digitali con il ricorso all'uso della forza. Ma ancora si opera sul piano della discrezionalità amministrativa, senza una chiara base legale. Dunque al di fuori dello stato di diritto.

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/quso-della-forza-per-prendere-le-impronteq

http://www.cafebabel.it/palermo/articolo/hotspot-factory-da-luoghi-di-transito-a-fabbriche-di-clandestinita.html

Ad Agrigento si arriva al punto che la Questura notifica un decreto di espulsione, adottato dalla Prefettura due settimane dopo che il legale del richiedente asilo aveva chiesto un appuntamento per la formalizzazione di una istanza di protezione internazionale. Segue l'immediato trasferimento forzato dello stesso richiedente asilo nel centro di identificazione ed espulsione di Pian del Lago (CL). Il giudice di Caltanissetta non convalida il trattenimento disposto dal questore di Agrigento. Ma non finisce qui. Seguiranno sviluppi. Se i metodi sono questi. Le prefetture e le questure continuano a respingere la maggior parte delle richieste di confronto. Come è documentato dal dossier presentato a Roma dalla campagna InCastrati.

http://www.meltingpot.org/Accogliere-la-vera-emergenza.html#.VtG_GdJwX3h

http://www.left.it/2016/02/26/cose-un-hotspot-un-istant-doc-denuncia-fabbriche-di-clandestinita/

https://www.radioradicale.it/scheda/467722/accogliere-la-vera-emergenza

http://www.ideazionenews.it/articoli/27347/emergenza-migranti-lunedi-la-conferenza-sugli-hotspot-siciliani/
martedì 23 febbraio 2016

La Corte Europea dei diritti dell'Uomo condanna ( con sentenza non definitiva) l'Italia per la riconsegna di Abu Omar all'Egitto. Ma su ricorso del governo Renzi la Corte riapre il caso Khlaifia e rinvia alla Grande Camera per decidere sulle espulsioni collettive verso la Tunisia volute da Maroni nel 2011


Una sentenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo sulle "extraordinary rendition"

Si tratta di una sentenza della Corte di Strasburgo non ancora definitiva, potrebbe essere impugnata entro tre mesi dal governo italiano, ma stabilisce all'unanimità gravi violazioni commesse anche dall'Italia e dai suoi agenti. Comunque si accerta che in Egitto la tortura di stato esiste già da tempo. E che fino a poche settimane fa le autorità italiane hanno fatto tutto il possibile per nascondere le responsabilità e fare dimenticare il caso. Una legittimazione della tortura nella lotta contro il terrorismo che oggi viene scomodo ammettere, ma che viene riconosciuta fino ai più alti vertici dello stato.

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The CIA’s abduction and extrajudicial transfer to Egypt
of the imam Abu Omar infringed the applicants’ rights under the Convention

ECHR 070 (2016)
23.02.2016
In today’s  Chamber judgment1 in the case of Nasr and Ghali v. Italy (application no. 44883/09)
the European Court of Human Rights held, unanimously, that there had been:

– with regard to Mr Nasr:
a violation of

Article 3 (prohibition of torture and inhuman or degrading treatment) of the
European Convention on Human Rights,


a violation of
 
Article 5 (right to liberty and security) of the European Convention,


a violation of
 
Article 8 (right to respect for private and family life) and

a violation of


Article 13 (right to an effective remedy) read in conjunction with Articles 3, 5 and 8


– with regard to Ms Ghali:
 
a violation of

Article 3 (prohibition of torture and inhuman or degrading treatment),

a violation of

Article 8 (right to respect for private and family life) and

a violation of

Article 13 (right to an effective remedy) read in conjunction with Articles 3 and 8


The case concerned an instance of extrajudicial transfer (or “extraordinary rendition”), namely the

abduction by CIA agents, with the cooperation of Italian officials, of the Egyptian imam Abu Omar,

who had been granted political asylum in Italy, and his subsequent transfer to Egypt, where he was

held in secret for several months.

Having regard to all the evidence in the case, the Court found it established that the Italian

authorities were aware that the applicant had been a victim of an extraordinary rendition operation

which had begun with his abduction in Italy and had continued with his transfer abroad.............

.......the present case the Court held that the legitimate principle of “State secrecy” had clearly been
applied by the Italian executive in order to ensure that those responsible did not have to answer for

their actions. The investigation and trial had not led to the punishment of those responsible, who

had therefore ultimately been granted impunity.

http://hudoc.echr.coe.int/eng-press?i=003-5307169-6607369

http://www.a-dif.org/2016/02/15/tortura-e-terrorismo-dallimpunita-dei-responsabili-alla-legittimazione-mediatica-della-guerra-permanente/

http://www.marinacastellaneta.it/blog/category/extraordinary-renditions



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Si riapre il caso delle "ordinary rendition" da Lampedusa

Altra decisione importante da Strasburgo, questa volta si riapre il caso Khlaifia, deciso da una sentenza di condanna del primo settembre scorso, adottata nei confronti dell'Italia per le espulsioni collettive di tre tunisni, volute nel settembre del 2011 dal ministro dell'interno Maroni, adottate ed eseguite dalle competenti prefetture e questure.
Adesso in sede di appello dovrà pronunciarsi la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Un appello fortemente richiesto dall'Italia in continuità con le decisioni del governo Berlusconi-Maroni, per evitare che oggi i principi affermati in quella sentenza potessero scoperchiare la scandalosa gestione del centro di soccorso e prima accoglienza di Lampedusa, trasformato adesso in Hot Spot.
 I trattenimenti prolungati in assenza di provvedimento in condizioni igieniche inaccettabili, quando si verificano periodicamente condiizioni di sovraffollamento, proseguono, magari al solo fine di identificazione attraverso il prelievo delle impronte. Adesso il governo Renzi cerca una copertura del suo operato a Lampedusa, e di quello del precedente governo Berlusconi-Maroni, ricorrendo alla suprema istanza della Corte di Strasburgo. Si attende un verdetto importante che non riguarda solo il passato, ma che per i principi che affermerà, potrebbe incidere pesantemente sulla gestione degli Hot Spot e dunque sull'intera politica di controllo delle frontiere esterne, decisa dall'Unione Europea in assenza di basi normative certe.

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At its last meeting (Monday 1 February 2016), the Grand Chamber panel of five judges decided .


The following case has been referred to the Grand Chamber of the European Court of Human Rights.


Khlaifia and Others v. Italy


(application no. 16483/12)

On 1 February 2016 the case was referred to the Grand Chamber at the request of the Italian Government.

http://hudoc.echr.coe.int/fre-press?i=003-5288997-6578353

http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-/26-/-/4209-lampedusa__la_corte_edu_condanna_l_italia_per_la_gestione_dell_emergenza_sbarchi_nel_2011/











 




 

 





 




 
 

 

 

 


lunedì 22 febbraio 2016

FuocoAmmare a Lampedusa, galera selettiva per i naufraghi in transito. Trattenimento a tempo indeterminato per i minori non accompagnati e per quanti si oppongono al prelievo forzato delle impronte.


Dietro il successo di Fuocoammare e di Lampedusa, isola che accoglie, continuano le pratiche Hotspot applicate nel vecchio Cspa ( Centro di soccorso e prima accoglienza) ubicato al centro dell'isola nella fossa di Contrada Imbriacola.

http://www.lasicilia.it/articolo/orso-d-oro-non-ferma-sbarchi-lampedusa-meryl-streep-fuocommare-da-oscar

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-com-refugee-crisis-sop-12-1-16-hotspots.pdf

http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-com-hotsposts.pdf

Una struttura in perenne emergenza, che da anni è luogo di negazione dei diritti fondamentali della persona migrante, al punto di costare all'Italia una condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo. I ricorrenti erano tunisini, dunque quelli che oggi sarebbero definiti come migranti economici, trattenuti nel settembre del 2011 per settimane nell'isola in condizioni inaccettabili e senza uno straccio di provvedimento amministrativo.

http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-/26-/-/4209-lampedusa__la_corte_edu_condanna_l_italia_per_la_gestione_dell_emergenza_sbarchi_nel_2011/

http://www.radioradicale.it/scheda/454005/intervista-a-fulvio-vassallo-sulla-condanna-dellitalia-da-parte-della-cedu-per-la

Per altri invece, che rilasciano le impronte, anche se vorrebbero presentare una richiesta di asilo, la questura di Agrigento stampa un provvedimento di respingimento differito prima ancora che tocchino terra dopo il trasferimento in traghetto da Lampedusa a Porto Empedocle ( Agrigento). Respinti dalla questura ed abbandonati di notte dalla polizia nelle campagne attorno Agrigento, con l'invito ad andar via. E difatti i provvedimenti di respingimento loro consegnati sono ormai chiamati nella prassi "fogli di via". Provvedimento tanto illegittimi quanto privi di una motivazione individuale. La selezione avviene dunque tra coloro che in poche ore vengono ritenuti "migranti economici" provenienti da "paesi terzi sicuri" e quanti invece manifestano con maggiore determinazione la volontà di chiedere asilo ( eritrei, siriani, somali, sudanesi) ma che si rifiutano di farsi prelevare le impronte perchè hanno come destinazione un altro paese.

http://www.dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/02/a-lampedusa-il-nuovo-approccio-hotspot.html

I trattenimenti arbitrari nell'isola continuano. Si tratta di minori non accompagnati, per i quali si omettono tutte le procedure richieste dalla legge all'arrivo di queste persone particolarmente vulnerabili, e si tratta di adulti che rifiutano di farsi identificare, avendo come meta altri paesi dai quali sarebbero respinti se lasciassero le loro impronte digitali in Italia, inserite nel sistema EURODAC, il sistema che dovrebbe rendere applicabile il Regolamento Dublino.

http://www.a-dif.org/2016/02/01/a-lampedusa-lhot-spot-non-ci-puo-essere/

Il trucco della "Relocation", del trasferimento legale verso questi paesi dopo l'identificazione in Italia non funziona più, la maggior parte dei paesi europei, che pure si era impegnata in tal senso, dopo gli attentati di Parigi dello scorso novembre, e dopo la ventata xenofoba che ne è seguita ( anche per effetto della mediatizzazione delle violenze di Capodanno a Colonia), hanno bloccato i trasferimenti.
Monta la protesta dei migranti che si erano fatti convincere a rilasciare le impronte e poi sono rimasti bloccati in vista della Relocation, senza concrete speranze di essere trasferiti in .altri paesi europei. Particolarmente tesa la situazione nel cd. Hub per l'accoglienza ubicato a Castelnuovo di Porto vicino Roma.

http://www.statewatch.org/news/2015/dec/ep-relocation-safe-countries-prel.pdf

Gli agenti di Frontex e di Easo, agenzia europea che si è specializzata nella selezione preventiva dei richiedenti asilo, a Lampedusa, come negli altri Hotspot, piuttosto che nel supporto alle loro richieste ed ai paesi che li ricevono, continuano a promettere che dopo l'identificazione si potrà essere trasferiti legalmente nel paese nel quale si vuole arrivare, ma è un imbroglio, alla fine le poche rilocazioni che si sono fatte, qualche centinaio a fronte delle 24.000 promesse, sono state eseguite verso paesi diversi da quelli indicati dai richiedenti.

http://www.a-dif.org/2015/12/16/il-fallimento-della-road-map-italiana/

Alla fine dell'inverno, quando tutto lascia prevedere una intensificazione degli sbarchi, che come è noto a tutti, avvengono "per ragioni di soccorso" dopo interventi di salvataggio operati nelle acque del Canale di Sicilia ed a nord della Libia. Il numero delle navi presenti è aumentato, ma la maggior parte di queste navi è coinvolta direttamente in missioni militari in vista del sempre più probabile intervento in Libia. Oggi ennesimno sbarco di oltre trecento persone arrivate a Lampedusa con il contributo determinante della Guardia Costiera italiana e delle navi della Marina Militare coinvolte nell'opedrazione Mare Sicuro. Di Frontex e dei suoi mezzi sembra che si siano perse le tracce. E oltre duecento ne erano sbarcati appena ieri. Il sistema di accoglienza italiano, soprattutto nella prima accoglienza, non è ancora pronto rispetto ad un aumento degli arrivi che è del tutto prevedibile per il miglioramento del tempo e per la crisi libica. Gli effetti dello sbarramento della rotta balcanica rimangono ancora imprevedibili. Di certo l'Italia e Lampedusa saranno sempre più esposte e la solidarietà europea è finita dietro gli egosimi nazionali.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/22/news/migranti_599_salvati_nel_fine_settimana_nel_canale_di_sicilia-133960254/

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2016/02/22/migranti-in-599-soccorsi-da-navi-marina_10a2d7ef-c747-495b-a66d-2cf8ad6e407e.html

http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SB31007.TIF&subcod=20160222&numPag=2&
http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=SB51182.TIF&subcod=20160222&numPag=1&

I morti sulle coste siciliane non fanno più "notizia" meglio parlare di scafisti arrestati e di agenzie europee per contrastare la cd. immigrazione illegale, il pubblico si appassiona di più e si fa anche carriera. I bandi e gli incarichi burocratici si sprecano. I migranti continuano a morire.

http://livesicilia.it/2016/02/20/la-morte-prima-dello-sbarco-proseguono-le-ricerche-a-siculiana_717446/

http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/video-guardia-costiera-ricerca-dispersi-sbarco-siculiana-19-febbraio-2016.html

http://www.tvsicilia24.it/siculiana-concluse-le-ricerche-di-eventuali-dispersi-a-torre-salsa/

http://www.coisp.it/archivio-completo/finish/283-ultimissime/14688-assunzioni-frontex-domande-entro-6-agosto-circolare-22-lug-2015

Dall'Egeo alle acque del Canale di Sicilia, ormai tutto il Mediterraneo è un cimitero marino, ma questo va nascosto dietro notizie di pericolosi terroristi che potrebbero sbarcare anche a Lampedusa, o di arresti di scafisti, che dimostrano l'efficienza degli apparati repressivi e l'efficacia delle misure di contrasto dell'immigrazione irregolare messe in atto dall'Italia. Quello che si aspetta l'Unione Europea.

http://www.vita.it/it/article/2016/02/19/da-settembre-ci-sono-stati-oltre-340-piccoli-aylan/138361/

Tra poco una nave umanitaria arriverà a Lampedusa per contribuire agli interventi di soccorso, la nave Acquarius, dell'associazione SOS Meditarraneè, si spera che possa collaborare con le autorità italiane con la stessa efficacia consentita lo scorso anno ai mezzi inviati da Medici senza Frontiere, adesso dislocati nel mare Egeo tra la Grecia e la Turchia. La trotta dalla Libia alla Sicilia rimane quella più pericolosa al mondo, oltre 3000 migranti morti solo lo scorso anno.

http://www.sicilymag.it/news/approda-a-palermo-la-nave-salva-migranti-aquarius-di-sos-mediterranee.htm

https://www.facebook.com/sosmeditalia/photos/a.1627654590817862.1073741827.1627633387486649/1665162827067038/?type=3&theater

http://sosmediterranee.org/?lang=it

Per quelli che saranno salvati, e sbarcati a Lampedusa, occorre provvedere con la massima celerità possibile al trasferimento verso altri centri, come chiede da mesi, invano, il sindaco Nicolini, e si dovranno evitare condizioni di sovraffollamento che derivano dal trattenimento prolungato ed illegittimo di quanti non si fanno identificare immediatamente dopo lo sbarco.

http://meridionews.it/articolo/39555/lampedusa-la-difficile-convivenza-con-lhotspot-nicolini-esperimento-inefficace-imposto-da-ue/

http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdDett=54341

Sugli abusi e sul prelievo delle impronte digitali con il ricorso all'uso della forza non si costruisce alcun rapporto di collaborazione e di inclusione, ma si favoriscono solo le mafie che speculano sulla domanda di mobilità dei migranti e fanno scomparire tanti minori non accompagnati. Protesta anche un sindacato di polizia.

http://uglpoliziadistato.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6329:uso-della-forza-nelle-operazioni-di-foto-segnalamento-e-nella-rileva-zione-delle-impronte-digitali-di-stranieri-e-cittadini-italiani&catid=68:comunicati-e-documenti&Itemid=133

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2014/12/IDENTIFICAZIONE.-OBBLIGHI-E-FACOLTA.pdf

http://www.askanews.it/esteri/ue-italia-prelevi-impronte-100-migranti-anche-con-la-forza_711687976.htm

http://scuolasuperioreavvocatura.it/wp-content/uploads/2014/11/19.-Identificazione-e-fotosegnalamento.pdf

La militarizzazione delle strutture di accoglienza, l'esclusione delle associazioni non  convenzionate alle quali si impedisce di svolgere una attività effettiva in favore di migranti, in prospettiva la loro criminalizzazione, sull'esempio di quello che sta succedendo nelle isole greche, sono tutti fattori che questa estate porteranno all'esplosione dell'ennesima crisi umanitaria, ancora una volta nell'isola di Lampedusa.

http://www.statewatch.org/news/2016/feb/eu-med-crisis-volunteers-state.htm

In fondo basterebbe applicare la legge e non violarla quotidianamente. I minori andrebbero identificati e trasferiti nel minor tempo possibile. Lo prescrive la legge che impone la nomina di un tutore nel più breve tempo possibile e vieta la promiscuità con gli adulti. Andrebbero anche garantiti metodi più sicuri e tempestivi per l'accertamento dell'età, e si dovrebbe applicare la presunzione di minore età, imposta dalle Convenzioni internazionali, "nel superiore interesse del minore".
I migranti maggiorenni ( tenendo conto delle leggi che vigono nei paesi di origine) dunque nel caso degli egiziani, oltre i 21 anni, dovrebbero essere trasferiti negli Hub per presentare al più presto una richiesta di protezione internazionale, se lo vogliono, dopo essere stati adeguatamente informati, e la domanda deve valere per tutti i paesi europei, unico modo per potere parlare davvero di "Diritto d'asilo europeo". Chi vorrà proseguire dovrebbe potere raggiungere il paese di destinazione con la domanda di asilo europeo presentata in Italia, con i suoi mezzi, e non con le improbabili procedure di Relocation che stanno dimostrando già oggi tutto il loro fallimento.

http://www.a-dif.org/2015/12/16/lettera-aperta-ad-acnur/

A tutti i migranti che arrivano dalla Libia oggi, e che non presentano una domanda di protezione internazionale, va riconosciuto un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari, in base all'art. 20 del T.U. 286/1998, in considerazione del fatto che sono stati costretti a partire dalla Libia per le condizioni di belligeranza ormai diffuse in quel paese, nel quale neppure i libici si possono definire in sicurezza.

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_prov.wp?facetNode_1=f1_1&prevPage=provvedimenti&facetNode_3=f4_4_3&facetNode_2=emergenza_nord_africa&catcode=f4_4_3&contentId=LEG24087

Non si comprende perchè l'Italia non può adottare oggi quel provvedimento ( decreto del governo) che fu adottato nel 2011 quando di fronte all'emergenza nordafrica si dette la possibilità di riconoscere i permessi di soggiorno per motivi umanitari in base all'art. 20 del T.U. 286/1998 sull'immigrazione. L'Unione Europea non può trincerarsi dietro la Convenzione di Dublino, e dietro le scelte dei paesi più importanti, come la Germania, che prima hanno aperto indiscriminatamente le loro frontiere, ed adesso pretendono che le zone di frontiera, al confine esterno dell'Unione, siano trasformate in zone lager nei quali, al di fuori di qualsiasi regola dello stato di diritto, contenere e selezionare i migranti che arrivano.

http://www.statewatch.org/eu-med-crisis.htm






venerdì 19 febbraio 2016

Malgrado il fallimento del Processo di Khartoum, sulla base di intese operative di polizia il Belgio deporta in Etiopia un richiedente asilo eritreo. La politica dei rimpatri dell'Unione Europea delegata ai singoli stati ed a Frontex, contro i diritti umani.


Sono giorni in cui in Europa si moltiplicano i muri alle frontiere e si rilancia l'esigenza di dare effettività alle misure di allontanamento forzato ai danni di quei richiedenti asilo che abbiano ricevuto un diniego, sulla base delle nuove procedure accelerate che non consentono un esercizio effettivo dei diritti di difesa e non danno tempo per ricorsi giurisdizionali o almeno per misure cautelari di sospensione delle espulsioni o dei respingimenti.

http://www.reuters.com/article/us-europe-migrants-germany-refugees-idUSKCN0V80IH

Tutti gli accorati appelli dei governanti europei, incapaci di risolvere ( o almeno di contribuire a risolvere) i conflitti nelle aree di crisi dalle quali provengono i migranti, sono rivolti all'esigenza di stipulare accordi con i paesi di origine e transito al fine di riportare in questi paesi i migranti che non ottengono il riconoscimento di uno status di protezione internazionale.

http://www.statewatch.org/news/2015/dec/eu-med-crisis-dec-15-package.htm

Dopo la Conferenza de La Valletta a Malta, lo scorso novembre, appare ormai evidente il fallimento del Processo di Khartoum, lanciato dall'Italia durante il semestre di presidenza dell'Unione Europea nel 2014. Al centro del Processo di Khartoum era proprio la collaborazione di alcuni paesi africani, notoriamente artefici di gravi violazioni dei diritti umani, come l'Egitto, il Sudan, l'Etiopia e l'Eritrea, ed altri, con le politiche di blocco dei migranti e di riammissione di coloro che venivano espulsi o respinti da un paese dell'Unione Europea.
                                                              http://www.a-dif.org/2016/01/05/soldi-alle-polizie-europee-che-perseguitano-i-profughi-eritrei/                                                                           
List of invited delegations
Valletta Summit, 11-12 November 2015 Mediterranean Conference Centre, Valletta - Malta
_____________________________________________________
African States party to the EU-Horn of Africa Migration Route Initiative (Khartoum Process)
1. Djibouti
2. Egypt
3. Eritrea
4. Ethiopia
5. Kenya
6. Somalia
7. South Sudan
8. Sudan
9. Tunisia
African States party to the Rabat Process
10. Benin
11. Burkina Faso
12. Cameroon
13. Cabo Verde
14. Central African Republic
15. Chad
16. Democratic Republic of Congo
17. Côte d’Ivoire
 Egypt
18. Gabon
19. Ghana
20. Guinea
21. Guinea Equatorial
22. Guinea-Bissau
23. Liberia
24. Libya (on hold)
25. Mali
26. Mauritania
27. Morocco
28. Niger,
29. Nigeria
30. Republic of Congo
31. Senegal
32. Sierra Leone
33. The Gambia
34. Togo
 Tunisia

QUESTI NON SONO "PAESI TERZI SICURI COME RITIENE l'UNIONE EUROPEA".

Ad esempio, nel caso del Gambia, paese con il quale l'Italia è in trattative per eseguire rimpatri forzati, questa la situazione accertata dai giudici. I Gambiani possono avere riconosciuto il diritto alla protezione internazionale, senza frettolosi giudizi basati sull'appartenenza ad un "paese terzo sicuro".

http://www.meltingpot.org/Riconoscimento-della-protezione-sussidiaria-a-due-cittadini.html?var_mode=calcul#.VscO1YeFOhw

Alla fine della Conferenza di Malta si rilevava che verso i paesi africani non c'era la stessa generosità dimostrata dall'Unione Europea nei confronti della Turchia di Erdogan ( che negli stessi giorni riceveva oltre tre miliardi di euro, a fronte di un miliardo e ottocento milioni offerti a tutti i paesi africani coinvolti nel Processo di Khartoum.

http://www.vita.it/it/article/2015/10/29/ue-africa-la-valletta-il-summit-della-discordia/137166/

Nei mesi successivi l'Unione Europea delegava all'agenzia Frontex ed ai singoli stati il compito di concludere intese operative di polizia, se non veri e propri accordi bilaterali per rendere possibili i voli congiunti di rimpatrio e dare comunque effettività alle misure di allontanamento forzato adottate dai singoli paesi. Intanto in Africa, ed in particolare nel Corno d'Africa la situazione era in evoluzione, con un avvicinamento del Sudan all'Etiopia ed una riaffermazione del ruolo di potenza regionale dell'Egitto, che attorno ad affari economici e forniture militari, tesseva nuovi rapporti con lo stesso Sudan, con l'Etiopia, con l'Eritrea. In qualche modo il Processo di Khartoum che era bloccato dall'insipienza europea proseguiva sotto la spinta dei paesi africani che volevano comunque mettere sul piatto della bilancia dei rapporti con l'Unione Europea anche la politica dei rimpatri forzati e le conseguenti prassi di polizia.

http://townhall.com/columnists/danielpipes/2016/02/18/can-egypt-and-ethiopia-share-the-nile-n2121250

Egypt supports development efforts in Eritrea: President Sisi  

http://www.madote.com/2016/02/egypt-supports-development-efforts-in.html

http://www.tesfanews.net/eritrean-foreign-minister-in-cairo-meet-al-sisi/

Il mutare dei rapporti tra i paesi coinvolti nel Processo di Khartoum e tra questi e l'Unione Europea produceva immediatamente effetti perversi, che ricadevano sui corpi e sulle vite di persone che avevano cercato di fuggire da dittature feroci o dal rischio di essere uccisi per le loro opinioni politiche o religiose. Le nuove relazioni economiche stabilite su impulso dell'Egitto soprattutto, comportavano un riallineamento dei diversi paesi del Corno D'Africa contro coloro che avevano avuto riconosciuto uno status di rifugiato, in base alla Convenzione di Ginevra, e che erano rimasti nel loro territorio, come nel casi di eritrei presenti in Etiopia o di etiopici rifugiati in Sudan.
Dopo i nuovi accordi tra stati, e sotto la spinta dell'Egitto e degli stati europei coinvolti nel processo di Khartoum, il miglioramento delle relazioni diplomatiche tra questi stati ha messo a rischio decine di oppositori politici dei diversi governi, persone che avevano ricevuto lo status di rifugiato da tempo, ma che all'improvviso si sono trovati esposti a vere e proprie deportazioni da un paese all'altro, ad esempio dal Sudan in Etiopia, finendo in carcere sotto tortura. Ancora una volta la logica dei mercati si è totalmente disinteressata delle violazioni dei diritti umani che venivano perpetrate nel silenzio più assoluto. Un silenzio che in Europa nessuno interrompe, dal momento che è fondamentale la partecipazione di questi paesi per le operazioni di blocco delle partenze o di riammissione dei richiedenti asilo che ricevono un diniego, Come di quelli che vengono definiti "migranti economici" senza neppure potere presentare una richiesta di asilo. Ad Agrigento negli ultimi giorni sono stati consegnati provvedimenti di respingimento "differito" anche ad un cittadino etiope e ad un'altro eritreo. Provvedimenti che magari l'Italia non metterà in esecuzione, ma che segnano una svolta negativa rispetto al recente passato, se si pensa che, dopo la strage del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, la maggior parte degli eritrei giunti in Italia ( se sono rimasti nel nostro paese) hanno ottenuto uno status di protezione internazionale.

Sono riprese le deportazioni di persone che erano state già riconosciute come rifugiati, ad esempio dal Sudan verso l'Etiopia, ed alcuni paesi europei, come il Belgio, giungono ad eseguire rimpatri immediati dopo il primo diniego della richiesta di protezione internazionale, ritenendo come "paesi terzi sicuri" stati come l'Etiopia o il Niger, nei quali poi non si riesce a garantire la sicurezza delle persone che vengono deportate o respinte. Le intenzioni, del tutto prive di base legislativa, enunciate nel Piano europeo sull'immigrazione e nei più recenti documenti dei Consigli (informali) dell'Unione Europea, in ordine all'esigenza di garantire rimpatri anche verso i paesi di origine o di transito dei richiedenti asilo denegati, si stanno adesso concretizzando, mettendo a grave rischio la vita delle persone che vengono trasferite in luoghi nei quali vige lo stato di polizia. Intendiamo paesi nei quali si può essere arrestati e detenuti per un tempo indeterminato senza un provvedimento del giudice, paesi nei quali vige sistematicamente il metodo della tortura durante gli interrogatori, con una diffusa corruzione e con ampio ricorso ad un sistema di spie, paesi nei quali non si contano le sparizioni forzate degli oppositori politici. Eppure questi paesi sono pieni di agenti europei, definiti agenti di collegamento, che interloquiscono con le autorità locali, senza anteporre, alle operazioni di rimpatrio o di contrasto dell'immigrazione irregolare, i diritti umani delle vittime del traffico e della tratta. senza garantire soprattutto i diritti fondamentali di chi viene rimpatriato. Anche se nella maggior parte dei casi si tratta di partenze forzate e non più, come in passato, di scelte libere di emigrazione. Si sta riarmando persino una missione europea in Libia, altro paese cardine del Processo di Khartoum. Ammesso che oggi si possa parlare di una sola Libia.

http://www.consilium.europa.eu/fr/press/press-releases/2016/02/15-fac-libya-border-management/

La tragica morte di Giulio Regeni, proprio per la confusione che si vuole mantenere sulle responsabilità dirette ed indirette, sta dando una dimostrazione evidente, se non della dinamica dei fatti, del livello di coperture e di connivenze che garantiscono questi regimi di polizia. Mentre dai più recenti rapporti delle grandi organizzazioni umanitarie, adesso bandite dall'Egitto, si ricava la sistematica violazione dei diritti umani in Egitto, come in tutti i paesi coinvolti nel Processo di Khartoum.

http://europe.newsweek.com/egypt-torture-giulio-regeni-el-nadeem-center-427979?rm=eu

http://www.atlanticcouncil.org/en/blogs/egyptsource/nchr-pushes-for-prison-visits-amid-complaints-reports-of-torture

http://www.albawaba.com/news/hrw-slams-egypt-closure-anti-torture-ngo-807340

http://blog.amnestyusa.org/middle-east/why-protecting-torture-victims-scares-egypts-leaders/

http://jurist.org/paperchase/2016/02/amnesty-egypt-closes-prominent-human-rights-center.php

In qualche caso la responsabilità degli stati europei è evidente. Il 2 febbraio scorso le autorità belghe, probabilmente con il coinvolgimento di unità appartenenti a Frontex, ormai presenti in tutti gli aeroporti internazionali, hanno deportato da Bruxelles in Etiopia il cittadino eritreo T.D.H. , mettendolo poi in stato di detenzione nell'aeroporto di Bole, ad Addis Abeba, dopo che allo stesso, giunto in Belgio nel mese di ottobre dello scorso anno, era stato notificato un diniego sulla richiesta di asilo presentata al momento del suo arrivo. Un diniego ancora più crudele ed immotivato in quanto questa stessa persona avrebbe, secondo informazioni diffuse dalla diaspora eritrea, una parente legalmente residente come rifugiata in Norvegia, e dunque avrebbe avuto diritto ad ottenere in un paese europeo, se non in Norvegia, il riconoscimento di uno status di protezione interazionale.

http://asmarino.com/press-releases/4493-how-much-more-mistreatment-before-mr-tesfagaber-haile-desta-can-be-reunited-with-his-daughter

http://www.erigazette.org/?p=8968

Le circostanze precise di questa deportazione, che potrebbe assumere tutte le caratteristiche del sequestro di persona, non sono note. Di certo, un uomo di nazionalità eritrea, privo di documenti di viaggio e senza alcuna informazione sulla effettiva destinazione, che nelle prime fasi della deportazione sembrava Juba in Sud Sudan , nell'aeroporto di Bruxelles è stato imbarcato a forza su un aereo della Ethiopian Airlines da agenti della polizia belga su un volo che lo ha condotto verso un paese nel quale rischia la tortura o altri trattamenti inumani o degradanti. Come quelli che potrebbero essere inflitti ancora in questi giorni, perché, subito dopo l'arrivo nell'aeroporto di Addis Abeba, da dove avrebbe dovuto ripartire per Juba,  T.D.H. veniva trattenuto in un ufficio di polizia nella zona transiti dell'aeroporto perché privo di documenti e da lì risulta scomparso in data 14 febbraio, da quando non si hanno più notizie di lui. Durante la detenzione aeroportuale gli sarebbe stato richiesto di sottoscrivere un documento con il quale accettava di essere trasferito in Sud Sudan o in Uganda, ma sembra che si sia rifiutato, in ogni caso le autorità di questi due paesi non hanno confermato l'ingresso di T.D.H. nel loro territorio. Secondo altre notizie, diffuse dalla diaspora eritrea, T.D.H sarebbe stato portato via dall'aeroporto di Addis Abeba da due uomini in borghese e da quel momento, dal 14 febbraio, non ci sarebbero più sue notizie ed il telefono squilla a vuoto.

Nell'incertezza dei fatti occorsi dopo l'arrivo ad Addis Abeba è certo che da cinque giorni T.D.H. non riesce a dare più sue notizie ai familiari ed è gravemente esposto al rischio di subire torture o altri trattamenti inumani o degradanti, se non di essere ucciso, considerando il suo ruolo di oppositore politico della dittatura eritrea che lo aveva già arrestato e torturato prima della sua fuga. Le autorità etiopiche devono comunicare dove è finita una persona che il 3 febbraio scorso è stata consegnata loro dalle autorità di polizia belghe.

E' altrettanto certo che il Belgio è incorso in una gravissima responsabilità nell'esecuzione di una misura di deportazione, perché di questo si tratta, senza poi garantire effettivamente che la persona deportata, al suo arrivo a destinazione, fosse libera di muoversi e di evitare altri arresti o torture. Una responsabilità che potrebbe essere condivisa da agenti di Frontex se si provasse il loro coinvolgimento diretto o indiretto nelle attività di trasferimento forzato, operate dalla polizia belga, e riconsegna di T.D.H alle autorità di polizia etiopiche.

Appare evidente anche che quanto successo potrebbe accadere ancora in altri casi simili, soprattutto se il Processo di Khartoum andrà avanti, e se l'Unione Europea affiderà a Frontex il compito di negoziare con i "paesi terzi sicuri" operazioni di rimpatrio forzato che i singoli stati faticano ad eseguire.

http://asmarino.com/articles/4482-send-the-eritrean-refugees-home-they-are-just-economic-migrants

Occorre salvare la vita di T.H.D ed evitargli altre torture fisiche o psichiche. Il Belgio attraverso una sua rappresentanza diplomatica gli deve consentire un visto di ingresso per motivi umanitari e se, come sembra, una sua parente si trova in Norvegia, lo stesso ha diritto di raggiungere quel paese e presentare lì una richiesta di asilo. L'espediente adottato dalla polizia di frontiera in diversi aeroporti, anche a Roma Fiumicino, di considerare  come "illegali" i migranti che non fanno immediatamente richiesta di asilo nel primo paese d'ingresso dell'Unione Europea,o che hanno ricevuto un primo diniego, può avere conseguenze mortali. E le procedure accelerate, definite altre volte procedure sommarie in aeroporto, sulle richieste di protezione internazionale devono consentire mezzi di ricorso effettivi e misure cautelari di sospensione di decisioni di allontanamento che potrebbero consentire veri e propri sequestri di persona.

Chiediamo all'Unione Europea di verificare se nel corso di quest'anno l'agenzia Frontex ha eseguito o esegue voli di rimpatri congiunti verso i paesi coinvolti nel Processo di Khartoum ed in particolare verso il Sudan e l'Etiopia, e chiediamo che le autorità europee contattino le rappresentanze diplomatiche di questi paesi, o di altri nei quali fossero ricacciati i migranti espulsi o respinti dal territorio dell'Unione Europea, per chiedere notizie e per avere garanzie sul rispetto dei diritti umani e dell'integrità fisica delle persone che, dopo una richiesta di asilo, ricevono un rifiuto e vengono deportate in un paese di transito o nel paese di origine.

Al di là della singola vicenda, sulla quale cercheremo di andare a fondo, appare evidente che i rimpatri di richiedenti asilo denegati devono essere assistiti da particolari garanzie, perché non può sfuggire che la semplice proposizione di una domanda di protezione internazionale pone il richiedente in una posizione di forte contrasto con il paese di origine, che dunque potrebbe poi perseguirlo, con tutti i mezzi, tristemente noti ormai all'opinione pubblica mondiale, qualora questi venga riconsegnato da agenti europei alle autorità di polizia di quel paese.

Deve essere bandito il ricorso alla lista di "paesi tersi sicuri" ed alla categoria, priva di qualsiasi base legale di "migranti economici" soprattutto quando, dopo le operazioni di rimpatrio, si accerta che le persone che sono state deportate vengono arrestate o scompaiono nel nulla senza dare più notizie alle famiglie. "Paesi terzi sicuri" per chi?

Chiediamo all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite ogni possibile sforzo per salvaguardare la vita di T.D.H. e per consentire, attaverso il rilascio dei visti di ingresso necessari, il suo trasferimento in un paese europeo nel quale lo stesso ha già vincoli familiari.

Chiediamo alla Commissione Europea una indagine circostanziata sui voli di rimpatrio effettuati da singoli stati, come sembra in questo caso, o dall'agenzia Europea Frontex, con l'imbarco forzato al fine del rimpatrio di persone che hanno precedentemente presentato una richiesta di protezione internazionale in uno dei paesi dell'Unione Europea, valutando in particolare la fondatezza delle motivazioni dei dinieghi e le garanzie fornire dagli stati che eseguono le misure di allontanamento in ordine alla sicurezza delle persone rimpatriare o deportate verso paesi terzi.

http://www.huffingtonpost.it/filippo-miraglia/piu-controlli-piu-barriere-significano-piu-morti_b_9262634.html












giovedì 18 febbraio 2016

A Lampedusa il nuovo "approccio hotspot" ha le caratteristiche del trattenimento illegittimo sanzionato dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. I respingimenti differiti di massa violano i diritti fondamentali della persona.



Denunciamo da mesi l'utilizzo distorto del Centro di primo soccorso ed accoglienza di Contrada Imbriacola a Lampedusa, una struttura che avrebbe dovuto garantire soltanto una accoglienza temporanea, al massimo per 48-72 ore, per le persone soccorse in mare, e che invece è diventato un centro di trattenimento per coloro che rifiutano di rilasciare le impronte digitali, o per i quali non si trova una struttura di accoglienza. Ancora centinaia i minori non accompagnati trattenuti nel centro di Lampedusa, contro le norme di legge e le Convenzioni internazionali.

http://www.meltingpot.org/A-Lampedusa-l-Hot-spot-non-ci-puo-essere.html#.VsUOfoeFOhw

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-com-refugee-crisis-sop-12-1-16-hotspots.pdf

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/12/hot-spots-zero-diritti-zero-sicurezza.html

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/soccorsi-lampedusa-respinti-ad.html

A tutti i migranti, trattenuti nel centro di Contrada Imbriacola, è impedito un accesso effettivo alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria, sono centinaia i minori non accompagnati che sono trattenuti in violazione di precise disposizioni di legge e delle Convenzioni internazionali, e tante le persone vulnerabili, come le donne vittime di tratta, che vengono trattate alla stregua di "clandestini" e quindi trasferiti in veri e propri centri di identificazione ed espulsione (CIE), come nel caso delle nigeriane nel Centro di Ponte Galeria.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/rimpatri-forzati-in-nigeria-la.html

Per altre centinaia di migranti sbarcati a Lampedusa, che rilasciano subito le impronte digitali, nella maggior parte dei casi, se non provengono dai paesi inseriti nella lista di paesi dai quali provengono richiedenti asilo con alte possibilità di riconoscimento dello status ( Siria, Eritrea, Irak, Afghanistan e Repubblica centroafricana, da ultimo), si distribuisce un foglio notizie prestampato, quando sono ancora storditi dopo lo sbarco, nel quale, con il riempimento di qualche casella barrata, senza neppure comprendere che cosa significa, si dichiara di essere in sostanza "migranti economici". Le autorità amministrative dunque, contro il dettato di legge,a poche ore dallo sbarco, nei confronti di persone che si sono fatte identificare senza opporre alcuna resistenza, ritengono di adottare un provvedimento di respingimento differito, previsto, con diverse modalità e presupposti, dall'art. 10 comma 2 del T.U. n.286/98. Un provvedimento che nella maggior parte dei casi non viene eseguito con accompagnamento forzato. Neppure se si ricorresse al trattenimento in un CIE, come si auspica sempre più spesso da parte delle destre. Dopo la notifica del provvedimento, subito dopo lo sbarco a Porto Empedocle, nella notte, il trasferimento in un luogo sperduto in campagna, vicino ad una delle stazioni ferroviarie della tratta Agrigento-Palermo, e l'abbandono.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/frontex-identificazioni-forzate-hotspot.html

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/negli-hotspot-di-lampedusa-e-trapani.html

I migranti sanno che possono chiedere asilo, hanno rischiato la vita per arrivare in Italia, e non tutti vogliono proseguire verso altri paesi europei. Ostinatamente, a piedi, dalle stazioni ferroviarie nelle quali vengono abbandonati nottetempo, anche a 20 chilometri dalla città, ritornano ad Agrigento dove cercano di presentare una richiesta di asilo, come possono fare, anche se sono stati "respinti".
Le procedure che li attendono sono sommarie, e le percentuali di accoglimento delle loro richieste nel caso della Commissione territoriale di Agrigento non superano il dieci per cento.

http://www.meltingpot.org/Hotspot-e-respingimenti-differiti-il-modello-Lampedusa.html#.VsUSYIeFOhw

http://www.meltingpot.org/Appello-La-verita-sul-sistema-Hot-Spot-Violazioni-e.html#.VsUSkoeFOhw

Non sono tutti "migranti economici". Quando si riesce ad impugnare un provvedimento di diniego i tribunali annullano sempre più spesso le decisioni delle Commissioni territoriali, che però possono fare anche un ricorso. Un procedimento giudiziario in questo caso può durare anche tre anni.

http://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-di-bologna-sezione-i-civile-ordinanza-del-27-ottobre-2015/

In ogni caso i tempi si allungano e le persone bloccate nei centri di accoglienza dopo tanto tempo di attesa sono fuori da qualsiasi percorso di inserimento sociale. Con il blocco della relocation verso altri paesi europei il sistema di prima accoglienza italiano, che non consiste solo negli Hotspot rischia di esplodere, soprattutto quando con la primavera aumenteranno gli arrivi e nelle strutture di accoglienza di diversa natura non ci saranno più posti disponibili.

https://tutmonda.wordpress.com/2016/01/09/no-fingerprints-we-want-to-move-la-lotta-a-oltranza-dei-migranti-a-lampedusa-contro-la-trappola-di-dublino-e-il-sistema-hot-spot-di-alessandra-sciurba-e-martina-tazzioli/

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2016/02/11/news/migranti_hotspot_viminale-133166114/?ref=search

Questi sono i fatti, sono fatti confermati da una condanna dell'Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo ( caso Khalifia) relativa a violazioni nel trattenimento dei migranti che a Lampedusa e ad Agrigento si verificano ancora.

66. A titolo preliminare la Corte nota che il Governo considera che i ricorrenti non sono stati oggetto di alcuna espulsione o estradizione e che pertanto i fatti del caso di specie non rientrano in ciò che prevede la lettera f) del primo paragrafo dell'articolo 5 della Convenzione, che autorizza «l'arresto o […] la detenzione regolari» di una persona per impedire a quest’ultima di entrare illegalmente nel territorio», o nei confronti della quale è in corso una «procedura di espulsione o di estradizione » (paragrafo 58 supra).
Tuttavia il Governo non indica sotto quale altro comma del primo paragrafo dell'articolo 5 la privazione della libertà dei ricorrenti potrebbe essere giustificata.
67. Come la giurisprudenza della Corte ha avuto modo di precisare (paragrafo 60 supra), l'elenco dei motivi per i quali una persona può essere privata della sua libertà è esaustivo. Ciò implica che una privazione della libertà che non rientri in nessuno dei commi dell'articolo 5 § 1 della Convenzione viola inevitabilmente tale disposizione.
68.  Tuttavia, nonostante le affermazioni del Governo, nel caso di specie la Corte è pronta ad ammettere che la privazione della libertà dei ricorrenti fosse prevista dal comma f) del primo paragrafo dell'articolo 5. Al riguardo, essa osserva che gli interessati erano entrati irregolarmente nel territorio italiano e che fu avviata una procedura per identificarli e rimpatriarli.
69. Per di più la Corte rileva che le parti sono concordi nell’affermare che la legge italiana non prevede espressamente il trattenimento di migranti che, come i ricorrenti, sono sistemati in un CSPA (paragrafi 54-55 e 59 supra). È vero che l’articolo 14 del decreto legislativo n. 286 del 1998 (paragrafo 27 supra) prevede tale trattenimento, ma quest’ultimo si applica soltanto agli stranieri che è necessario soccorrere o per i quali devono essere effettuati dei controlli supplementari sulla identità o attendere i documenti di viaggio e la disponibilità di un trasportatore. Ora, non è così nel caso di specie. Inoltre, gli stranieri ai quali è applicabile tale trattenimento sono sistemati in un CIE con una decisione amministrativa sottoposta al controllo del giudice di pace. I ricorrenti, al contrario, sono stati sistemanti di fatto in un CSPA e nei loro confronti non è stata adottata alcuna decisione formale che disponga il loro trattenimento. Su questo punto è opportuno sottolineare che nel suo decreto del l° giugno 2012, il GIP di Palermo ha dichiarato che la questura di Agrigento si era limitata a registrare la presenza dei migranti nel CSPA senza adottare decisioni che disponessero il loro trattenimento e lo stesso valeva per quanto riguardava la sistemazione dei migranti sulle navi (paragrafi 20-21 supra).


https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.wp?previsiousPage=mg_1_20&contentId=SDU1187525

http://www.internazionale.it/notizie/2015/10/01/hotspot-lampedusa-migranti

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8fcc06f1-6ca9-48be-a93d-acf81ed35e6b.html

Le difformità tra le situazioni nei diversi Hotspot non sono conseguenza della legge, ma degli uomini che la applicano, perché in provincia di Trapani, dove pure hanno aperto un Hotspot ( nel vecchio Centro di identificazione ed espulsione di Milo), le cose vanno diversamente, dopo i primi migranti giunti nel centro con un provvedimento di respingimento adottato dalla questura di Palermo, poche ore dopo lo sbarco del 28 dicembre 2015. Adesso i tempi di passaggio nell'Hotspot sono conformi a quanto prevede la legge, dall'Hotspot si può presentare una richiesta di asilo, che poi viene formalizzata dopo il trasferimento in un centro di accoglienza, senza l'adozione immediata di provvedimenti di respingimenti differiti.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/negli-hotspot-di-lampedusa-e-trapani.html

http://www.affaritaliani.it/milano/migranti-respinti-da-hotspot-di-trapani-400529.html

http://www.trapanioggi.it/migranti-respinti-da-hotspot-ricollocati-nel-trapanese-e-in-lombardia/

Dopo quel precedente negativo, imputabile comunque alla questura di Palermo, la maggior parte dei migranti che ne fa richiesta, dopo essere stata adeguatamente informata, può avere accesso alla procedura di asilo SENZA ricevere provvedimenti di respingimento differito. E la maggior parte dei migranti che arriva nell'Hotspot di Milo, a differenza di quanto avviene tra Lampedusa ed Agrigento, viene poi trasferita nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. In fondo si applica soltanto lì una circolare del Ministero dell'interno dell'8 gennaio 2016, che ricorda ai prefetti ed al capo della polizia come la categoria di migranti economici sia del tutto priva di una base legale, e come non ci siano "paesi terzi sicuri" al punto di negare pregiudizialmente ad intere categorie di migranti, selezionati sulla base della nazionalità, l'accesso alla procedura di asilo.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/il-ministero-dellinterno-interviene-con.html

Tutto questo era oggetto di una mia breve dichiarazione rilasciata ad un giornalista della trasmissione La Gabbia della rete La 7, che mi aveva cercato per una intervista. Intervista  tagliata al di fuori di ogni pur comprensibile esigenza di spazio, perché evidentemente non in linea con l'impostazione data dal conduttore della trasmissione, che voleva mettere in evidenza soltanto la inefficacia dei respingimenti differiti (verificata), senza dare rilievo a diritti violati dei tanti migranti che ricevono provvedimenti di respingimento del tutto illegittimi ed ineseguibili, quando non subiscono trattenimenti arbitrari, ai quali si impedisce l'accesso alla procedura di asilo, o si negano i più elementari diritti di difesa.



http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/rimpatrio-migranti-video-agrigento-febbraio-2016.html

Per non parlare dei diritti negati ai soggetti più vulnerabili, ai minori non accompagnati abbandonati nel centro di contrada Imbriacola, e poi offerti alla dispersione ed allo sfruttamento altrui, alle vittime di tratta, abbandonati nelle mani di trafficanti senza scrupoli che hanno libero accesso nei centri di accoglienza, riuscendo pure ad intimidire gli operatori ed i cittadini solidali che da soli si battono per difendere la dignità di queste persone. Ma di tutto questo La Gabbia naturalmente non ne ha parlato. Non faceva notizia.

http://www.meltingpot.org/Hotspot-e-schemi-di-ricollocazione-la-soluzione-giusta-per.html?var_mode=calcul#.VsUEE4eFOhx

Un recente rapporto della Commissione per i Diritti Umani del Senato, Presidente il Senatore Luigi Manconi conferma adesso le gravi violazioni  e le inefficienze che si verificano nei CIE e nei nuovi Hotspots, prendendo in esame soprattutto il nuovo Hotspot di Lampedusa, meglio il nuovo "approccio Hotspot" realizzato all'interno del vecchio Centro di soccorso e prima accoglienza di Contrada Imbriacola.

https://www.senato.it/1383?documento=2503&voce_sommario=90#

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/500765/Migranti-gli-hotspot-Una-fabbrica-di-irregolari-Il-sistema-va-rivisto

2. L'hotspot di Lampedusa

La Commissione diritti umani del Senato ha seguito con molta attenzione l'avvio dell'approccio hotspot in Italia, avviato a Lampedusa a partire dalla fine del settembre 2015 in seguito a quanto contenuto nell'Agenda europea sulle migrazioni (maggio 2015) e alla successiva Roadmap del ministero dell'interno (settembre 2015). A cinque mesi dall'attivazione dell'hotspot, è possibile avanzare alcune riflessioni sui risultati emersi.
Il centro è stato riaperto nell'ottobre 2014 in seguito a lavori di ristrutturazione finalizzati all'aumento della capienza fino a oltre 350 posti. La struttura, situata in contrada Imbriacola e gestita dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d'Italia, è composta da una serie di compound destinati a ospitare i migranti sbarcati sull'isola dopo essere stati soccorsi in mare. Una parte è riservata ai minori, un'altra alle donne. Nei compound di dimensioni più contenute si trovano gli uffici amministrativi dell'ente gestore, l'ufficio immigrazione della questura di Agrigento, il presidio sanitario e quello delle organizzazioni internazionali operanti all'interno del centro. Non ci sono spazi comuni né è prevista alcuna attività per i migranti ospitati, i quali rimangono nei dormitori o passano il tempo vagando all'interno della struttura. Il centro è stato pensato per una primissima accoglienza e per una permanenza dei migranti di periodi di tempo molto brevi (48 ore). Con l'introduzione delle nuove procedure previste dall'Agenda europea sulle migrazioni, di fatto, si determina in molti casi una permanenza più lunga dando luogo a una serie di criticità, denunciate in una lettera aperta al ministro dell'interno dello scorso gennaio dal sindaco Giusi Nicolini: "sia le caratteristiche strutturali del Centro, sia gli oneri previsti dal Capitolato d'affidamento del servizio, non sono idonei e sufficienti a garantire condizioni dignitose di accoglienza a persone che vengono trattenute da oltre 30 giorni e che potrebbe essere trattenute addirittura a tempo indeterminato. Ciò è anche dimostrato dal fatto che indumenti e scarpe sono forniti dalla Parrocchia e dalla comunità, dal fatto che oltre 135 minori non accompagnati sono lasciati liberi e senza alcuna tutela in qualunque ora del giorno e della notte, che qualche ospite viene sottoposto a cure mediche solo su richiesta di volontari lampedusani che vengono casualmente a conoscenza delle specifiche problematiche di salute". Da quanto potuto verificare nel corso del sopralluogo, le condizioni del centro da un punto di vista igienico e strutturale sono apparse appena dignitose con una serie di carenze evidenti (bagni poco puliti e non riscaldati, dormitori stipati di letti con poco spazio rimanente per muoversi).
La visita è stata preceduta da un incontro con il prefetto e il questore di Agrigento, alcuni funzionari del ministero dell'interno e i responsabili del centro durante il quale sono stati acquisiti dati e informazioni sulle nuove procedure all'interno dell'"approccio hotspot", avviate a Lampedusa a partire dalla fine del settembre 2015 in seguito a quanto contenuto nell'Agenda europea sulle migrazioni (maggio 2015) e alla successiva Roadmap del ministero dell'interno (settembre 2015).
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Queste le nuove procedure previste dal ministero dell'interno nelle strutture individuate come hotspot:
a) Tutte le persone sbarcate sono sottoposte a screening medico al fine di accertare immediatamente eventuali problemi sanitari di ogni singolo individuo.
b) Successivamente sono intervistate da funzionari degli uffici immigrazione, i quali compilano il cd. foglio-notizie contenente le generalità, la foto e le informazioni di base della persona, nonché l’indicazione circa la sua volontà o meno di richiedere la protezione internazionale. Le persone suscettibili di aderire alla cd. procedura di ricollocazione (relocation) vengono informate circa le modalità e gli effetti della procedura. In questa fase è previsto il supporto dei funzionari dell’EASO (la preposta Agenzia Europea per il Supporto all’Asilo). Ha pertanto luogo una prima differenziazione tra le persone richiedenti asilo/potenziali ricollocabili e quelle in posizione irregolare.
c) Sulla base degli esiti delle menzionate attività/interviste di pre-identificazione le persone potrebbero essere ulteriormente intervistate da funzionari di polizia investigativa con il supporto di funzionari Frontex ed Europol al fine di acquisire informazioni utili per scopi investigativi e/o di intelligence. L’individuazione delle persone da sottoporre ad interviste di approfondimento in quanto suscettibili di fornire preziose informazioni può aver luogo anche prima del loro arrivo nelle aree hotspots (ad es. quando di trovano ancora sui mezzi di salvataggio oppure non appena arrivano nel porto di sbarco).
d) Subito dopo la procedura di pre-identificazione, tutte le persone saranno fotosegnalate come CAT 2 (ingresso irregolare) e registrate in conformità con la legislazione nazionale ed europea (ad eccezione di quelle ricollocabili che saranno registrate come CAT 1). Saranno foto-segnalati come CAT 1 (richiedenti asilo) anche coloro che manifestano la volontà di richiedere la protezione internazionale e pertanto, successivamente, formalizzeranno la propria intenzione compilando il modello “C3” nelle strutture per richiedenti asilo (cioè i cd. regional hubs presenti sul territorio nazionale) dove verranno trasferiti dopo la conclusione delle menzionate attività di registrazione. Le persone richiedenti asilo e suscettibili di rientrare nella procedura di ricollocazione formalizzeranno la propria domanda di protezione internazionale compilando uno specifico modello “C3” in lingua inglese con il supporto di esperti degli Stati membri selezionati dall’EASO.
Per le persone richiedenti asilo ma non rientranti nella procedura di ricollocazione, l’attività di foto-segnalamento come CAT 1 e la compilazione del modello “C3” sarà effettuata soltanto da funzionari della polizia scientifica e personale degli uffici immigrazione dell’Italia. Questi ultimi e gli esperti dell’EASO sono supportati da mediatori culturali il cui numero dovrebbe raggiungere le 15-20 unità, da ingaggiare con utilizzo dei fondi dell’Unione europea.
e) Successivamente le persone che richiedono la protezione internazionale saranno trasferite nei vari regional hub presenti sul territorio nazionale; le persone che rientrano nella procedura di ricollocazione saranno trasferite nei regional hub dedicati; le persone in posizione irregolare e che non richiedono protezione internazionale saranno trasferite nei Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.). Tali trasferimenti interni saranno effettuati tramite autobus o aeroplani con l’ausilio delle scorte di polizia. Si possono effettuare anche trasferimenti via mare (nel caso di persone che debbano essere trasferite dall’isola di Lampedusa). I costi inerenti tali trasferimenti sono co-finanziati dall’Unione europea.
La verifica delle nuove procedure contenute nel documento di attuazione della decisione europea è stata oggetto della visita all'hotspot di Lampedusa della Commissione diritti umani. Sono emersi alcuni nodi nello svolgimento delle operazioni riguardanti aspetti molto delicati in termini di rispetto di quanto prevedono norme nazionali ed europee e convenzioni internazionali in ambito di asilo e accoglienza.

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2.1 La pre-identificazione
In particolare, destano preoccupazione le modalità di svolgimento della pre-identificazione. Appena sbarcati, infatti, gli stranieri vengono trasferiti nel CPSA di contrada Imbriacola. Viene dato loro un cambio di vestiti asciutti che indossano in un piccolo spogliatoio e subito dopo svolgono un colloquio con gli agenti dell'Ufficio immigrazione affiancati da un interprete (inglese, francese, arabo e lingua tigrina). Il colloquio si svolge in uno spazio all'aperto, coperto da una tettoia, dove si trovano dei tavoli e delle panche. Allo straniero viene consegnato il cd. foglio notizie su cui vanno inserite le generalità (nome, cognome, data di nascita, residenza, paternità, nazionalità, luogo di partenza). Viene poi chiesto il motivo dell'arrivo in Italia e vi sono una serie di risposte da selezionare: venuto in Italia per lavoro; per raggiungere i familiari; per fuggire alla povertà; per asilo; e infine l'opzione "altro". Il documento, una volta compilato, viene firmato dallo straniero e controfirmato dall'operatore della polizia e dall'interprete.
Questo passaggio fondamentale e necessario a "una prima differenziazione tra le persone richiedenti asilo/potenziali ricollocabili e quelle in posizione irregolare" - come scritto nella Roadmap del ministero dell'interno - si svolge dunque quando i profughi, soccorsi in mare e appena sbarcati, sono spesso evidentemente ancora sotto shock a causa di un viaggio lungo e rischioso. Non si tratta poi di un colloquio vero e proprio, ma della semplice compilazione di un questionario che risulta formulato in maniera estremamente stringata e poco comprensibile.
Non tutti gli stranieri, infatti, sono in grado di comprendere quanto viene richiesto poiché le zone di provenienza sono diverse e l'accesso alle quattro lingue tradotte dai mediatori non è scontato. Inoltre, la presenza di persone analfabete o poco alfabetizzate è evidentemente molto alta. Come si è potuto verificare dai colloqui svolti con i migranti ospitati nel centro nel corso della visita, solo una parte era in grado di capire e usare quelle lingue, mentre molti di loro conoscevano solo la lingua del loro paese di provenienza. In più casi è emerso, dalle parole dei profughi, che non avessero nozione di quanto era accaduto nella fase di pre-identificazione né fossero al corrente della loro situazione in quel momento.

Se pure viene contemplata la possibilità di cambiare quanto dichiarato e sottoscritto e di manifestare la volontà di chiedere protezione in qualsiasi momento, appare difficile che si ricorra a tale possibilità non avendo cognizione delle conseguenze delle operazioni cui si viene sottoposti.

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Andrebbe definita in maniera più chiara la finalità di tale passaggio: se il foglio notizie serve semplicemente a raccogliere le generalità a fini operativi per le forze dell'ordine e per l'accoglienza nella struttura, basterebbe raccogliere le generalità dello straniero, come tra l'altro avveniva in precedenza al momento dello sbarco.
Se invece il foglio notizie è determinante per stabilire la futura condizione del migrante e il suo destino, anche in termini di libertà personale, questa fase assume un rilievo tale da dover assicurare che venga svolta nelle condizioni di massima lucidità e consapevolezza, e quindi non contestualmente allo sbarco, ma in un momento successivo previa adeguata informazione sulle normative vigenti, sulla situazione di ciascuno e delle possibili future destinazioni. Tale passaggio procedurale non può avere luogo se, nel caso in cui si palesi l'impossibilità per il migrante comunicare, non si mettono a disposizione tutti gli strumenti per una effettiva comprensione di quanto sta avvenendo.
Inoltre si dovrebbe assicurare un approccio maggiormente orientato alla singola persona, prestando estrema attenzione alla storia di ciascuno ed individuando eventuali persone vulnerabili e bisognose di interventi appropriati alla loro condizione. La presenza a Lampedusa di funzionari EASO (Ufficio europeo di sostegno all'asilo), da quanto verificato e appreso nel corso della visita, non sembra essere finalizzata al sostegno all'informativa in questa fase della procedura, quanto piuttosto all'eventuale procedura di ricollocamento negli altri Stati membri per coloro che intendono chiedere asilo.
Si ricorda in merito quanto previsto Direttiva 2013/32/Ue nel Considerando 26: “Al fine di garantire l’effettivo accesso alla procedura di esame, è opportuno che i pubblici ufficiali che per primi vengono a contatto con i richiedenti protezione internazionale, in particolare i pubblici ufficiali incaricati della sorveglianza delle frontiere terrestri o marittime o delle verifiche di frontiera, ricevano le pertinenti informazioni e la formazione necessaria per riconoscere e trattare le domande di protezione internazionale tenendo debitamente conto, tra l’altro, dei pertinenti orientamenti elaborati dall’EASO. Essi dovrebbero essere in grado di dare ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi presenti sul territorio, compreso alla frontiera, nelle acque territoriali o nelle zone di transito degli Stati membri, e che manifestano l’intenzione di presentare una domanda di protezione internazionale, le pertinenti informazioni sulle modalità e sulle sedi per presentare l’istanza. Ove tali persone si trovino nelle acque territoriali di uno Stato membro, è opportuno che siano sbarcate sulla terra ferma e che ne sia esaminata la domanda ai sensi della presente direttiva”.

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Lo stesso prefetto Morcone, a capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione, con una circolare ai prefetti ha sottolineato la necessità di rispettare le "garanzie che la legge prevede a tutela del diritto all'informazione dei migranti e del diritto a presentare domanda di asilo, che, peraltro, può essere esercitato dall'interessato in qualsiasi momento, anche quando già si trova da tempo in Italia". Nella circolare vengono poi richiamati, con riferimento al diritto all'informazione, l'articolo 8 della direttiva 2013/33/UE, che ha introdotto il principio secondo il quale hanno diritto all'informazione tutti coloro per i quali sussistano elementi che lascino supporre l'intenzione di presentare una domanda di asilo, e l'ordinanza 25 marzo 2015, n.5926 della IV Sezione Civile della Corte di Cassazione, che ha precisato che "qualora vi siano indicazioni che cittadini stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le Autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella misura necessaria per favorire l'accesso alla procedura di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento ". Si invitano dunque i prefetti a vigilare affinché, in considerazione della particolare vulnerabilità dei richiedenti asilo, vengano rispettate "una serie di garanzie procedimentali volte ad assicurare l'effettività del sistema di protezione: il diritto ad una puntuale informazione sui propri diritti e doveri nell'ambito della procedura; il diritto di avvalersi dell'assistenza di un interprete della sua lingua o di lingua a lui comprensibile; il diritto all'assistenza ed alla rappresentanza legali; il diritto di non essere respinto o espulso solo per la propria nazionalità; il diritto di non essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda".
Per una effettiva comprensione delle procedure cui si viene sottoposti nel corso della pre-identificazione, occorrerebbero dunque una serie di interventi urgenti:
- lo svolgimento di un colloquio vero e proprio per determinare l'eventuale bisogno di protezione in presenza di operatori UNHCR, senza limitarsi alla compilazione del modulo;
- una presenza numericamente più consistente di operatori delle diverse organizzazioni internazionali all'interno del centro per un'azione informativa più efficace e mirata;
- il ricorso a un maggior numero di mediatori, specializzati anche in altre lingue rispetto alle quattro previste;
- tempi diversi che tengano conto delle condizioni fisiche e psicologiche delle persone che sbarcano sulle nostre coste.

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2.3 Dati relativi all'hotspot di Lampedusa
L'analisi dei dati relativi al periodo 1 settembre 2015-13 gennaio 2016, così come forniti dalla Prefettura di Agrigento, porta ad alcune riflessioni. A Lampedusa sono arrivati 4.597 cittadini stranieri e, come anticipato, ne sono stati registrati e identificati 3.234. Tra queste, 870 provenienti dall'Eritrea, 848 dalla Somalia, dalla Nigeria 711, dal Marocco 535, 235 dal Sudan, 222 dal Gambia, Mali 133, Guinea 130, Siria 129, e numeri più bassi da altri paesi19.
Al programma di ricollocamento hanno avuto accesso 563 persone, che corrispondono a circa il 12% di quelle sbarcate. 279 sono già state trasferite nei paesi di destinazione, 198 sono in attesa di partire e altre 86 hanno avviato la procedura i primi giorni di gennaio e si trovano presso l'Hub di Villa Sikania. Come previsto in sede europea si tratta di eritrei (nella maggior parte), insieme a siriani e iracheni.
Del totale dei profughi sbarcati a Lampedusa nel periodo di riferimento, 502 persone, circa il 10%, hanno manifestato la volontà di chiedere asilo e sono stati inseriti nel circuito nazionale dell'accoglienza.
Quanto ai minori, accompagnati e non, ne sono sbarcati complessivamente 612. Di questi, 320 minori non accompagnati sono stati trasferiti da Lampedusa e inseriti nel circuito d'accoglienza in Sicilia. Altri 20, minori accompagnati, verranno ricollocati.
19 I dati del 2015 a livello nazionale confermano quanto accaduto a Lampedusa: su 153.842 stranieri sbarcati in Italia, gli eritrei rappresentano la maggior parte (38.612), seguiti da cittadini provenienti da Nigeria (21.886), Somalia (12.176), Sudan (8.909), Gambia (8.123), Siria (7.444), Mali (5.752), Senegal (5.751), Bangladesh (5.039) e Marocco (4.486).
Tra quanti non hanno manifestato la volontà di chiedere asilo e quindi sono stati considerati migranti irregolarmente presenti sul territorio italiano, 74 sono stati trasferiti nei Cie in tutta Italia, mentre 775 hanno ricevuto un provvedimento di respingimento differito, con l'ordine di lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni, e sono complessivamente più del 18 % del totale degli stranieri arrivati a Lampedusa. Questi ultimi, secondo quanto denunciato da alcune associazioni, una volta trasferiti da Lampedusa, sono sbarcati a Porto Empedocle dove hanno ricevuto il provvedimento del questore di Agrigento, senza aver ricevuto nessuna informazione in merito a ciò che sarebbe loro accaduto e senza aver diritto a essere ospitati nel circuito d'accoglienza. Di fatto, sono destinati a rimanere irregolarmente nel territorio italiano e a vivere e lavorare illegalmente e in condizioni estremamente precarie nel nostro Paese.
Esiste per i destinatari del provvedimento di respingimento differito disposto dal Questore, la possibilità di un ricorso giurisdizionale in base all’art. 10 del testo unico sull’immigrazione. Il provvedimento va impugnato davanti a un tribunale amministrativo ma appare complicato immaginare che i migranti, trasferiti dopo pochi giorni dallo sbarco a Lampedusa e da lì a Porto Empedocle con il provvedimento del questore in mano, abbiano avuto la possibilità di conoscere la procedura e accedervi, di entrare in contatto con un legale per poi fare ricorso. Vanno richiamati in merito gli articoli 5 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che sanciscono il diritto ad un rimedio effettivo tutelando le persone da ogni eventuale discriminazione e da respingimenti decretati in modo indifferenziato verso una pluralità di persone, senza la valutazione del singolo caso.
Non risulta chiaro dai dati forniti dalla Prefettura di Agrigento la situazione di 708 migranti sui 3.234 identificati. Per quanto riguarda la differenza tra migranti fotosegnalati 3.234 a fronte dei 4.597 migranti sbarcati, essa è dovuta anche alla possibilità, avallata dalle ultime disposizioni ministeriali, di foto-segnalare nella provincia di destinazione, il migrante trasferito da Lampedusa, che abbia comunque manifestato la volontà di accedere alla protezione internazionale.
Questi dati possono essere incrociati con quelli forniti dall'agenzia Frontex sui rimpatri effettuati dal nostro Paese. Il numero esiguo, come già evidenziato, dipende da diversi fattori: innanzitutto i rimpatri vengono effettuati solo verso quei paesi con cui l'Italia ha un accordo di riammissione (Tunisia, Nigeria, Egitto); inoltre, continua ad essere difficile la collaborazione con le autorità consolari dei diversi paesi ai quali compete l'identificazione delle persone da rimpatriare. Infine, le spese, nonostante l'intervento di Frontex nella gestione dei voli, continuano a essere molto alte.

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3. Alcune riflessioni
Il bilancio del nuovo approccio hotspot a quasi cinque mesi dall'avvio, analizzando i dati e quanto emerso nel corso della visita, non può che considerarsi deficitario ed evidenzia un sostanziale fallimento del programma di ricollocamento e dell'attuazione dei rimpatri, le due direttrici principali su cui è articolato il piano europeo.
Inoltre va segnalata la presenza di alcune criticità nell'attuazione della nuova procedura e di nodi delicati da affrontare e sciogliere coniugando l'esigenza di aumentare l'efficacia del piano
europeo con il rispetto della normativa nazionale e internazionale in materia di asilo e accoglienza.
La difficoltà maggiore rappresentata dalla procedura hotspot è quella dell’identificazione certa delle persone che giungono in Italia. Ciò non significa solo la determinazione dell’identità ma anche dello status e, dunque, delle motivazioni che le hanno portate a emigrare. Il rischio è che il tempo a disposizione, unitamente all’ingente mole di lavoro, incidano negativamente su tali procedure portando a una cernita sommaria di chi può e chi non può fare ingresso in Europa basata su automatismi più che su attente valutazioni che tengano conto degli elementi soggettivi e della storia individuale della persona sbarcata.
L'intero sistema andrebbe riconsiderato partendo dai risultati di questi primi mesi di attuazione: a fronte di un tasso di identificazioni che ha superato l'80%, non corrispondono risultati positivi in termini di persone ricollocate e persone rimpatriate. Unico risultato tangibile è l'aumento di stranieri con in mano un decreto di respingimento differito del Questore che intima di lasciare il nostro paese entro sette giorni, persone che di fatto rimangono poi nel territorio italiano irregolarmente.
Va inoltre ricordato che oltre 153.000 persone sono sbarcate in Italia quest'anno, rispetto ai 170.100 del 2014, con un calo di sbarchi pari al 9%. Gli eritrei hanno rappresentato la comunità di stranieri maggioritaria (38.612), seguiti da cittadini provenienti da Nigeria (21.886), Somalia (12.176), Sudan (8.909), Gambia (8.123), Siria (7.444), Mali (5.752), Senegal (5.751), Bangladesh (5.039) e Marocco (4.486).
Nello stesso tempo si registra un aumento del 23% delle richieste d'asilo in Italia. Secondo i dati forniti dal Presidente della Commissione Nazionale Asilo, nel 2015 (dato aggiornato all’11/12), 79.900 persone hanno chiesto asilo in Italia rispetto alle 64.886 del 2014, e provengono soprattutto da Nigeria, Pakistan, Senegal e Afghanistan. Se alla procedura di ricollocamento come disposto attualmente a livello europeo accedono solo persone provenienti dalla Siria, dall'Eritrea e dall'Iraq, è evidente che la maggior parte dei richiedenti asilo sono destinati a rimanere in Italia e a concludere nel nostro paese la procedura.

D'altra parte, come segnalato dal Governo nella relazione inviata alle Camere sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell'Italia, della Grecia e dell'Ungheria, il criterio prescelto per individuare i richiedenti bisognosi di protezione internazionale circoscrive l'applicazione della misura a poche nazionalità non risolvendo il problema generale, per l'Italia, dell'accoglienza dei rifugiati provenienti dall'Africa sub-sahariana, il cui flusso verso le nostre coste è intenso e costante.




Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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