sabato 3 settembre 2016

Dal blog Diritti e Frontiere ad ADIF. La guerra ai migranti cancella il diritto all'informazione e si apre lo scontro interno. Un progetto di ricerca e formazione, oltre la cronaca che scompare.



Da oggi sabato 3 settembre il blog "Diritti e frontiere" si trasforma in lavoro collettivo e senza ulteriori aggiornamenti rimane nel sito dell'Associazione Diritti e Frontiere (ADIF), dove si troveranno contributi periodici, frutto di un impegno redazionale o dei singoli componenti dell'Associazione. 

http://www.a-dif.org/

http://www.a-dif.org/author/fulvio/


Quando il blog è stato avviato, nel mese di dicembre del 2013, poche settimane dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre, dopo la spettacolarizzazione del dolore sulle bare allineate nell'hangar dell'aeroporto, e dopo la strumentalizzazione dell'isola come palcoscenico dei governanti europei che si dichiaravano affranti per quanto era successo, si era all'inizio dell'operazione Mare Nostrum,  ma anche della definizione del Processo di Khartoum, con il quale si voleva l'esternalizzazione  dei controlli di frontiera, con accordi con i paesi di origine e di transito.

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/03/news/lampedusa

In quel periodo si continuavano a praticare detenzioni prolungate, neppure definite  come trattenimenti amministrativi e del tutto privi di basi legali e di documentazione, come peraltro era già avvenuto a Lampedusa a partire dal 2004, e si eseguivano, immediatamente dopo gli sbarchi, respingimenti collettivi di persone provenienti da paesi, come l'Egitto e la Nigeria, che avevano già stipulato con l'Italia accordi di riammissione (riconsegna) forzata. Una prassi che ancora oggi si ripete uguale ad allora con voli periodici dagli aeroporti di Catania e Roma verso Il Cairo , in Egitto, e Lagos in Nigeria..

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/01/adesso-dove-potranno-andare-i-siriani.html

Alla fine del 2014 nuove intese maturate con l'Egitto e con la Turchia, con l'intervento determinante dell'Unione Europea, segnavano la fine delle rotte che da quei paesi, su navi più grandi, portavano in sicurezza verso l'Italia profughi provenienti dalla Siria, dall'Irak, dall'Afghanistan e da altri paesi dell'estremo oriente.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/12/i-mille-profughi-della-blue-sky-m.html

L'inizio del 2015 coincideva con la fine dell'operazione Mare Nostrum e l'avvio dell'operazione TRITON di Frontex, e con un aumento vertiginoso delle vittime in mare. Questa fase culminava con il naufragio del 18 aprile 2015, uno dei più grandi naufragi, tra quelli conosciuti in Mediterraneo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/19/immigrazione-naufragio-strage-nel-canale-sicilia-si-temono-700-morti/1604101/

http://www.huffingtonpost.it/2015/08/30/migranti-matteo-renzi-diritto-d-asilo_n_8060548.html

Da quel momento il falso umanitarismo propagato dai vertici dell'Unione Europea si trasformava in vere e proprie scelte di sbarramento delle rotte marittime che i migranti potevano percorrere per mettersi in salvo da guerre sempre più rivolte contro i civili e da dittature militari legittimate dalle cd. democrazie occidentali.

http://www.a-dif.org/2016/08/22/profughi-piu-muri-piu-morti-piu-trafficanti-meno-diritti/

http://www.a-dif.org/2016/07/31/leuropa-perde-la-testa/

Ad ogni tragedia dell'immigrazione, in mare, come in terra, dove si moriva anche sotto i camion o dentro i furgoni in corsa sulle strade d'Europa, si replicava soltanto con il solito richiamo al rinforzo delle misure per lottare contro l'immigrazione irregolare ( se non definita apertamente come illegale) ed alla necessità di intese con i paesi di origine e transito per sconfiggere le organizzazioni dei trafficanti. A nessuno sembrava più interessare la sorte dei migranti intrappolati nei paesi di transito o ricacciati nei paesi di origine in mano a dittature militari o in preda a conflitti sempre più sanguinosi.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/06/eu-risks-fuelling-horrific-abuse-of.html

In realtà, con questi accordi di respingimento, si cercava soltanto di scambiare danaro contro persone che questi paesi riammettevano dopo il loro ingresso "irregolare", l'unico possibile, in Europa. In quest'ottica il governo Renzi, attingendo a progetti già elaborati a Bruxelles, presentava il Migration Compact, che poi risultava l'unico documento su cui i paesi dell'Unione Europea trovavano un qualche accordo.

http://statewatch.org/news/2016/apr/eu-refugee-italian-non-papermigration-compact.pdf

http://statewatch.org/news/2016/may/eu-migration-docs.html

La risposta alla richiesta di corridoi di ingresso legale e protetto era l'Operazione militare Eunavfor Med, mentre i progetti di resettlement ( dai paesi di transito come il Libano o la Giordania) o di relocation, restavano sulla carta o riguardavano solo qualche migliaio di persone.

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/20160615/factsheet_relocation_and_resettlement_-_state_of_play_en.pdf

https://www.washingtonpost.com/world/europe/central-european-countries-resist-new-eu-refugee-quota-proposal/2016/05/04/5be5a32c-120e-11e6-a9b5-bf703a5a7191_story.html?tid=a_inl

Come effetto naturale di quello sbarramento si apriva la cd. Rotta Balcanica e fino al mese di ottobre del 2015 centinaia di migliaia di profughi in fuga potevano raggiungere i paesi del centro e del nordeuropa, in clima di generale allentamento dei controlli alle frontiere, soprattutto per la presenza di una grande quantità di persone, intere famiglie con donne e bambini, che riuscivano a passare dalla Turchia in Grecia e da lì a spostarsi a piedi verso settentrione.

http://frontex.europa.eu/trends-and-routes/western-balkan-route/

Il clima era destinato a cambiare presto,sia per i successi elettorali dei partiti populisti o apertamente xenofobi, come in  Norvegia, Austria ed Ungheria, che per l'incapacità dei governanti europei ad individuare una politica di equa distribuzione delle persone che arrivavano, rispettosa del principio di unità familiare e dei legami di comunità che si potevano ancora ricostituire.                                                                                                                       http://www.lastampa.it/2016/09/02/cultura/opinioni/editoriali/la-foto-sbiadita-del-piccolo-alan-5p9iBnDmylWtgNeWeQR9rM/pagina.html                                                                                                                                                                         Gli attacchi terroristici che, a partire da ottobre del 2015, colpivano alcune grandi città europee segnavano il punto di svolta, ma il cambiamento di approccio era già maturato nei mesi precedenti. Venivano conclusi molti i portanti accordi internazionali., sia pure nella forma semplificata dei memoriali di intesa ( MOU). Al punto che l'Unione Europea prevedeva anche riammissioni semplificate verso l'Afghanistan.

http://statewatch.org/news/2016/mar/eu-council-afghanistan-6738-16.pdf

Alla fine del 2015 andava a regime, con qualche evidente falla, come a Porto Empedocle (Agrigento), il cd. Hotspot Approach, con una ulteriore militarizzazione dei controlli di frontiera e l'avvio di pratiche selettive basate sull'uso della forza per il rilevamento delle impronte digitali e l'identificazione delle persone.

http://www.meltingpot.org/Hotspot-Le-Procedure-Operative-Standard-SOP.html#.V8q7bTV_f3g

Nello stesso periodo si affermava la distinzione strumentale tra migranti economici ( da respingere, magari nella clandestinità, se non in patria) e profughi o richiedenti asilo ( da confinare nei centri di accoglienza e filtrare con procedure esasperanti). Già nei porti di sbarco, in particolare a Catania, se non a bordo delle navi, cominciavano gli interrogatori e la selezione tra potenziali richiedenti asilo, minori di età, soggetti vulnerabili, migranti "economici" ( da respingere) e poi ancora, tra testimoni e scafisti. In molti casi si ricorreva ad interpreti inadeguati ed a "fogli notizia" che consentivano di travisare la effettiva volontà dei migranti e le motivazioni reali del viaggio.

http://www.a-dif.org/2015/11/10/le-parole-del-papa-possono-intaccare-la-fortezza-europa/

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/12/a-palermo-vince-ancora-la.html

Mentre si intensificavano i voli congiunti di rimpatrio affidati all'agenzia Frontex, anche verso paesi ad alto rischio per i migranti che venivano rimpatriati, come la Nigeria, l'Unione Europea preparava nuovi corpi di polizia nella prospettiva di una collaborazione sempre più stretta con le polizie dei paesi di origine e di transito. Nascevano così la Guardia Costiera europea e la Polizia europea delle Frontiere. Il Regolamento Frontex del 2014 veniva sostanzialmente eluso.

http://www.statewatch.org/analyses/no-237-maritime-surveillance.pdf

http://statewatch.org/news/2016/jun/eu-border-coast-guard-text.htm

Le agenzie di polizia venivano rese sempre più autonome nella stipula di intese operative con le polizie dei paesi che non rispettavano i diritti della persona anche al di fuori degli accordi approvati dal Consiglio e dal Parlamento Europeo..

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-2072_en.htm

 Le operazioni di arresto, trattenimento e rimpatrio forzato dei migranti cd. irregolari venivano affidati in sostanza alla discrezionalità di polizia, in deroga alla riserva di legge ed alla riserva di giurisdizione, pilastri dello stato democratico e principi cardine della Costituzione italiana ( artt. 3, 10 e 13) con una grave violazione del principio di parità di trattamento e di non discriminazione.

http://frontex.europa.eu/assets/Publications/General/Guide_for_Joint_Return_Operations_by_Air_coordinated_by_Frontex.pdf

Non si riusciva a modificare neppure il Regolamento Dublino III, mentre la relocation promessa alla fine del 2015 restava un miraggio per la maggior parte delle persone migranti che in buona fede ci avevano creduto. Come risultato di questi fallimenti europei aumentava la pressione alle frontiere interne, soprattutto a Calais, con una situazione di contrasto militare che avrebbe poi giocato un ruolo determinante nella decisione della Gran Bretagna di uscire dall'Unione Europea ( la cd. BREXIT, sulla quale adesso tutti sembrano frenare).

https://passeursdhospitalites.wordpress.com/

https://passeursdhospitalites.wordpress.com/2016/09/02/les-xenophobes-sifflent-le-ministre-accourt-et-ment/

L'inizio del 2016 era segnato da numerosi tentativi per sbarrare la Rotta Balcanica, fino all'accordo tra Unione Europea e Turchia del 18 marzo, un accordo che non ha visto nessuno, ma che ha prodotto effetti devastanti, soprattutto in Grecia, ed ha permesso ad Erdogan di accentuare la repressione sul suo popolo, con particolare accanimento nei confronti dell'opposizione interna e dei curdi. ed Erdogan ricatta ancora l'Unione Europea sulla questione dell'abolizione dell'obbligo di visto per i cittadini turchi che vogliono fare ingresso nell'area Schengen. Se non gli è stato ritirato il passaporto dal governo.

http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2016/03/18-eu-turkey-statement/

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/03/accordo-tra-unione-europea-e-turchia-in.html

http://www.ekathimerini.com/211659/article/ekathimerini/news/turkish-eu-minister-says-no-deal-on-migrants-without-visa-free-travel

http://www.middleeasteye.net/in-depth/features/refugees-become-army-homeless-greeces-streets-751839973

http://greece.greekreporter.com/2016/09/02/spike-in-migrants-attempting-to-cross-greece-fyrom-border/

http://www.dw.com/en/merkel-renzi-more-migrant-repatriations-needed/a-19517086

 Dopo quell'accordo, nei paesi confinanti ad est con l'Unione Europea, in particolare in Macedonia e Serbia, si è passati ad una fase che si può definire di vera e propria guerra ai migranti, con diversi episodi di controlli di frontiera che sono sconfinati in una vera  e propria caccia all'uomo (ed al bambino).

http://www.telegraph.co.uk/news/2016/08/24/afghan-migrant-shot-dead-by-hunting-party-in-serbian-woods/

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/20160615/2nd_commission_report_on_progress_made_in_the_implementation_of_the_eu-turkey_agreement_en.pdf

L'ulteriore inasprimento dei controlli alle frontiere interne, e la totale assenza di possibilità legali di transito, neppure per i minori che avevano parenti già insediati in nordeuropa, oltre ad arricchire le organizzazioni dei trafficanti di terra, determinavano un aggravamento della crisi a Calais e l'esplosione di diverse situazioni di emergenza alla frontiere dell'Italia con la Francia (Ventimiglia), Svizzera ( Chiasso) e Austria ( Udine/Tarvisio). In questa stessa fase si diffondeva la criminalizzazione degli operatori umanitari impegnati in attività di assistenza volontaria e gratuita ai migranti. Sull'esempio di quanto avvenuto alla fine dell'estate 2015 in Grecia, cominciavano a fioccare denunce in Francia, in Italia ed in Svizzera. Anche se non era previsto dai codici, si inventava il delitto di solidarietà.

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1103724/Passatori-del-cuore--Intento-onorevole-alla-luce-delle-tradizioni-svizzere-/

http://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2016/09/01/svizzera-respingimenti-como-migranti

http://www.a-dif.org/2016/06/15/solidarieta-a-ospiti-in-arrivo-arrestateci-tutti/

http://www.a-dif.org/2016/08/30/raccolta-fondi-a-favore-dei-volontari-indagati-di-ospiti-in-arrivo/

https://psmag.com/the-hidden-costs-of-volunteering-in-greece-7fe7248b15e4?gi=6f6a04416caa

Nell'anno in corso l'Italia definiva nuove intese con i paesi inclusi nel Processo di Khartoum, i cd. MOU, Memoriali  di intesa, di fatto sottratti a qualsiasi ratifica parlamentare, e cominciava ad eseguire vere e proprie deportazioni interne, come quelle da Ventimiglia a Taranto, e poi espulsioni con accompagnamento forzato verso paesi come il Sudan e l'Egitto. Paesi nei quali i diritti umani non venivano rispettati, dove il diritto di asilo non era riconosciuto, e dove qualunque oppositore politico, o esponente di una minoranza,  poteva avere la certezza di finire in carcere sotto tortura o di essere persino vittima di una sparizione forzata. Esattamente come succedeva a Giulio Regeni, senza che la sua terribile sorte inducesse il governo italiano a sospendere definitivamente le espulsioni ed i respingimenti verso l'Egitto, con il quale su questo fronte andava avanti una totale collaborazione.

http://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/ma-la-politica-estera-italiana-la-fa-ancora-il-governo-italiano_b_11814946.html

Da ultimo, sempre in nome del finto umanitarismo ( ridurre le vittime degli scafisti) e di più solidi interessi commerciali e militari, si definivano nuove intese con la Guardia Costiera della Libia Occidentale, e si operava nella direzione di replicare con la Libia gli accordi conclusi a livello europeo con la Turchia.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/04/naufragio-dopo-naufragio-vince-la.html

http://www.a-dif.org/2016/09/01/li-rivedremo-mai-deportazioni-invisibili-con-bollo-ue/

Anche in questo caso il governo italiano faceva da battipista, con le ultime dichiarazioni del ministro Gentiloni, precedute da un avviso del viceministro all'interno Bubbico, secondo il quale gli accordi di riammissione previsti dal Processo di Khartoum e dal Migration Compact avrebbero dovuto riguardare anche il Sud Sudan, paese nel quale è in corso un genocidio, come tutti dovrebbero sapere.

http://www.agi.it/international/2016/09/02/news/italy_and_libya_to_cooperate_to_control_migrant_flows-1049031/

http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/politics/2016/09/02/italy-and-libya-agree-on-joint-operations-room_b92342d4-af86-48c5-b454-c0892d5621f2.html

http://www.ansa.it/english/news/2016/09/02/italy-has-asked-libya-to-help-on-migrants-gentiloni-2_eea59993-f614-4aa5-9222-d77c938630eb.html

https://www.libyangazette.net/2016/09/02/eu-may-supply-libya-with-ships-to-assist-with-border-patrol/

http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/politics/2016/09/02/italy-and-libya-agree-on-joint-operations-room_b92342d4-af86-48c5-b454-c0892d5621f2.html

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/09/la-guardia-costiera-libica-tra-soccorsi.html?m=1

http://www.nbcnews.com/news/world/south-sudan-troops-raped-beat-foreigners-u-n-force-ignored-n630876

Per effetto della chiusura delle frontiere a nord gli arrivi in Grecia ed in Italia, che comunque proseguivano con alti e bassi, ma con cifre complessive per l'Italia sostanzialmente stabili, se considerati su base annua  (rispetto al 2014 ed al 2015), la situazione nei centri di accoglienza degenerava, sia per i numerosi casi di malagestione ( appena sfiorati dal Processo Mafia Capitale), che per il clima di crescente odio all'interno ed all'esterno delle strutture, sempre più spesso teatro di proteste sedate dall'arrivo della polizia, con il consueto contorno di denunce ed arresti.

http://www.meltingpot.org/Asilo-Precario-un-rapporto-di-MEDU-sui-CAS-ragusani.html#.V8piAzV_f3g

Il Cara di Mineo, seppure commissariato, restava nelle mani degli stessi gestori. Lampedusa tornava ad essere utilizzata come un isola prigione, anche per i minori. Decine di centri di accoglienza straordinaria sfuggivano al controllo delle prefetture e facevano parte di vere e proprie Holding dell'accoglienza circondate ( e garantite) anche da ambienti della criminalità organizzata. 

http://catania.meridionews.it/articolo/44752/cara-mineo-indagati-direttore-maccarrone-e-vertici-sisifo-ogni-giorno-35-euro-per-ospiti-che-non-cerano-piu/

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/07/08/news/mineo_la_commissione_parlamentare_il_cara_va_chiuso_-143704847/

http://www.federicogelli.it/migranti-nessun-hotspot-al-cara-di-mineo/

Neppure le critiche della Commissione d'inchiesta della Camera sui centri per stranieri ( ad esempio) su Pozzallo ( Ragusa) e Lampedusa, riuscivano a restituire legalità alla gestione dei centri.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/12/msf-esce-dal-cpsa-di-pozzallo-adesso.html

http://webtv.camera.it/evento/8876

http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/006/INTERO.pdf

http://www.a-dif.org/2016/03/04/passato-e-futuro-di-una-commissione-dinchiesta/

Stessa sorte per la Commissione Diritti umani del senato, che a febbraio del 2015 adottava un rapporto assai critico sul Centro di Contrada Imbriacola a Lampedusa. Ma la situazione nell'isola, alla fine dell'estate, è tornata ad aggravarsi come negli anni precedenti.

http://www.asylumineurope.org/sites/default/files/resources/senato_cie_report_2016.pdf

http://siciliamigranti.blogspot.it/2016/09/chi-muore-chi-arriva-e-chi-rimane.html

http://www.radiopopolare.it/2016/09/lampedusa-migranti-sindaco-nicolini/

Una situazione, quella del sistema di accoglienza in Italia, che oggi appare decisamente fuori controllo, con un tasso crescente di abbandoni da parte dei soggetti più vulnerabili come le potenziali vittime di tratta ed i minori non accompagnati. Anche la situazione nei porti viene ormai affrontata con modalità da ordine pubblico ( come già a bordo delle navi militari), si istituiscono vere e proprie zone rosse ( come nel porto di Catania) e si mettono sotto pressione gli operatori umanitari.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2016/09/la-guerra-ai-migranti-lo-sbarco-di.html

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In questi ultimi anni il diritto all'informazione è venuto meno. In Italia, più che in altri paesi.
Dopo i mesi successivi alla strage di Lampedusa, quando tutti i media rilanciavano le immagini della strage e l'umanitarismo di stato, si è assistito ad un progressivo appiattimento dei canali ufficiali di informazione sulle posizioni delle autorità.

http://www.a-dif.org/2016/09/03/aylan-e-la-memoria-breve/

Anche a livello europeo si è adottata una strategia comunicativa che prevede un "confenzionamento" standard delle notizie che riguardano gli sbarchi, nei quali deve sempre essere dato rilievo dominante al numero degli arresti degli scafisti, e dunque all'efficacia dell'azione di contrasto, rispetto alla sorte delle vittime ed alle tante tragedie umane che si portano dentro i migranti.

http://www.quotidianodiragusa.it/2016/07/28/cronaca/ragusa-221-migranti-arrivati-a-pozzallo-fermati-5-egiziani/25776

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=54828#.V8n5xnRyxAg

https://www.washingtonpost.com/world/europe/the-number-of-europe-bound-migrants-falls-but-death-toll-rises/2016/09/02/7a957b8e-6ef3-11e6-993f-73c693a89820_story.html

Da ultimo, persino eventi come il terrorismo o gravi calamità naturali hanno permesso di rilanciare l'immagine dei migranti come un peso per l'intera società, se non come un pericolo o un nemico interno. Si è riusciti a nascondere all'opinione pubblica italiana l'assalto subito da una nave umanitaria di MSF, poche settimane fa, da parte di una motovedetta della Guardia Costiera libica, che apparteneva proprio alle forze che si riconoscono nel governo Serraj che l'Italia sostiene in tutte le sedi. E con il quale sono in vista nuovi accordi sulla pelle dei migranti.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/09/la-guardia-costiera-libica-tra-soccorsi.html

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Il blog "Diritti e frontiere" nasceva in un periodo nel quale i mezzi di informazione italiani davano maggiore rilievo alle notizie che riguardavano i migranti, e nel quale sarebbero state possibili, tanto a livello nazionale che in sede europea, altre scelte politiche per l'accoglienza e l'inclusione dei migranti, per la soluzione politica dei conflitti da cui fuggivano, per una diversa linea economica verso i paesi dai quali erano costretti a partire o nei quali transitavano. Ma l'Unione Europea ha scelto per la "sicurezza", una sicurezza che non garantisce nessuno, per la "difesa dei confini", non delle persone, di fatto il suicidio morale e politico dell'esperienza europea.

http://www.a-dif.org/2016/08/26/la-fine-di-un-sogno-da-ventotene-a-khartoum/

In due anni l'Unione Europea, proprio a partire dal Processo di Khartoum proposto dal governo Renzi nel 2014, nel corso del semestre di presidenza dell'Unione, ha bruciato tutte le possibilità per operare nella direzione della coesione sociale, come peraltro ha fallito nella stessa direzione anche con riguardo ai propri cittadini, ed ha imboccato il percorso terribile della guerra ai migranti e della inferiorizzazione delle persone che venivano utilizzate come "capro espiatorio" per tutti i fallimenti del sistema economico neo-liberista.

 I migranti sono diventati la ragione della nostra insicurezza e della caduta delle nostre prospettive di "benessere". Le notizie trasmesse dai media, nella maggior parte, quelle che potevano raggiungere gli strati più ampi della popolazione, hanno replicato all'infinito una visione negativa delle migrazioni, fonte di paura ed insicurezza. I fallimenti dei governi e della stessa Unione Europea sono stati scaricati sulle persone, su chi soffriva la crisi economica.Gli sbarramenti di frontiera sono diventati ostacolo non solo alla circolazione delle persone ma anche delle notizie. Sulla stampa italiana non ci sono più notizie ma informazioni passate dalle autorità, con scarni commenti che si ormai ripetono sempre uguali da un'agenzia ad un'altra.

Non abbiamo più una trama da ricostruire attraverso le notizie che vengono immesse in circolazione in Italia. Per capire quello che succede ai confini della "Fortezza Europa" occorre andare a cercare le notizie ben lontano. Quando filtrano i muri della censura.

Dobbiamo rimetterci in cammino, scendere in strada e testimoniare di persona quello che succede, andare incontro ai migranti, ascoltare le loro storie, dando loro voce, interporci anche fisicamente, preparare difese legali, monitorare porti e centri di accoglienza, ma soprattutto dobbiamo produrre progetto sociale, ricerca e formazione. Scuole, Università, luoghi di lavoro, sedi di enti locali, tutti possono essere luoghi di aggregazione. 

Il sito di ADIF ( Associazione Diritti e Frontiere) continuerà ad operare in questa direzione. 

http://www.a-dif.org/

http://www.a-dif.org/author/fulvio/

Noi e loro, non siamo noi italiani e loro stranieri, ma noi  italiani e stranieri solidali con i migranti e loro, italiani e stranieri, dalla parte di chi sfrutta e svilisce la persona e nega dignità all'essere umano in quanto tale.  Lo scontro in corso è talmente duro che non consente più impegni esclusivamente individuali. Siamo in una "guerra interna" che altri hanno dichiarato in nome dell'ordine e della sicurezza.. I fronti si moltiplicano ogni giorno.

http://www.a-dif.org/2016/08/29/migranti-quella-rete-di-persone-solidali-che-sa-sempre-da-che-parte-schierarsi/

Occorre uno sforzo collettivo enorme, che va ben oltre le energie dei singoli, e occorre favorire i processi di aggregazione. Ogni aggregazione sociale che produce ricerca, formazione ed informazione, è pratica di solidarietà, è una trincea che si scava  e che permetterà in futuro una migliore difesa dei migranti, ma anche dei cittadini solidali, e di quel quadro democratico, che si potrebbe riassumere nel termine "stato di diritto" così come lo configura la nostra Costituzione repubblicana, che oggi costituisce il vero obiettivo sotto attacco. Un attacco che riguarda i diritti e le libertà fondamentali di tutti, non solo dei migranti.

http://www.a-dif.org/2016/08/26/la-fine-di-un-sogno-da-ventotene-a-khartoum/

https://www.youtube.com/watch?v=JtaBOTLeB5M

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To the Secretary General of the Council of Europe, Thorbjorn Jagland in Strasbourg To the High Representative of the EU Foreign Policy, Federica Mogherini in Brussels To the President of the European Parliament, Martin Schultz in Brussels

T u r k e y : the challenge to Europe on human rights


Wh eth er the attempted military coup was real or staged, the authoritarian regime of the Turkish President Recep Tayyip Erdogan has welcomed it as "a gift from God" and, indeed, an opportunity for getting rid of all his opponents, including all forms of civic and democratic opposition, whichthese days are being systematically attacked, imprisoned, humiliated.Under the pretext, so far unproven, that his opponents are accomplices in the attempted coup, Erdogan has resolved to put an end to any dissent in his country, trampling on both Turkish laws and those International Conventions to which the Republic of Turkey is a Party. By so doing, he has
transformed Turkey into a powerful centre of regional destabilization.
Our active solidarity, as institutions and persons who struggle to ensure that human rights and the
rights of peoples prevail over the political and economic interests of hegemonic powers, goes
first and foremost to all the peoples, especially the Kurds, who have been suffering President
Erdogan’s bullying and oppressive power.
In the recent international conference organized by the Fondazione Lelio e Lisli Basso to celebrate
the 40th anniversary of the Universal Declaration of Peoples’ Rights, held in Rome on 4-5th July, we
strongly denounced the shameful decision of the European Union to embark into a death pact
with the Turkish regime against desperate people who migrate to escape the violence of war and
hunger, and whom selfish Europe fails to allocate among its members.
The tragic events of these days confirm the intolerability of Erdogan’s autocracy and the absolute
inadequacy and hypocrisy of the response of European leaders, when they merely urge the Turkish
government “to act with caution”, while repeatedly recalling that it was democratically elected. By
so doing, they reduce democracy to a mere investiture, in violation of the heritage of rights and
freedoms that are part and parcel of European civilization. Based on this legacy, a society that
does not guarantee fundamental rights is not democratic.
Every military coup, whatever the intention of its perpetrators, is unacceptable. But equally
intolerable is a dictatorship, even when grounded on the consent of the majority, whose aim is to
tramp l e on the basic rights of individuals and minorities and to reject the rule of law. With the
dismissal of thousands of magistrates and the arrest of hundreds of judges and prosecutors - the
worst attack ever on the independence of the judiciary in a contemporary European society – not
only the essential pillars of the rule of law, entrenched in the separation of powers and in a
judiciary free from the conditioning of the executive, are being destroyed. Indeed, the very
possibility of securing rights against any oppression and abuse of power is put at stake.
A suffocating pall of obscurantism and oppression is being cast on Turkish society: proscription
lists, mass purges, the ban on travel abroad, the crush on pluralism and the suspension of tens of
thousands of teachers, the prosecution of journalists, lawyers and university rectors. Mass
arrests, the extinction of any freedom of the press. Finally, the manufacturing of suspicion and
fear, the practice of torture.
The challenge to the international community is real. And for Europe, time has come to make up
its mind about a real and coherent agenda on human rights, so frequently proclaimed. The
Turkish regime cannot be part of Europe, of its legal and pluralistic culture, not only because of
Erdogan’s proposed reintroduction of the death penalty, but for the continued and ongoing
violations of fundamental freedoms and human and civil rights.
We ask the Council of Europe and the European Union not to just manifest formal criticisms or
generic concerns. The European Union must, with a sense of urgency:
1. cancel the shameful agreement stipulated with Turkey in violation of migrant peoples’
fundamental rights, and of the very Conventions that Europe has agreed to incorporate
into its jurisprudence;
2. suspend any trade aimed, albeit indirectly, to enhancing Turkey’s military and technological
security system, starting with the export of weapon systems and light weapons;
3. It is essential to isolate the Turkish regime and urgently adopt all legitimate sanctions and
initiatives, starting with the suspension of Turkey from any participation in European
institutions and bodies.
Only if European institutions do take the human rights conventions, treaties and charters
seriously, against any manifest or hidden attempt to question the legacy of rights and freedoms
forming the basis of the Council of Europe and the European Union, will they manage to reconquer the trust and consent of those peoples and individuals who still seek in Europe a
reference to demand and create spaces of freedom, human rights and justice.
Elena Paciotti, Pres i d en t, Fondazione Lelio e Lisli Basso







giovedì 1 settembre 2016

La "Guardia costiera libica" tra soccorsi e deportazioni. Accordi con UNHCR, OIM ed EUNAVFOR MED. L'Unione Europea esternalizza i respingimenti collettivi in mare e fornisce uomini e mezzi.







Libyan authorities have arrested more than 200 African migrants in the past three days who they claimed were preparing to make the risky sea crossing to Europe.

Early Wednesday morning Misrata Southern Security Force arrested 145 men and 29 women who authorities say had planned the journey to Europe.
Seventy-two hours earlier, 27 others were taken into custody after security services were tipped off.
A total of 201 migrants were transferred to detention centers on Wednesday.
Authorities say they’ve been making arrests every two or three days.




The West, and particularly European Union countries, want the GNA to at least curb, if not stop, the flow of immigrants from Libya to the southern EU shores. To do that, they have promised at the ministerial meeting in Vienna to train Libya’s coast guard. But, again, training the so-called Libyan coast guard is no more than old militias being recycled through the GNA to convince major powers that they are indeed under state command.


https://www.youtube.com/watch?v=uQr7Y1HCZIw

da EUNAVFOR MED è stato siglato con i libici un memoriale d'intesa,  e poi si moltiplicano le intese della stessa Guardia costiera libica, accordi con MOAS, UNHCR ed OIM. malgrado qualche "incidente di percorso" come la sparatoria del 17 agosto contro un mezzo di Medici senza frontiere. 

Posted:
11/13/15
Region-Country:
Africa and Middle East / Libya
Themes:
Capacity Building, Migrant Assistance
Libya - IOM Tripoli and UNHCR have organized a second technical workshop and coordination meeting for Libyan partners on saving lives of migrants at sea. The workshop, which took place from 9-10 November in Tunis, follows an earlier workshop held in late July.
The meetings, funded by the European Commission Humanitarian Aid and Civil Protection Department (ECHO), aim to improve the response capacities of Libyan authorities involved in operations related to the rescue of refugees and migrants off the Libyan coast.














Misrata (Libya) (AFP) - Libya's coastguard on Sunday intercepted five boats carrying around 500 mostly African migrants trying to reach Europe and brought them back to shore, an official said.
They were transported in buses to detention centres around the city of Misrata, east of the Libyan capital.
"We will try again, for a second time and a third time. We reach Europe or we die," one woman said, asking not to be named.

https://www.yahoo.com/news/libya-coastguard-intercepts-500-illegal-migrants-154844735.html?ref=gs

June 18, 2015

http://migrantreport.org/zuwara-the-smuggling-hub-where-no-one-get-caught/

Migrant dreams end on Libyan coast

http://www.thenational.ae/world/europe/migrant-dreams-end-on-libyan-coast

Updated: March 27, 2016 23:15 IST

http://www.ndtv.com/world-news/libya-coastguard-stops-600-migrants-crossing-to-europe-1291186?site=full

“We were told that a boat with people of African nationalities on board was in trouble off Ghout Rumman,” coastguard Colonel Ashraf al-Badri said, adding that the information came from fishermen.
We found the boat and rescued the migrants,” he added, standing among the migrants in Tripoli’s port.
Badri said the vessel had been carrying about 115 people from Mali and other African states.
UN refugee agency staff gave them clothes and food, as well as first aid to some, as buses arrived to take them to detention centres in Tripoli.

http://english.alarabiya.net/en/News/africa/2016/04/11/Libya-coastguard-rescues-115-migrants.html

Posted: 
06/10/16
Region-Country: 
Africa and Middle East / Libya
Themes: 
Capacity Building
Libya - The Netherlands and IOM Libya have signed an agreement for an 18-month project aimed at enhancing the Libyan Coast Guard’s capacity to save lives at sea and supporting the humanitarian repatriation of vulnerable migrants from Libya.
The EUR 1.5 million project, which will run through October 2017, will provide lifesaving equipment, basic infrastructure and capacity building for the Coast Guards.
It will also provide assisted voluntary return to stranded migrants in Libya to help them to return to their home countries. The most vulnerable migrants will also get reintegration assistance in their home countries.

01 September 2016 09:42


Libyan authorities have arrested more than 200 African migrants in the past three days who they claimed were preparing to make the risky sea crossing to Europe.

Early Wednesday morning Misrata Southern Security Force arrested 145 men and 29 women who authorities say had planned the journey to Europe.
Seventy-two hours earlier, 27 others were taken into custody after security services were tipped off.
A total of 201 migrants were transferred to detention centers on Wednesday.
Authorities say they’ve been making arrests every two or three days.                                            
http://en.alalam.ir/news/1856938                                                                                                                                                    
Adesso pero' hanno cambiato il nome "Western Coast Guard" e cosi' saranno piu' credibili per negoziare con L'Unione Europea e con le agenzie internazionali qualche altro soldo per bloccare i migranti in fuga verso l'Europa.

 http://www.libyanexpress.com/western-coast-guard-intercepted-300-immigrants-northern-sabratha/



Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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